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Paesaggi e teorie. Una collezione minima
Il paesaggio sembra essere comprensibile a tutti senza bisogno di una teoria a monte. In realtà è tutto il contrario. Il carattere adattivo e relazionale che gli è proprio, infatti, fa del paesaggio uno strumento critico per interpretare mutamenti e dinamiche del mondo contemporaneo e lo identifica allo stesso tempo come dispositivo progettuale privilegiato per la prefigurazione e la trasformazione dei luoghi.
Il libro propone una “collezione minima” di frammenti e teorie sul progetto di paesaggio emerse nel corso del seminario omonimo coordinato da Luca Reale, svoltosi all’interno del dottorato di ricerca in Paesaggio e Ambiente della Sapienza, Università di Roma. I contributi, anche molto eterogenei, tentano di restituire un panorama variegato e complesso declinato in tre sezioni (riletture, intersezioni, traiettorie) attraverso riflessioni o ripensamenti su specifici momenti o personaggi, sconfinamenti in altri campi o contesti anche molto lontani e infine esperienze di progetto che concretizzano alcune direzioni teoriche, sostenendo un'idea di paesaggio mai “a priori”, né tantomeno unica e condivisa, ma sempre frutto di una costruzione culturale
Pluralità del soggetto - Lampedusa tra immaginario e narrazioni
Il paesaggio sembra essere comprensibile a tutti senza bisogno di una teoria a monte. In realtà è tutto il contrario. Il carattere adattivo e relazionale che gli è proprio, infatti, fa del paesaggio uno strumento critico per interpretare mutamenti e dinamiche del mondo contemporaneo e lo identifica allo stesso tempo come dispositivo progettuale privilegiato per la prefigurazione e la trasformazione dei luoghi. Il libro propone una “collezione minima” di frammenti e teorie sul progetto di paesaggio emerse nel corso del seminario omonimo coordinato da Luca Reale, svoltosi all’interno del dottorato di ricerca in Paesaggio e Ambiente della Sapienza, Università di Roma. I contributi, anche molto eterogenei, tentano di restituire un panorama variegato e complesso declinato in tre sezioni (riletture, intersezioni, traiettorie) attraverso riflessioni o ripensamenti su specifici momenti o personaggi, sconfinamenti in altri campi o contesti anche molto lontani e infine esperienze di progetto che concretizzano alcune direzioni teoriche, sostenendo un’idea di paesaggio mai “a priori”, né tantomeno unica e condivisa, ma sempre frutto di una costruzione culturale
L’abitante fragile. Dalla residenza assistita alla casa multigenerazionale
Due tendenze a scala globale contribuiscono a trasformare profondamente la nostra società: l’accelerazione dei processi di urbanizzazione e l’incremento dell’aspettativa di vita media. Il progetto della residenza urbana per anziani costituisce quindi una delle principali sfide per il prossimo futuro.
Oggi vi è un maggiore interesse delle istituzioni nella promozione di nuove forme di alloggi basate sull’assistenza domiciliare, come alternativa al pensionamento in strutture di vita assistita e come soluzione per ridurre costi sociali e sanitari. Si registra poi un’attitudine a pensare le strutture per anziani non più isolate dal tessuto urbano ma come nuove forme di abitazione collettiva, cluster di social housing ibridi e inclusivi, che favoriscano il valore della solidarietà inter- generazionale, mirando ad ampliare l’orizzonte sociale, e a contenere il più possibile l’ambito sanitario.
Questo volume, a partire dalla mappatura di idee e modelli recenti che hanno come focus un’utenza caratterizzata a vario titolo da una condizione di fragilità, raccoglie riflessioni che cercano nei nuovi “modi di abitare” principi e soluzioni progettuali, anche attraverso l’utilizzo di strumenti intelligenti e il controllo dei parametri ambientali nell’alloggio.
Abitare è infatti una pratica attiva e propositiva rispetto a un ambiente: chi abita si prende cura di sé e degli altri, stabilendo relazioni con lo spazio fisico e con lo spazio sociale. Un’architettura che include le persone vulnerabili nei processi progettuali migliora la qualità della vita, e dello spazio abitato, di tutti gli abitanti: in questo cambio di prospettiva l’abitante fragile diventa il paradigma etico, ma anche spaziale e concreto, della stessa idea di abitare
The affective city. Vol. 4: Laurentino 38 corpi e luoghi
È possibile declinare la dimensione affettiva negli spazi della città pubblica? Questo volume osserva la vicenda del
Laurentino 38 alla luce di una prospettiva che mette al centro il soggetto come corpo che percorre e occupa gli spazi, e che è dunque abilitato a vivere, abitare, ri-progettare un luogo.
Al Laurentino il tema del corpo sembra avere un posto privilegiato, interferendo con il cliché di una modernità sterilizzata
da ogni sfera emotiva. Mai come in questo quartiere il corpo è infatti dispositivo di percezione, poiché costantemente attivato in un movimento che i progettisti avevano immaginato come circolatorio, ma che si è riorganizzato sulla base di
promesse mantenute o disattese, iniziative pianificate o spontanee, eventi positivi o distruttivi.
A cinquant’anni dalla sua costruzione, rileggere il Laurentino 38 con gli occhi e gli strumenti proposti – spazio, corporeità, memoria/trauma – aggiunge gradi di complessità alla visione novecentesca di questo modello urbano; un differente approccio che trova qui le condizioni ideali di sperimentazione, a partire dall’assunto che l’abitare non sia un concetto ma, prima di tutto, una pratica
L’architettura del paesaggio del Villaggio Olimpico. Strutture e sequenze di spazi
Il volume raccoglie gli esiti della ricerca "Quattro quartieri. Progetto di ricerca su complessi di edilizia residenziale pubblica a Roma", condotta presso il Dipartimento di Architettura e Progetto dell'Università di Roma La Sapienza e il Dipartimento di Architettura dell'Università Roma Tre, con l’obiettivo di studiare quattro importanti quartieri di edilizia residenziale pubblica romana del XX secolo - Villaggio Olimpico, Decima, Trullo, Prima Valle - e produrre indirizzi di progetto. Questo saggio restituisce un’interpretazione del Villaggio Olimpico di Roma dal punto di vista del progetto degli spazi aperti, con un doppio intento: comparativo, tra le proposte di disegno del quartiere avanzate nel corso della sua gestazione e l’esito della realizzazione; proiettivo, ravvisandovi possibili opportunità di progetto per migliorarne la condizione attuale. Il Villaggio si colloca, nella rappresentazione accumulata da innumerevoli studi che vi si sono dedicati, nell’ambito di un’applicazione italiana, anzi, pervasivamente romana, del modello urbano modernista. Progettato per un’occasione del tutto peculiare - l’ospitalità delle delegazioni sportive, con addetti e giornalisti, dei Paesi partecipanti alla XVII Olimpiade celebrata a Roma nel 1960 - e poi convertito in quartiere di residenze pubbliche per l’INCIS, il Villaggio partecipa dell’esperienza più ampia, e per alcuni aspetti generalizzabile, della costruzione dei paesaggi della città pubblica, condotta nelle città europee di grandi e medie dimensioni nei decenni subito successivi al secondo dopoguerra. Esiste di essi un cliché assai chiaro, che li accomuna tutti nonostante le peculiarità di ogni progetto e luogo. I caratteri e le forme degli spazi aperti vi collaborano in modo decisivo: eccessiva quantità, uniformità, assenza di gerarchie, monotonia dei contesti. Le ingenti distese di verde modernista sono la parte quantitativamente preponderante dell’insediamento, ma inefficace per farne qualificante esperienza pratica ed estetica, incerta in termini spaziali, misera in contenuti ambientali, povera in qualità paesaggistica; appaiono nella manifestazione più atopica ed essenziale del prato bidimensionale, nel tempo involontariamente sostituito, alle nostre latitudini, dallo sviluppo spontaneo di praterie arborate, arbusteti, forme embrionali di gariga o macchia boscata, in un insieme confuso che tradisce l’assenza di un’intenzione spaziale riconoscibile. L’esplorazione attuale del Villaggio può facilmente restituire la condizione descritta. Tuttavia, nelle proposte originarie, rintracciabili nei disegni autografi di Luigi Moretti per il progetto urbano del Villaggio, è possibile rinvenire prove significative per un’altra lettura, che infine può portarci a interpretare il quartiere come applicazione, alla scala urbana, dell’attitudine dell’autore al comporre lo spazio operando sul “vuoto”. Avanziamo l’ipotesi di poter rinvenire negli spazi aperti del Villaggio lo stesso ruolo degli spazi interni di un edificio, intendendoli perciò come ragione di nascimento della fabbrica, fabbrica che in tal caso è un quartiere urbano concepito come un insieme compiuto. Per farlo, ci muoveremo strumentalmente secondo tre traiettorie, che corrispondono ai filtri interpretativi emersi in seno alla ricerca “Quattro Quartieri” - soglia, tempo, soggetto - e chiameremo come testimoni alcuni ulteriori passaggi de “Strutture e sequenze di spazi”, pubblicato da Moretti su Spazio nel 1953, immaginando la continua parafrasi da spazio “interno” a spazio a spazio “aperto” e da “architettura” a “città”
Habitat, Territorio, Ecologia. La nascita di una cultura del paesaggio in Italia tra difesa e progetto. Volume 2
Secondo volume del seminario su architetti, paesaggisti e altri figure della cultura italiana che hanno contribuito alla formazione dell'idea di paesaggio e del suo progettoSecond volume of the seminar on architects, landscape architects and other figures of Italian culture who contributed to the formation of the idea of landscape and related design activities
La città Plurale. Progetti per Porta Maggiore
La curatela, che raccoglie gli esiti dell'esperienza progettuale condotta all'interno del Dottorato in Architettura Teorie e Progetto di Sapienza, imposta una riflessione sull'area romana di Porta Maggiore, luogo che, più di altri nella capitale, vede la stratificazione e la competizione tra testimonianze, usi e riti della città contemporanea. L'indagine progettuale è introdotta da una serie di contributi critici che indagano la condizione attuale e gli scenari trasformativi di questa parte di città, dove la pluralità, nelle sue diverse accezioni (architettonica, archeologica, sociale, rituale ...) trova naturale dimora
Going Beyond Counting First Authors in Author Co-citation Analysis
The present study examines one of the fundamental aspects of author co-citation analysis (ACA) - the way co-citation
counts are defined. Co-citation counting provides the data on which all subsequent statistical analyses and mappings
are based, and we compare ACA results based on two different types of co-citation counting - the traditional type that
only counts the first one among a cited work's authors on the one hand and a non-traditional type that takes into
account the first 5 authors of a cited work on the other hand. Results indicate that the picture produced through this non-traditional author co-citation counting contains more coherent author groups and is therefore considerably clearer. However, this picture represents fewer specialties in the research field being studied than that produced through the traditional first-author co-citation counting when the same number of top-ranked authors is selected and analyzed. Reasons for these effects are discussed
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