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    Testo, messinscena, tradizione: le testimonianze dei libretti

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    Due dei condirettori della Edizione critica delle opera di Vincenzo Bellini (e curatori dell'edizione dell'opera belliniana "La sonnambula") riflettono su sei questioni nodali relative a ruolo e funzioni del libretto nella restituzione filologica odierna dei testi operistici italiani dell'Ottocent

    «Edizione critica delle opere di Vincenzo Bellini». Criteri editoriali

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    I tre condirettori della Edizione critica delle opere di Vincenzo Bellini pubblicano in questa sede i Criteri editoriali ufficiali dell'edizione medesima, elaborati nel tempo intercorso fra lo svolgersi del Convegno e la pubblicazione degli Atti

    Conspirateurs apolitiques? "Un ballo in maschera" et le Risorgimento

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    Nelle opere di Verdi del decennio 1850-59 e in particolare nell'ultima, "Un ballo in maschera", si indagano i riflessi di quella che fu la coeva evoluzione dell'atteggiamento mentale del musicista rispetto al processo risorgimentale in corso, dal dopo '48 alla vigilia dell'Unità d'Italia. In tal senso, s'è rivelato filone particolarmente fruttuoso quello attinente alla figure operistiche di cospiratori: visto che ne agirono molti in carne ed ossa, nella realtà del periodo; e mossi da quel mazzinianesimo più settario da cui Verdi si distaccò - insieme agli altri suoi sodali della Milano ante 1848 - sempre più nettamente

    Richard Wagner, «Die Walküre», «La Fenice prima dell’opera», 2005-2006/2

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    Die Walküre approda in laguna come parte di una nuova produzione del Ring che il pubblico della Fenice avrà modo di vedere per intero negli anni a venire, dunque anche questo volume de «La Fenice prima dell’Opera» viene concepito come parte di quel tutto, e manterrà fissa la collaborazione con Luca Zoppelli, che introdurrà ciascuna delle quattro opere. Nel secondo saggio critico Arne Stollberg prende lo spunto dai rilievi mossi al Wagner ‘teatrante’ anzitutto da Nietzsche e in seguito da Adorno, per tracciare un nuovo approccio alla gestualità nel Musikdrama, ritenendo che «il gesto, scenico e musicale, per Wagner non è certo una concessione alla prassi istrionica, ma è al contrario una componente sostanziale della teoria dell’“opera d’arte dell’avvenire”». La guida all’ascolto ricopre un ruolo particolarmente importante per un lavoro come il Ring, dove l’artefice scatena una fitta rete di motivi conduttori che percorrono l’intero ciclo, con l’intento sia di assicurare continuità al fluire della musica, sia di tracciare una sorta di percorso semantico dal mondo mitico del Rheingold fino al mondo degli uomini, protagonisti della Götterdämmerung. Riccardo Pecci, che curerà i libretti e le relative guide all’ascolto del Bühnenfestspiel, ci accompagna all’interno del complesso universo di Walküre, regalandoci molte riflessioni preziose sulla sua drammaturgia musicale

    Richard Wagner, «Siegfried», «La Fenice prima dell’opera», 2007/4

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    Siegfried approda oggi a Venezia come parte di una nuova produzione del Ring di cui il pubblico della Fenice ha già apprezzato Die Walküre l’anno scorso. Questo volume de «La Fenice prima dell’Opera» viene concepito come parte di quel tutto, e prosegue la collaborazione con Luca Zoppelli, che qui scrive il secondo capitolo della sua tetralogia, dedicato all’opera forse più problematica fra le quattro, per una questione che il titolo stesso del suo saggio – La fiaba interrotta: «Siegfried» – mette in luce. Sull’aspetto della fiaba, anche in termini visivi, torna anche il secondo saggio, che Delphine Vincent dedica al rapporto fra le creazioni di Wagner, e le loro implicazioni sul piano spettacolare con il cinema. Anche il curatore dell’edizione del libretto, nonché estensore della guida musicale all’ascolto, Riccardo Pecci, è un ulteriore elemento di continuità dei numeri che «La Fenice prima dell’opera» ha dedicato e dedicherà alla Tetralogia in progress sulle scene della Fenice del Duemila, ed è particolarmente importante per un lavoro come il Ring, dove l’artefice scatena una fitta rete di motivi conduttori che percorrono l’intero ciclo

    Richard Strauss, «Daphne», «La Fenice prima dell’opera», 2004-2005/8

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    Se si pensa alle vicende della Dafne protagonista della terz’ultima fatica di Richard Strauss, torna in mente il ritornello del lamento delle Ingrate di Monteverdi (nel capolavoro sommo ch’è il Ballo delle Ingrate, Mantova 1608), monito severo rivolto alle donne della corte dei Gonzaga a mettere da parte insensati rifiuti in amore. Nemmeno Dafne apprende pietà: troppo tardi acquista la coscienza dell’amore di Leucippo – come ci dice la musica, brillantemente analizzata da Marco Marica nella guida all’opera, specie quando torna un tema, nel monologo di Apollo, «quasi a voler rivelare all’ascoltatore che il sentimento di Dafne per il ragazzo ucciso è stata una passione erotica frustrata». Ma, a differenza delle Ingrate che tornano a languire nell’inferno, la fanciulla ritrosa realizza almeno il suo sogno di essere immersa per sempre nella natura, grazie ai magici poteri di Zeus che, su invito del dio del sole, la trasforma in lauro. Nel saggio di apertura, Luca Zoppelli, con finezza ermeneutica, individua i conflitti di fondo che opponevano la concezione del mito del letterato Joseph Gregor a quella di Strauss, e cita un parere illuminante del compositore, insoddisfatto del lavoro del suo collaboratore: «Dafne (particolarmente sbiadita), anziché restare una vergine noiosa, dovrebbe amarli entrambi, il dio e l’uomo». Una visione ‘carnale’, dunque, distante da quella inizialmente immaginata dallo scrittore, folgorato dal quadro di Chassérieau (lo si veda qui, a p. 10) in cui, come scrive ancora Zoppelli, «la protagonista è caratterizzata dalla sua intoccabile, fredda distanza, e costituisce il mero oggetto passivo di un’azione simbolica in cui non pare minimamente coinvolta, se non per sottrarvisi – per mezzo, da ultimo, della sua metamorfosi in alloro». Ma «come spiegare il fatto che Strauss, proprio mentre intorno a lui montava la barbarie nazista, si sia rifugiato nel mito e attraverso di esso abbia eretto una barriera tra sé e la realtà contemporanea?», si chiede Marica nel secondo saggio di questo volume. Nell’articolare una risposta a questo quesito, l’autore rileva come Strauss «costretto dalla massificazione della vita sociale e culturale imposta dal nazismo ad arroccarsi sempre più sul polo della cultura, si sia al contempo sentito fortemente attratto dallo spirito apollineo di Dafne. Il desiderio di purezza e di fusione con la natura di Dafne può simboleggiare dunque anche l’emigrazione interna dell’artista Strauss di fronte al nazismo, il suo ribadire la supremazia della cultura sulla barbarie». Una ricca galleria d’immagini documenta, nella pagine di questo volume, l’assoluta centralità del mito di Dafne e della sua metamorfosi nella cultura occidentale

    Going Beyond Counting First Authors in Author Co-citation Analysis

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    The present study examines one of the fundamental aspects of author co-citation analysis (ACA) - the way co-citation counts are defined. Co-citation counting provides the data on which all subsequent statistical analyses and mappings are based, and we compare ACA results based on two different types of co-citation counting - the traditional type that only counts the first one among a cited work's authors on the one hand and a non-traditional type that takes into account the first 5 authors of a cited work on the other hand. Results indicate that the picture produced through this non-traditional author co-citation counting contains more coherent author groups and is therefore considerably clearer. However, this picture represents fewer specialties in the research field being studied than that produced through the traditional first-author co-citation counting when the same number of top-ranked authors is selected and analyzed. Reasons for these effects are discussed

    Variations on the Author

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    “Variations on the Author” discusses two of Eduardo Coutinho’s recent films (Um Dia na Vida, from 2010, and Últimas Conversas, posthumously released in 2015) and their contribution to the general question of documentary authorship. The director’s filmography is characterized by a consistent yet self-effacing form of authorial self-inscription: Coutinho often features as an interviewer that rather than express opinions propels discourses; an interviewer that is good at listening. This mode of self-inscription characterizes him as an author who is not expressive but who is nonetheless markedly present on the screen. In Um Dia na Vida, however, Coutinho is completely absent form the image, while Últimas Conversas, on the contrary, includes a confessional prologue that moves the director from the margins to the center of his films. This article examines the ways in which these works stand out in the filmography of a director who offers new insights into the notion of cinematic authorship

    Appropriate Similarity Measures for Author Cocitation Analysis

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    We provide a number of new insights into the methodological discussion about author cocitation analysis. We first argue that the use of the Pearson correlation for measuring the similarity between authors’ cocitation profiles is not very satisfactory. We then discuss what kind of similarity measures may be used as an alternative to the Pearson correlation. We consider three similarity measures in particular. One is the well-known cosine. The other two similarity measures have not been used before in the bibliometric literature. Finally, we show by means of an example that our findings have a high practical relevance.information science;Pearson correlation;cosine;similarity measure;author cocitation analysis
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