610 research outputs found
M.C. La Rocca, « Sur l’image qui manque à nos jours, Pascal Quignard et l’imaginaire de l’absence », [dans :] Quêtes littéraires, 2015, no 5, p. 201-211
M.C. La Rocca, « Sur l’image qui manque à nos jours, Pascal Quignard et l’imaginaire de l’absence », [dans :] Quêtes littéraires, 2015, no 5, p. 201-21
Liutprando da Cremona e il paradigma femminile di dissoluzione dei Carolingi
Nell'Antapodosis di Liutprando (x sec.) il genere è utilizzato come categoria interpretativa che discrimina l'agire politico di uomini e di donne, a prescindere dal sesso. Esiste un'agire stereotipato femminile (fondato sulla segretezza, l'inganno e la mistificazione) che è utilizzato dai protagonisti negativi dell'opera, vale a dire gli ultimi discendenti dei carolingi, ed esiste un agire stereotipato maschile che è invece fatto proprio dalla dinastia ottoniana, di cui Liutprando è sostenitore acceso. Non si tratta quindi di una misoginia clericale - come supposto nel passato - bensì dell'applicazione di categorie di genere all'agire politico e alla sua rappresentazione testuale
I testamenti del gruppo familiare di Totone di Campione
Si esaminano i testamenti del dossier documentario del gruppo familiare di Totone di Campione, confrontando i testamenti maschili e quelli femminili, verificandone la differenza d'impianto e di obiettivi
Le fonti archeologiche di età gotica e longobarda
Si esaminano le dinamiche del territorio veronese tra VI e VIII secolo attraverso la carta di distribuzione e attraverso i dati quantitativi provenienti dalle necropoli altomedievali rinvenute nel territorio e all'interno della città di Veron
Tesori celesti, tesori terrestri
Si esamina il vocabolario relativo alla parola thesaurus, nell'alto medioevo strettamente connesso ad alcuni beni ostentatori (carte scritte, gioielli, bottino di guerra). Si verifica la trasformazione della collocazione dei 'tesori' come oggetti da porre su un piano sacrale per salvezza della propria anima
Abitare la quotidianità: dallo spazio domestico allo spazio pubblico
Le storie dell’architettura e dell’urbanistica non sono state fin qui generose nei confronti delle progettiste. L’invisibilità delle donne nello spazio pubblico si è estesa dunque anche alle pagine della storiografia disciplinare. Eppure sono numerose le architette e le urbaniste che hanno contribuito lungo il Novecento allo sviluppo di queste discipline e soprattutto alla progettazione e costruzione di spazi domestici e urbani.
Oltre le loro specifiche competenze professionali, più in generale le donne possono essere considerate costruttrici di spazio, infatti, attraverso le loro pratiche abitative costruiscono e trasformano, giorno dopo giorno, come autrici anonime, spazi comuni, contribuendo a renderli più abitabili.
Il testo esplora questi due profili della donna che costruisce: da una parte osservando come la sua vita quotidiana produca effetti spaziali, dall’altra ritornando su alcune progettiste, poco note, che hanno lavorato per una nuova abitabilità dello spazio pubblico nella città europea dell’immediato secondo dopoguerra
Spazio pubblico e spazio privato tra storia e archeologia (secoli VI-XI)
I contributi contenuti nel volume affrontano il tema degli spazi materiali e simbolici, di ambito pubblico e privato, tra Tarda Antichità e Alto Medioevo, attraverso ricerche condotte su fonti scritte e materiali.
Il volume è suddiviso in tre sezioni. La prima, Una nuova dimensione del pubblico e del privato, raccoglie lavori che offrono quadri di insieme ampi, ciascuno su un problema di lunga tradizione storiografica.
La seconda sezione, I luoghi del potere e gli spazi privati, accosta ricerche basate sia su fonti scritte sia su fonti archeologiche, per meglio definire gli spazi destinati all’esercizio del potere e quelli relativi alla sfera domestica. Nella terza sezione, Gestione e controllo delle risorse, sono contenuti contributi che, attraverso i dati offerti dalle fonti materiali, riflettono sui sistemi economici in relazione ai regimi proprietari e di sfruttamento delle risorse, alla creazione di riserve, alle forme di produzione destinate sia a una circolazione ristretta sia a una distribuzione di controllo pubblico.
La scelta di tematiche ad ampio raggio ha inteso offrire una riflessione articolata sull’utilità – e sulla possibilità stessa – di applicare la contrapposizione pubblico/privato allo studio degli spazi fisici e simbolici tardo antichi e altomedievali. Il volume, raccogliendo l’insieme delle prospettive di indagine che sul rapporto pubblico/privato si sono sviluppate negli ultimi anni, intende contribuire con nuovi spunti e strumenti di analisi alle future ricerche sul tema
Rituali di famiglia: pratiche funerarie nell'Italia longobarda
L'articolo analizza, sotto il profilo delle fonti archeologiche, testamentarie e normative, il lento passaggio dei rituali funerari altomedievali in Italia, da rituali di tipo familiare a rituali controllati dalle istituzioni ecclesiastiche. Si connette pure il tema dei rituali funerari, visibili attraverso i dati archeologici, a quello degli atti che sono relativi allo spazio della memoria e dei trasferimenti di proprietà esaminando le fonti scritte tra VIII e IX secolo in Italia settentrionale
Corrado Ricci e la croce in cristallo di rocca del Museo Capitolare di Atri: la scoperta critica del reliquiario della Vera Croce.
Il contributo è dedicato alla croce-reliquiario in cristallo di rocca del Museo Capitolare di Atri, stauroteca di probabile produzione veneziana della fine del XIII secolo. Dopo un breve riepilogo delle attuali posizioni della critica del manufatto, il testo si concentra sulla ricostruzione della sua storia conservativa. Inediti documenti conservati nella Biblioteca Classense di Ravenna ed alcuni articoli di giornali locali di primo Novecento consentono di attribuire allo storico dell'arte ravennate e direttore generale delle Antichità e Belle Arti il primo riconoscimento del valore storico-artistico del reliquiario e i relativi provvedimenti di tutela (documentazione fotografica, custodia in cattedrale, istituzione di un museo ad Atri). La documentazione attesta chiaramente, inoltre, la provenienza della croce dalla chiesa di S. Francesco della stessa Atri, rimasta fino ad ora ipotetica. Da ciò deriva infine la proposta di svincolarne la committenza dall'ambito vescovile, pensando invece ad una donazione alla comunità francescana da parte di un maggiorente laico, fenomeno non raro in ambito angioino a cavallo del 1300
La vie interfaciale. Regards croisés en SIC et en Arts
Articles de Paquienseguy F., Pinède N., Alexander A., Lipani M.C., Laudati P., Lenoël A.C., Dupont J., Pucheu D., Rocca F., La Gramaccia G., Viera L., Akam N., Pascal C., Pauvert D., Corbal C.International audienc
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