264,807 research outputs found

    Qualitative dataset of Local Indicators of Climate Change Impacts in Bredhi i Hotoves-Dangelli National Park, Albania

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    Qualitative dataset of the Site 'Bredhi i Hotoves-Dangelli National Park' collected by Simona Lippi in Albania. This dataset was collected in the context of the ERC funded project: LICCI - Local Indicators of Climate Change Impacts (The contribution of local knowledge to climate change research). It includes the 1st - qualitative part of a 2 part dataset Qualitative data collection involves first conducting semi-structured interviews to gather community insights, followed by using focus group discussions to validate and identify new observations. More information on the project at https://licci.e

    Dynamic factor model with infinite-dimensional factor space : forecasting

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    The paper compares the pseudo real-time forecasting performance of three Dynamic Factor Models: (i) The standard principal-component model introduced by Stock and Watson in 2002, (ii) The model based on generalized principal components, introduced by Forni, Hallin, Lippi and Reichlin in 2005, (iii) The model recently proposed by Forni, Hallin, Lippi and Zaffaroni in 2015. We employ a large monthly dataset of macroeconomic and financial time series for the U.S. economy, which includes the Great Moderation, the Great Recession and the subsequent recovery (an update of the so-called Stock and Watson dataset). Using a rolling window for estimation and prediction, we find that (iii) significantly outperforms (i) and (ii) in the Great Moderation period for both Industrial Production and Inflation, that (iii) is also the best method for Inflation over the full sample. However, (iii) is outperformed by (ii) and (i) over the full sample for Industrial Production

    Dynamic factor model with infinite-dimensional factor space: Forecasting

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    The paper compares the pseudo real-time forecasting performance of three dynamic factor models: (i) the standard principal component model introduced by Stock and Watson in 2002; (ii) the model based on generalized principal components, introduced by Forni, Hallin, Lippi, and Reichlin in 2005; (iii) the model recently proposed by Forni, Hallin, Lippi, and Zaffaroni in 2015. We employ a large monthly dataset of macroeconomic and financial time series for the US economy, which includes the Great Moderation, the Great Recession and the subsequent recovery (an update of the so-called Stock and Watson dataset). Using a rolling window for estimation and prediction, we find that model (iii) significantly outperforms models (i) and (ii) in the Great Moderation period for both industrial production and inflation, and that model (iii) is also the best method for inflation over the full sample. However, model (iii) is outperformed by models (ii) and (i) over the full sample for industrial production

    Filippino Lippi

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    Filippino Lippi je slikar koji je djelovao u drugoj polovici 15. stoljeća. Rođen je oko 1457. godine. Kao sin velikog Fra Filippa Lippija, jednog od glavnih ličnosti ranorenesansnog slikarstva, već od malena je imao direktan kontakt sa slikarstvom. Nakon očeve smrti, njegovu edukaciju preuzima Sandro Botticelli, što je imalo ključnu ulogu u njegovom stilskom razvoju. Stoga ne čudi da njegova rana djela pokazuju vrlo jasan Botticellijev utjecaj koji je vidljiv u elongiranim figurama i važnosti koju pridaje crtežu. Kroz idućih 20 godina njegova djela će pokazati pokazati postepeno stilsko osamostaljivanje, učvršćivanje formi, dubinu emocije i sve realnije definiranje dubine prostora. Tijekom svog djelovanja susreo se sa mnogim važnim ličnostima i djelima, od Masaccia čiji je rad imao priliku proučiti do najsitnijih detalja u kapeli Brancacci, preko Fra Diamantea, Sandra Botticellija, Pietra Perugina i Domenica Ghirlandaia s kojima je zajedno sudjelovao u izradi fresaka u Spedalettu.Filippino Lippi is a painter who lived and worked in the second half of the 15th century. He was born around 1457. As the son of the great Fra Filippo Lippi, one of the major artists of the early Renaissance, Filippino had had a direct contact with the craft by working in his father's workshop from early childhood. After his father died, Filippino completed his apprenticeship in the workshop of Sandro Botticelli, where his style greatly evolved. No wonder his early works resemble those of Botticelli's, which is clearly visible in the elongated figures and the emphasis he puts on linear forms. Throughout the next 20 years his works will show a growing stylistic independece, firmer forms, deeper grasp of human emotions and a more realistic defining of depth of space. He met numerous prominent masters and works in his lifetime: Masaccio - whose paintings he had an opportunity to study in the finest details in the Brancacci Chapel, Fra Diamante, Sandro Botticelli, Pietro Perugino and Domenico Ghirlandaio, all of whom he was engaged with in the process of painting frescoes in Spedaletto

    Il ruolo strategico dei Confidi nella raccolta, analisi ed elaborazione delle soft information nel processo di valutazione del credito

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    La presente ricerca nasce principalmente dal ricordo di Luca Brenna, amico e collega nella gestione del confidi Fidicomtur di Como, scomparso prematuramente, che grazie alla sua energia e dinamicità spingeva a cercare nuove soluzioni e nuovi metodi di lavoro. Di Luca erano anche i contatti con le Università e i giovani laureati, fonte di nuova passione per la ricerca e l'esplorazione dei mercati e metodi per supportare i nostri Soci. È nata quindi spontaneamente l’idea di intitolare una borsa di studio destinata a giovani laureati per ricercare ed espandere i confini del mondo “maturo - forse anche troppo maturo” dei Confidi. Luca ha ricoperto le cariche di Consigliere in Confcommercio Como, in Asconfidi Lombardia e in Fidicomtur Como, dove l'idea della borsa di studio è stata subito accolta con contributi solidi alla sua fattibilità. Con il Professor Andrea Lippi, docente di Economia degli Intermediari e finanziari presso l’Università Cattolica sede di Piacenza e il dott. Ferdinando Marrazza, neo laureato al momento dell’avvio della ricerca, abbiamo esaminato l’attuale difficoltà che incontrano i Confidi nello svolgere la propria attività, dovuta in parte allo spiazzamento causato dalle Garanzie Pubbliche varate dal Governo per far fronte alle emergenze generate dalla pandemia da Covid19, oltre al ridimensionamento dell’attività creditizia da parte dei maggiori gruppi bancari nei confronti delle micro-imprese, considerate difficili da valutare tramite scoring automatici e troppo onerose nella gestione delle istruttorie. Il secondo motivo che ha determinato l’avvio della presente ricerca è stato quello di esplorare ed espandere il lavoro dei Confidi al fine di agevolare l’accesso al credito per le micro/piccole imprese che hanno meno di 10 dipendenti ma che rappresentano il 96 % delle imprese italiane e che, da sempre, contribuiscono alla crescita e al benessere sociale italiano. La valutazione degli indicatori economici/patrimoniali a fini creditizi applicate a queste realtà è molto difficile e rischia di penalizzarle molto spesso ingiustamente. All’interno di questo ampio e profondo problema i Confidi potranno cercare un rafforzamento del proprio ruolo per migliorare la loro efficienza operativa e continuare ad agevolare il contatto fra micro e piccole imprese e le banche. I Confidi sono costantemente in contatto con un gran numero di soci (Fidicomtur ne ha quasi 2.700), e sono in grado di raccogliere hard information, ovvero tutte le informazioni relative a indicatori economici/patrimoniali, ma soprattutto soft information, quelle di tipo qualitativo che molto spesso racchiudono elementi ed indicazioni estremamente preziose per l’analisi prospettica dell’impresa da inserirsi e valutare nel processo di istruttoria di fido. Mentre per molte banche la pratica creditizia basata sul relationship banking è antieconomica, per Fidicomtur la relazione con i propri soci è la base del proprio lavoro. Questa ricerca è dunque un primo passo per proporre un metodo di raccolta, catalogazione, sistematizzazione e successivamente valutazione delle soft information con lo scopo di generare un rating qualitativo da considerare nel processo di istruttoria di fido. Non si vuole peccare di presunzione nel dare un valore a questo rating e soprattutto siamo consapevoli che il metodo proposto in questa ricerca potrà essere ulteriormente affinato e anche personalizzato, ma sicuramente includere anche una valutazione qualitativa nel giudizio finale del deliberante sarà utile a chi per decidere se concedere o meno un finanziamento. Nella parte conclusiva si tocca un punto fondamentale: la formazione dei collaboratori che dovranno raccogliere e gestire le soft information. Il ruolo dei nostri collaboratori non dovrà essere solo tecnico per interpretare bilanci, business plan o altri dati quantitativi, ma dovrà evolvere in intervistatori preparati anche su competenze relazionali e di comunicazione. La formazione arricchisce i collaboratori e crea maggior valore all’azienda

    Home bias

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    Questa monografia non ha l’intenzione di esaurire il tema della finanza comportamentale, operazione peraltro credo impossibile, ma bensì piuttosto quella di tratteggiare alcune tipizzazioni di questa interessante e complessa materia e di esaminare più da vicino il fenomeno dell’home bias, definito da Obstfeld e Rogoff (2000) come uno dei principali enigmi dell’economia internazionale. Peraltro, il concetto di home bias può essere distinto in equity home bias e home bias in trade. Si parla di equity home bias con riferimento ad una distorsione nella diversificazione di portafoglio, in base alla quale gli investitori sono portati a preferire i titoli domestici rispetto a quelli stranieri. Si parla invece di home bias in trade indicando la preferenza dei consumatori per i prodotti di origine domestica. Queste anomalie sono talmente evidenti nel mercato che hanno indotto la nascita di molti studi che hanno portato a molteplici spiegazioni razionali ma, forse, ancora lontane dall’essere veramente convincenti (Obstfeld e Rogoff, 2000); per questo motivo l’home bias conserva tutt’oggi la natura di puzzle, ossia di un fenomeno difficilmente riconducibile ad un modello teorico esauriente. Nel primo capitolo, attraverso un’estrapolazione sommaria, viene presentato un breve confronto fra i principi fondanti della teoria classica (o tradizionale) e la finanza comportamentale. Quest’ultima viene approfondita nel secondo capitolo attraverso la presentazione e l’esame delle principali euristiche e i bias più rilevanti che intervengono nel processo decisionale dell’individuo. Per compiere questo percorso vengono riproposti anche molti esempi che sono stati codificati dalla letteratura, in alcuni casi riadattandoli per renderli più efficaci ai fini della comprensione del tema trattato. I primi due capitoli possono quindi essere considerati propedeutici alla comprensione del fenomeno dell’home bias che è oggetto di trattazione nel terzo capitolo. Basandosi sugli studi più rilevanti presenti in letteratura, si prendono in considerazione le possibili cause generative di questo bias arrivando ad esaminare la distinzione fra equity home bias e home bias in trade non solo dal punto di vista definitorio ma anche delle loro conseguenze. Il quarto capitolo è più tecnico, si potrebbe dire adatto agli addetti ai lavori, in quanto presenta le principali tecniche di misurazione dell’home bias così come evidenziato dalla prevalente letteratura sul tema. Nonostante tutto credo però possa essere utile a qualsiasi lettore comprendere le difficoltà che affrontano i ricercatori nella misurazione di alcuni fenomeni psico-economici che hanno delle ripercussioni pratiche nel commercio e sui mercati internazionali dei capitali. L’ultimo capitolo presenta alcune riflessioni da condividere con il lettore e delle sintetiche conclusioni anche per suggerire ulteriori ricerche da compiersi nel prossimo futuro. Il volume quindi nasce con l’ambizione di poter assolvere un duplice compito: da un lato, di poter diventare un breve manuale di finanza comportamentale adottabile nei percorsi di studi che trattano questa specifica materia; dall’altro, di rappresentare una lettura di efficace apprendimento e di efficiente autovalutazione per ogni singolo investitore. Il consiglio che mi sento quindi di suggerire al lettore è quello di rispondere in prima persona alle domande che vengono proposte nei vari esperimenti, di immedesimarsi, di mettersi in gioco nelle scelte che vengono proposte e di essere sinceri nell’espressione di ogni giudizio e valutazione al fine di potersi confrontare con i risultati ottenuti dalla letteratura, e poter assaporare meglio come il processo decisionale svolto dalla mente umana sia un punto di comunanza con qualsiasi essere umano (anche con il Presidente degli Stati Uniti)

    How do I peer-review a scientific article? A personal perspective

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    Peer-review is an essential activity for the vast majority of credited scientific journals and represents the cornerstone for assessing the quality of potential publications, since it is substantially aimed to identify drawbacks or inaccuracies that may flaw the outcome or the presentation of scientific research. Since the importance of this activity is seldom underestimated by some referees, the purpose of this article is to present a personal and arbitrary perspective on how a scientific article should be peer-reviewed, offering a tentative checklist aimed to describe the most important criteria that should be considered. These basically include accepting the assignment only when the topic is in accordance with referee's background, disclosing potential conflicts of interest, checking availability and time according to size and complexity of the article, identifying the innovative value of the manuscript, providing exhaustive and clear comments, expressing disagreement with a fair and balanced approach, weighting revisions according to the importance of the journal, summarizing recommendations according to previous comments, maintaining confidentiality throughout and after the peer-review process. I really hope that some notions reported in this dissertation may be a guide or a help, especially for young scientists, who are willing to be engaged in peer-review activity for scientific journals

    '... Di naturale tanto bene che non pare che gli manchi se non la parola.' Filippino Lippi pittore di ritratti.

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    Il saggio ricostruisce l’attività di Filippino Lippi (1457-1504), come ritrattista, nella Firenze degli anni settanta, ottanta a novanta del Quindicesimo secolo. L’indagine riguarda prevalentemente la ritrattistica individuale, prendendo tuttavia le mosse dalla cruciale esperienza del Lippi nella Cappella Brancacci della chiesa fiorentina del Carmine, dove il confronto con l’opera ritrattistica di Masaccio impose al pittore ‒ all’inizio degli anni ottanta poco più che ventenne ‒, un’accelerazione ed una rapida maturazione che lo portò ad essere, in questi fondamentali decenni del primo Rinascimento, uno dei rinnovatori del genere della ritrattistica collettiva e civica e di quella individuale. L’esperienza compiuta nello strettissimo dialogo con Masaccio nella Cappella Brancacci rafforzò perciò l’identità del Lippi come ritrattista, redendola ben distinta e distinguibile da quella di Sandro Botticelli, pittore e maestro al quale Filippino era stato vicino nel corso degli anni settanta. Il saggio dimostra che, anche in questo decennio che precede la Brancacci, il pittore dovette dar prova di grandi capacità come ritrattista e che la sue abilità in questo campo dovevano già essere emerse ed essere stata riconosciute, valendogli come decisivo elemento di presentazione proprio nell’ottenimento dell’incarico per il completamento dei lavori nella cappella, come si riscontra nei ritratti giovanili quale quello di giovane oggi custodito presso la National Gallery of Art di Washington (inv. n. 1937.I.20). Nel corso degli anni ottanta si scalano una serie di opere che costituiscono i capisaldi del catalogo di Filippino come ritrattista, dal ‘Ritratto di giovane’ del Louvre (inv. n. R.F. 323), già attribuito a Sandro Botticelli, ombroso e vicinissimo alla teste della Brancacci, l’ormai linguisticamente maturo ‘Ritratto di Musico’ di Dublino, il ‘Doppio ritratto’ di Denver con l’autoritratto del pittore accanto al suo amico e committente Piero del Pugliese. Confermata da alcuni fogli con disegni, cioè studi di teste di grandissima qualità e intensità, celebrata da umanisti e poeti, ricordata da Giorgio Vasari, la bravura di Filippino Lippi come ritrattista è un aspetto della sua attività rimasta sino ad oggi in ombra e che il saggio vuole riportare alla luce, all’interno della più complessa articolazione della storia della nascita e dello sviluppo del ritratto moderno nella Firenze e nell’Italia del Rinascimento

    Lorenzo Lippi ritrattista per Francesco Cellesi

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    Il saggio restituisce a Lorenzo Lippi un ruolo di primo piano nella ritrattistica del Seicento fiorentino, assegnandogli lo splendido ritratto, sinora anonimo, di Francesco Cellesi conservato presso il Musée des Beaux-Arts de Chambéry, e arrivando a una datazione sicura attraverso ricerche d'archivio. Il contributo chiarisce i rapporti tra pittore e committente
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