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    Il traffico di mummie egizie a Livorno nella prima metà del XIX secolo

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    Nella prima metà del XIX secolo si diffuse in tutta Europa una vera e propria “egittomania” che portò alla nascita delle prime grandi collezioni museali di antichità egizie. Tale crescente richiesta di reperti archeologici favorì un ricco traffico che, più per motivazioni fiscali che geografiche, vide in Livorno lo scalo privilegiato. Dal porto labronico passarono infatti i nuclei di oggetti destinati alle raccolte egizie di Torino, Firenze, Parigi, Londra, Berlino, Leida. Oltre a statue, sarcofagi e stele, tra la “merce” più ricercata figuravano senza dubbio le mummie. I corpi imbalsamati, che in precedenza, ad eccezione di sporadiche trattazioni scientifiche, erano stati considerati per lo più “materia prima” per farmaci e pigmenti, nell’Ottocento furono investiti da un interesse collezionistico che non troverà più pari. Anche i registri delle navi provenienti da Alessandria d’Egitto e arrivate presso il porto franco di Livorno annoverano spesso mummie in stiva. Esplorando le fonti archivistiche riemergono quindi le tracce di questo traffico che ebbe un grande impatto nella nascente disciplina egittologica e impressionò i cittadini livornesi dell’epoca

    Lessico e argomentazione: traduzione di una prima parte di Diálogo de las cosas acaecidas en Roma di Alfonso de Valdés.

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    L'elaborato propone la traduzione di una parte dell'opera "Diálogo de las cosas acaecidas en Roma" di Alfonso de Valdés, scrittore e segretario imperiale alla corte di Carlo V. In primo luogo, analizzo il genere del dialogo nella Spagna del XVI secolo e inquadro il contesto storico-culturale di riferimento. In seguito fornisco cenni biografici e stilistici sull'autore e, infine, propongo la traduzione dell'opera in italiano rivolgendo particolare attenzione alle problematiche riscontrate e alle scelte traduttive effettuate. This thesis proposes the translation of a part of Alfonso de Valdés' work "Diálogo de las cosas acaecidas en Roma". Alfonso de Valdés was a writer and secretary to the Imperial court of Charles V. First of all, I focuse on the dialogue in the XVI century in Spain and on the historical-cultural context. Then, I provide bigraphical and stylistic information about the author and, lastly, I propose the translation of the work in Italian focusing on the challenges that the translation provided

    Alessandro de' Medici e il Dominio. Per una rilettura degli inizi del principato (1530-1537)

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    Alessandro de’ Medici’s rule has been considered for centuries as a black tyrannical parenthesis between the republic’s crisis and the real foundation of the principality operated by Cosimo I. This article aims instead to read this period as a crucial phase of the wider process of consolidation of the Medicean State. Particularly, the understudied documentation produced between 1530 and 1537 by the Florentine magistracies in charge of the Dominio enlightens that the Medici government started to reform the territorial administration towards the financial protection of the subject communities, in order to better assure their collaboration to the prince’s projects

    Prima dei Nove. Riflessioni sull’esperienza amministrativa dei Cinque conservatori e degli Otto di pratica nel principato mediceo (1530-1560)

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    Nel 1560, una riforma promossa dal duca Cosimo I de’ Medici riunì le competenze dei Cinque conservatori e degli Otto di Pratica dando vita ai Nove conservatori del dominio e della giurisdizione. Per più di due secoli, questa magistratura sarebbe stata il perno del sempre più efficace sistema di controllo patrimoniale e finanziario (la 'tutela' sovrana) imposto dal principato mediceo alle comunità soggette del territorio fiorentino. La riforma del 1560 fu però il frutto di una lunga esperienza amministrativa, avviata a partire dal 1530. La serie di trasformazioni dell’ordinamento e di aggiustamento delle pratiche dei Cinque e degli Otto condusse infatti ad una sovrapposizione di competenze, risolta infine dalla creazione dei Nove. L’articolo ricostruisce tale percorso, soffermandosi sulle sue svolte e su alcuni casi ritenuti più significativi per riflettere sulle possibili cause. In conclusione, la pressione imposta dalla collocazione del principato nel quadro internazionale delle Guerre d’Italia sembra essere stata un fattore determinante per l’avvicinamento, tanto a livello di scopi quanto, conseguentemente, di attività quotidiana, di due magistrature in origine molto diverse tra loro

    Il tiranno fiorentino. Vita e leggenda nera di Alessandro de' Medici

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    Alessandro de’ Medici (1512-1537), nato da una serva delle campagne romane alle dipendenze della famiglia e perciò tenuto in ombra durante la sua infanzia, divenne, inaspettatamente, il primo duca della Repubblica di Firenze. La sua ascesa fu imposta con le armi dal papa e dall’imperatore a una città tenacemente decisa a difendere la propria libertà, capace di resistere per dieci mesi a un terribile assedio. Pochi anni dopo, fu assassinato dal proprio cortigiano e lontano parente Lorenzino de’ Medici: un gesto presentato al mondo come tirannicidio. La forza delle passioni politiche scatenate dagli eventi è palpabile. Sulla figura del duca aleggia dunque una vera e propria leggenda nera, costruita dai suoi oppositori politici e alimentata nei secoli da chi considerò la resa di Firenze la pietra tombale della libertà e l’inizio della decadenza d’Italia. Ma chi era e cosa aveva fatto Alessandro de’ Medici per meritare l’epiteto di tiranno? Era un giudizio unanime, o vi furono dei gruppi sociali che beneficiarono della sua azione? E noi, oggi, come dovremmo considerare il suo breve governo, rispetto alla storia bicentenaria del principato mediceo di cui è all’origine? Si trattò soltanto di una vergognosa parentesi, oppure di un’anticipazione dell’opera dei suoi ben più fortunati successori? Nel tentativo di rispondere a tali domande attraverso una ricerca condotta su testimonianze divenute ormai celebri e documenti d’archivio finora ignorati, il libro torna a interrogarsi sul senso profondo di un evento centrale nella storia italiana ed europea del Rinascimento, il passaggio di Firenze dalla repubblica al principato nel bel mezzo delle Guerre d’Italia, mettendo in dialogo la dimensione dello scontro ideologico con quella dell’effettiva azione politica

    «L’entrate et proventi de’ comuni, ville, popoli et luoghi del nostro Contado et Dominio»: le risorse delle comunità soggette a Firenze agli inizi del principato (1534-1535)

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    «The revenues and the incomes of the comuni, ville, popoli and luoghi of our Contado and Dominio»: the Resources of the Florentine Subject Communities at the Beginning of the Principato (1534-1535) In 1534, the Cinque conservatori magistracy ordered a general census of the public revenues of the Florentine subject communities (although the privileged ones were excluded). Thus, about 160 communities from the Contado and the Distretto sent a description of their common lands, mills, real estate, and special fiscal rights. This is the first known example of a general inquiry of this kind by the Florentine State. This article offers an analysis of the data collected by the Cinque in 1534-1535 (Appendix), aiming to shed light on the financial situation of the Florentine subject communities right after the Siege of Florence. The different entries for each community have been divided into four categories: (A) “resources from the terrain” (pastures, common and open fields, community’s fields, woodland, etc.), (B) “processing plants” (like mills or oil-mills), (C) “urban spaces” (which includes houses, shops, urban gardens, castle’s moats), and (D) “fiscal revenues” (tolls, duties and taxes collected by the community, and monopoly rights on some economic activities, like the slaughterhouse or the inn). The census of 1534-1535 is less detailed in comparison to the later one of 1550, and it is incomplete. But, on the other hand, this operation can be considered an early step towards the administrative “tutorship” which would be realized under Cosimo I and his successors, aiming to preserve (and eventually to increase) the fiscal potential of the subject communities
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