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Dialoghi sulla luce. Luce artificiale, scena naturale.
Interventi: "Variazioni di luce" di F. Pittaluga; "Architettura e luce artificiale" di C. Terzi. Presentazione di L. Altarell
Becoming beauty : the implications of the writings of Luce Irigaray for feminist art practices
This thesis aims to identify aspects of Luce Irigaray's work which are of significance for feminist discourses of art, including art practices and critical analyses of art works by women. Her writings have been analyzed and employed in academic fields, such as Literature, Philosophy, and Theology, but rarely to date from
within art history, criticism or theory. This thesis establishes the wide-ranging implications of her work for these disciplines.
The thesis is in two parts. Part 1 outlines Luce Irigaray's analyses of phallocentrism's representational structures, and her arguments for developing representational structures appropriate for women. It aims to outline Luce Irigaray's philosophy of sexual difference in so far as it impacts upon the production of meaning in the realm of
the visual, and visual aesthetics. The first two chapters focus upon mimetic practices, including mimesis, masquerade and hysteria. They identify the maintenance mimesis in phallocentrism, and the productive mimesis which develops structures of resistance. Chapters 3 and 4 attend to Luce Irigaray's analyses of the visual, including phallocentric structures of sight and visible representation. The possibility of a syntax in the Symbolic appropriate to women is explored. Building upon this, Part 2 engages moments of contemporary art practice by women with further aspects of Luce Irigaray's thinking. Her concept of morphology is explored in relation to work by Laura
Godfrey-Isaacs, Jenny Saville, Bridget Reilly and Rachel Whiteread, in order to establish possible mediative function of art works. Luce Irigaray's understandings of gesture are read in conjunction with work by Louise Bourgeois. Finally, Luce Irigaray's arguments about
women's genealogies, and concepts of the divine, the universal, and the transcendental appropriate to women, are tested against the representation, `woman', in Irish visual culture, and moments of resistance in works by Irish artists
Rita Duffy, Louise Walsh, Pauline Cummins, and Fran Hegarty.
The thesis concludes that, through careful attention to the
structures and use of terminology developed by her, it is possible to identify areas where Luce Irigaray's work can be productively juxtaposed with and interrogated by current feminist theories of art in order to develop those practices, increase the legibility of art works by women, and provide spaces of discourse in which artists can work in the future
Il contrasto luce-ombra come tecnica di rilievo: un esperienza didattica
Ombra e luce costituiscono la tela ed il pennello della rappresentazione figurativa; permettono di imprimere un carattere ad un soggetto e determinano l’atmosfera in cui sta immerso, ma la loro funzione può andare oltre le peraltro non banali frontiere dell’estetica.
È infatti grazie all’alternanza tra luce, utilizzata come elemento “esplorante”, ed ombra, vista come lo stato inerte di un oggetto da rappresentare, che i moderni sistemi di rilievo tridimensionale a luce strutturata consentono di acquisire in forma digitale l’andamento di una superficie. Questo è il passaggio chiave che attraverso una successiva fase di post-processing porta alla creazione del modello tridimensionale di un oggetto a partire da nient’altro che l’oggetto stesso.
Soprattutto nelle applicazioni di design il processo completo di reverse modeling assume ad oggi un ruolo chiave ed è quindi importante introdurre questi elementi all’interno di corsi universitari che siano al passo con i tempi.
Il lavoro qui descritto illustra un’esperienza didattica svolta presso l’Università di Firenze. L’esercizio è consistito nella modellazione tridimensionale di un vecchio scooter “Vespa” della Piaggio, attraverso le tecniche di scansione 3D a luce strutturata, affiancate da metodi tradizionali come la dima, passando attraverso strumenti più raffinati, ma d’uso ormai comune quali ad esempio la stazione totale.
Sono illustrate le modalità operative con cui si è mosso tutto il gruppo di lavoro e sarà infine presentata una selezione dei migliori risultati ottenuti sotto forma di rendering dei modelli più fedeli. Sarà infine discussa la valenza didattica di esperienze del genere nell’attuale contesto professionale
La moltiplicazione infinita della luce e la sua funzione nel De luce di Roberto Grossatesta
Lo studio sviluppa alcune osservazioni sul tema dell’origine dell’universo attraverso l’espansione luminosa che è la nozione cardine del trattato De luce di Roberto Grossatesta (m. 1253). In particolare verte sulla nozione di moltiplicazione infinita, la quale secondo Grossatesta è l’“atto” auto-generativo e auto-espansivo della luce, che, unendosi alla materia prima, consente il passaggio da ciò che è incorporeo al corpo. Il filosofo inglese utilizza il principio di moltiplicazione infinita applicandolo alle nozioni di forma (forma), luce (lux), luminosità (lumen) e “adimensionale” (simplex), quest’ultimo termine, in particolare, permette di definire il corpo come quantità dimensionata (quantum finitum), risultante dell’unione della luce/forma con la materia. Lo studio, inoltre, richiama in sintesi come il pensiero cristiano sviluppò il principio di creazione ex-nihilo e concettualizzò l’idea di corpo fisico
Città e luce. Rappresentazione e progetto
Francesca Zanella, Città e luce. Rappresentazione e progetto, in Città e luce. Fenomenologia del paesaggio illuminato, a cura di Francesca Zanella
Il saggio introduce il volume Città e luce esito di una ricerca che ha avuto inizio con un seminario organizzato nel 2008 nell’ambito del Festival dell’architettura e che ha portato alla realizzazione di una mostra nel 2009. In questo progetto sono stati coinvolti ricercatori di differenti discipline (Geografia, Estetica, Letterature comparate) che hanno affiancato l’indagine di storici dell’arte del Dipartimento di Beni Culturali e dello Spettacolo dell’Università di Parma
Nel saggio la prospettiva di indagine scelta è quella del rapporto tra progettazione architettonica ed urbana e immaginario, partendo dagli sguardi dei primi decenni del XX secolo (Le Corbusier, Mendelsohn...) per giungere agli anni Novanta: Guardare/raccontare/progettare il paesaggio urbano illuminato, su questo rapporto, dove il piano dell’osservatore distratto si distingue da quello di chi osserva per conoscere e, quindi, per trasformare il paesaggio, e che si serve di ‘modi di guardare’ il paesaggio per comprenderlo e modificarlo, si è basata quindi l’analisi in cui si è enucleato il ruolo della luce nella condizione urbana contemporanea.
Partendo dall’analisi di Sedlmayr (La luce nelle sue manifestazioni artistiche, Palermo Aesthetica 1989) sul rapporto tra opera d’arte, architettura e luce, la storia del rapporto tra luce, architettura e città non può prescindere da alcuni momenti in cui la luce è consapevolmente materia del progetto. Nella città industriale, la cui storia è associata al progressivo superamento della fiamma della candela e alla esplosione della luce bianca della lampada ad arco, la luce è fonte di shock (Benjamin) e quale strumento inconsapevole contribuisce alla conoscenza delle nuove strutture che trasformano il paesaggio e diventa una delle metafore della modernità. Al percorso dell’inconsapevole interazione si affianca, in alcuni casi incrociandosi, il percorso del progetto della luce, che dagli anni ’20 del Novecento ad oggi ha alimentato il dibattito architettonico. Quindi progetto/non progetto, razionale/irrazionale, naturale/artificiale: la nostra lettura si è basata sulla verifica di queste dicotomie e sul confronto con le contraddittorie istanze del dibattito contemporaneo che ci ha condotti ad individuare suggerimenti, interpretazioni, ricerche artistiche, progetti architettonici, piani urbani, ma anche ‘sguardi’ sul paesaggio illuminato, o interpretazioni del ruolo della luce nella città contemporanea (post-industriale, post-moderna, spettacolare)
Luce e atmosfera : una direttrice alternativa
Nel contesto della riflessione sull'opera di Mariano Fortuny, si individua una direttrice di pensiero e sperimentazione sulla luce in scena che risale alla fine del Settecento. L'analisi è condotta sulla base di fonti di provenienza italiana, francese, tedesca e considerando il bagaglio culturale e artistico dell'artista spagnolo
Una metodologia di analisi sulla qualità della luce a livello urbano finalizzata ad una strategia per la programmazione degli interventi
La metodologia in oggetto è stata messa a punto da un gruppo di lavoro costituito da personale dell’unità Progetti di Areti IP e del Laboratorio di Fisica Tecnica e Tecnologia (LFT&T) del Dipartimento di Architettura Roma Tre e del Master in Lighting Design (MLD) della “Sapienza”. Obiettivo principale del gruppo di lavoro è stato lo sviluppo di una metodologia per l’analisi dello stato degli impianti di illuminazione e la valutazione della qualità della luce sul territorio di Roma Capitale, a valle del cosiddetto “Piano LED”, ovvero della con-versione a LED di gran parte degli impianti di Roma. Il risultato dell’analisi ha portato a una valutazione di dettaglio che considera le eventuali criticità, in termini di qualità della luce a tutto tondo e la fattibilità tecnico-economica degli interventi migliorativi necessari. L’obiettivo finale consiste in una proposta di programma-zione degli interventi a medio-lungo termine, basata su un’analisi costi-benefici
Roberto Grossatesta, La luce. Introduzione, edizione, traduzione e commento a cura di C. Panti
Il volume costituisce il primo studio dedicato interamente a uno dei testi più celebri e originali di Roberto Grossatesta, il De luce (1225 circa), presentando l'edizione critica del trattato con nuova traduzione italiana a fronte e approfondito e articolato commento critico. L'ampia introduzione propone uno studio complessivo della filosofia naturale e dell'ontologia della luce di Grossatesta e un'indagine sulla datazione, fonti e fortuna dell'opera, centrata sull'idea cardine della cosiddetta 'metafisica della luce', per cui la luce è principio causale e forma prima del corpo. Questa tesi ontologica, che Grossatesta utilizza come fondamento della sua cosmologia e dell'indagine matematica della realtà, rende il testo un unicum nella tradizione filosofica medievale.The volume is the first study devoted entirely to one of the most famous and original texts by Robert Grosseteste, the De light (1225c.), presenting the critical edition of the treatise with a new Italian translation, and an in-depth and detailed critical comment. The extensive introduction offers a comprehensive study of Grosseteste's natural philosophy and ontology of light and a survey on dating, sources and fortune of the work, centered on the pivotal thesis of the so-called 'metaphysics of light', for which light is the causal principle and first form of body. This ontological thesis, which Grosseteste uses as the basis of his cosmology and mathematical investigation of reality, makes the text unique along the medieval philosophical tradition
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