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    Ferreira, Ferrari: ficções do exílio

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    Tese (doutorado) - Universidade Federal de Santa Catarina, Centro de Comunicação e Expressão, Programa de Pós-Graduação em Literatura, Florianópolis, 2015.Esta é uma leitura dos exílios de Ferreira Gullar e León Ferrari, durante as últimas ditaduras militares que tomaram conta do Cone Sul, incluindo Brasil e Argentina. Entre 1971 e 1977, Gullar passou por Moscou, Santiago, Lima e Buenos Aires, além de outras cidades, enquanto Ferrari, por sua vez, estabeleceu-se com sua família em São Paulo do final de 1976 até 1984, sendo que após esse período ainda dividiria por alguns anos a sua permanência entre a capital paulista e Buenos Aires. Alguns de seus mais notáveis trabalhos foram realizados no exílio, de modo que a configuração de uma paisagem ou cena exílica torna-se indissociável das experiências conduzidas com a linguagem. Em poucas palavras: embora marcado pela tanatopolítica castrense e pelo nomos gestor do capital global, é possível afirmar que o exílio não está dado de antemão e nem permanece sempre o mesmo, quer seja como dano ou como dádiva; é somente com a linguagem  a imagem, o sensível  que uma experiência exílica, sempre singular e radicalmente contemporânea, pode encontrar a sua superfície de exposição, quer dizer, a sua diferença. Conquanto sejam profundamente dessemelhantes, os exílios de Ferreira Gullar e León Ferrari não deixam de mostrar afinidades, sobretudo nos momentos em que suas experiências tocam um ponto comum: o espaço  um topos  a-tópico da impropriedade, da potência, da in-operatividade que, com a linguagem, resiste indomesticável às tentativas de cristalização da língua, do povo, do poder, da nação. Foucault, Saer, Coccia e outros autores franqueiam um pensamento da ficção enquanto construção contingencial capaz de desnaturalizar os usos do discurso e a teleologia que assedia constantemente a literatura, as artes, a história. De certo modo, a ficção ¬repete, expõe e portanto difere as fábulas, ao mesmo tempo em que expõe e difere a si mesma. É essa operação in-operante, esse trabalho afirmativo da negatividade que suspende a maquinaria imunitária, autonomista, da civilização ocidental e cristã.Abstract : This is a reading of both Ferreira Gullar and León Ferrari s exiles, during the last military dictatorships that took account of the Southern Cone, including Brazil and Argentina. Between 1971 and 1977, Gullar went through Moscow, Santiago, Lima and Buenos Aires, and other cities, while Ferrari settled with his family in São Paulo from late 1976 until 1984, and thereafter still divided for a few years his stay between São Paulo and Buenos Aires. Some of his most notable works were carried out in exile, so that the configuration of an exilic landscape or scene becomes inseparable from experiments conducted with language. In short, although marked by military thanatopolitics and the nomos of global capital manager, it is possible to say that exile is not given in advance and not always remains the same, whether as damage or as a gift; it is only with the language  the image, the sensible  that an exilic experience, always singular and radically contemporary, can find its exposure surface, that is, its difference. While they are profoundly dissimilar, Ferreira Gullar and León Ferrari s exiles show their affinities, particularly at times when their experiences play a common point: the space  a topos  a-topic of the impropriety, potency, of in-operativity that, together with language, resists untamable against all crystallization attempts on the idiom, people, power, and nation. Foucault, Saer, Coccia and other authors frank a thought of fiction as a contingency construction able to denature the uses of speech and the teleology that constantly haunts literature, arts, and history. In a way, fiction repeats, exposes and therefore differs fables, while exposes and differs itself. It is this in-operative operation, this affirmative work of negativity that suspends the immunitary machinery of Christian Western civilization

    Counselor e career counselor del futuro: quali competenze?

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    La situazione socioeconomica e i rapidi cambiamenti tecnologici hanno riacceso l’attenzione del mondo accademico italiano sulla definizione della professione di counselor e sull’individuazione delle competenze che i professionisti del futuro dovrebbero possedere per far fronte ai problemi dei loro clienti. Il lavoro svolto dalle associazioni di counselor americane, il modello delle competenze di Ridley, Kelly e Mollen e il modello sviluppato all’interno del Network for Innovation in Guidance and Counseling rappresentano dei punti di riferimento in questa riflessione. In conclusione verrà presentato il modello di formazione del LARIOS, il laboratorio di ricerca e intervento alle scelte dell’Università di Padova

    Insights from Parents of Children and Young Adults With and Without Disability Who Play Sports

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    There is a general agreement that regular physical and sporting activity contributes decisively to people's psychophysical well-being and this is true also for people with disability. Advantages are generally referred to health, socioemotional regulation, and social participation. A key role in promoting physical and sporting activities of children and youth is played by parents. In this study the point of view of parents of children with and without disability who play sports is explored. The semi-structured interview allowed to identify many similarities as concern advantages and barriers that practicing sports has for their sons, the changes they advocate as well as the benefits they perceived for themselves as parents. Attention to the individual characteristics of their children, to the relational contexts involved and to the possibilities of learning emerged as crucial. The presence of attitudes and actions that stimulate a sustainable vision of sport, which is realized through policies and inclusive actions for the participation of athletes with and without disabilities and their families appears as a salient result of the study

    Il ruolo del supporto familiare percepito e dell'autoefficacia sull'indecisione professionale.

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    Il supporto fornito dai genitori è uno dei fattori contestuali in grado di influenzare le scelte scolastico professionali di un giovane, in particolare le credenze di efficacia e i livelli di decisione. In questo studio vengono prese in esame le relazioni che esistono tra supporto familiare, autoefficacia, e indecisione in un gruppo di adolescenti di età compresa tra i 15 e i 19 anni. Verranno discussi i risultati ottenuti che confermano l’influenza del supporto familiare sui processi di scelta scolastico professionale inoltre verranno forniti dei suggerimenti per l’intervento e per il proseguo della ricerca

    Le storie nel counseling e nel career counseling

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    L’avvento del nuovo millennio ha posto gli studiosi di tutto il mondo, al di là del loro specifico settore di appartenenza, di fronte alla constatazione che per rispondere alle nuove sfide del XXI secolo è necessario rivisitare costrutti e individuare nuove modalità operative. In quest’ottica, almeno all’interno delle scienze sociali, sempre maggiore enfasi è stata posta sugli approcci qualitativi e in particolare sugli approcci narrativi che permettono di costruire conoscenza e attribuire significato focalizzandosi su aspetti importanti per il narratore e sul contesto in cui si collocano (Etherington, 2009; Savickas, 2011; McAdams, 2013). L’interesse per le storie non è certo nuovo nella storia umana e nemmeno esclusivo della psicologia. La letteratura sociologica, ad esempio, ne sottolinea l’importanza sia come memoria che come modello operativo. A questo riguardo Hsu (2008) afferma che le storie sono uno dei pochi fattori umani universali, presenti in tutte le culture e lungo tutta la storia umana. Le storie migliori, quelle raccontate attraverso le generazioni e tradotte in più lingue, sono molto di più che uno spaccato rappresentativo. Questi racconti catturano l’attenzione degli ascoltatori, le cui emozioni possono essere intrinsecamente legate a quelle dei personaggi. Le storie quindi hanno un innegabile potere educativo e stimolano l’apprendimento fornendo strategie comportamentali e modalità di risoluzione di problemi nei settori più diversi, sia nei narratori che negli ascoltatori che sono impegnati in un processo di rivisitazione e ricostruzione delle conoscenze. In questo capitolo prenderemo in esame il ruolo dell’approccio narrativo nel counseling psicologico mettendone in evidenza definizioni e vantaggi. Particolare attenzione sarà data al legame tra storie e sviluppo dell’identità e in particolare all’uso degli approcci narrativi nel career counseling. Infine verranno forniti alcuni spunti operativi

    Relazioni sociali, senso di personal agency e livelli di indecisione in un gruppo di adolescenti italiani

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    All’interno della psicologia dell’orientamento alcuni modelli teorici, come ad esempio quello socio cognitivo, enfatizzano il ruolo che i fattori contestuali sono in grado di esercitare sullo sviluppo professionale di un individuo e spingono i ricercatori ad analizzare ed individuare le relazioni che sussistono tra le variabili personali e le variabili contestuali al fine di incrementare la conoscenza del fenomeno in questione e poter sperimentare e proporre strumenti e interventi specifici di orientamento. Recentemente inoltre, sempre maggior attenzione è dedicata agli aspetti relazionali del career counseling. Per ampliare la conoscenza a proposito dell’influenza che le relazioni sociali rivestono sullo sviluppo professionale di studenti universitari e, in particolare nelle attività di esplorazione professionale e nel processo decisionale, Schultheiss, Kress, Manzi e Glasscock (2001) hanno messo a punto un’intervista specifica. Considerando le interazioni che sussistono tra lo sviluppo professionale e le relazioni sociali con lo studio che sarà qui descritto ci si è chiesti quale fosse l’effetto che il supporto percepito esercita, a fianco di variabili come l’autoefficacia ormai tradizionalmente considerate rilevanti nelle attività di orientamento, sullo sviluppo professionale degli adolescenti

    Il ruolo della famiglia

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    L’importanza dei genitori nel facilitare la maturazione cognitiva e sociale dei figli è fuori discussione tanto che a essi viene oramai riconosciuto un ruolo importante a proposito anche della prevenzione di eventuali problemi di adattamento personale e sociale dei figli. Per far sì che i genitori affrontino efficacemente questi compiti sono necessarie competenze e abilità, a volte particolarmente complesse e sofisticate, che non sempre risultano facilmente presenti e disponibili. La presenza di situazioni difficili come quelle associate alla disabilità, oltre a mettere duramente alla prova le abilità «gestionali» di qualsiasi genitore, fanno aumentare la probabilità di incappare involontariamente in errori educativi che potrebbero addirittura rinforzare i comportamenti-problema dei figli e minare la qualità della collaborazione con gli stessi specialisti sociosanitari. A tutto ciò si aggiunge il fatto che i genitori hanno un ruolo essenziale nel favorire l’inclusione. Ai genitori tutti, indipendentemente dalla presenza di disabilità nei figli e delle loro età, infatti, viene sempre più riconosciuta la capacità di agire sul proprio contesto di riferimento a vantaggio dell’inclusione. In quest’ottica dopo aver passato in rassegna le sfide che i genitori si trovano ad affrontare nei diversi momenti di vita dei figli verrà data enfasi alle loro risorse. Ottimismo, speranza e resilienza rappresentano tre costrutti sui quali la letteratura sta investendo che possono contribuire a spostare l’attenzione dei professionisti e dei genitori stessi da visioni centrate sui deficit a visioni più vantaggiose per sé e per gli altri, propositive e orientate all’azione. Accanto ai genitori un ruolo sempre più significativo viene riconosciuto anche ai fratelli e alle sorelle. Questa relazione unica si intreccia in modo indissolubile con la vita del fratello o della sorella con menomazione e può prolungare la cultura familiare oltre la presenza genitoriale. Abbiamo infine scelto di dedicare l’ultima parte del capitolo a due modalità di intervento, una più tradizionale, il parent training, e una più innovativa, il parent coaching

    Gli atteggiamenti verso l’inclusione scolastica e formativa

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    Uno dei temi cari alla letteratura in quanto la loro presenza incide in modo significativo sui processi di inclusione è quello degli atteggiamenti che alunni, insegnanti e genitori nutrono nei confronti della partecipazione in classe di alunni con disabilità. L’analisi della letteratura proposta porrà particolare attenzione a mettere in luce quegli elementi e fattori che le ricerche hanno confermato essere determinanti nel caratterizzare l’evoluzione degli atteggiamenti e che pertanto dovrebbero essere considerati dai professionisti interessati a favorire processi di inclusione nei contesti in cui operano. Ma, innanzitutto, a cosa pensiamo quando utilizziamo la parola atteggiamenti? Nel dibattere le definizioni del termine viene attribuito a Eagly e Chaiken [1993] il merito di aver stilato quella più contemporanea e convenzionalmente condivisa: gli atteggiamenti possono essere definiti come la tendenza psicologica a valutare una specifica entità (per esempio una persona, una cosa, un’idea, un argomento ecc.) in termini positivi o negativi che si traducono in cognizioni, motivazioni e azioni. Sono considerati relativamente stabili e frutto di processi a lungo termine come la socializzazione ma anche dell’esposizione online a informazioni contestuali tanto che comprendono sia una valutazione che riguarda una rappresentazione conservata nella memoria sia il giudizio che viene espresso in un preciso momento o entrambi. Gli atteggiamenti vengono influenzati dalle informazioni ricavate dalle attuali esperienze di vita, dal ricordo di giudizi passati, dalle conoscenze precedenti e dai giudizi appena formulati, e interagiscono continuamente con le cognizioni, le motivazioni e i comportamenti [Albarracín et al. 2005]

    Being Parents of Children with Disabilities: A Qualitative Analysis of Personal Perceptions and Service Experience

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    Although parents could encounter both negative and positive aspects in parenting a son with disabilities, many studies have been primarily focused on the negative aspects that increase parents’ stress level and on the factors that can reduce this level, such as social and formal support. This study aims to investigate how these parents perceive their parenting experience, focusing on the positive aspects. Furthermore, since very little is known about how Italian parents perceive formal support, this study examined how they experience care and social services. Through a thematic analysis of 11 interviews, six key themes were identified: first-hand experience of disability, disability as a drive for change and personal growth, son-centered parenting challenges, social support to be improved, social support as strength. These themes confirmed both the presence of positive aspects associated with parenting a son with disabilities and the importance of social support for the parents and highlighted the necessity of improving formal support in the Italian context to provide an assistance perceived as efficient
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