306,477 research outputs found

    "Genere, corpi, televisione: Introduzione"

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    Nell’Introduzione, oltre a rendere manifeste le domande di ricerca, e oltre a presentare il piano dell’opera, le curatrici esplicitano i riferimenti teorici comuni ad autrici e autori del volume a proposito di: 1) il concetto di genere come “tecnica del sé; 2) i media come tecnologia del genere; 3) la relazione tra genere, adolescenti e televisione italiana. Proprio su questo ultimo aspetto, in particolare, si concentra Leonelli: da un lato esplicitando le ragioni per le quali il lavoro di ricerca si è incentrato sull’ adolescenza; dall’altro chiarendo le motivazioni che hanno condotto l’équipe a interessarsi della televisione e, in particolare, dei programmi italiani, dalle forti connotazioni re-gendered

    La cura tra neutralità e differenze. Sesso, genere e insignificanza di genere

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    Inserito in un volume che riporta i dati di una ricerca, il contributo di Leonelli analizza come la dimensione di genere si intersechi nella costruzione dell'identità professionale dei futuri operatori dell'educazione e della cura sanitaria

    “Negoziare la televisione, negoziare il genere: spunti educativi per la Scuole Secondaria Superiore”

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    Nel saggio Leonelli riprende alcune delle conclusioni della ricerca dalla quale è nato il volume, per declinarle in ambito educativo. A proposito della televisione, viene fatto il punto sugli adolescenti che, nei contesti educativi, sono considerati, alternativamente, o del tutto passivi di fronte ai condizionamenti televisivi oppure consumatori competenti, disincantati osservatori. Tali rappresentazioni veicolano specifiche visioni (implicite) sul ruolo esercitato dalla scuola nell’apprendimento del vivere sociale. La domanda cruciale – la televisione “dentro” o “fuori” dai contesti educativi formalizzati? – trova poi una sua risposta nello iato tra le proposte innovative della media education e la realtà delle Indicazioni Nazionali della Scuola secondaria superiore. Sulle “questioni di genere” viene presentato lo stato dell’arte, all’interno delle aule scolastiche, a proposito dei percorsi formativi esplicitamente dedicati a questo tema (notando, tuttavia, che il termine più corretto da utilizzare sarebbe “assenza”). Le quattro parole chiave che hanno guidato la ricerca e il volume – genere, televisione, adolescenza, corpo – s’intrecciano in conclusione nella formulazione di proposte laboratoriali, intese come esperienze scolastiche finalizzate alla costruzione di competenze e guidate da alcuni obiettivi precisi. In particolare, si tratta di aiutare i/le giovani ad assumere un ruolo attivo: nel riconoscere l’attuale ordine di genere; nel decostruire gli stereotipi sessisti; nel “giocare” con i simboli di genere; nello sperimentare nuovi modi di stare al mondo che sappiano essere rispettosi e inclusivi di ogni differenza

    "I corpi e la cura educativa: esiti di una ricerca"

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    Per prospettare il legame tra femminismi e rappresentazioni del corpo nei contesti educativi il saggio presenta una breve ricostruzione teorica sul tema e, in modo sintetico, i principali risultati di una ricerca con un campione di cinquecento giovani intenti a studiare per operare nell’ambito della cura, sia sanitaria sia educativa, consapevoli dunque di dover lavorare con il corpo, proprio e altrui. L’obiettivo del contributo è quello di presentare quali teorie femministe sono alla base delle loro rappresentazioni del corpo e dell’attività di cura. Leonelli ha fatto parte dell’équipe di ricerca e per i risultati esaustivi si rimanda al suo contributo precedente: “La cura tra neutralità e differenze. Sesso, genere e insignificanza di genere”, in P. Manuzzi (a cura di), I corpi e la cura. Educare alla dimensione corporea della relazione nelle professioni educative e sanitarie, ETS, Pisa 2009

    Souvenir e carabattole: gli oggetti riportati dai viaggi nelle stanze tutte per sé e nelle autobiografie delle donne

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    Il saggio si inserisce in un volume pedagogico che approfondisce il tema del viaggio al femminile come percorso di formazione e autoformazione. In particolare, il contributo di Leonelli ricostruisce i viaggi compiuti da numerose scrittrici di otto/Novecento (Simone de Beauvoir, ecc) per recarsi nella casa di altre autrici da loro amate (George Sand, ecc.). Ovvero, il saggio si occupa di tali viaggi per come vengono raccontati nelle autobiografie delle scrittrici, nonché di due temi collaterali: i plurali significati - anche identitari - degli oggetti riportati da tali viaggi e i plurali significati della "room of one's own" nella quale le scrittrici hanno poi conservato questi souvenir e carabattole

    1989-2019: la Convenzione internazionale sui diritti dell'infanzia e dell'adolescenza e l'educazione di genere

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    Il trentennale della stipula della Convenzione internazionale sui diritti dell’infanzia e dell’adolescenza - CRC ha fornito l’occasione per stimolare una riflessione più ampia sui concetti stessi di “infanzia/adolescenza e diritti” che sono stati ripensati, ridiscussi, attualizzati, ovvero rimessi in tensione tra loro. Il presente contributo si propone di partecipare al dibattito in corso, utilizzando un approccio teorico legato alla Pedagogia di genere. Va detto che nella CRC i temi di genere non sono esplicitamente citati, compaiono però i due nodi fondamentali: il principio della non-discriminazione sulla base del sesso e l’uguaglianza tra i sessi. Pur riconoscendo la necessità di un’integrazione tra le due categorie di diritti garantiti dalla CRC, quelli di protezione e quelli di autodeterminazione, il contributo si focalizza su questi ultimi perché in chiave educativa, e in senso ampio, possono essere intesi come diritti alla scelta, ovvero miranti all’elaborazione di una progettualità per il futuro non intrappolata dagli stereotipi di genere. Ne discende che sostenere l’autodeterminazione nei soggetti educativi viene a coincidere con uno tra gli obiettivi della formazione: incentivare il processo di costruzione di sé in modo consapevole. Si tratta “solo” di aggiungere la dimensione di genere, per imparare a riconoscere i condizionamenti sociali e culturali legati alla femminilità e alla mascolinità, e per apprendere come arginare/gestire quelli che possono influire negativamente sul proprio itinerario esistenziale. In particolare, la scuola può esercitare un ruolo nell’affiancare le giovani generazioni, dandosi il compito di favorire in ciascuna e ciascuno la capacità di decodificare le “gabbie di genere” prima che diventino un “destino”. Questo può realizzarsi mediante laboratori di educazione di genere che però, nella prassi, non risultano particolarmente diffusi. Il contributo quindi affronta le possibili spiegazioni di questa carenza. Se dal punto di vista legislativo, e da quello delle risorse economiche, ci sono delle certezze, dei provvedimenti che sanciscono la necessità di operare nei contesti educativi verso le pari opportunità, e se in Italia, oggi, nessuno oserebbe dichiarare di essere contro il diritto alla non-discriminazione, tuttavia l’opinione pubblica presenta poi aspetti contraddittori quando si tratta di implementare veramente il discorso a scuola. I diversi attori sociali che si occupano di educazione – scuole, famiglie, associazioni culturali, sportive, risorse del territorio, ecc. – dovrebbero muoversi in modo armonico, stipulando delle alleanze e avendo in mente obiettivi comuni per formare le giovani generazioni. Ma realizzare un “sistema formativo integrato” che sia sensibile al genere è complicato se manca un discorso pubblico su questo, se non c’è la voglia di occuparcene tutti, ciascuno nel proprio settore di responsabilità. Si tratta – seppur faticosamente – di fare rete e proporre l’idea che la collettività affronti l’”argomento genere” in modo capillare, ad es. in raccordo con il mondo dei mass-media e con quello della politica. Nondimeno, è la scuola ad avere un mandato istituzionale, i provvedimenti legislativi esistenti non possono essere elusi a lungo: essa deve attivarsi in modo sistemico e sistematico, sia dal versante della non-discriminazione sia nel versante delle pari opportunità. Questo ovviamente ci ricorda quanto vada ripensata la formazione a proposito dell’educazione di genere delle educatrici e degli/lle insegnanti (durante gli studi o quando sono già in servizio), questione che in Italia, al momento, rimane irrisolta

    Special Issue AMPERE 15-Foreword

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    Dear Reader, This Special Issue has been dedicated to collect the most interesting and innovative works presented at the 15th edition of AMPERE EUROPE (Association for Microwave Power in Europe for Research and Education) biennial meeting: the International Conference on Microwave and High Frequency Heating (AMPERE 2015) here at the Cracow University of Technology, Krakow, Poland. AMPERE, is an "European" non-profit association devoted to the promotion of microwave and radio frequency heating techniques for research and industrial applications, every two year select one of its research groups to host the event. This time the Polish research group of Professor Dariusz Bogdal, here at the Cracow University of Technology, in Kraków, Poland, was selected. The conference has been successfully organised from 14th to 17th September 2015 and it was confirmed to take the aspect of an excellent international meeting with participants coming from all over the world, underlining once more the world-wide interest on this topic from part of academics, industrialists, and consultants. The high number of plenary and key-note lectures, jointly with oral and poster presentations, allowed the attendees to report on the novelties in the field of microwave and radio frequency applications and increase the interest of you all in this still evolving research fields. This Special Issue will furnish the scientists of the world with an excellent reference book. I trust also that this will be an impetus to stimulate further study and research in all these areas. AMPERE is thankful to all authors for their contributions and to the Guest Editors for their excellent job. Cristina Leonelli AMPERE Presiden

    Dal singolare al plurale. Simone de Beauvoir e l’autobiografia al femminile come percorso di formazione

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    Il volume analizza, dal punto di vista pedagogico, la figura e l’opera di Simone de Beauvoir, una donna speciale – intellettuale, saggista, scrittrice, femminista, filosofa... – che ha attraversato un secolo complicato, due guerre mondiali, un’esaltante dopoguerra; che è stata la compagna di una vita di J.-P. Sartre; che ha compiuto viaggi di approfondimento politico; che ha molto letto, molto scritto, molto pensato. Una donna speciale e scomoda: autrice di saggistica pre-femminista, vedi il Secondo sesso, che ha profondamente scosso le coscienze del secolo; intellettuale impegnata, con tutte le asperità che questo può comportare; romanziera prolifica e sperimentatrice; amante anticonformista, sempre legata ad un uomo e mai avvinta ad esso; pensatrice laica e controcorrente; viaggiatrice curiosa; giornalista dalla prosa lucida e coinvolgente. Soprattutto, una donna scrittrice, che scrive parole pesanti – sulla relazione tra i sessi, sulla politica, sul colonialismo, sull’impegno esistenziale - che le valgono la riprovazione pubblica ai suoi tempi e, cosa abbastanza sorprendente, forse anche ai nostri. I suoi volumi meritano, invece, di sopravvivere alla dissimulata condanna di cui sono oggetto (e di cui è oggetto, presumibilmente, lei stessa), meritano di essere letti e discussi. Occorre contestualizzarli, certo, problematizzarli, sottoporli a critica: ma dopo averli conosciuti. C’è stata una generazione di lettori e lettrici, forse due, che ha amato de Beauvoir e i suoi scritti, e l’ha considerata un patrimonio comune per tutti quelli che sarebbero venuti. Così non è stato; al di là della sua definizione pluri-citata “Donne non si nasce, si diventa” sembra che, almeno in Italia, negli ultimi decenni de Beauvoir sia stata data per scontata, e che lentamente sia rimasta sullo sfondo culturale. In occasione del centenario della nascita, il testo di Leonelli riavvicina de Beauvoir e la rende nuovamente s-oggetto di discorso. In particolare si concentra sul corpus autobiografico dell'Autrice, che consente di seguire la storia di una donna vissuta a Parigi dal 1908 al 1986; e che permette di percepire le plurali dimensioni di una formazione al femminile nel Novecento, meglio: la storia della costruzione di un’identità personale, con i suoi condizionamenti (bio-psicologici, sociali, culturali, ecc.), le coincidenze, gli errori, le aperture, le occasioni mancate, i casi della vita. La ricchezza delle annotazioni e la loro precisione (nonché la possibilità di reperire riscontri) rendono questa lettura un’occasione incomparabile per capire un percorso esistenziale che è certamente singolo, personale e non generalizzabile e, allo stesso tempo, espressione di un contesto condiviso e come tale comune a molti altri soggetti. Con una particolarità, appunto: di volume in volume, de Beauvoir passa dal piano individuale a quello plurale; dalla sua vicenda personale – ragazza perbene costretta da travagli economici familiari ad intraprendere il mestiere di insegnante – allarga lo sguardo fino a comprendere l’intero pianeta. In altre parole, transita “dal singolare al plurale”. La scrittrice “inizia da sé”, studia i propri condizionamenti, li guarda lucidamente, opera per superarli, prima quelli legati alla nascita nella classe borghese, poi quelli connessi all’essere di sesso femminile. A questo punto allarga lo sguardo e applica il medesimo procedimento epistemologico a favore di alcuni gruppi di persone con “dati di fatto” erroneamente trasformati dalla società in giudizi di valore... al negativo. Quali gruppi? I vecchi, gli indigenti, gli schiavi dell’America del Sud, le popolazioni oppresse dal colonialismo, con un occhio di riguardo alle donne, al “secondo sesso”, a chi presenta come “dato di fatto” un aspetto biologico che la società vorrebbe trasformare in destino identitario. L'opera autobiografica di S. de Beauvoir fa emergere tre temi cruciali al femminile: l’educazione, lo spazio per sé, l’indipendenza economica. Sono cor..

    Report di ricerca: il confine educativo e i suoi dintorni

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    Il contributo approfondisce gli aspetti qualitativi e metodologici della ricerca “Il confine educativo e i suoi dintorni” da me condotta nell’ambito della più ampia ricerca biennale del Dipartimento di Scienze dell’Educazione (il cui titolo complessivo è: Le cure in educazione: prospettive interdisciplinari nello studio dei servizi e delle istituzioni educative). I suoi principali obiettivi sono stati: a) esplorare il legame tra “cura” e “responsabilità”; b) paragonare vissuto e percezioni di educatrici in servizio e studentesse del Corso di Laurea in Educatore di nido e di comunità infantili (dell’Ateneo di Bologna) per verificare l’eventuale dinamica di tale legame. Questa l’ipotesi-guida: la congiunzione tra cura e responsabilità rappresenta un implicito della professione, un non-conosciuto e un non-detto, in grado di influenzare il lavoro nei servizi per la prima infanzia. Per tentare di raggiungere tali obiettivi nonché, appunto, per cogliere il movimento tra proiezioni (di chi si sta preparando per questa professione) e vissuti (di chi lavora già da anni), si è proceduto nell’anno 2006 con una rilevazione che ha intrecciato metodologie qualitative e quantitative. Un primo livello affrontato nel contributo riguarda, dunque, la costruzione del percorso della ricerca a partire dalle domande e dagli spunti iniziali e dal confronto con la letteratura scientifica sull’argomento. Un secondo livello spiega l’utilizzo di “tecniche multiple”, l’intreccio di metodologie (qualitative e quantitative) che ha permesso di approfondire le questioni educative facendo emergere rappresentazioni e vissuti dei soggetti coinvolti. Infine, vengono prospettati punti critici su cui è opportuno lavorare durante la formazione iniziale e in servizio di educatori/rici dei servizi alla prima infanzia

    Dimmi cosa guardi e (non) ti dirò chi sei: riflessioni su modelli televisivi e identità di genere

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    L'articolo analizza la relazione tra adolescenza e consumi televisivi mainstream interrogando il nesso con i processi di costruzione dell'identità maschile e femminile
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