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    La condizione giovanile delle generazioni instabili. Corsi di vita e partecipazione in Campania

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    Negli studi sui giovani degli ultimi decenni le chiavi interpretative ricorrenti richiamano tratti identitari e percorsi biografici frammentati, precari, incerti e multiformi. Con l’obiettivo di approfondire gli elementi di instabilità che caratterizzano la condizione giovanile, il volume affronta i corsi di vita dei giovani attraverso l’analisi del raggiungimento delle tappe considerate dagli studi classici per l’identificazione delle fasi di transizione dalla giovinezza alla maturità – formazione, lavoro, indipendenza abitativa, creazione di una propria famiglia e genitorialità. Ampliando lo sguardo alla sfera relazionale e agli ambiti di riferimento in cui le giovani generazioni si esprimono e agiscono nello spazio pubblico, la seconda parte del lavoro è dedicata alle forme partecipative, all’impegno e all’attivismo civico. Dallo studio di tali dimensioni emergono fenomeni che, almeno in parte, mettono in discussione le rappresentazioni semplificate di un universo giovanile rassegnato e sconfitto dalla complessità e dall’instabilità della condizione attuale. Il contributo empirico offerto da un’indagine condotta sui giovani campani costituisce il cuore del lavoro e risponde all’intento di incrementare le basi della ricerca su questo campo di studi

    Nuove generazioni e ricerca sociale per le politiche giovanili. Percorsi dell'Osservatorio sulle Culture Giovanili in Campania.

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    I giovani sono una preziosa risorsa per la società: nel nuovo millennio, si ridefiniscono gli orientamenti e i programmi di intervento a favore dei giovani, dai documenti comunitari alle politiche giovanili regionali e locali. In un regime di instabilità dei progetti di vita, le istituzioni avvertono l’impellenza di agire sulla condizione giovanile per creare opportunità e strumenti di autonomia e, al tempo stesso, di partecipazione. Nel modello di rete delle politiche giovanili, insieme alle visioni di governance e di pianificazione territoriale, convergono prospettive di interconnessione e comunicazione per lo scambio di flussi e risorse informazionali, per la creazione di spazi progettuali, relazionali e espressivi, per lo sviluppo della creatività quale motore di innovazione e di cittadinanza culturale. Ciò richiede un differente impegno metodologico che faccia della ricerca sociale uno strumento di osserv-azione integrato nella programmazione e negli interventi. Su queste basi, l’Osservatorio regionale Culture Giovanili sviluppa in Campania approcci di ricerca-azione a supporto dei giovani, degli attori territoriali e del Settore Politiche Giovanili. Il lavoro esamina il metodo, gli studi, i progetti e le esperienze del primo biennio di attività

    Erving Goffman: formazione e percorsi di ricerca.

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    Il lavoro presenta un approfondimento delle componenti teoriche e metodologiche dell’opera di Goffman e indica alcune prospettive applicative dell’approccio empirico dello studioso. Il primo capitolo presenta una ricognizione volta a ricostruire una mappa generale delle esperienze di studio che hanno contribuito alla costruzione della prospettiva goffmaniana. Ripercorrendo le zone più battute, si sono rintracciati i sentieri segnati dall’antropologia sociale, dalla sociologia urbana, dall’approccio etnografico e dall’interazionismo simbolico – all’interno della cornice della Scuola di Chicago; al tempo stesso, le radici durkheimiane e jamesiane; i più maturi percorsi indicati dalla fenomenologia, seguiti anche dalla ricerca etnometodologica, e infine i passaggi importanti attraversati nella sfera linguistica. Il secondo capitolo procede seguendo i passi che Goffman compie nella ricerca sul campo. La riflessione sul suo metodo e la ricognizione del suo apparato concettuale vengono proposte come strumenti di orientamento utili per l’osservazione sul campo. Nell’area della ricerca non-standard, egli ricorre a varie forme di osservazione, adottando un approccio etnografico “naturalista” e situazionale. Altro tratto distintivo generale del metodo di Goffman è la ricerca di ciò che contrasta le aspettative. Questa caratteristica si manifesta attraverso l’uso di schemi interpretativi, concetti o termini, in campi diversi da quelli a cui tipicamente appartengono (prospettiva delle incongruenze); mediante il ricorso al metodo a contrario, che permette di rilevare continue e reciproche incursioni tra manifestazioni di normalità e di devianza; nell’interesse ad includere nell’osservazione il caso estremo, contro intuitivo o inusuale; nella sensibilità per i segnali contraddittori trasmessi dagli attori, per le rotture dei rituali e per le trasformazioni delle chiavi interpretative degli eventi. Le riflessioni metodologiche si estendono, inoltre, alla possibilità di formulare generalizzazioni a partire dalle situazioni osservate: sostenendo la rivalutazione del sapere pre-assertorio per il contributo essenziale alla conoscenza scientifica, Goffman sottolinea l’importanza delle attività di concettualizzazione e di classificazione, dichiarando entrambe obiettivi cognitivi primari dei propri studi. Nella seconda parte del lavoro vengono presentate due esperienze di ricerca condotte seguendo l’approccio e l’apparato concettuale di Goffman. Entrambe hanno assunto come oggetto di studio situazioni di interazione nell’ambito dei fenomeni comunicativi di interesse pubblico: nel primo caso, l’attività di ricerca è stata realizzata nel corso di un laboratorio didattico focalizzato sull’interazione televisiva; la seconda analisi riguarda l’osservazione dell’interazione in un Ufficio per le Relazioni con il Pubblico

    Riconoscimento delle identità sociali: definizione delle esperienze identitarie nella prospettiva dell’interazione e della società rappresentata di Erving Goffman

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    Attraverso e oltre la prospettiva interazionista, Goffman affronta il tema del riconoscimento in relazione ai processi di percezione, identificazione e definizione della situazione e delle identità sociali degli attori coinvolti nella scena. Il punto di osservazione goffmaniano consente una peculiare visione che rimarca la dimensione propriamente sociale del riconoscimento e ne incornicia i processi nella situazione, nel rispetto dell’ordine dell’interazione e delle norme, dei principi morali e delle strutture cognitive che l’individuo ha ereditato dalla società (riconoscimento sociale e cognitivo)

    La relazione speculare tra identità e alterità: dialogo e riconoscimento tra riflessi e ombre.

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    Nella prospettiva sociale e relazionale, l’identità è essenzialmente legata all’esperienza dell’Altro. In questo saggio si propone un percorso che intende rileggere, attraverso la chiave interpretativa dello specchio, gli sviluppi della riflessione sul rapporto identità-alterità. In particolare, dal contributo dell’ermeneutica filosofica sul dialogo e la relazione come esperienze reali e trasformatrici, si osserva la prospettiva dell’incontro e del confronto come condizione per il riconoscimento e per la reciproca costituzione

    Stili di vita. Un approccio multidimensionale

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    Questo lavoro nasce da un progetto di studio sui tipi di attori di consumo e sull’azione volta al consumo, adottando la prospettiva del consumo come azione sociale mossa da atteggiamenti e valori. Al centro dell’attenzione, nella ricostruzione delle principali prospettive disciplinari e teorie del consumo, è il concetto degli stili di vita (ruoli, opinioni, abitudini, comportamenti) che concorrono a definire tratti fondamentali e complessi dell’identità dell’attore. La riflessione su questa dimensione concettuale conduce all’esame degli approcci di ricerca per l’analisi dell’attore e dei gruppi di attori di consumo. Il primo capitolo costituisce una premessa teorica sull’attore di consumo, sui mutamenti del suo ruolo nelle relazioni con gli altri attori, in particolare con i soggetti di produzione. In queste pagine si evidenzia il ruolo centrale dell’attore nei fenomeni del consumo e si illustrano le ragioni storico-economiche che oggi portano le stesse aziende a condividere tale scelta. Nello stesso capitolo si richiamano, inoltre, le principali teorie sui comportamenti di consumo, attraverso una rilettura che va dalle teorie razionaliste della micro-economia, ai numerosi paradigmi elaborati in psicologia, alle teorie ed ai modelli concepiti da Veblen, Duesenberry e Baudrillard in area sociologica. Successivamente, sul versante più metodologico, il lavoro ricostruisce l’uso dell’analisi dei gruppi dalle origini degli studi sull’aggregazione degli attori di consumo, fino alle recenti ricerche psicografiche sugli stili di vita. Tale ricognizione cerca di valutare le opzioni metodologiche, i limiti insiti, ma anche i benefici ottenibili dai ricercatori e dagli attori di produzione. Il secondo capitolo parte dagli stili di vita come obiettivo cognitivo utile a cogliere, attraverso un ricco paniere di indicatori, i significati dell’azione di consumo. Dopo alcune riflessioni teoriche, volte alla definizione concettuale, si sostiene la necessità di assumere, anche nella ricerca empirica, una prospettiva tridimensionale che integri gli stili di vita, alle motivazioni d’uso e agli attributi del prodotto. In particolare, si focalizza l’attenzione su modello concepito su basi multidimensionali (Mazzoni, 1995), e tra queste gli stili di vita, che trae la propria forza dalla capacità di integrare prospettive d’analisi dell’attore di consumo differenti e tradizionalmente considerate alternative. Per controllare empiricamente l’efficacia di questo modello tridimensionale, negli ultimi capitoli sono presentate due esperienze di ricerca in ambiti molto diversi fra loro, ossia nel contesto culturale (consumo di giornali locali) ed in quello alimentare (consumo di un prodotto caseario). Attraverso tecniche di analisi multivariata (fattoriale e cluster), i risultati delle applicazioni fanno emergere le variabili che si associano più intensamente alle tre dimensioni osservate

    Percorsi di vita delle generazioni flessibili: dalla formazione al lavoro. Una segmentazione multidimensionale dei giovani campani

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    In un universo giovanile che si presenta popolato da una gran parte di giovani con “vite rinviate”, ovvero in ritardo nella transizione all’età adulta, la sfera lavorativa assume piena centralità nello studio dei fenomeni che ostacolano la realizzazione dei progetti di vita personali, familiari e sociali. La flessibilità, che identifica molti dei processi che hanno trasformato il mondo del lavoro, si riflette sulle nuove generazioni nelle declinazioni atipiche delle forme contrattuali, nella varietà e variabilità delle competenze, dei profili professionali e delle esperienze curriculari, così come nell’adattabilità dei progetti di vita entro orizzonti corti, se non limitati al presente, o continuamente ridefiniti. Attraverso un’indagine condotta sui giovani campani, la ricerca analizza sia la condizione lavorativa effettiva, anche rispetto alla coerenza con le scelte di percorso e con il lavoro prefigurato dall’investimento formativo, sia le rappresentazioni e i significati che i giovani attribuiscono al lavoro (interesse economico, impegno temporale, realizzazione personale e sociale, valore relazionale, etc.) anche in rapporto agli altri spazi di vita. Nella parte finale il volume rintraccia i segmenti emergenti dalla realtà giovanile osservata attraverso un’analisi multidimensionale che insieme alla sfera lavorativa tiene conto delle tappe raggiunte nel passaggio alla maturità, della dimensione partecipativa nelle reti sociali e dei diversi orientamenti alla progettualità di vita

    Nuove prospettive del sistema universitario. Modelli, soggetti e relazioni

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    Questo contributo si propone di mettere a fuoco alcuni aspetti ritenuti rilevanti nelle politiche e nella gestione dei sistemi d’istruzione superiore, alla luce del processo di riforma e dei significativi cambiamenti in corso nello scenario italiano ed europeo. L’evoluzione del sistema d’istruzione superiore in Italia, dall’Unità fino a pochi decenni fa, appare come un lento processo di proposte, tentativi di riforma falliti ed interventi legislativi parziali. A parere di molti studiosi, gli interventi normativi strutturalmente riformatori hanno inizio nel 1989 con le leggi Ruberti; ad oggi, questo settore appare investito da dinamiche di cambiamento finora sconosciute, in fieri e per alcuni aspetti con prospettive non ancora definite, contrastate e spesso più teorico-normative che applicate. Alcune delle ragioni che hanno scosso la storica condizione di sostanziale immobilità dell’università italiana possono essere rintracciate in vari fenomeni, quali: la riduzione delle immatricolazioni iniziata dalla metà degli anni ’70 per effetto della contrazione demografica; la “fuga di cervelli” già segnalata negli anni ’80; l’attenzione dei media attirata da casi di malcostume e, poi, ampliatasi ai temi della riforma universitaria; l’insoddisfazione denunciata da un numero sempre maggiore di voci interne ed esterne all’accademia; il rinnovamento - a partire agli anni ’90 - che ha investito i modelli gestionali di tutto il settore pubblico; la diminuzione delle risorse pubbliche; infine il necessario inserimento nel contesto europeo. Si assiste ad una trasformazione che investe, allo stesso tempo, la sfera istituzionale, normativa, economica e sociale degli attori coinvolti. Lo studio dell’istituzione accademica è stato definito Su queste premesse, nel primo capitolo del lavoro, vengono esaminate le principali dimensioni di tale cambiamento in relazione al contesto sociale in cui il sistema dell’istruzione si colloca, adottando la prospettiva ampliata delle teorie sulla governance, della “stakeholder society” e dell’approccio relazionale. Su queste basi, si analizzano le prospettive delle politiche universitarie rispetto alle finalità, all’identità e alle strategie che caratterizzano, oggi, questa istituzione. Per comprendere la ragion d’essere e le direttrici di sviluppo percorribili dall’attuale sistema, si assumono come basi di partenza l’evoluzione storica della “missione” e delle caratteristiche dell’università e la disamina dei più autorevoli modelli teorici di classificazione ed analisi dell’istruzione superiore. Le riflessioni sulle prospettive attuali dell’università sono emerse dall’analisi dell’ateneo inteso come sistema: l’identità, gli scopi del suo agire, lo studio della sua evoluzione attraverso il vissuto e le prospettive future, le strategie di segmentazione dei pubblici-interlocutori e quelle di differenziazione rispetto agli altri attori della ricerca e dell’alta formazione. L’interazione tra tanti soggetti ha motivato l’approfondimento, nel secondo capitolo, dell’approccio relazionale come prospettiva di studio e come orientamento strategico per le università. Collocando questo lavoro nell’area ampia e multidisciplinare dello studio sociologico delle relazioni, si è inteso affrontare alcuni temi di natura politico-istituzionale, sociale e organizzativa, relativi ai soggetti interlocutori, ai modelli ed alle dinamiche d’interazione che interessano il sistema universitario. Si ritiene, infatti, che il governo delle relazioni sia una dimensione determinante per guidare e gestire i processi insiti nella funzione, propria dell’università di nodo critico. Essa svolge un ruolo essenziale per la creazione e la diffusione della conoscenza, per la formazione e la valorizzazione del capitale umano, per favorire e sostenere, infine, strategie e politiche di sviluppo culturale, sociale ed economico. L’ipotesi avvalorata dallo studio è che l’università e l’higher education possano ricevere ed offrire grandi vantaggi sviluppando le dimensioni relazionali. L’esigenza di creare ed alimentare effetti sinergici affonda le sue ragioni in modelli di politiche pubbliche che coinvolgono gli altri attori sociali (governance) ed in un contesto socio-economico caratterizzato dalla centralità delle risorse di conoscenza e innovazione, ispirato e regolato da criteri di qualità, di efficacia e di efficienza e, di conseguenza, interessato da meccanismi di competizione e di cooperazione. Lo studio dei temi relazionali appare ricco di riflessioni provenienti da diverse aree di ricerca sia delle scienze umane, quali la sociologia, la psicologia sociale, l’antropologia e le scienze politiche, sia di quelle economico-aziendali. Nella disamina dell’approccio relazionale, pur dedicando maggiore approfondimento agli studi sociali – dalla letteratura sociologica classica ai più recenti sviluppi della network analisys – si riserva attenzione anche ad alcuni contributi di matrice aziendale, al fine di individuarne le opportunità per l’agire dell’istituzione universitaria. Lo studio prosegue attraverso l’esame dei diversi tipi di relazioni in base alla natura dei legami considerati in letteratura. Di qui, la riflessione si concentra su elementi teorico-metodologici, proponendo una tipologia che considera contestualmente fundamenta divisionis quali le caratteristiche degli interlocutori, gli obiettivi specifici del rapporto, gli argomenti su cui si basa l’interazione e gli effetti in termini di reazione da parte degli interlocutori. Il “ventaglio” delle relazioni si dispiega, così, nelle dimensioni relazionali: istituzionali, commerciali, economico-finanziarie, interne e di partnership. Nelle pagine che seguono, dopo aver considerato le ragioni e le opportunità della prospettiva relazionale nel sistema universitario attuale, l’attenzione si sofferma su alcuni particolari tipi di relazioni tra l’università ed i soggetti rilevanti del contesto socio-economico. Si privilegia, infatti, l’osservazione delle dimensioni relazionali istituzionali, di partnership ed economico-finanziarie; queste – poco esplorate rispetto al sistema italiano dell’istituzione universitaria pubblica – appaiono essenziali per la crescita del sistema accademico e, più in generale, per lo sviluppo collettivo. Nella parte finale, terzo capitolo del lavoro, viene proposto il caso di studio del Dipartimento di Scienze della Comunicazione dell’Università degli Studi di Salerno richiamando il quadro degli elementi teorici esaminato nella prima parte del lavoro

    L’approccio metodologico di Goffman allo studio dell’interazione: prospettiva non standard e tecniche di osservazione in situazione

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    The aim of this paper is to conduct an organic reflection of the methodological perspective of Goffman, considering his reluctance in defining it. The paper explores the relationship between the student and the method analyzing the context of the social studies of the Chicago School and the epistemological keys essential to understand some of the guidelines for qualitative research. The situational and “naturalist” characters of his approach are related with a perspective that highlights the interaction analysis as a special field. The final section examines the distinctive mix of technical and empirical basis that he adopted and the peculiarities of the researcher from the specific case of an observer like Goffman
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