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Introduzione
Nell'introduzione al volume dedicato, gli autori ricostruiscono da un lato il contesto culturale e di ricerca che accompagna nel secondo dopoguerra la nascita dell'insegnamento universitario del cinema e dell'audiovisivo in Italia, dall'altro il panorama degli studi sul tema più generale della storia istituzionale della disciplina filmologica
Hermann Häfker: il cinematografo come sguardo utopico sul mondo
This contribution illuminates the work of German fi lm critic pioneer Hermann Häfker, who dedicated an influential essay to the relation between film and geography (Kino und Erdkunde) as early as in 1914.
Häfker was active in the German movement for a film reform since the fi rst decade of the Twentieth century, and Kino und Erdkunde, on the one hand, represents a passionate defense of an educational use of film in schools and public institutions, expressing the most progressive debates of contemporary cultural life, but, on the other hand, it shows the ideological limits and anxieties of a utopian and positivist “geographical” thinking just at the dawn of WWI crisis
Perché noir. Come funziona un genere cinematografico
Il noir o neo-noir è una cifra dell immaginario mediale in tutto il mondo. Il volume di Massimo Locatelli intende chiarire cos è e come si forma un genere cinematografico, quali sono i meccanismi che lo rendono vitale e perché può scomparire, rimanere sotto traccia e ricomparire dopo decenni con nuova forza: proprio l esempio del noir, comunemente riconosciuto come il più specificamente cinematografico tra tutti i generi, è particolarmente efficace e affascinante.
Ogni capitolo racconta da un lato un momento successivo della sua storia classica nell'età dell'oro hollywoodiana, ma dall altro lo utilizza per approfondire un particolare aspetto o problema storico-teorico. Sulla base del caso concreto e vitalissimo del noir e della vasta letteratura che lo ha eletto a oggetto di studio, si affrontano e chiariscono allora di volta in volta le radici intermediali dei generi, i modelli della loro categorizzazione e definizione, i problemi della periodizzazione e delle mappature di campo, i processi di generificazione nella produzione e nella distribuzione, le peculiarità dello stile, le logiche della narrazione e dell'intertestualità, le dimensioni sociali e culturali, la ricezione e il consumo, offrendo così infine un panorama ampio e articolato del fenomeno generico, condizione necessaria per la sua comprensione ieri come oggi
Il cinema italiano del dopoguerra tra alta fedeltà e stereofonia
Scopo di questo saggio è quello di definire il rapporto tra cinema e musica in Italia nei suoi aspetti legati specificamente alla riproduzione del sonoro, a partire dalla ricostruzione dell'assetto base della nostra industria cinematografica nell'immediato dopoguerra, dapprima sulla base del modello dell'alta fedeltà, successivamente attraverso il lancio della stereofonia in sala nel 1953 e infine con la diffusione di quest'ultima tecnologia, alla fine del decennio, nelle case e negli spazi pubblici dedicati all'intrattenimento.
Si vedrà allora come nel settore della riproduzione sonora il cinema abbia conosciuto forme moderne di organizzazione, legate non semplicemente alla vecchia impresa famigliare, o a figure autoreferenziali come i grandi produttori di Cinecittà; e come, dal punto di vista dei consumi, il lancio della stereofonia abbia spostato l'interesse dell'utente dalla tecnologia e dal contenuto sonoro al proprio spazio di vita, facendo emergere comportamenti di consumo ancora molto differenziati socialmente ma che assieme è un momento di forti contraddizioni iniziano a definirsi come stili esperienziali
La rappresentazione filmica della demenza. Problemi di linguaggio e problemi di metodo.
Il saggio si confronta con i problemi aperti dalle diverse rappresentazioni culturali della demenza e dell'infermità in età senile, sulla scorta dell'analisi di due titoli recenti della produzione cinematografica italiana, allo scopo di individuare e problematizzare i modelli e le pratiche dominanti nel discorso mediale contemporaneo sulla terza età
I mille fiori blu: archeologia del dispositivo
Nella cultura di lingua tedesca a cavallo del 1900 si incrociano una serie di modelli di ridefinizione della soggettività decisivi per la posterità. Questo contributo mira a collocare in questo contesto la cultura nascente del cinema, e a capire come l’idea stessa di dispositivo sviluppatasi nei decenni successivi sia in fondo legata a quegli antichi incontri. Come casi di studio, sono chiamati in causa autori dal profilo diverso, come il filosofo Raphael Seligmann, il fisico Ernst Mach, lo psicologo sperimentale Karl Marbe, il giornalista Friedrich Huth e il critico d’arte Otto August Lux.Aim of my contribution is to delve into the origins of the notion of apparatus in Wilhelmine Germany, starting from the writings on film of different authors of the period, like philosopher Raphael Seligmann, scientist Ernst Mach, psychologist Karl Marbe, journalist Friedrich Huth and art critic Otto August Lux. Key concept reveals to be the concept of projection, variously considered as a symbolic, empathetic, prosthetic definition of our technical view of the world in the age of cinema
Cultura materializzata nel corpo. Anita Berber e Valeska Gert
Il rapporto tra cinema e danza offre una chiave di lettura fondamentale per la comprensione dell'immaginario mediale nel Novecento, ma rimane poco studiato. Il saggio presenta come casi di studio esemplari le figure delle attrici, ballerine e performer espressioniste Valeska Gert e Anita Berber
Leni e le altre. Appunti su un bagliore di modernità
Il saggio breve in onore di Leonardo Quaresima vuole mettere alla prova della cultura visiva della danza, così importante nella cinematografia tedesca della prima metà del Novecento, il modello della "modernità reazionaria" proposto dallo stesso Quaresima nel 1994 come chiave di lettura fondamentale per capire l'universo filmico nazionalsocialista. Il caso Riefenstahl, molto studiato per la carriera registica dell'attrice, si rivela interessante anche dal punto di vista della sua performance attoriale di danza: come altre protagoniste di quegli anni, come la Roekk, Riefenstahl affronta il modello americano di cinema altamente performativo, e ipoteticamente (Aschied 2003) ne propone un'appropriazione e una localizzazione nazionale - ma rivelando infine una inadeguatezza fisica e tecnica ineludibili e rivelatorie della forzatura e contraddittorietà del progetto
Il cinema che non invecchia. Note su "Amour" di Michael Haneke
Il saggio presenta un'analisi del film Amour di Michael Haneke, film pluripremiato e apprezzato e insieme dalla critica e dal pubblico soprattutto per la sua capacità di affrontare i temi della terza età, della malattia e del fine vita. L'analisi di questo titolo mira a pensare in via più generale al cinema come luogo di coinvolgimento emotivo pieno e maturo, in cui sostanzialmente mettiamo di volta in volta alla prova la nostra capacità di comprendere gli stati d'animo dell'altro, e in cui la terza età può essere compresa e a sua volta comprendere
I bimbi di Lewin. Immagini mediali, percezione della realtà, agire sociale
Kurt Lewin, considered the founder of contemporary social psychology, as a young scholar at the end of the ‘20s used to film with an amateur camera the children whose behaviour he was interested in, and from these observations he worked out some of his seminal reflections about the way we build our field of experience [Lebensraum]. This paper aims, on the one hand, to illustrate how Lewin’s social psychology could be indebted to modernist film culture, at least for what refers to his “field” theory, where a “visible” behaviour is basically involved. On the other hand, my contribution aspires to rediscover Lewin’s long-forgotten view and use of the film medium, even if it was secondary in his career. His approach will reveal to be noteworthy not only for the purposes of a cultural history of film and media, investigating the influence of Gestalt psychology on the modernist debate, but also as a tool to understand the constraints posed by contemporary audiovisual media, partially explaining how we can get into some kind of order the fragmentary, modular, multilayered images of the digital era as well as our daily multimedia environment
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