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    Emilio Ghione l'ultimo apache. Vita e film di un divo italiano

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    Studio approfondito e organico intorno alla figura di Emilio Ghione, questo libro, grazie a un sistematico lavoro di esplorazione in archivi italiani e stranieri, non punta solo a ricostruirne la filmografia e la biografia attoriale e registica, ma gli restituisce in pieno il ruolo cruciale di punto di confluenza e irradiazione di molte tensioni e spinte del cinema muto italiano. Emilio Ghione, cineasta e divo, è l’eroe notturno del primo cinema italiano. Za-la-Mort è il suo personaggio emblema, incarnazione del mito popolare dell’apache: ‘buono’ e ‘malvagio’, abitante ambiguo e irredimibile dei bassifondi urbani. Una figura e un nome che, dagli anni Dieci del secolo scorso, hanno percorso tra oblio e carsiche riapparizioni la cultura e l’immaginario del nostro paese. Non solo viene qui ricostruito l’albero genealogico da cui nasce la figura di Za-la-Mort, ma anche tutto il tessuto di relazioni letterarie, teatrali, sociali e culturali europee, l’humus, da cui il principale personaggio di Ghione prende vita e si sviluppa

    Mare Monstrum. Il riverbero di Jaws nei sequel illegittimi: mockbuster, imitazioni, ripoff (e documentari) di produzione italiana (1976-1995)

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    Il consenso planetario di "Lo squalo" è un incentivo senza pari anche per i piccoli produttori italiani che nel giro di brevissimo tempo propongono al pubblico – talvolta su scala mondiale, ed è questo, tra gli altri, il punto nodale – soggetti che ne ricalcano ambientazioni marine recuperando la paura e l’attrazione ataviche verso il predatore di uomini che riemerge dagli abissi, ma è pure la storia di un’alleanza con Hollywood, poiché alcune potenti "major" americane producono progetti di autori italiani considerando proprio quella risposta notevole del pubblico internazionale che le mise in scacco, per quanto inaspettata almeno in una prima fase. Non solo imitazioni dunque, ma tentativi di "sequel", ancorché illegittimi, che rendono queste operazioni surreali, ma in qualche misura coerenti

    "Romantiche" (regia di Pilar Fogliati, Italia 2023)

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    Recensione al film "Romantiche" di e con Pilar Fogliat

    Eros e Thanatos a Istanbul. Note sulla trilogia di Kilink (1967) di Yılmaz Atadeniz

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    Abstract The Turkish cinema of the 1960s, marked by a fragmented and artisanal production system, experienced a unique phenomenon with the Kilink trilogy directed by Yılmaz Atadeniz in 1967. Kilink, a character directly inspired by the Italian photo-novel Killing –itself a derivative of Kriminal and Diabolik – became the protagonist of a series of low-budget films that blended crime, erotica, and superhero action. This cultural hybridization exemplifies the appropriation of Italian “fumetto nero” aesthetics and pulp narratives within the Turkish cinematic landscape, dominated at the time by popular genres and a “Yeşilçam” industry model driven by market demands rather than structured investment. The trilogy (Kilink İstanbul’da, Kilink Uçan Adama Karşı, Kilink Soy ve Öldür) emerged within this context, turning Istanbul into a cinematic crossroad of Western pulp influences, James Bond-esque espionage, and serial villainy reminiscent of early silent film serials like Fantômas and Les Vampires. The first film, Kilink İstanbul’da, showcases a criminal in a skeleton suit operating within the exotic-modern setting of Istanbul, a location simultaneously echoing postcolonial allure and Cold War spy fiction. Following this debut, Kilink Uçan Adama Karşı pits the villain against a superhero figure, while Kilink Soy ve Öldür escalates the themes of eroticism and sadistic violence, hallmarks of “fotoromanzo nero”, adapted with a Turkish flavor for local audiences. The trilogy illustrates a form of exploitation cinema mirroring 1960s Turkey’s social contradictions – caught between tradition and Westernization, cinematic imitation and cultural specificity. Despite its artisanal constraints and censorship challenges – the scenes involving violence and erotic content had Insoliti ignoti Denis Lotti 198 ISSN 2975-2604 to be edited – the Kilink saga achieved notable popularity. It extended beyond Atadeniz’s trilogy into films directed by other Turkish filmmakers, often intertwining with other pulp-inspired genres, such as the adventures of a female version of the supercriminal (Disi Kilink, 1967) or crossovers with iconic monsters and spies (Kilink Frankenstein ve Dr. No’ya Karşı, 1967). The Kilink phenomenon demonstrates how global pulp narratives could be appropriated, remixed, and localized in Turkey’s cinematic melting pot, serving both as mass entertainment and as a reflection of the country’s shifting cultural landscape. The adaptation of Killing into Turkish cinema thus represents a significant case of transnational media flow and cultural translation, echoing the global fascination with masked antiheroes and transgressive figures, while underlining Istanbul’s role as a narrative and production hub for this peculiar cinematic subgenre

    "Radio Singer" (2009, 53’) di Pietro Balla

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    Analisi del film "Radio Singer" (2009, 53’) di Pietro Ball

    "Una madre, una figlia - Lingui" (Haroun, 2021)

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    Recensione al film "Una madre, una figlia (Lingui)" diretto dal regista Mahamat-Saleh Haroun ambientato in Chad

    "Torneranno i prati" (Ermanno Olmi, 2014)

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    Recensione del film di Ermanno Olmi "Torneranno i prati" (2014

    "Vittorio D." (M. Canale, A. Morri, 2010)

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    Recensione del film documentario "Vittorio D." (M. Canale, A. Morri, 2010

    "I Topi Grigi" (Emilio Ghione, 1918). Il romanzo cinematografico di Za la Mort

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    I Topi Grigi è un serial tra i più lunghi prodotti durante il periodo del cinema muto italiano. Creato e interpretato da Emilio Ghione (1879-1930), fa parte della decennale saga di Za la Mort, un apache che si aggira nei bas-fonds di Parigi, iniziata nel 1914. Per la storiografia cinematografia ha da sempre rappresentato un esempio emblematico di cinema popolare, ispirato a diversi generi e sottogeneri letterari e cinematografici, soprattutto d’Oltralpe. Lungo le otto puntate emergono il racconto nero e il poliziesco, l’esotico di Salgari si intreccia al romanzo dumasiano, mentre l’improbabile e l’inverosimile si confondono con alcuni tratti naturalisti e con il bisogno oraziano dell’angolo al quale il protagonista tende, soprattutto dopo ogni metamorfosi che le mirabolanti avventure e disavventure richiedono al nostro eroe: uno Za la Mort in versione ulissiaca
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