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    Leopardi e la traduzione. Teoria e prassi

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    Relatori: Johnny BERTOLIO, Leopardi e Si/emonide: il Volgarizzamento della Satira sopra le donne; Elisabetta BROZZI, Le traduzioni nel Saggio sopra gli errori popolari degli antichi (1815); Valerio CAMAROTTO, Per un Leopardi “storico” della traduzione; Fabio CAMILLETTI, Lo pseudo-Longino, Montesquieu e l’alchimia dell’effetto poetico nello Zibaldone; Ermanno CARINI/Sergio SCONOCCHIA, Dalla poesia di Orazio alle Operette morali di Isocrate: Giacomo Leopardi storico e teorico della traduzione; Federico CONDELLO; Leopardi traduttore-filologo (e plagiario): sulla Batracomiomachia e qualche altra versione classica; Paola CORI, Dinamiche della parola nell’Epistola di Francesco Petrarca al cardinal Giovanni Colonna; Giulia CORSALINI, La traduzione del secondo libro dell’ Eneide: Alfieri e Leopardi; Tatiana CRIVELLI; “Quasi una traduzione”. Leopardi e il volgarizzamento dei classici italiani ; Franco D’INTINO Le altre “operette” (greche) di Leopardi. Volgarizzare e moralizzare tra 1823 e 1827; Giulio FERRONI, “Lo scrittore è un traduttore”: la traduzione come coscienza della poesia e del pensiero; Rosalba GALVAGNO, La traduzione di un’elegia dell’esilio e altre risonanze ovidiane in Giacomo Leopardi; Christian GENETELLI, Le due lettere leopardiane alla «Biblioteca Italiana» (7 maggio e 18 luglio 1816); Patrizia LANDI, Una fonte linguistica e un repertorio di immagini per i Canti: la traduzione degli Idilli di Mosco; Gilberto LONARDI, Per l’Anacreonte leopardiano. Il celeste dono “alla sua Donna”; Manuela MARTELLINI, Il simulare, la vanità della vita, gli inganni. Leopardi e Teofrasto; Laura MELOSI, Traduzioni reali e immaginarie nelle Operette morali; María de las Nieves MUÑIZ MUÑIZ, Traduzione, imitazione, riscrittura nei Canti di Leopardi; Bruno NACCI, La teoria della traduzione in Giacomo Leopardi: ermeneutica o imitazione?; Massimo NATALE, Leopardi traduttore di Teocrito e Mosco; Sebastian NEUMEISTER, Leopardi e la teoria romantica della traduzione; Pantaleo PALMIERI, «Del modo di ben tradurre... ne parla più a lungo chi traduce men bene». Leopardi e la Scuola classica romagnola: affinità e scarti; Emilio Pasquini, Leopardi fra traduzione e imitazione dalla specola di Carducci e di Pascoli; Domenico PAZZINI, Martirio de’ Santi Padri. Tre lingue a confronto; Antonio PRETE, Tradurre per interpretare/tradurre interpretando; Novella PRIMO, «Stretto fra lacci rosei». Leopardi tra vincoli della traduzione e desiderio di poesia negli Scherzi epigrammatici; Emilio SPECIALE, Quattro vite. Disegni di traduzion

    Leopardi e il ‘500

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    Il volume raccoglie gli Atti del Convegno Leopardi e il 500 organizzato da Paola Italia e Stefano Carrai all'Università degli Studi di Siena, con il contributo PAR PROGETTI 2006, dedicato allo studio dei rapporti tra Leopardi e la tradizione del Cinquecento. Se ne ricava una linea di lettura leopardiana non solo bembesca, ma fortemente ancorata alla sperimentazione e a un uso libero e consapevole della lingua letteraria

    Leopardi e il pensiero scientifico

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    Atti del convegno Leopardi e il pensiero scientifico, Roma 14-16 maggio 199

    Immaginazione, ricordanza e imitazione in Giacomo Leopardi e Paolo Marzolo

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    Il contributo vuole mostrare la comune matrice sensistica e 'ideologica' nel pensiero di Giacomo Leopardi e del medico padovano Paolo Marzolo (1811-1868), studioso poliedrico che incarna la figura leopardiana del 'filosofo linguista' (Zib. 2127). Nonostante il Marzolo citi il Recanatese principalmente per i suoi studi filologici, più profondamente entrambi condividono il riferimento al De rerum natura lucreziano, all'empirismo seicentesco inglese di Locke e al sensismo settecentesco francese di Condillac e degli idéologues. La presenza di tematiche comuni come il rapporto tra parola, sentimento e pensiero, il ruolo della facoltà imitativa e la sua stretta connessione con l’ambito mnemonico-sensoriale, costituiscono a livello storico, filosofico e linguistico la cartina al tornasole del background empiristico, materialistico e sensistico della cultura italiana primo-ottocentesca, che troverà successivamente un suo sviluppo nella formazione del pensiero positivista.The paper aims to show the common sensistic and 'ideological' root of Giacomo Leopardi’s and Paolo Marzolo’s thought. Both indeed share references to Lucretius’s De rerum natura, John Locke’s empirism, and Condillac’s sensism. The presence of common topics such as the relation between word, sentiment, and thought, as well as the role of the faculty of imitation and its connection with memory and senses, constitutes (historically, philosophically, and linguistically) a litmus test of the empiric, materialistic, and sensistic background of Italy in the early 19th century, which will later develop with positivism

    Leopardi e il ‘500

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    Il volume raccoglie gli Atti del Convegno Leopardi e il 500 organizzato da Paola Italia e Stefano Carrai all'Università degli Studi di Siena, con il contributo PAR PROGETTI 2006, dedicato allo studio dei rapporti tra Leopardi e la tradizione del Cinquecento. Se ne ricava una linea di lettura leopardiana non solo bembesca, ma fortemente ancorata alla sperimentazione e a un uso libero e consapevole della lingua letteraria.The volume contains the proceedings of the conference organized by Leopardi and the 500 Italian Paola and Stefano Carras at the University of Siena, with the contribution of PAR PROJECTS 2006 dedicated to the study of the relationship between Leopardi and the tradition of the sixteenth century. It is clear from a reading line Leopardi not only bembesca, but strongly anchored in the trial, and a free and conscious of the literary language

    Nell'alveo dell'immaginazione: Leopardi e Nietzsche tra poesia e filosofia

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    L’intento del lavoro che il presente testo riassume brevemente è condurre uno studio sui temi dell’immaginazione e della creazione poetica in Leopardi e Nietzsche, in relazione alle teorie gnoseologiche dei due pensatori. Per entrambi l’immaginazione è una facoltà fondamentale nell’universo conoscitivo umano: riveste un ruolo chiave nell’accezione della filosofia-poesia e giace alla sorgente dei concetti e del linguaggio. Da una parte il filosofo che si esprime per aforismi e che immagina come un poeta il protagonista della propria opera capitale, dall’altra il poeta che racchiude nei propri preziosissimi versi un insopprimibile anelito filosofico: probabilmente l’incontro principale tra Nietzsche e Leopardi avviene nel territorio di una poesia-filosofia dove l’arida ragione riconosce il primato della vivida e ben più potente immaginazione

    Leopardi e Solomòs nella ricerca del Sublime

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    Il contributo presenta una lettura parallela tra Leopardi e Solomòs e il loro approccio al concetto pseudolonginiano del Sublime

    Leopardi e Camus: "passeri solidali".

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    Dall'ultimo Leopardi e il Camus più maturo scaturisce una sorta di nuovo umanesimo, rivendicante una rinnovata dignità e un rinnovato rispetto da parte dell’uomo verso sé stesso e verso il suo simile; un umanesimo determinato, oltre che da un coraggio quasi stoico nell’affrontare la verità, da una volontà di riscatto rispetto ad una condizione esistenziale considerata drammatica. Scopritori e proclamatori di assurde e dolorose verità, Leopardi e Camus sollecitano un piano di azione/reazione che ad esse si ribelli, dimostrando una grandiosa fiducia nella grandezza dell'umanità e rifondando quella dignità che le appartiene. “Se è vero che la rivolta nasce dalla disperazione, è pur vero, ribadiamo, che essa non può realizzarsi senza una progettazione, senza la speranza” (Petrone) ; Camus e Leopardi riscattano la vita umana. E l'unico valore che essi possono contrapporre alla morte incalzante è l'amore per la vita. La passione per la vita, il disinganno sulla reale condizione umana, il coraggio di una rivolta solidale e costruttiva: questi i fondamenti del nuovo umanesimo rivendicato da Leopardi e Camus

    Il "primo tempo". Tra Leopardi e Tommaseo

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    Cronaca e stroia della prima fase dell'antimanzonismo, con la messa a fuoco di posizioni e di autori fondamentali, come il gruppo fiorentino della "Antoogia", Leopardi e Tommaseo
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