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    Quel che resta del passato

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    Qual è dunque il ruolo della memoria pubblica nella società contemporanea? E ancora: possiamo distinguere e marcare la funzione politica e sociale delle memorie pubbliche da quella delle memorie individuali? Questi sono alcuni degli interrogativi che attraversano i saggi raccolti in questo volume. Alcuni di essi sono stati pubblicati in una versione precedente in inglese nel Routledge International Handbook of Memory Studies, altri invece sono del tutto inediti. La funzione di un libro come questo può essere proprio quella di invitarci a guardare di nuovo verso le teorie e le prospettive, con le quali la sociologia ci attrezza per aiutarci a comprendere questi fenomeni e i lenti processi di iscrizione nella sfera pubblica, che li accompagnano. La lentezza è un tratto fondamentale nel farsi delle memorie pubbliche. Come sociologi siamo interessati non tanto e non solo ai fatti eclatanti, ai grandi e repentini mutamenti nel discorso pubblico, ma piuttosto ai quei piccoli spostamenti e ai quei continui riaggiustamenti che iscrivono e cancellano pezzi del nostro passato nel grande bacino delle memorie pubbliche, collettive e individuali. Sono piccoli “strappi”, piccole variazioni che tuttavia cambiano le rotte e gli orizzonti d’attesa di una collettività. E’ l’analisi delle piccole tracce ciò che è in grado di rivelarci i grandi scenari del futuro: è proprio in quei microscopici processi di ridefinizione che i passati si sgretolano e i futuri si ricostruiscono

    Una memoria “incompiuta”: la strategia della tensione in Italia (1969-1993) e la strage di Piazza Fontana a Milano

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    Dopo aver fatto riferimento al contesto più generale della strategia della tensione, questo capitolo analizza il caso della strage di Piazza Fontana, avvenuta a Milano il 12 dicembre 1969. Questa strage diede inizio ad un periodo oscuro nella recente storia italiana. Il capitolo esamina le differenti forme culturali assunte dalla memoria pubblica di Piazza Fontana al fine di analizzarne la rispettiva rilevanza e visibilità nella sfera pubblica e per mettere in luce i processi di negoziazione fra i diversi gruppi sociali che in passato e ancora oggi competono per fissare e legittimare la versione pubblica di questo evento. In particolare, questo saggio documenta il ruolo assunto dall’associazione dei familiari delle vittime nell’inscrizione di questo attacco terroristico nel discorso pubblico italiano

    Sociologie della memoria. Verso un'ecologia del passato

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    Esiste un modo ecologico di affrontare i traumi del nostro passato? Che cosa rende ancora presente un passato? Questo libro è un affresco sui temi della memoria pubblica e del lutto individuale e collettivo: dalla II guerra mondiale alla “strategia della tensione”, dai massacri del Sudest asiatico ai terremoti in Giappone, dall’11 settembre ai traumi della Cina. Se per le vittime dimenticare è un diritto, per una collettività ricordare è un dovere. Questo libro parla di assenze, vuoti e silenzi: esso dà voce a chi è senza parola, dà corpo agli invisibili, restituisce giustizia e onore agli insepolti

    Sull’estetizzazione della sfera pubblica italiana: prefazione

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    Questa ricerca di Lia Luchetti sulle traiettorie politiche e sociali della memoria pubblica della strage di Piazza Fontana documenta ancora una volta ciò che ho sostenuto a più riprese e cioè che è in atto da decenni un processo di estetizzazione della sfera pubblica italiana, in quanto - laddove si sono inceppati i tribunali - hanno preso parola artisti ed artiste, registi e registe (teatrali e cinematografici), musicisti e musiciste, scrittrici e scrittori. Ha ragione Claudia Pinelli quando, nella sua lettera riportata nelle pagine che seguono, scrive che “l'arte ha dato voce a chi voce non aveva”

    Intervista con Lia Luchetti su “Sociologie della memoria. Verso un’ecologia del passato”

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    Da molti anni il dibattito internazionale sui memory studies ha messo a tema il cosiddetto “memory work”, cioè quel complesso e delicato insieme di processi, a cui la società civile e le istituzioni pubbliche sono chiamate a contribuire quando un passato traumatico e controverso richiede di essere collettivamente rielaborato. Con il termine “memory work” possiamo indicare proprio questi processi di progressivo sgretolamento e riaggiustamento del passato. Dalla scuola di Yale in poi, le teorie del cultural trauma hanno rappresentato un tratto distintivo di qualsiasi studio e/o ricerca su questi temi. Tuttavia, sul concetto di passato continua a prevalere una diffusa convinzione che anche le riflessioni più autorevoli non sono riuscite a scalfire: i passati, soprattutto quelli che “non passano” - quelli traumatici che segnano irrimediabilmente una comunità, marcandone indelebilmente l’identità sociale - sono percepiti come granitici, solidi, immutabili, oggettivati una volta per sempre nella coscienza collettiva e, oserei dire, universale. E in qualche misura è vero, lo sono. L’Olocausto, le stragi terroristiche, i disastri naturali, tutti questi eventi e molti altri ci paiono “pietre”, macchie indelebili nel tessuto connettivo della nostra società civile che chiede, anzi reclama, di essere “riparato”

    Abiti che fanno opinione

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    Questo capitolo esplora la possibilità di guardare alla moda facendo riferimento ad alcune categorie analitiche centrali per l’analisi dei fenomeni artistici. Dal punto di vista sociale, l’interconnessione crescente nelle grandi città della moda tra sistema moda e sistema arte rende tale convergenza assai plausibile. Ci sono molti modi di esplorare questa contiguità: ad esempio, si potrebbe utilizzare la tradizionale classificazione delle arti elaborata da Nelson Goodman (1976), per comprendere meglio le specificità del sistema moda e al contempo, da un punto di vista più pragmatico, si potrebbe indagare la capacità della moda di produrre e dare forma a nuovi valori e al cambiamento sociale, confrontandone modalità e processi rispetto al sistema arte. Ci si potrebbe interrogare sul modo in cui si producono le carriere nel sistema della moda e comparare tali percorsi con quelli che caratterizzano il mondo dell’arte. Un altro punto di vista, alternativo ma complementare, potrebbe indagare il modo in cui le istituzioni moda letteralmente preconfezionano i significati e i valori associati a un certo brand e, di conseguenza, ai vestiti a esso connessi. Di tutti i punti di vista che potremmo esplorare abbiamo scelto di indagarne due tra loro interconnessi: il piano più analitico-teorico – suggerito da un tradizionale saggio di Nelson Goodman (1976) – e quello più pragmatico legato alla capacità del sistema moda di diventare interlocutore attivo e credibile nei discorsi pubblici nazionali e internazionali. In particolare, questo secondo piano è analizzato facendo riferimento alla capacità della moda di divenire laboratorio culturale e luogo e spazio di innovazione sociale al pari di molte tendenze del mondo artistico contemporaneo. Può un abito produrre un mutamento di valori diffuso? Può un brand commerciale, che ha come sua finalità primaria la produzione di un’identità commerciale mirata a produrre profitto, riuscire a combinare in una logica virtuosa mercato, mondo dei valori e stilidi consumo

    An "unaccomplished memory": the strategy of tension in Italy (1969-1993) and Piazza Fontana bombing in Milan (December 12, 1969)

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    In Italy the ‘strategy of tension’ period represents a still very obscure time in country’s recent history. The terrorist attacks that took place from 1969 to 1993 have never been included in the Italian public discourse. Can one imagine that this is due to various forms of instigated amnesia? It seems to be an ‘unaccomplished memory’ that could never be inscribed in the international public discourse. When ‘State Terror’ occurred in Italy, access to legal and political arenas was systematically denied and cultural trauma process could be performed only in aesthetic arenas. After addressing the hypothesis of the role played by international secret services (especially CIA) in the Italian ‘strategy of tension’, the chapter focuses on a case study of the first Italian terrorist attack happened in Piazza Fontana (Milan, 12 December 1969) and analyses the social trajectories of this public memory

    La memoria pubblica dei crimini di guerra tedeschi in Italia (1943-1945): la fine della Seconda guerra mondiale narrata dal cinema

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    Questo capitolo si colloca all’interno di un consolidato filone di studi - quello dei memory studies (Tota, Hagen, 2016) - ed è proprio a partire da tale prospettiva che esso si interroga sul possibile contributo che due film molto recenti hanno dato alla conoscenza pubblica di ciò che avvenne in Italia alla fine della Seconda guerra mondiale. Nel far ciò, tiene ovviamente conto dell’ampio dibattito, tuttora in corso, tra gli studiosi di film studies e gli storici sull’intersezione tra cinema e storia. Questo capitolo considera specificamente la memoria pubblica di due massacri: Marzabotto e Sant’Anna di Stazzema. Si tratta di crimini di guerra nazisti commessi nell’Italia centrale nel corso di due operazioni contro i partigiani italiani

    Going Beyond Counting First Authors in Author Co-citation Analysis

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    The present study examines one of the fundamental aspects of author co-citation analysis (ACA) - the way co-citation counts are defined. Co-citation counting provides the data on which all subsequent statistical analyses and mappings are based, and we compare ACA results based on two different types of co-citation counting - the traditional type that only counts the first one among a cited work's authors on the one hand and a non-traditional type that takes into account the first 5 authors of a cited work on the other hand. Results indicate that the picture produced through this non-traditional author co-citation counting contains more coherent author groups and is therefore considerably clearer. However, this picture represents fewer specialties in the research field being studied than that produced through the traditional first-author co-citation counting when the same number of top-ranked authors is selected and analyzed. Reasons for these effects are discussed
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