158 research outputs found

    "L'eterna lotta tra la fraternità e il male assoluto". Per una "libertà umile" a partire da Paul Ricoeur

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    The first part of this study illustrates Paul Ricoeur’s thinking on the theme of human freedom, in the face of historical reality marked by evil and threatened by nonsense. Then we analyze the way he proposes to make freedom possible through the construction of social bonds based on love and fraternity. What emerges is that fraternity precedes freedom, it is the place of freedom, since human freedom is the fulfillment of a process of liberation that is possible starting from social bonds of fraternity and love that liberate the possibility of good. In turn, however, fraternity is rooted in a “metaphysical” horizon of overabundant love, which establishes a logic of gift and charity, thanks to which man can, in gratitude, get out of the bottlenecks of finitude that constrain freedom and open the way to the development of one’s skills

    Immaginare il bene. Paul Ricoeur e l’etica tra fiducia nel bene originario e speranza nella vita buona

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    L’intento dell’intervento è duplice: (a) in una prima parte di carattere sintetico si cerca di dare una visione per quanto possibile complessiva e globale del ruolo dell’immaginazione in Ricoeur delineando una “mappa dell’immaginazione ricoeuriana”; (b) nella seconda parte di carattere più analitico ci si concentra sull’aspetto etico per esplicitare le procedure che Ricoeur ha cercato di mettere in atto per rendere più abitabile il mondo mediante l’immaginazione produttiva: ci si sofferma dunque su alcune categorie etiche elaborate da Ricoeur, legate all’immaginazione, quali il binomio ideologia/utopia (sul piano dell’ethos sociale-collettivo) e l’ambito della saggezza pratica (sul piano dell’etica riflessa) con tutte le sue variazioni (dialettica di giustizia e amore, compromesso, traduzione, giustizia restauratrice, perdono, mutuo riconoscimento).The article has a double aim: (a) in a first synthetic part it searches to give a comprehensive overview of the role of imagination in Ricoeur’s thought and it draws a “map of ricoeurian imagination”; (b) in a second analytical part it underlines ethical aspect in order to explain the different ways that Ricoeur tried to follow to make the world more liveable trough creative imagination: it focuses on some Ricoeur’s ethical categories, linked to imagination, such as ideology/utopia (on the side of social ethics) and practical wisdom (on the side of theoretical ethics) with all its connections (dialectic of justice and love, compromise, translation, restorative justice, forgiveness, mutual recognition)

    C’è ragione senza speranza? Ricoeur interprete di Kant

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    Cosa è lecito sperare? Partendo dalla domanda kantiana l’articolo cerca di ricostruire il ruolo della speranza in Kant con particolare attenzione all’opera La religione nei limiti della sola ragione e ai suoi nessi con la Critica del Giudizio. Successivamente si esamina il ruolo della speranza in Ricoeur e alla sua interpretazione del pensiero di Kant e al ruolo dell’immaginazione. In conclusione si cerca di fare interagire i due autori. La speranza è il presupposto sovrabbondante di senso che origina la creatività dell’immaginazione e produce non solo rappresentazioni analogiche, ma anche idee estetiche mito-poetiche che, superando le strettoie del concetto, danno a pensare sempre di più. Solo un pensiero intriso di speranza può quindi spingere la ragione a non arrendersi al non-senso e a correre il rischio di pensare razionalmente.What am I permitted to hope? Taking the Kantian question as a point of departure, the article tries to illustrate the role of hope in Kant’s thought, with special attention to Religion within boundaries of the mere reason and to its connections with Critique of the power of Judgement. Secondly the article focuses the role of hope in Ricoeur’s thought and his interpretation of Kant and of the role of imagination. Finally it tries to make interact the two authors. Hope is the overabundant and meaningfull presupposition that originates creativity of imagination and produces not only analogical representations, but also aesthetic and mithical-poetic ideas that, overcoming the boundaries of the concept, give to think more and more. Only a hopefull thought can stimulate reason not to surrender to non-sense and to run the risk of rational thought

    Dio tra trascendenza e “kenosis”. Dialogo a distanza tra Karl Barth ed il “pensiero debole”

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    The recent theological tendencies of Gianni Vattimo’s «weak thought» have singled out an «adversary» in the dialectic theology of Barthian origin. Barth’s thought, beginning from the Roemerbrief of 1922, asserts God’s absolute transcendence in respect to man and history. The kenotic event of God’s incarnation in Christ always finds a space in Barth, becoming more and important(but never exclusive) during the« dogmatic» evolution of his thought. «Weak thought» instead sets a sharp opposition between transcendence and kenosis, detecting only in the latter the authenticity of Christian speech and the origin of secular western thought

    Pensare il “sacrificio” di Cristo. René Girard in dialogo con Gianni Vattimo e Paul Ricoeur

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    Come pensare il singolare “sacrificio” della croce di Cristo? L’articolo illustra l’interpretazione che tre pensatori contemporanei hanno dato della morte di Cristo: l’antropologo René Girard, i filosofi Gianni Vattimo e Paul Ricoeur. In tutti e tre i casi gli autori mettono in discussione la lettura sacrificale della morte in croce di Gesù. Un confronto teoretico tra le tre proposte mostra come tuttavia, dietro la generale concordanza, emergono interpretazioni diverse e decisive nel considerare il ruolo del cristianesimo nella cultura, in particolare la sua unicità e universalità.How to think the particular “sacrifice” of Christ’s Cross? The article illustrates the interpretation proposed by three contemporary thinkers about Christ’s death: the anthropologist René Girard and the philosophers Gianni Vattimo and Paul Ricoeur. In all of them the sacrificial reading of Jesus’ death on the Cross is put into question. A theoretical comparison between the three proposals shows that, however, behind the general agreement, different and decisive interpretations emerge in considering the role of Christianity in culture, specially its uniqueness and universality

    Fedeltà e identità: etica e/o ontologia? “Pensare altrimenti” con Ricoeur a partire dalla fedeltà

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    Partendo da una lettura del pensiero di Paul Ricoeur sul tema della fedeltà si tenta (1) l’elaborazione di una fenomenologia della fedeltà, individuandone la forma positiva e le forme degenerate. Alla luce di questo (2) si delinea la struttura di fondo del fenomeno della fedeltà autentica (l’apertura all’alterità) e i presupposti metafisici a livello globale di concezione della realtà (ontologia dinamica e dell’atto contro un’ontologia statica dell’ente). Infine (3) si avanzano alcune questioni metafisiche poste in gioco dalla fedeltà: sul piano ontologico (ontologia dinamica), sul piano antropologico (verità nella libertà), sul piano teologico (fedeltà/tradimento nella relazione con Dio). In conclusione si evidenzia che la questione della fedeltà comporta una ridefinizione della nozione di identità, in particolare dell’identità personale umana caratterizzata dalla stretta connessione di essere e libertà, dato e compito, ontologia ed etica.Taking the view of Paul Ricoeur on fidelity as a point of departure, the author tries to resolve the issue as follows. First, by elaborating a phenomenology of fidelity identifying its positive form as well as degenerated form. Secondly, consequent upon the above assertion, the article tries to show the basic structure of authentic phenomenon of fidelity (openness to alterity) and the metaphysical premises at a global level of conceiving reality (dynamic ontology of the act against a static ontology of being). Thirdly, some metaphysical questions on fidelity are considered, with focus on the ontological realm (dynamic ontology), on anthropological realm (truth in liberty) and on theological realm (fidelity/betrayal in relationship with God). In conclusion, it is highlighted that the question on fidelity comprises a redefinition of the notion of identity, especially of the personal human identity characterized by the close connection between being and freedom, fact and task, ontology and ethics

    “Costruire i valori”. Sulle tracce dell’assiologia di Ricoeur

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    Fin dagli anni ’50 Ricoeur affronta la nozione di «valore» sottolineando la necessità di conciliare l’assolutezza e l’universalità con la dimensione concreta della scelta in situazione. Negli anni ’70 i valori vengono definiti come «modelli di eccellenza» nell’ambito dell’agire e, in quanto facenti parte della «vita etica concreta», sono il portato di interazioni tra individui nella Lebenswelt. Su questa base Ricoeur definisce i valori come «quasi-concetti» di carattere «misto» nati dall’incontro tra l’io, l’altro e l’ordine sociale. Analogamente in Soi-même comme un autre il termine valore viene definito come «universale in contesto». Negli anni ’90 viene approfondito lo statuto di questi universali alla luce del concetto di «compromesso» e sottolineando il ruolo del «dibattito pubblico» che deve essere garantito da «istituzioni giuste»

    L'obesità in pediatria: analisi ponderata secondo il prestigio sociale del padre

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    L'obesità è un interessante problema legato spesso ad un senso di rivalsa nei confronti di una situazione sociale precedente e superata. Il vederne le ricadute familiari è piuttosto intrigant

    “La libertà va liberata”. In cammino con Ricoeur dall’homme coupable all’homme capable

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    Partendo dall’analisi eidetica delle strutture della volontà Ricoeur approda a una «libertà solamente umana». Questa a confronto con il problema della possibilità del male diventa una «libertà fallibile». Nella Symbolique du mal (1960) l’esegesi delle forme di confessione concreta del male conduce al concetto paradossale di «libertà schiava»: l’uomo è caratterizzato da una volontà libera ma che ha già scelto il male. Tuttavia in Ricoeur la radicalità del male non può cancellare l’originaria bontà dell’uomo. Proprio in virtù di questa asimmetria egli individua a partire dagli anni ’60 un cammino di liberazione della «libertà schiava» che apre il campo della «filosofia della religione». È possibile restituire la libertà a se stessa attraverso una rigenerazione alla luce della «speranza». Questa liberazione si esplicita in vari ambiti: 1) liberazione dal male ineluttabile della sofferenza nella saggezza; 2) liberazione da ogni totalitarismo nella critica a ogni indebita sintesi politica o religiosa; 3) liberazione dalla schiavitù del passato nel perdono

    Dio e il male. Con (e oltre) Ricoeur dalla teodicea alla "ragione integrale"

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    Secondo Ricoeur il male non è un problema che “sta di fronte” e va risolto, bensì una “sfida” che interpella e coinvolge. Non si tratta dunque di trovare soluzioni, ma di tentare delle risposte. La rilettura di alcuni passaggi del libro biblico di Giobbe consente di entrare in questa dinamica e di pervenire a uno stadio di pensiero in cui di fronte alla tragedia diventa possibile ancora filosofare, superando le categorie metafisiche della teodicea (gli “amici di Giobbe”) e arrivando a un pensiero caratterizzato dal decentramento del Cogito narcisista, dall’identità narrativa di un sé ferito che acconsente al proprio limite, dal ruolo della creatività come risorsa per aprire nuove possibilità di pensiero. Giobbe passa così da una conoscenza «per sentito dire» al «vedere Dio». È all’interno di queste prospettiva che si colloca la fede tragica, gratuita che vive dell’inverificabile. La religione metafisica deve cedere il passo a una fede che supera la visione etica/retributiva del male, abbraccia il consenso attivo di Cristo, perviene a una saggezza radicata nella figura simbolica del servo sofferente che offre la vita prima che gli sia tolta. Cercando così di rispondere alla sfida del male e di Dio l’orizzonte si apre in termini più ampi e coinvolge lo statuto della razionalità. Poiché Dio non è solo un’idea, ma interpella la vita, si tratta di mettere in campo un “pensare altrimenti” che metta in sinergia pensare, agire e sentire, superi le rigidità del pensiero positivistico e formale, per approdare a una razionalità aperta e integrale che non si riduca al piano puramente teoretico-speculativo, ma abbracci in tensione dialettica la globalità dell’umano. Qui il rifiuto kantiano della teodicea si coniuga con l’apertura oltre il «pensiero euclideo» avanzata da Dostoevskij e con l’«ermeneutica del mito» di Pareyson lettore di Schelling. Lo scandalo del male di fronte a Dio può diventare così non l’invito a pensare meno (o a pensare ad altro), ma «una provocazione a pensare di più, addirittura a pensare altrimenti»
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