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    Da Venezia a Nola. Le epistole prefatorie al De nobilitate rerum e alla traduzione del De virtutibus di Ambrogio Leone

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    Nel settembre del 1525 il medico Camillo Leone pubblicò a Venezia un volume che comprendeva due opere postume del padre, l'umanista e medico Ambrogio, originario di Nola, nel Regno di Napoli, ma vissuto a Venezia con il figlio fin dai primi anni del Cinquecento, diventando anche amico intimo di Aldo Manuzio e di diversi Filelleni. Le due opere sono un dialogo intitolato De nobilitate rerum e una traduzione latina del De virtutibus (pseudo)-aristotelico, ciascuna delle quali è introdotta da un'epistola prefatoria, scritta dallo stesso Camillo e indirizzata, rispettivamente, al conte di Nola, Enrico Orsini, e a un influente uomo politico nolano, Giacomo Antonio Cesarini. Pur contenendo anche alcuni dati biografici su Ambrogio Leone, le due epistole costituiscono soprattutto uno strumento “diplomatico” attraverso il quale Camillo intende preparare il suo ritorno a Nola, seguendo in parte il modello del padre, che più di una volta utilizzò l'epistola prefatoria per “definire” la sua condizione di cittadino del Regno di Napoli residente a Venezia

    Oltre le Muse. Lo spazio nella retorica rinnovata di Elio Aristide

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    Come molti retori impegnati in attività pubbliche, Elio Aristide (II secolo d.C.) dedica diversi passi delle sue opere alla descrizione e soprattutto alla celebrazione dei “luoghi”, da quelli più piccoli come i templi, a quelli più grandi come le città o i territori. In taluni casi, tuttavia, la descrizione dei luoghi agisce in modo simbolico, ossia come proiezione spaziale del rapporto personale di Aristide con il dio guaritore di cui è un fervente devoto, Asclepio, il quale è anche l'ispiratore della sua eloquenza. Aristide evoca così nuovi spazi per la sua nuova retorica ispirata dal dio; a volte invece ricopre di nuovo significato contesti retorici più tradizionali, come le sedi di conferenze e agoni retorici. Nei Discorsi sacri (orr. 47-52) Aristide descrive i santuari di Asclepio come il luogo ideale per eseguire declamazioni. In un passo (or. 50, 14-18), l'asklepieion di Pergamo è rappresentato come il locus amoenus dove avviene la sua investitura poetica/retorica, propiziata da Asclepio, in un modo che, più ancora che il modello esiodeo, ricorda soprattutto il Fedro di Platone. Il rapporto con il platonismo del suo tempo - un tema centrale in Aristide - è inoltre la chiave di lettura di un passo, caratterizzato da un linguaggio allusivo, quasi allegorico (or. 39, 6), in cui viene descritto il platano collocato nel santuario di Pergamo

    Lorenzo Miletti, Linguaggio e metalinguaggio in Erodoto. Pise-Rome, Fabrizio Serra, 2008

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    Donnet Daniel. Lorenzo Miletti, Linguaggio e metalinguaggio in Erodoto. Pise-Rome, Fabrizio Serra, 2008. In: L'antiquité classique, Tome 79, 2010. pp. 383-384

    Lorenzo Miletti, Linguaggio e metalinguaggio in Erodoto. Pise-Rome, Fabrizio Serra, 2008

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    Donnet Daniel. Lorenzo Miletti, Linguaggio e metalinguaggio in Erodoto. Pise-Rome, Fabrizio Serra, 2008. In: L'antiquité classique, Tome 79, 2010. pp. 383-384

    « Tacitis regnavit Amyclis ». Francesco Peto da Fondi su Virgilio Aen. X 563-4

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    An elegy by Francesco Peto da Fondi, a Pontano’s friend, is an encomium of the Capuan nobleman Ettore Fieramosca who defeated the French at Barletta in 1503 but it also comprehends an erudite antiquarian inquiry on Amyclae, the Spartan colony in southern Latium mentioned by Virgil in Aen. X 564. Following Servius’ commentary Peto revisits this mythical account to assert that the inhabitants of destroyed Amyclae had founded his hometown Fondi

    I paratesti nelle edizioni a stampa dei classici greci e latini (XV-XVIII sec.)

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    Il concetto di “paratesto”, introdotto da Gérard Genette (1987), è applicabile con profitto ai libri manoscritti e a quelli a stampa prodotti nel corso dei secoli XV-XVII. In questo periodo, una gran parte della produzione libraria riguardò opere antiche pubblicate ora in originale, ora in traduzioni latine o in vernacolo; altre volte a tali opere furono affiancate varie tipologie di commenti e discussioni erudite. In questo processo di pubblicazione dei testi antichi si verifica un tipo di relazione inconsueto tra “autore” e libro, in quanto l’autore antico è pubblicato attraverso nuove e “ingombranti” figure di mediatori, quali il curatore dell’edizione o lo stesso stampatore. Le alterità prodotte dal nuovo mezzo di pubblicazione e da questo cortocircuito tra l’autore antico e colui che decide di rimetterlo in circolazione impongono a quest’ultimo di dare ragione al pubblico di lettori delle proprie scelte editoriali: la sede privilegiata, in cui esporre le motivazioni che hanno indotto a riproporre un autore antico, è rappresentata da alcune sezioni paratestuali, soprattutto quelle iniziali e finali, come la dedica o l’Epistola lectori, vera novità introdotta dalla stampa; inoltre, le finalità scolastiche o erudite di molte edizioni di classici favoriscono lo sviluppo di indici sempre più ricchi e dettagliati, che permettono una lettura selettiva, ad locum o ad indicem appunto, che rappresenta un nuovo modo di leggere i classici rispetto alle epoche precedenti. Il volume offre un’ampia casistica di episodi “editoriali” nei quali l’elemento paratestuale gioca un ruolo di primo piano. Si analizzano dunque le modalità in cui vengono introdotte, commentate, glossate, indicizzate opere di autori greci (Erodoto, Aristotele, Plutarco, Cassio Dione, Museo) e latini (Virgilio, Catullo, Properzio, Tibullo, Ovidio, Persio) soffermandosi anche sui loro editori e commentatori, spesso celebri umanisti (Mattia Palmieri, Niccolò Perotti, Pomponio Leto alias Sabino, Aldo Manuzio, Ambrogio Leone, Erasmo da Rotterdam, Beato Renano, Pier Vettori), senza infine trascurare alcuni casi significativi di paratesti a edizioni di “nuovi” classici (Sannazaro, Garcilaso de la Vega)

    Introduction

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    Introduzione al volume "Ambrogio Leone’s De Nola, Venice 1514: Humanism and Antiquarian Culture in Renaissance Southern Italy", con biografia aggiornata dell'autore Ambrogio Leone e problematizzazione del suo contesto, incentrata sulla rilevanza del De Nola nell'ambito degli studi rinascimentali
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