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D. Salottolo, M. Cosenza, L. Lo Sapio, Introduzione a Sars-CoV-2: riflessioni e spunti di indagine su un evento epocale
REFLECTIONS ON AN EPOCHAL EVENT
In December 2019, the city of Wuhan in Hubei
became the epicenter of an unprecedented health
crisis. SARS-CoV-2 is marking a watershed
moment for sapiens. On the one hand, we are
facing the most serious health emergency of the
21st century, on the other hand we are beginning
to experience the negative effects of our
development models that do not take into account
the welfare of non-human animals and the
systemic effect that our actions have on the
balance of the biosphere. In the contributions
hosted in this Dossier, the plurality of issues
raised by SARS-CoV-2 comes to light clearly and
distinctly. From bioethical questions to
biopolitical issues, including an in-depth
examination of the effects that the pandemic is
having on society and on the capacity for selfperception of sapiens, we try to shed light on the countless consequences that this pandemic
is bringing with i
Due parole sull’Onegin di Lo Gatto
A short analysis of the most celebrated italian translation of Pushkin's "Eugene Onegin
I modelli animali per lo studio della depressione
Il disturbo depressivo maggiore, o depressione maggiore, è una delle principali cause di disabilità nel mondo ed è caratterizzato da singoli, ricorrenti o cronici episodi di tristezza profonda, perdita della motivazione, dell’interesse e del piacere. A questi si aggiungono spesso sintomi secondari quali ansia, disturbi del sonno, perdita di peso, alterazioni cognitive e psicomotorie. Ne risulta una grande eterogeneità nella sintomatologia cui si associa un alto grado di variabilità individuale. Di origine multifattoriale, la depressione è stata associata ad alterazioni neurobiologiche di diversa natura, e questo in parte spiega l’alta percentuale di resistenza ai trattamenti antidepressivi convenzionali, principalmente atti ad aumentare la trasmissione monoaminergica (Noradrenalina, Dopamina e Serotonina).
La grande varietà di manifestazioni cliniche che la caratterizzano, nonché l’eterogeneità eziologica suggeriscono che la depressione, così come definita dal DSM-V, possa in realtà racchiudere in sé uno spettro di sottotipi che richiederebbero uno studio indipendente e degli interventi terapeutici ad hoc. In questo scenario, l’uso dei modelli animali si impone più che mai come strategia necessaria per la comprensione dei diversi meccanismi patogenetici, nonché per lo sviluppo di nuovi trattamenti terapeutici. Ciononostante, per la sua stessa natura multiforme, lo sviluppo di un modello animale univoco che riproduca in modo esaustivo tutti gli aspetti della depressione è praticamente irrealizzabile. A rendere difficoltoso il passaggio dal modello animale alla ricerca clinica, inoltre, è il fatto che la diagnosi psichiatrica ad oggi può avvalersi solo di strumenti self-reports soggetti a valutazioni soggettive dello psichiatra, piuttosto che a misure oggettive quali ad esempio dei biomarcatori, che supporterebbero la validazione del modello. Inoltre, l’applicazione dei criteri diagnostici del DSM-V nella valutazione del comportamento simil-depressivo dell’animale può essere molto problematica quando si considerano sintomi chiave del disturbo, quali ad es. l’ideazione suicidaria, o la sua natura di disturbo ricorrente che non sono osservabili nè riproducibili negli animali. Queste difficoltà hanno contribuito ad animare il dibattito sulla reale utilità dei modelli animali di depressione e sulla loro validità traslazionale, non tenendo conto del fatto che i modelli animali non sono ideati per rappresentare la condizione patologica umana nella sua interezza e complessità ma, piuttosto, a rappresentare degli aspetti specifici della depressione, che ci consentano di comprendere i meccanismi neurobiologici essenziali allo sviluppo ed all’espressione della patologia.
Un nuovo slancio all’utilizzazione del roditore per lo studio della depressione è stato dato in questo senso dall’introduzione del sistema dell’Research Domain Criteria (RDoC) nella classificazione degli stati psicopatologici.
Sviluppato dal National Institute of Mental Health, l’RDoC rappresenta un tentativo di creare un sistema di classificazione sperimentale di stati psicopatologici in una dimensione trans-nosografica, basata su evidenze scientifiche eziologiche e patofisiologiche. Questo nuovo approccio mira ad estendere la ricerca clinica oltre la mera valutazione dei sintomi soggettivi, per direzionarla verso una diagnosi basata su misure oggettive neurobiologiche e genetiche. Secondo l’RDoC, infatti, la stessa diagnosi riferita ad un gruppo di pazienti molto eterogenei viene destrutturata e categorizzata in “cluster” più omogenei sulla base di alterazioni neurobiologiche misurabili ottenute, ad esempio, mediante tecniche di imaging e neurofisiologia.
Il sistema dell’RDoC si sviluppa su una matrice bidimensionale che collega i cambiamenti neurobiologici descritti su più livelli con domini comportamentali ben definiti, rappresentati come unità indipendenti nel generare il rischio patogenetico. Sull’asse orizzontale della matrice sono presenti sei unità di analisi, in ordine di complessità: molecole, cellule, circuiti, fisiologia, comportamento e self-reports. Sull’asse verticale vengono descritti sei domini psicobiologici, poi ulteriormente suddivisi in costrutti misurabili: i sistemi della valenza negativa (ad esempio quelli che coordinano le risposte a situazioni avverse quali la minaccia e la perdita), i sistemi della valenza positiva (quali l’approccio motivazionale o la risposta alla gratificazione), i processi cognitivi, i processi sociali, i sistemi di regolazione dell’attività cerebrale e dell’arousal ed il sistema somatosensoriale. All’interno di questa classificazione, la depressione con i suoi sintomi primari può ricadere principalmente entro due domini: sistemi della valenza negativa per il costrutto della reazione alla perdita (ad esempio motivazione, anedonia), e sistemi della valenza positiva per diversi costrutti legati alla motivazione.
Rivisitare la ricerca preclinica seguendo il nuovo sistema dell’RDoC vuol dire non più cercare di rappresentare un modello di patologia come la depressione nella sua complessità, quanto piuttosto destrutturarlo in sotto-modelli specifici capaci di rappresentare distinti costrutti comportamentali come conseguenza di specifiche alterazioni neurobiologiche o genetiche.
Ecco perché oggi più che di “modelli animali di depressione” è preferibile parlare di “modelli animali per lo studio della depressione”
Simultaneous measurement of 1.25-dihydroxy-vitamin D, 24.25-dihydroxy-vitamin D and 25-hydroxy-vitamin D from a single two milliliters serum specimen. Preliminary clinical application
A simple method for extraction, purification and separation of the principal vitamin D metabolites from a single serum sample is described. The method involved extraction of serum with acetonitrile followed by a first purification employing C-18 Sep-pak cartridges eluted with methanol/water and acetonitrile. Final separation before assay was carried out by high pressure liquid chromatography. 1.25-dihydroxy-vitamin D was measured with radioimmunoassay using an antiserum (S11) with high selectivity for 1 alpha-OH function of the hormone at a final dilution of 1:100,000. 24.25-dihydroxy-vitamin D and 25-hydroxy-vitamin D were measured employing a competitive binding assay with normal rat serum at a final dilution of 1:10,000 as source of binding protein. The mean (+/- SD) serum 1.25-dihydroxy-vitamin D, 24.25-dihydroxy-vitamin D and 25-hydroxy-vitamin D concentrations for a group of healthy subjects were 50.4 +/- 17.3 pg/ml, 2.3 +/- 2.6 ng/ml and 20.8 +/- 12.3 ng/ml, respectively. 1.25-dihydroxy-vitamin D concentrations were low or undetectable in patients on dialysis or with mild renal failure. High 1.25-dihydroxy-vitamin D levels were found in 2 out of 17 patients with primary hyperparathyroidism. In 4 normal subjects treated for two weeks with large doses of 25-hydroxy-vitamin D, serum 25-hydroxy-vitamin D rose from 12.5 ng/ml to 119 ng/ml and from 0.89 ng/ml to 15 ng/ml, respectively; no changes in the 1.25-dihydroxy-vitamin D assay were found
I modelli animali per lo studio della depressione
Il disturbo depressivo maggiore, o depressione maggiore, è una delle principali cause di disabilità nel mondo ed è caratterizzato da singoli, ricorrenti o cronici episodi di tristezza profonda, perdita della motivazione, dell’interesse e del piacere. A questi si aggiungono spesso sintomi secondari quali ansia, disturbi del sonno, perdita di peso, alterazioni cognitive e psicomotorie. Ne risulta una grande eterogeneità nella sintomatologia cui si associa un alto grado di variabilità individuale. Di origine multifattoriale, la depressione è stata associata ad alterazioni neurobiologiche di diversa natura, e questo in parte spiega l’alta percentuale di resistenza ai trattamenti antidepressivi convenzionali, principalmente atti ad aumentare la trasmissione monoaminergica (Noradrenalina, Dopamina e Serotonina).
La grande varietà di manifestazioni cliniche che la caratterizzano, nonché l’eterogeneità eziologica suggeriscono che la depressione, così come definita dal DSM-V, possa in realtà racchiudere in sé uno spettro di sottotipi che richiederebbero uno studio indipendente e degli interventi terapeutici ad hoc. In questo scenario, l’uso dei modelli animali si impone più che mai come strategia necessaria per la comprensione dei diversi meccanismi patogenetici, nonché per lo sviluppo di nuovi trattamenti terapeutici. Ciononostante, per la sua stessa natura multiforme, lo sviluppo di un modello animale univoco che riproduca in modo esaustivo tutti gli aspetti della depressione è praticamente irrealizzabile. A rendere difficoltoso il passaggio dal modello animale alla ricerca clinica, inoltre, è il fatto che la diagnosi psichiatrica ad oggi può avvalersi solo di strumenti self-reports soggetti a valutazioni soggettive dello psichiatra, piuttosto che a misure oggettive quali ad esempio dei biomarcatori, che supporterebbero la validazione del modello. Inoltre, l’applicazione dei criteri diagnostici del DSM-V nella valutazione del comportamento simil-depressivo dell’animale può essere molto problematica quando si considerano sintomi chiave del disturbo, quali ad es. l’ideazione suicidaria, o la sua natura di disturbo ricorrente che non sono osservabili nè riproducibili negli animali. Queste difficoltà hanno contribuito ad animare il dibattito sulla reale utilità dei modelli animali di depressione e sulla loro validità traslazionale, non tenendo conto del fatto che i modelli animali non sono ideati per rappresentare la condizione patologica umana nella sua interezza e complessità ma, piuttosto, a rappresentare degli aspetti specifici della depressione, che ci consentano di comprendere i meccanismi neurobiologici essenziali allo sviluppo ed all’espressione della patologia.
Un nuovo slancio all’utilizzazione del roditore per lo studio della depressione è stato dato in questo senso dall’introduzione del sistema dell’Research Domain Criteria (RDoC) nella classificazione degli stati psicopatologici.
Sviluppato dal National Institute of Mental Health, l’RDoC rappresenta un tentativo di creare un sistema di classificazione sperimentale di stati psicopatologici in una dimensione trans-nosografica, basata su evidenze scientifiche eziologiche e patofisiologiche. Questo nuovo approccio mira ad estendere la ricerca clinica oltre la mera valutazione dei sintomi soggettivi, per direzionarla verso una diagnosi basata su misure oggettive neurobiologiche e genetiche. Secondo l’RDoC, infatti, la stessa diagnosi riferita ad un gruppo di pazienti molto eterogenei viene destrutturata e categorizzata in “cluster” più omogenei sulla base di alterazioni neurobiologiche misurabili ottenute, ad esempio, mediante tecniche di imaging e neurofisiologia.
Il sistema dell’RDoC si sviluppa su una matrice bidimensionale che collega i cambiamenti neurobiologici descritti su più livelli con domini comportamentali ben definiti, rappresentati come unità indipendenti nel generare il rischio patogenetico. Sull’asse orizzontale della matrice sono presenti sei unità di analisi, in ordine di complessità: molecole, cellule, circuiti, fisiologia, comportamento e self-reports. Sull’asse verticale vengono descritti sei domini psicobiologici, poi ulteriormente suddivisi in costrutti misurabili: i sistemi della valenza negativa (ad esempio quelli che coordinano le risposte a situazioni avverse quali la minaccia e la perdita), i sistemi della valenza positiva (quali l’approccio motivazionale o la risposta alla gratificazione), i processi cognitivi, i processi sociali, i sistemi di regolazione dell’attività cerebrale e dell’arousal ed il sistema somatosensoriale. All’interno di questa classificazione, la depressione con i suoi sintomi primari può ricadere principalmente entro due domini: sistemi della valenza negativa per il costrutto della reazione alla perdita (ad esempio motivazione, anedonia), e sistemi della valenza positiva per diversi costrutti legati alla motivazione.
Rivisitare la ricerca preclinica seguendo il nuovo sistema dell’RDoC vuol dire non più cercare di rappresentare un modello di patologia come la depressione nella sua complessità, quanto piuttosto destrutturarlo in sotto-modelli specifici capaci di rappresentare distinti costrutti comportamentali come conseguenza di specifiche alterazioni neurobiologiche o genetiche.
Ecco perché oggi più che di “modelli animali di depressione” è preferibile parlare di “modelli animali per lo studio della depressione”
La proposition comme gnomon discret du langage. Le point de vue d’Aristote et de Wittgenstein
On appelle gnomon une partie d''une totalité qui, dès qu''on 1''ajoute ou la soustrait à celle-là, reproduit une figure semblable à la totalité dont elle est une partie : le tout et les parties dont elle est composée se trouvent donc dans une relation qu''on dit de self-similarity. On présente la définition qu’en fournit Euclide dans les “Elements”. La relation entre la proposition (la totalité) et les mots qui la composent est une relation gnomonique: les mots sont des propositions condensées et, pour cela, semblables aux propositions dont its font partie. La thèse trouve ses argumentations dans la reflexion d''Aristote et de Wittgenstein. La définition aristotélicienne de la métaphore est présentée en tant qu''exemple de relation gnononique
Lo studio delle criticità d'esercizio nella rete ferroviaria, a causa di ostacoli, di forme diverse, attraverso problemi geometrici di tipo Laplace
Le normali condizioni di funzionamento della rete ferroviaria possono essere talvolta compromesse in esercizio da situazioni particolari che non consentono, a causa di ostacoli lungo la linea, l’ordinaria circolazione dei mezzi. In tali condizioni di criticità, occorre allora opportunamente individuare appositi itinerari alternativi per assicurare con efficacia l’effettuazione del servizio del trasporto al previsto recapito finale, per ciascuna delle relazioni Origine-Destinazione O-D interessate dall’evento esaminato. Dal punto di vista metodologico il problema è stato affrontato facendo ricorso alla teoria delle probabilità geometriche. Si è considerato il grafo rappresentativo della rete come un insieme di figure geometriche formanti appositi reticoli R nello spazio geometrico di riferimento e ci si è serviti di particolari corpi-test (modelli matematici), rappresentativi dei treni, per studiare il relativo moto di R e le eventuali interferenze su di essi generati da ostacoli (di forma e dimensioni prefissate) lungo il percorso O-D
MeSH term explosion and author rank improve expert recommendations
Information overload is an often-cited phenomenon that reduces the productivity, efficiency and efficacy of scientists. One challenge for scientists is to find appropriate collaborators in their research. The literature describes various solutions to the problem of expertise location, but most current approaches do not appear to be very suitable for expert recommendations in biomedical research. In this study, we present the development and initial evaluation of a vector space model-based algorithm to calculate researcher similarity using four inputs: 1) MeSH terms of publications; 2) MeSH terms and author rank; 3) exploded MeSH terms; and 4) exploded MeSH terms and author rank. We developed and evaluated the algorithm using a data set of 17,525 authors and their 22,542 papers. On average, our algorithms correctly predicted 2.5 of the top 5/10 coauthors of individual scientists. Exploded MeSH and author rank outperformed all other algorithms in accuracy, followed closely by MeSH and author rank. Our results show that the accuracy of MeSH term-based matching can be enhanced with other metadata such as author rank
L’ITALIANO L2 PER LO STUDIO: UN PERCORSO DIDATTICO PER STUDENTI UNIVERSITARI
I corsi per studenti stranieri che integrano l’apprendimento linguistico e disciplinare rappresentano una risorsa per le università italiane, in quanto garantiscono una formazione efficace in italiano L2 e specifica nella materia di studio. Nel contributo si illustra, si analizza e si commenta la proposta offerta da un corso di italiano per fini di studio specifici – le Esercitazioni di Linguistica generale per studenti cinesi – attivo presso l’Università Cattolica del Sacro Cuore, al fine di costruire e condividere delle buone pratiche didattiche
EDUCARE NELLA RELAZIONE. IL RUOLO DELLA DIMENSIONE COMUNICATIVA E SOCIO-AFFETTIVA IN DIDATTICA
Il contributo si interessa della dimensione più sfuggente dell’agito didattico: la dimensione relazionale e comunicativa. Lo scopo è quello di sottolineare i processi complessi coinvolti nella comunicazione didattica, attraverso l’individuazione di teorie e criteri utili ad interpretare e gestire in maniera competente tali processi in riferimento alla gestione dello scambio interpersonale. Il contributo intende rappresentare, pertanto, un approfondimento utile per quei professionisti (insegnanti, educatori) che abbiano la necessità di essere introdotti alle dinamiche di fondo che sottendono la complessità della relazione educativa al fine di acquisire alcuni tra gli elementi di base della riflessione scientifica circa le azioni connesse alle pratiche d’insegnamento
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