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    Catalogo Nazionale dei Manoscritti Etiopici in Italia. Report 1: Grosseto, Museo Archeologico e d’Arte della Maremma – Museo Diocesano d’Arte Sacra. Tetraevangelo

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    [Italiano]: Gianfrancesco Lusini, Gioia Bottari, Jacopo Gnisci, Massimo Villa, Catalogo Nazionale dei Manoscritti Etiopici in Italia, Report 1. Grosseto, Museo Archeologico e d’Arte della Maremma - Museo Diocesano d’Arte Sacra. Tetraevangelo, Napoli, UniorPress, 2020 Si tratta del primo numero della serie "Catalogo Nazionale dei Manoscritti Etiopici in Italia. Reports", che presenta un Evangeliario illustrato del XV-XVI sec., conservato a Grosseto, Museo Archeologico e d’Arte della Maremma - Museo Diocesano d’Arte Sacra. Il manoscritto è stato indagato dal triplice punto di vista della codicologia, della filologia e della storia dell'arte. L'operazione di recupero condotta dal team di CaNaMEI ha compreso anche l'intervento di restauro del prezioso manufatto ./[English]: Gianfrancesco Lusini, Gioia Bottari, Jacopo Gnisci, Massimo Villa, Catalogo Nazionale dei Manoscritti Etiopici in Italia, Report 1. Grosseto, Museo Archeologico e d’Arte della Maremma - Museo Diocesano d’Arte Sacra. Tetraevangelo, Napoli, UniorPress, 2020 This is the first issue of the series "Catalogo Nazionale dei Manoscritti Etiopici in Italia. Reports", presenting a 15th-16th cent. illuminated Gospel-book, preserved in Grosseto, Museo Archeologico e d’Arte della Maremma - Museo Diocesano d’Arte Sacra. The manuscript has been investigated from the threefold point of view of codicology, philology and art history. The recovery operation of the CaNaMEI team included also the restoration work of the precious artefact

    Lingua letteraria e lingua di corte: diglossia e insegnamento tradizionale in Etiopia fra Tardo Antico e Medio Evo

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    The Ethiopian literary tradition extends over a time frame beginning even before the christianization of the Country (first half of the 4th cent.) up to modern times. In this long period we frequently register phenomena of interference both among different languages (Greek, Gǝ‘ǝz, Arabic, Amharic, agaw languages and so on) and between various registers of the same language, produced or conditioned by specific cultural or religious contexts. Particularly, in the Middle Ages the differentiation between Gǝ‘ǝz as the language of the clergy and the written discourse, and Amharic as the language of the court and the verbal communication, had momentous reflexes on the traditional teaching, related to Gǝ‘ǝz liturgical texts, but orally transmitted in Amharic. This development proved to be crucial for the start of the literarization process of Amharic, to be dated back to the second half of the 16th cent., as an effect of the missionary propaganda of the Portuguese Jesuits and of their polemics against the Ethiopian Orthodox clergy

    Valentina Lusini, Destinazione mondo. Forme e politiche dell’alterità nell’arte contemporanea, Verona, Ombre Corte, 2013, pp. 191

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    Book review of Valentina Lusini, Destinazione mondo. Forme e politiche dell’alterità nell’arte contemporanea, Verona, Ombre Corte, 2013, pp. 191.Recensione del libro di Valentina Lusini, Destinazione mondo. Forme e politiche dell’alterità nell’arte contemporanea, Verona, Ombre Corte, 2013, pp. 191

    Lo ‘pseudo-sabeo’ d’Etiopia (secc. IV-VI): l’allografia al servizio di un progetto politico imperiale

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    La ricostruzione storica dei fatti pertinenti all’Etiopia in età tardoantica (III-VII sec.) può avvalersi di un buon numero di iscrizioni redatte in tre lingue: il gə‘əz, idioma ufficiale dell’élite che governò il Regno di Aksum; il sudarabico, in particolare la sua varietà sabeo-ḥimyarita, usata in quelle regioni dell’Arabia del Sud che furono in costante e dinamico rapporto con l’Etiopia; e il greco, lingua franca dei traffici fra Alessandria e il porto eritreo di Adulis, della quale gli stessi sovrani etiopici ebbero buona competenza almeno nell’arco di tempo compreso fra I e IV sec. Accanto a questi monumenti letterari redatti in due definiti codici linguistici, cui si associano coerentemente i relativi sistemi grafici, si annovera un certo numero di reperti ‘ibridi’, perché incisi in una peculiare forma epigrafica in cui ai caratteri sudarabici si associa una variante del gə‘əz con tratti fonetici e morfologici di derivazione sabea. Quattro sovrani, in uno spazio di duecento anni, produssero esempi di questa prassi scrittoria, ovvero: Ousanas (RIÉ 186, prima metà del IV sec.), il di lui fratello ‘Ezana (RIÉ 185, 185bis e 190, ca. 330-365/70), Kaleb (RIÉ 191, prima metà del VI sec.), e il di lui figlio W‘ZB (RIÉ 192, entro la metà del VI sec.). In due casi (RIÉ 185 e 185bis) versioni in gə‘əz e greco accompagnano il testo in ‘pseudo-sabeo’ (tale è il termine con cui ci si riferisce convenzionalmente alla lingua e alla scrittura queste sei iscrizioni), in un caso le versioni note sono solo due, ovvero gə‘əz e ‘pseudo-sabeo’ (RIÉ 190), in tre casi il testo in ‘pseudo-sabeo’ è l’unico giunto fino a noi (RIÉ 186, 191 e 192). Non vi è dubbio che questa manciata di iscrizioni costituisca il prodotto di una studiata volontà politico-culturale e che ad esse non sia mai corrisposta una lingua parlata (e forse neppure una lingua scritta al di fuori di queste limitate manifestazioni epigrafiche). Tuttavia, proprio la natura ‘artificiale’ di questa contaminazione grafico-linguistica richiede un’interpretazione storica che tenga conto della complessa trama dei rapporti fra Aksum e Ḥimyar dal IV al VI sec., allorché lo stato etiopico completò – ai danni del rivale yemenita – la propria trasformazione da ‘piccolo regno’ a ‘impero regionale’ in grado di controllare e regolare i traffici lungo le due coste del Mar Rosso meridionale

    Bessarione di Nicea, Orazione dogmatica sull’unione dei Greci e dei Latini

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    Il volume contiene lo studio e la traduzione dell'Oratio Dogmatica, il discorso in favore dell'Unione delle Chiese pronunciato da Bessarione di Nicea il 13 e 14 aprile 1439 in occasione del Concilio di Firenze

    Rapporto Svimez 2024: l’Economia e la Società del Mezzogiorno

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    Intervento di introduzione del Rapporto Svimez 202

    Copisti e filologi dell'Etiopia medievale. Lo scriptorium di Dabra Maryam del Sara'e (Eritrea)

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    Studio delle modalità di trasmissione e revisione di testi religiosi in etiopico antico (ge'ez) nello scriptorium di Dabra Maryam del Sara'e, convento eritreo del XIV-XV sec. Questa attività filologica è ricostruibile attraverso le tracce lasciate in manoscritti ancor oggi disponibili ed era collegata a controversie teologiche che agitavano la Chiesa etiopica medievale
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