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    The history of the Romano famili and "Angelo, tyran de Padoue" by Victor Hugo.

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    reservedVictor Hugo, nel dramma Angelo, tyran de Padue, ricama tre diverse epoche storiche: i primi decenni dell’Ottocento, a lui contemporanei; la metà del Cinquecento, prescelta per lo svolgimento dell’azione drammatica; il tardo Medioevo evinto dai personaggi principali che compongono il racconto. Tuttavia, l’interesse storico e prettamente romantico verso il periodo medievale assume in quest’opera una rilevanza primaria. Tra le tante casate del nord Italia nominate dall’autore nell’opera, una su tutte sembra essere davvero simbolica. Particolarmente interessante è stato comprendere come la storia della famiglia da Romano costituisca il fulcro della costruzione drammaturgica. Ezzelino III e Cunizza da Romano sono elevati a emblema della poetica romantica e divengono funzionali al messaggio politico e sociale dell’autore.Victor Hugo, in his play Angelo, tyran de Padue, embroiders three different historical epochs: the first decades of the 19th century, contemporary with him; the middle of the 16th century, chosen for the unfolding of the dramatic action; and the late Middle Ages evoked by the main characters in the story. However, the historical and purely romantic interest in the medieval period takes on primary importance in this work. Of the many northern Italian lineages named by the author in the work, one in particular seems to be truly symbolic. It was particularly interesting to understand how the history of the da Romano family forms the core of the dramaturgical construction. Ezzelino III and Cunizza da Romano are elevated to emblems of romantic poetics and become functional to the author's political and social message

    Il colore della scagliola: casi studio di realizzazione e restauri dei “cristalli di gesso”

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    Il contributo intende soffermarsi sull’antica tecnica della scagliola, variamente definita dalle fonti, tra l’altro, come mistura, meschia, pasta di marmo, pietra di luna, gesso Atlante, vetro di olaria, pietra speculare, cristallo di gesso, ma anche vetro di Maria, specchio d’asino, Bossi work e Stuckmarmor, presentando alcuni esempi dell’esito della lavorazione che ancora oggi avviene in alcune botteghe italiane di alto artigianato. Le scagliole, nate per simulare le tarsie marmoree, sono state in alcuni casi utilizzate anche per restituire la percezione di una raffinata “pittura sotto vetro” e le maestranze attive nella Penisola sono state sempre un punto di riferimento imprescindibile. L’approccio proposto in questo contributo a più mani è multidisciplinare. Dopo una prima introduzione storica, dedicata in particolare alle localizzazioni delle principali botteghe e alla diffusione di questa antica arte, si intende soffermarsi sulla complessa tecnica esecutiva della scagliola attualmente praticata da pochissimi maestri e sull’analisi fisico chimica del degrado dei materiali. Si intendono illustrare inoltre alcuni esiti inediti di recenti cantieri di restauro a livello internazionale dove l’antica sapienza della “pietra speculare” ha permesso di ricostruire non soltanto elementi quali paliotti ma anche apparati decorativi di grandi dimensioni, nell’auspicio di tramandare i colori della scagliola ai posteri. XVIII COLOR CONFERENCE - LECCO 2023 6 Paper n° 9340 [9340] Conservare l’effimero: il colore dei “Madonnari” Paola Artoni (Indipendent Research), Paolo Bertelli (Università Ca' Foscari Venezia), Mariano Bottoli (Indipendent Researcher), Giulio Pojana (Università Ca' Foscari Venezia), Dafne Cimino (Università di Verona), Maria Labate (Università di Torino), Maurizio Aceto (Università del Piemonte Orientale) and Angelo Agostino (Università di Torino). Si definisce arte madonnara quella particolare espressione della street art caratterizzata dalla realizzazione di temi sacri cristiani e dall’utilizzo di materiali effimeri, ovvero non destinati a durare nel tempo. Il più antico festival di arte madonnara al mondo è stato ideato cinquant’anni fa, nel 1973, a Grazie di Curtatone, e da allora questo piccolo borgo alle porte di Mantova è riconosciuto come la patria dei madonnari di tutto il mondo. Qui è anche presente un museo dedicato alla conservazione e valorizzazione di questa arte. Potrebbe sembrare una contraddizione in termini la “conservazione” di un’arte “effimera”, per sua stessa natura destinata a non durare. Gli artisti solitamente dipingono su un supporto di asfalto, bituminoso, granuloso e molto ruvido al tatto e utilizzano talvolta una preparazione a base di pigmento in polvere. Il disegno viene tracciato con delle sanguigne, dei carboncini o dei pastelli di colore bruno, dopodiché si procede alla stesura del colore. I madonnari utilizzano sia i pastelli in commercio sia i “gessetti” realizzati artigianalmente con una ricetta-base nella quale la cera d’api e la gomma vengono emulsionate e miscelate con i pigmenti in polvere, in modo da ottenere una vasta gamma cromatica. In passato nell’area gardesana venivano anche utilizzate delle terre colorate e dei sassi recuperati in situ. Questa “archeologia madonnara” è stata riproposta in anni più recenti dal Maestro madonnaro Mariano Bottoli. Le tecniche pittoriche dell’arte madonnara sono talvolta riproposte su altri supporti, quali le tavolette preparate con tecniche che simulano la terra battuta (supporto utilizzato dai madonnari prima dell’avvento del bitume), i pannelli in pasta di legno o le tende in fibra sintetica, in modo da potere conservare questi dipinti nel tempo. La proposta di contributo intende valutare le caratteristiche del colore dei madonnari da diversi punti di vista. A partire dalle vicende storiche legate alla nascita di questa arte all’utilizzo dei colori simbolici connessi con la tradizione figurativa sacra cristiana promossa dalla Chiesa; passando per l’esame delle tecniche artistiche e dei materiali utilizzati. In particolare, per la prima volta, si propone anche una caratterizzazione strutturale che metta a confronto i diversi tipi di pastelli e gessetti utilizzati dai madonnari, sia prodotti commerciali sia pastelli fabbricati dagli stessi artisti. In aggiunta è previsto un primo approccio allo studio dell’invecchiamento dei materiali pittorici, con prospettive utili alla conservazione dei manufatti e ad eventuali interventi di manutenzione e restauro

    A histochemical and ultrastructural study of oogenesis of Aristaeomorpha foliacea (Risso, 1827)

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    Ovaries from mature giant red shrimp Aristaeomorpha foliacea were investigated histochemically and ultrastructurally. Four growing stages of the oocytes were distinguished: premeiosis stage, previtellogenetic stage, early vitellogenic stage and late vitellogenic stage. In addition, occasional resorptive oocytes were found. Oogonia and premeiotic oocytes were found in germinative zones. Previtellogenic and vitellogenic oocytes were localized in maturative zones. As vitellogenesis proceeded, oocytes showed a progressive development in the number of lipid droplets as well as in the extension of RER, constituted of dilated cisternae, uniformely scattered throughout the cytoplasm. The RER produced yolk granules and a lampbrush-like substance. The latter was released under the oolemma and constituted a characteristic cortical zone. The oolemma did not develop microvilli or micropinocytotic vesicles to incorporate yolk precursors. Thus, the protein yolk appeared to be of endogenous origin. Few somatic cells were found around the oocytes, but they never gave place to a continuous epithelial layer around oocytes, thus it is not possible to speak of ovarian follicle. The cytoplasm of these mesodermal-oocyte associated cells (MOAC) was characterized by a typical steroidogenic apparatus. Few resorptive immature oocytes were found inside late vitellogenic oocytes. Since the ovaries were packed with late vitellogenic oocytes and the few immature oocytes were hardly detectable, oocyte maturation occurred in a synchronous way

    Michael Angelo Caruso, international author, consultant, and speaker on Campus

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    Tollefson, Elizabeth. (2013). Michael Angelo Caruso, international author, consultant, and speaker on Campus. Retrieved from the University Digital Conservancy, https://hdl.handle.net/11299/223386

    An ultrastructural and histochemical study of the germinal cells contained in hemispermatophores of males of the Aristaeomorpha foliacea (Risso, 1827)

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    The ultrastructure and the oligosaccharide sequence of glycoconjugates of spermatozoa contained in the hemispermatophores of males Aristaeomorpha foliacea collected during the main mating and reproductive periods have been investigated. The hemispermatophores from eleven specimens were packed with typical round-shaped spermatozoa (max ø 3.8±0.03 lm), characterised by an electron-lucent nucleus not separated by the nuclear envelope from the thin electron-dense peripheral band of the cytoplasm containing small vesicles and large mitochondria. Hemispermatophores from two out of eight specimens collected in April contained few typical spermatozoa, whereas they were filled with roundish large germinal cells (max ø 5.74±0.16 lm) showing a filamentous chromatin in the nuclear region and the cytoplasm rim rich in large vesicles and myelin-like bodies. These cells were considered as non-mature germ cells, and consequently we defined their hemispermatophores as ‘‘immature’’. The lectin histochemistry showed differences in the glycoconjugate composition between germ cells contained in immature hemispermatophores and spermatozoa. The former had N-linked oligosaccharides containing a-D-Man and internal b-D-GlcNAc (Con A and KOH-sialidase-WGA affinity) as well as terminal NeuAca2,6Gal/GalNAc and NeuAca2,3Galb1, 4-GlcNAc (SNA and MAA binding). Spermatozoa from mature hemispermatophores also displayed Olinked oligosaccharides which terminated with b-D-Gal(1–3)-GalNAc dimer (PNA binding) and aGalNAc (HPA reactivity) in the cytoplasm and with sialic acid linked to b-D-Gal(1–3)-GalNAc (KOH-sialidase- PNA procedure) in the nucleus. The extracellular matrix in immature hemispermatophores displayed both N- and O-linked glycoconjugates, whereas it contained only O-linked oligosaccharides in mature ones. Although the number of specimens examined is low, this study should indicate that the presence of hemispermatophores in the terminal ampullae of male A. foliacea and of joined hemipetasmas is not synonymous with maturity

    Familial mesial temporal lobe epilepsies: Clinical and genetic features

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    Familial mesial temporal lobe epilepsy (FMTLE) was first described as a benign syndrome with prominent psychic and autonomic seizures and no association with hippocampal sclerosis (HS) or febrile seizures (FS). Better definition of the syndrome allowed identification of more heterogeneous phenotypes with mild to severe epileptic disorders, and a variable association with HS and FS. The genetics of these conditions is largely unknown and the hope for the future is that the identification of FMTLE genes will lead to more appropriate approaches for the diagnosis and treatment of TLE

    Oltre i confini della razionalità

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    - Il contributo di Angelo Volpe prende in esame fondamentalmen-te due oggetti: primo, la potenzialità indiscussa nella sociologia contemporanea degli approcci individualistici e razionali e, secondo, la necessità di trascendere la gabbia stessa della razionalità e di andare oltre. Ciò che l’autore auspica è la realizzazione di un “modello a spettro intero” per l’analisi dei fatti sociali, un modello che possa espandere il raggio d’azione della comprensione sociologica al di là di ciò che possiamo vedere e misurare razionalmente. - The contribution of Angelo Volpe essentially examines two objects: first, the unquestioned potentiality in contemporary sociology of individualistic and rational approaches, and, second, the need to transcend the very cage of rationality and go further. What the author hopes is the realization of a "full-spectrum model" for the analysis of social events, a model that can expand the scope of sociological understanding beyond what we can see and measure rationally

    Michael Angelo Buonarroti,

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    Appendix: "Three dialogues on painting composed by Francisco d'Ollanda, a Portuguese miniature painter who was in Rome in the year 1538. Tr. ... with the help of Mr. A. J. Clift, by Charles Holroyd. The manuscript was published for the first time in Renasçenca portugueza, no. VII, Porto, 1896.""The works of Michael Angelo": p. 281-283."A list of the principal books consulted by the author": p. 285-286.Mode of access: Internet
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