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Innovare la didattica tra STEM e digitale: l’esperienza del progettoDiventerò
Il secondo working paper di Chiara Lodi Rizzini e Sofia Barbè Cornalba, intitolato “Innovare la didattica tra STEM e digitale: l’esperienza del progettoDiventerò”, presenta gli esiti di una ricerca realizzata per supportare Fondazione Bracco nel definire le strategie future da adottare nel campo dell’orientamento e della didattica, in particolare alla luce dei mutamenti che stanno avvenendo in Italia in tali ambiti. L’intento era indagare gli effetti delle iniziative che la Fondazione ha promosso negli ultimi anni sul fronte dell’orientamento scolastico per valorizzare le potenzialità delle discipline STEM (Science, Technology, Engineering and Mathematics), per innovare le metodologie didattiche e per costruire nuovi paradigmi per l’apprendiment
La ricerca dell’integrazione nelle politiche abitative attraverso alcune esperienze di social housing
La facoltà di disporre di un’abitazione sicura è uno dei fattori che determinano
il livello di qualità della vita dell’individuo. La casa delimita infatti
lo spazio esclusivo in cui esso trova protezione e soddisfazione di numerosi
bisogni primari. Le politiche abitative, che tutelano il diritto alla casa,
rientrano quindi a pieno titolo nell’ambito del welfare (Palvarini, 2006),
tuttavia nel nostro Paese sono rimaste per molto tempo ai margini delle
agende politiche. Solo oggi, col perdurare della crisi economico-finanziaria
e il peggioramento delle condizioni di vita dei cittadini – si stima che il
7,3% degli italiani viva in una condizione di deprivazione abitativa (CECODHAS,
2012) – sono tornate al centro del dibattito pubblico. La nuova questione
abitativa non è solo frutto dei processi di impoverimento conseguenti
alla crisi, ma anche dei mutamenti sociali e demografici avvenuti negli
ultimi decenni, che impongono di affiancare ai “vecchi” modelli di housing
policy – basati su classificazioni di utenti rigide e su means tests legati
esclusivamente, o quasi, al reddito – nuove sperimentazioni che, attraverso
forme alternative di mediazione sociale, facilitino l’integrazione tra fasce di
popolazione sempre più eterogenee
Povertà alimentare in Italia: le risposte del secondo welfare
Con quali strumenti è possibile aggredire la povertà alimentare? Nell’affrontare questo tema, oggi sempre più al centro del dibattito pubblico, il volume fa riferimento alle risposte del secondo welfare, cioè a quelle soluzioni innovative che scaturiscono dal ripensamento dei rapporti tra soggetti pubblici e privati. Un’analisi che va dalle risposte più «tradizionali», caratterizzate dalla prevalente gestione del problema da parte di enti di matrice religiosa, a quelle più innovative, che coinvolgono reti sociali e singoli cittadini, impegnati nella produzione così come nella raccolta e distribuzione delle eccedenze
Povertà e spreco alimentare: quali risposte dal secondo welfare?
Nonostante se ne parli poco, la povertà alimentare rappresenta attualmente uno dei problemi più gravi per il nostro Paese. Le ultime rilevazioni dell’Istat indicano come circa 6 milioni di persone in Italia si trovino oggi nello stato di povertà assoluta, incapaci cioè di acquistare beni e servizi necessari al mantenimento di uno standard di vita considerato minimamente accettabile. Tale situazione sta mettendo duramente alla prova le organizzazioni che operano a sostegno dei più deboli, chiamate a rispondere a richieste di aiuto sempre più pressanti.Di fronte a questo problema, e in vista di Expo 2015, il laboratorio Percorsi di secondo welfare ha scelto di lanciare un focus speciale dedicato al tema della povertà alimentare e agli strumenti atti a contrastarla. Quali risultati emergono
Cambia il Nord, cambia il welfare
In un paese che registra grandi differenze tra le sue varie aree in merito alle dinamiche del sistema produttivo e alla distribuzione della spesa pubblica, la crisi economica ha generato problemi diversi, che richiedono risposte e modelli di intervento adeguati. Al Nord il problema principale è dato, più che dal calo dell’occupazione, dalla perdita di qualità del lavoro, che accresce il numero dei soggetti esposti al rischio di disagio economico e sociale. Ed è proprio in quelle Regioni che la sperimentazione di nuove forme di intervento basate sul contributo di attori e risorse non pubbliche ha permesso di affiancare ai provvedimenti di policy più tradizionali un secondo welfare, più flessibile e adattabile a profili specifici
Il social housing e i nuovi bisogni abitativi
La possibilità di disporre di un alloggio di qualità rappresenta uno dei pilastri su cui si
costruiscono la qualità della vita dell’individuo e la sua inclusione nella società. Le politiche
abitative, che tutelano il diritto alla casa, rientrano quindi a pieno titolo nell’ambito
del welfare state. Per molto tempo, tuttavia, la questione abitativa è rimasta ai margini
delle agende politiche, in parte per l’elevato numero delle case di proprietà, in parte perché
si pensava che la povertà abitativa fosse destinata a essere assorbita dallo sviluppo
economico. Così non è stato, e oggi il fenomeno sta tornando prepotentemente alla
ribalta, inasprito dalla crisi economico-finanziaria. Il capitolo indaga sviluppo e prospettive del social housing in Italia
Gli effetti del welfare state sui disordini urbani
Negli ultimi decenni, in diverse città europee si è assisitito a episodi di disordine urbano, in alcuni casi sotto forma di proteste più o meno pacifiche, in altri di vere e proprie rivolte. Questo articolo analizza gli eventi accaduti a Parigi (2005), Londra (2011) e Stoccolma (2013) dal punto di vista delle politiche sociali, a partire da tre elementi che sembrano accomunare tutti e tre gli episodi citati: il luogo, l’età dei rivoltosi e la loro appartenenza etnica.
I tre paesi sono molto differenti tra loro quanto a modello sociale, assistenziale ed economico, il che genera domande interessanti: perché le rivolte seguono le stesse dinamiche in paesi così dissimili? Come si può raggiungere una maggiore coesione sociale
Abitare oggi: le priorità da affrontare
Quella abitativa è una delle questioni prioritarie che l’Italia dovrà affrontare nei prossimi anni, anzitutto allo scopo di migliorare la qualità dell’abitare per la popolazione: il nostro Paese, in base a tutti gli indicatori disponibili, mostra una condizione abitativa peggiore rispetto alla media dell’Unione Europea, soprattutto nelle aree più densamente popolate (Anci e Urban@it 2017). In particolare, la quota di popolazione in grave disagio abitativo nel 2015 ha raggiunto il 9,6% quindi circa il doppio rispetto alla media europea (4,9%) e con una preoccupante tendenza in crescita dal 2013 ad oggi (Eurostat 2017). Inoltre, i cambiamenti sociali, economici e demografici in corso ci costringeranno a ripensare i modelli abitativi per adattarli ai nuovi bisogni. Ma quali dovrebbero essere le priorità per chi si occupa di politiche abitative
Da una crisi all’altra: bisogni sociali crescenti per un welfare dal futuro incerto
Il capitolo presenta una selezione di dati utili a contestualizzare lo scenario sociale attuale nella prospettiva che vede la sostenibilità assumere una crescente centralità nel dibattito e nei processi decisionali ai vari livelli di governo, soffermandosi sui bisogni emergenti e sulle scelte politiche adottate per farvi fronte. Dopo una prima panoramica generale sulla povertà, ne vengono illustrate due dimensioni particolarmente rilevanti rispetto alla fase contingente: l’accesso ai beni energetici e l’accesso a strumenti e competenze digitali. In seguito si trattano due bisogni più “tradizionali” ma relativamente ai quali gli eventi recenti, in particolare le risorse del PNRR, hanno posto nuovi orizzonti e interrogativi: la sanità e l’invecchiamento della popolazione. La sezione conclusiva del capitolo, infine, ricompone la discussione nella cornice del trilemma della sostenibilità
The European Youth Guarantee: What Viability for Southern Member States? Evidence from Italy
Affecting more than 5 million young people, youth unemployment in Europe has
reached unprecedented levels. In order to tackle the problem, the European
Union has recently introduced the Youth Guarantee, a program aimed at encouraging
Member States to: establish strong partnerships with stakeholders; ensure
early intervention by employment services and other partners supporting young
people; adopt measures to enable labour integration; and make full use of the
European Social Fund and other structural EU funds.
How incisive can the Youth Guarantee be for Southern European countries? The
Italian example can contribute to offering answers through the discussion of three
major arguments. First, Southern Member States are suffering from unemployment
that is generally spread throughout the population, rather than being affecting
only young people. How can they be offered new jobs if the whole economy is
structurally weak? Secondly, the sub-national level lacks competencies and services
to manage and implement Youth Guarantee schemes. Lastly, the financial constraints
posed by austerity measures rule out the possibility to make all necessary
adjustments at the national level through an increase in social expenditure.
In conclusion, the paper argues that, when implementing a European policy such
as the Youth Guarantee, the differences between countries have to be taken into
account, rather than producing a “one-size-fits-all” policy solution. Otherwise, the
Youth Guarantee risks to fail and exacerbate the division between a “good” and a
“bad” Europe, as well as to perpetuate the Mediterranean model of welfare that
sees families as the main source of welfare provision
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