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Studi di Antichità 8, 2, Lombardo (M.) éd, 1995
Delplace Christiane. Studi di Antichità 8, 2, Lombardo (M.) éd, 1995. In: Revue des Études Anciennes. Tome 99, 1997, n°3-4. Mélanges dédiés à la mémoire de J. Coupry. pp. 605-606
Data-driven geological multi-hazard risk analysis at urban scale
This research work explores the intricate domain of geological multi-hazard risk assessment in urban environments, with a particular focus on the Municipality of Rome, Italy. By leveraging data-driven methodologies, advanced Machine Learning techniques, and open-access data, this study addresses the challenges posed by ground instability hazards, including landslides, subsidence, and sinkholes. The research offers valuable insights, innovative models, and practical applications, contributing to urban resilience enhancement and risk mitigation.
As the global trend of urbanization continues to transform landscapes and increase population concentration in cities, the understanding and management of geological hazards in urban areas have never been more critical. This research encompasses three key articles published within the thesis, to delve into geological multi-hazard risk analysis in the urban context.
In Chapter 2, we tackle the challenge of integrating fragmented, incomplete, and often unreliable data sources for landslide hazard assessment. Recognizing the crucial role of hazard evaluation in risk mitigation policies, we focused on making the most of available data. The methods employed include landslide inventory review, boosting the training dataset, and optimizing Machine Learning-based susceptibility analysis. The research explores temporal recurrence by analysing multi-temporal landslide inventories and historical rainfall databases, offering valuable insights into hazard probability. The integration of spatial and temporal attributes led to the creation of Rome's first large-scale landslide hazard product. This product, designed for statutory purposes, represents a significant milestone in improving the resilience of urban areas.
Chapter 3 delves into the world of Machine Learning techniques for landslide susceptibility mapping, emphasizing the significance of data quality. The study compared various models, with the ExtraTreesClassifier emerging as the most reliable choice. However, recognizing the rarity of high-quality, site-specific landslide inventories, the research examines the reliability of open-source landslide susceptibility maps at different spatial scales. By conducting a thorough statistical and spatial analysis, the research highlights the impact of mapping unit and analysis scale on prediction accuracy. Furthermore, the fusion of multiple low-resolution susceptibility maps is introduced, offering a promising approach to overcome data limitations. This milestone not only improves our understanding of landslide susceptibility mapping but also provides practical tools for large-scale assessments in urban environments.
The development of a novel model for multi-risk assessment takes centre stage in Chapter 4. The model's goal is to support decision-makers and risk managers in prioritizing buildings exposed to ground instability hazards, including landslides, subsidence, and sinkholes. By integrating spatial hazard assessments, satellite interferometric data, building characteristics, and asset market values, the model calculates a multi-risk score, enabling the ranking of urban buildings. The research offers a detailed explanation of how each dataset contributes to the overall risk assessment, from spatial hazard to potential economic damage and activity rates. The data harmonization process leads to a practical, semi-quantitative approach for multi-risk assessment, fostering a more proactive stance in mitigating ground instability hazards.
This Ph.D. work could bring relevant insights for geological multi-hazard risk assessment and urban resilience. Its findings lay the foundation for further research, fostering safer, more resilient cities worldwide
Going Beyond Counting First Authors in Author Co-citation Analysis
The present study examines one of the fundamental aspects of author co-citation analysis (ACA) - the way co-citation
counts are defined. Co-citation counting provides the data on which all subsequent statistical analyses and mappings
are based, and we compare ACA results based on two different types of co-citation counting - the traditional type that
only counts the first one among a cited work's authors on the one hand and a non-traditional type that takes into
account the first 5 authors of a cited work on the other hand. Results indicate that the picture produced through this non-traditional author co-citation counting contains more coherent author groups and is therefore considerably clearer. However, this picture represents fewer specialties in the research field being studied than that produced through the traditional first-author co-citation counting when the same number of top-ranked authors is selected and analyzed. Reasons for these effects are discussed
Macchine versus organizzazione. Percezione dei problemi di Protezione Civile nell'alluvione del 1994 in Piemonte
Nuove prospettive di ricerca in psicologia filosofica
I contributi raccolti in questo volume intendono offrire una riconsiderazione di un tema caratterizzante la psicologia filosofica: l’intenzionalità esistenziale, una dimensione psicologica dell’intenzionalità che non mette tra parentesi la dimensione affettiva e volitiva, né le precondizioni storiche e culturali del conoscere. Si tratta di una prospettiva che va oltre la originaria caratterizzazione di Brentano e Husserl, per confrontarsi da un lato con i risultati di altre discipline più metodicamente impostate sotto il profilo scientifico, dall’altro con i problemi posti da Dilthey e Heidegger: una dimensione dell’intendere che si esprime in interpretazioni ed espressioni e per la quale comprendere è per le persone almeno in parte anche autocostituirsi. L’oggetto che Kant poneva all’antropologia, il «conoscere quel che l’uomo, in quanto essere libero, fa o può e deve fare di se stesso», si è nel frattempo precisato con l’indicazione di una procedura che instrada il “potere e dovere” alla competenza logica delle forme dell’interpretazione. L’antropologia in chiave trascendentale e prammatica studia quel che l’uomo può e deve fare di se stesso mediante interpretazioni. Mario G. Lombardo traduce le osservazioni di Dilthey sull’inibizione dell’intenzione nei termini della ‘aporia produttiva’ del circolo ermeneutico come si prospetta nell’ antropologia configurata da Hans Lipps e Charles Taylor. Poi propone un’intersezione fra l’ermeneutica filosofica e le applicazioni antropologiche della Nuova Teoria dei Sistemi (L. von Bertalanffy, H. R. Maturana, F. J. Varela, H. von Foerster, N. Luhmann), concludendo con la questione dell’impiego di procedure sperimentali nello studio dell’auto-costituzione personale mediante operazioni interpretative.
Secondo Ferdinand Fellmann l’interpretazione idealistica dell’ermeneutica proposta da Gadamer è difficilmente giustificabile in base alla nostra esperienza quotidiana: i moderni mass media come la televisione e internet ci mettono a confronto con una travolgente eccedenza di segni che deperiscono velocemente e la cui interpretazione non richiede alcuna tecnica interpretativa, tanto che nessuno cerca più qualcosa come un «senso profondo». Da questo si potrebbe concludere che l’ermeneutica abbia fatto il suo tempo. A loro volta anche le scienze mediatiche sono entrate in crisi e non sono in grado di elaborare un concetto rigoroso di medianità e guadagnare lo status di un paradigma autonomo. Rudolf A. Makkreel rileva come le determinanti culturali dell’essenza umana, già evocate da Kant, Hegel e Dilthey per spiegare come la psicologia vada correlata con l’antropologia, rendano interessante comparare con questa tradizione filosofica l’approccio ermeneutico dell’antropologia culturale di Clifford Geertz. I sistemi culturali definiti da Geertz assomigliano agli universali concreti della psicologia hegeliana ed ai sistemi culturali dinamici ai quali devono riferirsi le Geisteswissenschaften secondo Dilthey. Ma a ben vedere, ciò a cui pensa Geertz assomiglia piuttosto alla ‘tipica’ delle individualità schizzata da Dilthey, perché egli trova che i fenomeni ‘strani’ di una cultura rivelano i caratteri più istruttivi su ciò che di genericamente umano vi si può trovare. Perciò l’antropologia interpretativa di Geertz potrebbe provvedere il quadro di lavoro più idoneo per una “psicologia descrittiva” così com’era stata delineata da Dilthey in contrasto con una versione ‘scientifica’ della psicologia basata su ipotesi estrinseche ai dati.
Alfredo Paternoster descrive alcuni progetti recenti di studio dell’intenzionalità, alternativi al modello influente che ha per obbiettivo di spiegare i comportamenti intenzionali come casi di leggi biofisiche. Il modello naturalistico influente occulta di fatto le proprietà normative, morali, valoriali dei comportamenti personali, ma neppure si può tacere sul deficit esplicativo dei modelli alternativi. Anne Reboul trasferisce nel dominio della comunicazione linguistica e degli speech acts il fenomeno della “esperienza dell’inibizione dell’intenzione”, da Dilthey evidenziato originariamente nel contesto dell’esperienza della realtà fisica. Ella lo ritiene comunque un fenomeno imprescindibile per la spiegazione di come si forma la coscienza della differenza del Sé dalle personalità altrui. L’Autrice valuta criticamente, alla luce del concetto delle condizioni di ‘buon esito’ (felicity conditions) negli atti linguistici, le teorie “esternaliste” di Burge e di Millikan.
Gabriele Fedrigo propone un’analisi semantica dei termini ‘interprete’ e ‘interpretazione’ quando essi vengono mutuati con intento esplicativo da studiosi nel campo delle neuroscienze. Egli si riferisce particolarmente a LeDoux e a Zeki, alla “neuroermeneutica” di Reyna ed al “meccanismo cortico-cerebrale dell’interpretazione” descritto da Gazzaniga. Sui motivi dell’opposizione di Husserl alla fondazione psicologica diltheyana delle Geisteswisenschafteen verte il saggio di Dieter Lohmar. Vista la comune critica al riduzionismo naturalistico, desta stupore che Husserl non si sia occupato prima di Dilthey. Husserl stesso ammette che quello che lo indusse a desistere dalla lettura delle Idee di Dilthey fu in particolare la lettura della recensione negativa di Herrmann Ebbinghaus (1895), e solo in occasione di un incontro personale nel 1905 di aver mutato in parte il proprio atteggiamento. Tuttavia accanto alle incomprensioni c’erano anche preoccupazioni oggettive. Husserl mirava, a differenza della psicologia comprendente di Dilthey, ad una «psicologia pura», capace di arrivare a leggi generali senza ricadere nel pregiudizio naturalistico.
Salvatore Giammusso nota che il concetto diltheyano di “connessione strutturale psichica”, che ha avuto grande influenza nell’antropologia filosofica del Novecento, resta quasi ignorato in campo psicologico. Guido Cusinato considera le diverse forme di intenzionalità presenti nell’antropologia di Dilthey e Scheler focalizzando la propria attenzione sul carattere non naturalizzabile dell’intenzionalità della persona volta a produrre stili di vita esistenziali. Entrambi i filosofi facendo riferimento al concetto di Bild riescono a superare una concezione «rappresentazionale» dell’intenzionalità. Il primo livello dell’intenzionalità riguarda il «sistema pulsionale» e risulta finalizzata alla produzione di marcature graduate sulle antitesi utile/dannoso o piacere/dispiacere atte ad orientare e ottimizzare comportamenti adeguati all’interazione ambientale. Ma sia Dilthey che Scheler cercano di delineare anche un livello autonomo da tale «intenzionalità biologica». In particolare Scheler, facendo perno sull’irriducibilità della persona nei confronti delle prospettive riduzionistiche, caratterizza l’intenzionalità della persona non nel senso di un astratto «conosci te stesso!», ma come creazione di Bildung, cioè produzione e realizzazione di stili di vita esistenziale, più o meno buoni, con cui ogni individuo vive concretamente e che si sedimentano in una forma particolare di Wissen: la phronesis. In questo progetto volto a ripensare la vita in termini non intellettualistici e la persona in termini non naturalistici Scheler risulta decisamente più vicino a Dilthey che non a Husserl
Finite density QCD via imaginary chemical potential
We study QCD at nonzero temperature and baryon density in the framework of
the analytic continuation from imaginary chemical potential. We carry out
simulations of QCD with four flavor of staggered fermions, and reconstruct the
phase diagram in the temperature-imaginary \mu plane. We consider ans\"atze for
the analytic continuation of the critical line and other observables motivated
both by theoretical considerations and mean field calculations in four fermion
models and random matrix theory. We determine the critical line, and the
analytic continuation of the chiral condensate, up to \mu_B approx. 500 MeV.
The results are in qualitative agreement with the predictions of model field
theories, and consistent with a first order chiral transition. The correlation
between the chiral transition and the deconfinement transition observed at
\mu=0 persists at nonzero density
Variations on the Author
“Variations on the Author” discusses two of Eduardo Coutinho’s recent films (Um Dia na Vida, from 2010, and Últimas Conversas, posthumously released in 2015) and their contribution to the general question of documentary authorship. The director’s filmography is characterized by a consistent yet self-effacing form of authorial self-inscription: Coutinho often features as an interviewer that rather than express opinions propels discourses; an interviewer that is good at listening. This mode of self-inscription characterizes him as an author who is not expressive but who is nonetheless markedly present on the screen. In Um Dia na Vida, however, Coutinho is completely absent form the image, while Últimas Conversas, on the contrary, includes a confessional prologue that moves the director from the margins to the center of his films. This article examines the ways in which these works stand out in the filmography of a director who offers new insights into the notion of cinematic authorship
Appropriate Similarity Measures for Author Cocitation Analysis
We provide a number of new insights into the methodological discussion about author cocitation analysis. We first argue that the use of the Pearson correlation for measuring the similarity between authors’ cocitation profiles is not very satisfactory. We then discuss what kind of similarity measures may be used as an alternative to the Pearson correlation. We consider three similarity measures in particular. One is the well-known cosine. The other two similarity measures have not been used before in the bibliometric literature. Finally, we show by means of an example that our findings have a high practical relevance.information science;Pearson correlation;cosine;similarity measure;author cocitation analysis
Dispelling the Myths Behind First-author Citation Counts
We conducted a full-scale evaluative citation analysis study of scholars in the XML research field to explore just how different from each other author rankings resulting from different citation counting methods actually are, and to demonstrate the capability of emerging data and tools on the Web in supporting more realistic citation counting methods. Our results contest some common arguments for the continued
use of first-author citation counts in the evaluation of scholars, such as high correlations between author rankings by first-author citation counts and other citation
counting methods, and high costs of using more realistic citation counting methods that are not well-supported by the ISI databases. It is argued that increasingly available digital full text research papers make it possible for citation analysis studies to go beyond what the ISI databases have directly supported and to employ more
sophisticated methods
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