524 research outputs found

    I Piani di Zona nella provincia di Torino tra percorsi di istituzionalizzazione, veti politici e imperativi tecnici

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    This paper, which stems from an empirical research which took place in the province of Turin, focuses on the decisional processes of the “Piani di Zona”. It appears that notwithstanding the fact that the Piani di Zona are technically managed, it would be a mistake to think to these processes as of mere 'political techniques'. In fact the programming instruments preserve a fundamental political value detectable in what might be defined an 'hyper-political mobilitation of the means' (i.e. of the technicians), in order to better pursue its original purposes

    Prison and Love: The Role of Affection and Rehabilitative Actions in Reducing Recidivism and Beyond

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    This study investigates the protective role of emotional relationships and rehabilitative actions in reducing recidivism within the prison context. Data were collected from three Italian prisons as part of the European project “Calypsos”. This study examines the role of love across its various expressions and components in the social reintegration of inmates, exploring how family ties, educational programs, and employment opportunities contribute to their well-being and socioaffective regeneration. Descriptive analyses and multiple linear regression were used to assess the impact of these factors on recidivism. The results indicate that stable family relationships, positive interactions with teachers, and meaningful work experiences significantly reduce the likelihood of reoffending. The findings highlight the necessity of policies supporting the maintenance of emotional bonds and the provision of educational and vocational training within prisons. This study concludes that integrating these elements into rehabilitation strategies can improve inmate outcomes, reduce recidivism, and enhance social cohesion. Finally, the article identifies love as a performative right as a future research direction

    Le politiche partecipative in Piemonte e Lombardia.Evidenze empiriche

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    Il lavoro presenta i risultati di una indagine empirica su dati ricavati dalla somministrazione di un questionario elettronico ad amministratori locali del Piemonte e della Lombardia che hanno attivato politiche partecipative. La ricerca ha un intento esplorativo e di verifica della consistenza di alcune ipotesi relative ai processi inclusivi in Italia. L’unità di analisi della survey - che non è censuaria, ma che su 104 questionari notificati ha ottenuto un tasso di risposta del 70% circa - è costituita da interventi inclusivi attivati da singole amministrazioni locali. Per indagare e rendere ragione della varietà degli strumenti partecipativi esistenti, si è scelto di inserire nella rilevazione iniziative relative ad ambiti di policy differenti, tutte piuttosto consolidate e sperimentate, gestite da diversi livelli di governo: comuni, consorzi di comuni, comunità montane e province. Il convenience sample è costituito da politiche di riqualificazione urbana (PRU, CdQ, PRUSST, PPU, Urban Italia e Urban UE), Piani Strategici, Programmi Integrati di Sviluppo Locale, Bilanci Partecipativi, Piani di Zona, Piani Regolatori Partecipati, Politiche Temporali e Agende 21. Il questionario è stato formulato organizzando i quesiti in cinque sezioni. La prima è tesa a raccogliere informazioni generali per elaborare una “scheda dell’intervento”, le altre quattro mirano ad ottenere informazioni specifiche seguendo una ripartizione in fasi: “avvio e diagnosi”, “programmazione/progettazione”, “attuazione” e “valutazione”. L’obiettivo principale della ricerca è chiarire che cosa davvero significa “partecipazione” nelle politiche in oggetto, a partire da dati relativi alle domande: chi partecipa, come partecipa (gli strumenti e i metodi) e in quali fasi. Il questionario ha permesso di verificare alcune ipotesi guida, in ordine allo sviluppo delle politiche partecipative, e ha prodotto prime evidenze empiriche circa la rilevanza dei finanziamenti, quale elemento chiave di diffusione degli interventi, l’incidenza del colore politico dei governi che le promuovono (per oltre il 77% dei rispondenti le politiche risultano attivate da amministrazioni di centrosinistra), la rilevanza di un’expertise interna e/o esterna alla pubblica amministrazione soprattutto in fase di messa in opera. L’analisi e l’interpretazione dei dati avvalora l’ipotesi che il motore primo della diffusione di queste politiche - fatta eccezione per le “politiche di bandiera”, che gravano interamente sul bilancio delle amministrazioni che le promuovono - è costituito dalla disponibilità di finanziamenti specificamente destinati. Anche l’expertise sembra avere un ruolo preminente nella realizzazione e nella gestione dei processi inclusivi e i dati relativi alle società di consulenza rivelano tutta la consistenza di una diffusa rete di esperti, cui molto spesso le amministrazioni fanno ricorso. Quanto alla composizione dell'arena dei partecipanti, queste politiche appaiono nella maggioranza dei casi "miste" o spostate verso un polo di rappresentanza di interessi specifici o particolari. In tal senso, esse sembrano tendenzialmente più prossime a una configurazione negoziale piuttosto che ad un assetto deliberativo

    Coproduzione: uno strumento di riforma in tempi di austerity?

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    Rethinking the current settings of governance (especially horizontal) is urged by today’s economic and political crisis. Actually, the participative praxis is not just burdensome and costly, but seems to be based more on the citizenship of entitlement rather than contribution. This paper will introduce and discuss a governance solution, co-production, mostly neglected in Italian policy studies, brought back and developed in the user involvement debate which has garnered attention in the UK, the US, other English-speaking and some European, especially Northern, countries. According to Ostrom (1996), co-production is a process through which part of the inputs used to produce a good or a service, but also a policy, are not contributed by the supposed providers (i.e. public officials), but by the (at least potential) receivers. Restarting from co-production can be a way to reinstate the productivity of participation issue, to restore a factually bottom-up perspective and to overcome two misleading contrapositions: the one between governance and government, and the one between inclusive governance and NPM

    Le politiche partecipative tra partecipazione e conflitto: evidenze empiriche da un’indagine campionaria in Piemonte e Lombardia

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    This article stems from an internet survey administered to public officers from two Italian regions and presents some evidences concerning two crucial features of the participative policies, participation and conflict. Specifically, a model to determine the 'participative inclination' of policies, based on identifying and weighting the influence of the subjects entering the arena, and a methodology to explore the conflict in inclusive processes are introduced. Participative policies, on average, appear biased towards a particular interests representation model, that is a bargaining, rather than dialogical-deliberative setting. Inclusive processes are all but markedly conflictual, evidencing the utilization of conflict limitation strategies and a pathological interpretation of conflict in itself. The 'conflict resolution score' computed has shown a positive correlation to the institutionalization of singled out policies

    New Public Governance as a Hybrid. A Critical interpretation

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    This Element focuses on New Public Governance as one of the major administrative narratives of our times. It offers a critical interpretation of NPG as a hybrid tool for management, governance, and reform, arguing that NPG coexists with and is likely to gradually merge into New Public Management. Several arguments support the 'continuity and hybridization' hypothesis, whereby the transition from NPM to NPG occurred through the retention of key elements and a layering and sedimentation process. These arguments challenge the “linear substitution” hypothesis, accounting for NPM's persistence and dominance. The Element develops a new interpretation of NPG and discusses the challenges that NPG poses. Finally, it shows that exploring hybridity is critical for evaluating the potential of NPG in terms of a shift in public administration and understanding governance trajectories and reform scenarios

    Partecipazione e programmazione sociale: i Tavoli Tematici nei Piani di Zona della Provincia di Torino

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    Il focus del presente contributo è costituito dalla dimensione partecipativa di specifiche politiche di programmazione sociale: i Piani di Zona (PdZ). Tali politiche, introdotte dalla l. 328/2000 “Legge quadro per la realizzazione del sistema integrato di interventi e servizi sociali”, cosiddetta “Legge Turco”, costituiscono lo strumento fondamentale per definire e costruire, attraverso “la partecipazione attiva dei cittadini, il contributo delle organizzazioni sindacali, delle associazioni sociali e di tutela degli utenti”, un sistema locale integrato di interventi e servizi sociali, in una logica di “promozione della solidarietà sociale” e di empowerment, ossia di “valorizzazione delle iniziative delle persone, dei nuclei familiari, delle forme di auto-aiuto e di reciprocità e della solidarietà organizzata”. Il Piano di Zona, dunque, nell’ambito della programmazione e del governo delle politiche sociali, si pone quale strumento strategico partecipato e territoriale. Da un lato, infatti, è la risultante di un processo di pianificazione consensuale fondato sulla concertazione tra una pluralità di attori, istituzionali e non; dall’altro, è organizzato per ambiti territoriali sovra-comunali, spesso corrispondenti ai distretti socio-sanitari, che perimetrano l’area della comunità partecipante. I Piani di Zona sono stati scelti quali oggetto di indagine in quanto rappresentano un caso emblematico di “politiche di nuova generazione”; al pari, certo, di altre policies, quali ad esempio le politiche di rigenerazione urbana e quelle ambientali di Agenda 21, ma meno studiate, pur incidendo allo stesso modo sulla vita dei cittadini. Non vi è dubbio, infatti, che i Piani di Zona rientrano a pieno titolo tra quelle policies che segnano il passaggio da un paradigma burocratico dell’amministrazione pubblica, ancora sostanzialmente riconducibile alla lezione weberiana, a un paradigma cosiddetto post-burocratico (Barzelay 1992), che contrappone al government la governance (Rodhes 1996; Mayntz 1999); al coordinamento negativo o sequenziale la partecipazione, ossia il coordinamento positivo o simultaneo (Scharpf 1994); alla conformità alle regole l’orientamento ai risultati (Osborne e Gaebler 1992); alla gerarchia e alla verticalità la rete e l’orizzontalità; agli atti unilaterali gli accordi volontari e i contratti (Bobbio 2000; Perulli 2004); al mero controllo l’apprendimento; alle prassi consolidate la sperimentazione; e, per finire, alla tendenza a limitare la discrezionalità quella a favorire l’innovazione (Girotti 2007). La dimensione partecipativa dei PdZ rappresenta invero solo una parte dell’oggetto di studio della ricerca da cui questo articolo scaturisce. Tale oggetto, infatti, è costituito dalla totalità dei processi decisionali che, nel corso del I° triennio di programmazione dei PdZ nella Provincia di Torino, si sono sviluppati all’interno delle politiche di pianificazione zonale. Più in dettaglio, particolare attenzione è dedicata a tre differenti aspetti di questi processi: l’interazione e l’integrazione tra la componente tecnica e la componente politica degli Enti che hanno gestito la programmazione; i rapporti tra le istituzioni coinvolte (Consorzi socio-assistenziali o Comunità Montante, ASL e Comuni) nei singoli processi di pianificazione; le relazioni tra soggetti istituzionali e soggetti appartenenti alla società civile più o meno organizzata. La ricerca condotta risponde a un disegno quali-quantitativo. Gli strumenti di rilevazione prescelti sono infatti due: interviste in profondità su traccia strutturata e batterie di domande chiuse autosomministrate agli intervistati in presenza degli intervistatori. Gli intervistati, fonte primaria di questo contributo, sono i responsabili dei servizi sociali degli enti gestori attivi sul territorio provinciale torines

    Improving the quality of seismic monitoring by development of novel ground motion prediction techniques

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    L’attività di monitoraggio sismico è basata sull’uso di sismografi ricettivi per la registrazione del moto del suolo causato dai terremoti. Gli strumenti sviluppati nell’ambito del monitoraggio sismico permettono di studiare la sismicità a livello sia regionale che globale e trovano un uso strategico nel contesto della stima della pericolosità sismica. Uno sforzo continuo è necessario per migliorare gli strumenti al servizio del monitoraggio sismico e le conseguenti applicazioni, sia nel campo della stima della pericolosità che in contesti di protezione civile ed ingegneria sismica, come ad esempio nelle mappe di scuotimento del suolo. Il primo fondamentale passo per migliorare gli strumenti e i modelli sviluppati nell’ambito del monitoraggio sismico è un corretto ed accurato trattamento dei dati. Un’attenta procedura di selezione ed elaborazione è stata seguita sulla base del tipo specifico di dati impiegati, differenziando tra dati strumentali, metadati e valori assegnati da esperti. Una nuova definizione di intensità strumentale, la quale fornisce una previsione dell’intensità macrosismica sulla base del livello di scuotimento del suolo, viene proposta per il caso dell’Italia. Lo scopo è sostituire le equazioni lineari comunemente impiegate a tale scopo (Ground Motion to Intensity Equations, GMICE), che per loro natura non riescono a trattare in modo completamente corretto il dato dell’intensità macrosismica e la relativa incertezza. Un modello basato sulla tecnica dei classificatori di Bayes Gaussiani (Gaussian Naïve Bayes, GNB) è stato sviluppato e calibrato per un set di diversi parametri di moto del suolo. Tale modello fornisce stime di intensità su classi intere, in accordo con la definizione originaria di classi di intensità, ed una relativa probabilità associata. I risultati sono stati testati rispetto ad una formulazione delle più classiche GMICE calibrata sullo stesso gruppo di dati. L’intensità strumentale basata sulla definizione da GNB è risultata fornire prestazioni migliori in termini di applicazione su dati indipendenti e di capacità di catturare l’incertezza associata al dato. Le stime di intensità basate sull’uso di parametri di massimo moto del suolo (in velocità e in accelerazione) sono risultate le più adatte all’applicazione diretta nei prodotti di monitoraggio sismico e convertite in una scala spezzata adatta all’uso. Un algoritmo per la modellazione degli spettri di ampiezza di Fourier è stato sviluppato per effettuare un’inversione parametrica da cui ottenere stime di comportamento specifico al sito. Il relativo software è stato sviluppato in maniera flessibile per permettere un facile adattamento nella selezione dei modelli, degli stimatori di incertezza, dei coefficienti di peso, del sito di riferimento, della metodologia e del numero di passi usati nell’inversione. Sulla base di osservazioni sismotettoniche è stata individuata un’area nella regione del Nord-Est Italia, da usare come caso di studio per la stima dei parametri spettrali associati ad un gruppo di eventi e stazioni sismiche. Le curve di amplificazione al sito sono state ricostruite dall’analisi congiunta dei prodotti e dei residuali dell’inversione, ed è stato di conseguenza suggerito un gruppo di stazioni adatte ad essere usate come riferimento per il livello regionale di amplificazione su roccia. Il raffronto con la letteratura ha confermato l’affidabilità dei risultati ottenuti, in particolar modo per i termini relativi alle sorgenti sismiche e ai siti. La validazione rispetto a diverse scelte di parametrizzazione ha confermato la stabilità dell’algoritmo di inversione e fornito suggerimenti per migliorare la stima dei parametri legati all’attenuazione lungo il percorso sismico. Le stime ottenute per le curve di amplificazione sono adatte all’uso nei modelli di stima della pericolosità sismica.Seismic monitoring employs sensitive seismographs to record the ground motion generated by earthquakes. It provides tools to study regional and global seismicity that are fundamental when applied inside seismic hazard assessment. A continuous effort is necessary to improve monitoring for both hazard assessment and direct applications in civil protection and engineering contexts (e.g., shakemaps). The first step towards improving monitoring tools and models is to carefully select and handle data. A strict selection and processing procedure tailored to the specific kinds of employed data is followed to ensure the quality of the ensuing results. A novel definition of instrumental intensity for Italy is proposed, to provide a forecast of expected macroseismic intensity based on the ground motion shaking level. It is intended to substitute Ground Motion to Intensity Conversion Equations (GMICEs), which are linear relationships that do not correctly treat intensity and its associated uncertainty. A model based on Gaussian Naïve Bayes (GNB) classifiers is developed and calibrated for a set of ground shaking parameters, providing integer-valued intensity forecasts with a known, class-specific associated probability. The results are tested against a more classical GMICE formulation calibrated on the same dataset. Instrumental intensity based on GNB definition is proved to possess better performance on unseen data and better capability of capturing data uncertainty with respect to GMICEs. Forecasts based on peak ground parameters (velocity and acceleration) are selected as most suitable for direct application in seismic monitoring products and converted in a ready-to-use piecewise scale. An algorithm for Fourier amplitude spectra modelling is developed to perform parametric inversion and provide estimates of site-specific soil behaviour. A flexible software is developed that supports the customization of employed models, uncertainty estimators, weighting coefficients, reference settings, inversion techniques and number of inversion steps. A case study area in the North-Eastern Italy region is chosen based on seismo-tectonics considerations, and spectral parameters are estimated for a set of selected events and stations. Site-specific amplification curves are built from a combined analysis of inversion products and residuals, and a set of candidate stations to be used as regional rock amplification reference is suggested. Comparison with literature values reinforces the reliability of the results, especially in the case of source and site terms. Validation against different model parametrizations confirms the stability of the inversion algorithm and suggests additional steps to improve the estimate of path attenuation features. A case scenario is built to exemplify the possible use of the developed tools. Estimated amplification curves are found to be compatible with independent empirical observations and suitable for employment in hazard assessment models to better constrain site-specific response
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