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Party system change between elections: Evidence from the 18th Italian legislature
Party systems and party system change have long been one of the most studied topics within the comparative politics literature, yet most work in this field focuses on changes that occur between elections, neglecting the possibility that parties and party systems may reconfigure during the inter-election period. Building on the studies on party system change, this paper aims to analyse how individual changes in party affiliation can aggregate into changes at the level of parliamentary party system in the 18th Italian legislature. To achieve this goal, data on individual movements in the membership of parliamentary parties in the Senate and the Chamber of Deputies are used to track the extent of party system change over time, as indicated by changes in the number of relevant parties, their relative size and strength, and the general structure of competition in the Italian parliament. Overall, our results show major changes in the main features of the Italian parliamentary party system and the structure of competition in the 18th legislature, returning the image of a fluid, unstable and constantly moving system
Dove pesca la rete del Movimento: le basi sociali del suo voto
Nel corso di pochi anni il Movimento 5 stelle (M5s) è riuscito in modo sorprendente ad ampliare notevolmente i propri consensi. Uno degli effetti più rilevanti di questo successo è stato quello di destabilizzare un equilibrio politico faticosamente raggiunto nel corso della Seconda Repubblica, basato sulla competizione bipolare tra una coalizione di centrodestra e una di centrosinistra. Come è stato documentato nel capitolo precedente, la fine del bipolarismo si è manifestata in tutta la sua evidenza con le elezioni generali del 2013, quando lo «tsunami» cinquestelle ha reso palese una spaccatura dell’elettorato in tre blocchi: una parte rimasta fedele al Partito democratico (Pd) e al centrosinistra, un’altra vicina a Silvio Berlusconi e ai suoi alleati e, infine, i nuovi «cittadini» che hanno appoggiato con entusiasmo il Movimento [Bordignon, Ceccarini e Diamanti 2013]. Ma dal 2013 a oggi molte cose sono cambiate. Il Pd a vocazione maggioritaria di Matteo Renzi si è allontanato dai suoi tradizionali alleati a sinistra per cercare di conquistare gli elettori moderati ormai delusi da Berlusconi. Quest’ultimo, dopo anni di egemonia incontrastata sul centrodestra, ha visto la sua leadership indebolita e sfidata, prima da Angelino Alfano e poi da Matteo Salvini. Il primo ha successivamente creato un suo soggetto politico – il Nuovo centrodestra (ora Alternativa popolare) – che nel momento in cui scriviamo è partner del Pd al governo. Il secondo ha trasformato la Lega nord (Ln) in una formazione sovranista – sul modello del Front National in Francia – accentuando il carattere euroscettico e anti-immigrazione del partito. Eppure, nonostante tutti questi cambiamenti, giravolte e scissioni, la situazione che si registra nelle opinioni di voto nel dicembre 2016, a pochi mesi dalle elezioni politiche, risulta non molto diversa da quella osservata quasi cinque anni prima: secondo la gran parte dei sondaggi, se si tornasse a votare a breve, circa tre elettori su dieci sceglierebbero con alta probabilità il M5s.
Cosa può spingere tanti elettori a votare per un partito che solo fino a pochi anni fa non esisteva, in un Paese, peraltro, dove ogni casella della tradizionale dimensione sinistra-destra sembra essere già occupata? Allargando lo sguardo al panorama internazionale, una possibile spiegazione delle fortune elettorali dei cinquestelle potrebbe essere messa in relazione con il notevole successo fatto registrare negli ultimi anni, in molti Paesi europei e non solo, da forze politiche variamente identificate sotto l’etichetta del «populismo». Un’etichetta in larga parte ambigua, che tuttavia coglie, nella sua accezione di «ideologia sottile» [Mudde 2004, 543], un sentimento antagonistico che contrappone la gente comune, descritta come saggia e virtuosa, alle classi dirigenti, viste come corrotte e disoneste. È questa retorica antiestablishment a costituire la matrice comune a tutte le forze populiste emerse negli ultimi anni, le quali possono però adattarla enfatizzando aspetti diversi del dualismo tra popolo ed élite.
Alcuni partiti indirizzano il loro risentimento prevalentemente contro le élite finanziarie ed economiche, accusate di perpetuare l’egemonia del neoliberismo; altri, invece, sottolineano soprattutto i rischi connessi con il cattivo funzionamento della democrazia rappresentativa. Altre formazioni populiste, poi, fanno proprio un messaggio più xenofobo e nazionalista, denunciando la minaccia costituita dai flussi migratori senza controllo e scagliandosi contro la globalizzazione e le élite cosmopolite che l’hanno voluta e sostenuta. Non uno, dunque, ma molti diversi populismi. Variamente connotati ideologicamente, a seconda dei differenti atteggiamenti che i vari gruppi politici esprimono e che poi adattano sul piano concreto a piattaforme politiche più tradizionali. Si configurano così almeno tre tipi di populismo: uno di matrice neoliberale, un secondo vicino all’estrema destra e un terzo maggiormente connotato da temi sociali [Mudde 2007]. Quest’ultimo, in particolare, esprime una versione «a sinistra» del populismo, la quale combina la classica retorica anticasta a una piattaforma ideologica vicina a quella dei partiti socialdemocratici [March 2011].
In questa mappa concettuale, il partito guidato da Beppe Grillo sfugge sin dalle origini a facili classificazioni. Si tratta di uno «strano animale» [Corbetta 2013, 197] in cui si sono riconosciuti alcuni tratti dell’esperienza dei partiti verdi e della «sinistra libertaria», ma anche elementi specifici che riconducono il partito proprio all’alveo del populismo – in particolar modo a quello di sinistra [Biorcio 2015a; Segatti e Capuzzi 2017]. Come tale, quindi, il crescente successo del M5s potrebbe essere decifrato grazie all’aiuto di quelle prospettive teoriche che cercano di fare luce sulle ragioni della disaffezione degli elettori verso i partiti tradizionali e sulla crescente popolarità dei partiti populisti – fenomeni testimoniati dal voto per la Brexit, dall’affermazione di Donald Trump nelle elezioni presidenziali americane o dal successo di formazioni come Podemos in Spagna, Syriza in Grecia e Partij Voor de Vrijheid nei Paesi Bassi, solo per citarne alcuni. Tra queste prospettive la più nota è quella della «disuguaglianza economica», secondo la quale il comportamento degli elettori sarebbe influenzato dai profondi cambiamenti economici e sociali che hanno trasformato la forza lavoro e la società nelle democrazie postindustriali, cambiamenti sui quali a partire dal 2008 si sono innestati gli effetti della Grande recessione globale [Kriesi e Pappas 2015; Inglehart e Norris 2016]1.
In questo capitolo, cercheremo di capire se le categorie sociali maggiormente colpite dai grandi mutamenti economici e dalla crisi siano effettivamente più propense a votare il M5s rispetto agli altri partiti, e se quindi il successo del Movimento possa essere interpretato come una risposta alle crescenti disuguaglianze economiche e alla progressiva espansione di una fascia di «esclusi» nella popolazione italiana. Nell’analisi faremo ricorso ai dati sulle intenzioni di voto degli italiani che sono stati raccolti, attraverso interviste con cadenza settimanale, dalla società Ipsos. Tali dati ci consentono di tracciare non solo gli orientamenti di voto, ma anche le principali caratteristiche sociodemografiche e politiche di un campione rappresentativo dell’elettorato italiano per genere, classe di età, titolo di studio, condizione professionale, area geografica e ampiezza del comune di residenza2. La mole informativa di cui disponiamo è il prodotto di ondate successive di circa 900 interviste per settimana, somministrate su telefono fisso, su cellulare e online. In totale disponiamo quindi di 230.422 interviste, effettuate tra il gennaio del 2012 e il dicembre del 2016, per una media di oltre 46 mila interviste all’anno: numeri che fanno del campione impiegato in questa ricerca il più vasto mai utilizzato per studiare il partito di Grillo.
Attraverso l’analisi di tali dati cercheremo di stabilire se il consenso per il M5s registrato nel 2016 è in qualche modo associabile ad alcune caratteristiche sociodemografiche che numerosi studi hanno collegato all’elettorato populista. Per capire se il M5s abbia una sua originalità demografica rispetto ai principali competitors, verificheremo poi quali tra gli elettorati degli altri partiti italiani presentino caratteristiche più simili all’elettorato cinquestelle e quali si connotano invece come alternativi a esso. Dato che nel suo percorso di crescita il M5s ha saputo trasformarsi, conquistando nelle elezioni politiche del 2013 il consenso di più del 25% dei votanti e mostrando di sapere attrarre un elettorato dalle caratteristiche piuttosto variegate [Maraffi, Pedrazzani e Pinto 2013], estenderemo la nostra analisi sui quattro anni fra il 2012 e il 2016 per valutare se e come siano cambiate nel tempo le caratteristiche degli elettori cinquestelle. Avremo così modo di stabilire se il crescente consenso del M5s registrato tra il 2012 e il 2016 possa leggersi anche come il prodotto della graduale evoluzione del partito verso un modello «pigliatutti».
Attraverso la lente interpretativa fornita da quegli studi che collegano la fortuna elettorale dei partiti populisti alla lunga crisi economica e finanziaria, nel prossimo paragrafo indagheremo la capacità di attrazione del M5s tra le varie categorie sociali, confrontandola con quella degli altri principali partiti italiani (par. 2). Cercheremo di individuare poi, tra tutti i partiti italiani, le formazioni che presentano un elettorato vicino a quello del partito di Grillo (par. 3). In seguito, ci soffermeremo invece sulle caratteristiche che aveva inizialmente l’elettorato del Movimento, valutando se (e come) i tratti originari siano cambiati e quanto essi siano oggi più o meno vicini a quelli di un partito che sia specchio fedele delle caratteristiche di tutto l’elettorato (par. 4). Infine, lasceremo da parte le valutazioni legate alle caratteristiche sociodemografiche, per dedicarci alle preferenze politiche degli elettori cinquestelle (par. 5). Le considerazioni finali seguono nel paragrafo conclusivo (par. 6)
Candidate selection procedures and women's representation in Italy
Political parties play the most prominent role in shaping the gender composition of parliaments. Through political
recruitment, parties might act in such ways as to promote or hinder gender equality in terms of women’s chances
of accessing parliamentary seats. While external factors, such as the electoral system and the presence of legislated
gender quotas, have been widely studied as affecting parties’ attitudes towards gender equality, candidate
selection procedures are one of the most important, although still understudied, features internal to party organisation
that have an impact on women’s representation. By taking the Italian 2013 elections as a case study, our
empirical analysis shows that inclusive selection methods, such as open primaries, increase female candidates’
chances of getting elected in comparison to other, more exclusive methods, such as selection by party leadership
Going Beyond Counting First Authors in Author Co-citation Analysis
The present study examines one of the fundamental aspects of author co-citation analysis (ACA) - the way co-citation
counts are defined. Co-citation counting provides the data on which all subsequent statistical analyses and mappings
are based, and we compare ACA results based on two different types of co-citation counting - the traditional type that
only counts the first one among a cited work's authors on the one hand and a non-traditional type that takes into
account the first 5 authors of a cited work on the other hand. Results indicate that the picture produced through this non-traditional author co-citation counting contains more coherent author groups and is therefore considerably clearer. However, this picture represents fewer specialties in the research field being studied than that produced through the traditional first-author co-citation counting when the same number of top-ranked authors is selected and analyzed. Reasons for these effects are discussed
Variations on the Author
“Variations on the Author” discusses two of Eduardo Coutinho’s recent films (Um Dia na Vida, from 2010, and Últimas Conversas, posthumously released in 2015) and their contribution to the general question of documentary authorship. The director’s filmography is characterized by a consistent yet self-effacing form of authorial self-inscription: Coutinho often features as an interviewer that rather than express opinions propels discourses; an interviewer that is good at listening. This mode of self-inscription characterizes him as an author who is not expressive but who is nonetheless markedly present on the screen. In Um Dia na Vida, however, Coutinho is completely absent form the image, while Últimas Conversas, on the contrary, includes a confessional prologue that moves the director from the margins to the center of his films. This article examines the ways in which these works stand out in the filmography of a director who offers new insights into the notion of cinematic authorship
Appropriate Similarity Measures for Author Cocitation Analysis
We provide a number of new insights into the methodological discussion about author cocitation analysis. We first argue that the use of the Pearson correlation for measuring the similarity between authors’ cocitation profiles is not very satisfactory. We then discuss what kind of similarity measures may be used as an alternative to the Pearson correlation. We consider three similarity measures in particular. One is the well-known cosine. The other two similarity measures have not been used before in the bibliometric literature. Finally, we show by means of an example that our findings have a high practical relevance.information science;Pearson correlation;cosine;similarity measure;author cocitation analysis
Intra-party ideological heterogeneity: Are candidates agents of their parties?
Party cohesion is a necessary condition for parties functioning as a mechanism of democratic accountability. However, if candidates represent a wide range of policy views, the concept of programmatic party representation may be weakened. This work analyses the extent to which candidates may be considered agents of their parties by focusing on the degree of intra-party ideological heterogeneity, i.e., the extent to which candidates’ preferences diverge from the party line. In particular, we focus on the features that may account for variations in candidates’ accountability to their own party by examining the effects of electoral rules, candidates’ selection methods and electoral vulnerability. To assess our theoretical claims, we use data from the Comparative Candidates Survey. Overall, we find that candidate pools show a remarkable degree of policy preferences’ homogeneity. Our results also show that different voting systems encourage candidates to distinguish themselves ideologically or, alternatively, to stick to the party line
Dispelling the Myths Behind First-author Citation Counts
We conducted a full-scale evaluative citation analysis study of scholars in the XML research field to explore just how different from each other author rankings resulting from different citation counting methods actually are, and to demonstrate the capability of emerging data and tools on the Web in supporting more realistic citation counting methods. Our results contest some common arguments for the continued
use of first-author citation counts in the evaluation of scholars, such as high correlations between author rankings by first-author citation counts and other citation
counting methods, and high costs of using more realistic citation counting methods that are not well-supported by the ISI databases. It is argued that increasingly available digital full text research papers make it possible for citation analysis studies to go beyond what the ISI databases have directly supported and to employ more
sophisticated methods
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