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Il trattamento nel passaggio da momenti istituzionali a momenti extraistituzionali: rieducazione e risocializzazione
Gli AA. confrontano il concetto di rieducazione con quello di risocializzazione sottolineando come quest’ ultimo meglio si adatti ad un intervento inteso non a “determinare una modificazione ma a promuovere un processo” attraverso una “offerta di opportunità”. Riferiscono quindi una esperienza di trattamento intraistituzionale, attuata su soggetti plurirecidivi, sottolineando come questo momento, pur importante e necessario, non possa considerarsi esaustivo, stante la necessità di successivi e articolari interventi anche in fase extraistituzionale.Prendono in considerazione le finalità dell’ intervento, che deve essere volto innanzitutto alla valutazione delle risposte di adattamento dei soggetti alla realtà carceraria, onde a facilitarne l’ analisi e la revisione critica; ed in secondo luogo al superamento delle iniziali motivazioni esclusivamente opportunistiche, in favore di una adesione partecipe e volontaria alla propria esperienza risocializzativa. Se esaminano le tecniche utilizzabili in ambito intraistituzionale per raggiungere tali scopi con particolare riguardo alla tecnica dei “gruppi di discussione”, di cui vengono esplicitati risultati e limiti
il minore e il suo nucleo familiare in rapporto alla detenzione del genitore
Il lavoro riferisce i primi dati, emersi dalla analisi delle frequenze, di una ricerca volta a valutare l’incidenza, sul piano psicologico e comportamentale, della carcerazione di uno o di entrambi i genitori sui figli, con particolare riguardo all’eventuale ruolo criminogenetico di tale evento.Il campione al quale i lavori fanno riferimento, è relativo ad 83 nuclei familiari e concerne un totale di 175 soggetti, che sono stati assistiti dai Servizi sociali dell’U.S.L. n. 16 di Modena negli anni dal 1983 al 1986.Per quanto concerne i genitori, sono stati presi in esame elementi biografici-anamnestici, elementi relativi alle caratteristiche di personalità, e dati attinenti ai rapporti interpersonali ed alle carriere delinquenziali.Per quanto concerne i figli, sono state prese in esame varie possibili risposte disadattive (dal ritardo di sviluppo, al disadattamento scolastico, alla reazione deviante), che sono state successivamente correlate con i dati relativi ai genitori e con quelli concernenti l’assetto familiare.Si è inoltre tenuto conto delle varie forme di intervento attuate dai Servizi, valutate in un’ottica sia assistenziale che preventiva
L'incidenza negativa della detenzione dei genitori sui figli. Nota 2: situazioni di disadattamento in rapporto alle caratteristiche dei genitori e del nucleo
Il lavoro riporta i risultati delle correlazioni fra aspetti disadattivi dei figli e caratteristiche dei genitori, e più in generale del nucleo, ove uno o più genitori abbiano subito detenzione.Si evidenzia l’opportunità di una politica sociale volta ad affrontare la problematica delle famiglie, e soprattutto dei figli, di detenuti, in un’ottica di prevenzione primaria, piuttosto che a posteriori, dopo l’emergenza di aspetti disadattivi
La diagnostica psichiatrico forense nella giurisprudenza italiana
Prendendo spunto da due sentenze della Corte di Cassazione del 1990 si affronta il problema dell’accertamento della imputabilità in caso di alterazioni psichiche non rientranti in un quadro psicopatologico nosograficamente inquadrabile in una patologia maggiore (psicosi).La complessità dei problemi psichiatrici connessi alla diagnostica di tali quadri si riflette sia sulla ambiguità della terminologia, recepita da numerose pronunzie giurisprudenziali, sia sul piano contenutistico stesso. Ciò favorisce l’accoglimento, sul piano giurisprudenziale, di impostazioni culturali la cui utilizzazione in campo psichiatrico forense suscita qualche perplessità, ed una notevole difformità delle pronunzie in casi apparentemente piuttosto simili.Anche in rapporto alla introduzione del nuovo C.P.P., che impone la discussione orale, si auspica l’uso di una terminologia diagnostica universalmente riconosciuta, tale da rappresentare una premessa chiara ala successiva valutazione psichiatrico forense, operazione che richiede un approccio metodologico ovviamente più complesso e specifico
L'allievo santo. Marcantonio Roccio precettore di Alessandro Luzzago
A metà Cinquecento, nel borgo di Gavardo l'abate Roccio gestisce un piccolo collegetto per la formazione di giovani aristocratici e benestanti della provincia bresciana. Viene descritto il rapporto precettorale instauratosi tra il maestro e l'allievo Alessandro Luzzago
Metodologia dell'approccio diagnostico nella prospettiva del trattamento risocializzativo
L’intervento prende in considerazione le problematiche relative al primo approccio tra il detenuto plurirecidivo e gli operatori dell’ équipe , con particolare riguardo alle modalità ed ai criteri attraverso i quali può maturare nel soggetto la decisione di accedere al programma di trattamento. Si evidenziano le dinamiche emergenti nel corso dei primi colloqui, ed il ruolo diverso che debbono assumere i singoli operatori, in relazione anche alla percezione che ne ha il detenuto Si sottolinea come il trattamento consista in un processo evolutivo, e come i risultati parziali raggiunti debbano rappresentare la base per un successivo approfondimento diagnostico. In tal senso si riferiscono i risultati di una ricerca svolta in ambito clinico al fine di indagare e qualificare le modificazioni avvenute nel detenuto come conseguenze dei primi colloqui con gli operatori, in ordine alla consapevolezza delle finalità dei colloqui, alla percezione dei ruoli propri e dell’ operatore, ed agli atteggiamenti
L'allievo santo. Marcantonio Roccio precettore di Alessandro Luzzago
A metà Cinquecento, nel borgo di Gavardo l'abate Roccio gestisce un piccolo collegetto per la formazione di giovani aristocratici e benestanti della provincia bresciana. Viene descritto il rapporto precettorale instauratosi tra il maestro e l'allievo Alessandro Luzzago
Controllo delle Infezioni da BVDV, realizzazione ed applicazione di un piano a livello provinciale
Urgenze psichiatriche mascherate e condotte delittuose
Gli autori discutono, alla luce di un'ampia casistica desunta dalla pratica professionale, il problema delle condotte delittuose connesse a condizioni psichiatriche d'urgenza mascherat
Modelling antibody-antigen interactions: ferritin as a case study
In this work, we propose a model for the structure of the antigen-antibody complex formed by human H-ferritin and an antibody that specifically recognizes it. We cloned and sequenced the antibody gene, predicted the antibody three-dimensional structure, and reconstructed the H-ferritin-antibody complex using an automated docking procedure previously validated on known complexes. This procedure allowed us to identify one putative complex which we carefully analysed, in order both to evaluate its likelihood, in light of a set of experimental results described in the literature, and to predict precisely which are the sites of interaction between the two molecules. Our model is compatible with the experimentally determined characteristics of the complex. Some of the residues that form the predicted antigenic site of ferritin can be found in the amino acid sequence of peptides selected from a random peptide library because of their affinity for the ferritin monoclonal antibody. Furthermore, the structural difference between the antigenic site in human H-ferritin and the corresponding region in other species permits us to rationalize the inability of the antibody to recognize human L-ferritin and rat, chicken and mouse H-ferritin. Through the analysis of our model complex, we identify a number of other residues putatively involved in the interaction. This multidisciplinary approach shows that synergy between computational and experimental methods may bring further insight into the understanding of antibody-antigen recognition rules
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