1,720,988 research outputs found

    I rischi del vivere quotidiano: le bevande alcoliche

    No full text
    Le preoccupazioni nei confronti degli stili di vita dei giovani, in particolare per l’uso delle sostanze voluttuarie - bevande alcoliche, fumo di tabacco, nervini...-, sono prioritarie per Istituzioni politiche e socio sanitarie che sempre con maggior frequenza raccomandano l’attuazione di programmi ed interventi finalizzati all’educazione ed alla promozione della salute. Queste iniziative si prefiggono di posticipare l’età d’approccio alle sostanze voluttuarie, ridurne il consumo e l’abuso e correggere quei comportamenti precoci che possono indurre l’insorgenza di patologie correlate all’uso delle sostanza voluttuarie. Su questo argomento il Piano Sanitario Alcol e Salute afferma chiaramente che per il loro raggiungimento è necessario “aumentare la diffusione dei metodi e degli strumenti per l’identificazione precoce della popolazione a rischio”. Questo studio si propone di acquisire informazioni in grado di definire le modalità di approccio e d’uso delle bevande alcoliche, la prevalenza e la tipologia dei bevitori, le conoscenze alcologiche, la percezione del rischio alcol correlato e la eventuale presenza di situazioni e comportamenti a rischio nel vivere quotidiano degli adolescenti. I risultati della ricerca saranno motivo di una attenta riflessione e costituiranno il patrimonio scientifico di base per la programmazione, l’attuazione e la valutazione della efficacia - in linea con le indicazioni Sanitario Nazionale 2011/1310, dal Piano Sanitario Alcol e Salute, e del European action plan to reduce the harmful use of alcohol 2012–2020- degli interventi mirati alla promozione della salute in ambiente scolastico

    Going Beyond Counting First Authors in Author Co-citation Analysis

    Full text link
    The present study examines one of the fundamental aspects of author co-citation analysis (ACA) - the way co-citation counts are defined. Co-citation counting provides the data on which all subsequent statistical analyses and mappings are based, and we compare ACA results based on two different types of co-citation counting - the traditional type that only counts the first one among a cited work's authors on the one hand and a non-traditional type that takes into account the first 5 authors of a cited work on the other hand. Results indicate that the picture produced through this non-traditional author co-citation counting contains more coherent author groups and is therefore considerably clearer. However, this picture represents fewer specialties in the research field being studied than that produced through the traditional first-author co-citation counting when the same number of top-ranked authors is selected and analyzed. Reasons for these effects are discussed

    Modelli di comportamento e percezione del rischio espresso dagli studenti della scuola secondaria di 2° grado di Trieste nei confronti delle bevande alcoliche e del fumo di tabacco.

    No full text
    Introduzione. L’uso delle bevande alcoliche e del fumo di ta- bacco (SV) rappresenta importanti fattori di rischio evitabili per la salute e a questo proposito il Piano nazionale della pre- venzione ritiene prioritario valutare i “bisogni culturali” della popolazione al fine di mirare prima e valutare poi l’efficacia di un intervento di promozione della salute. Obiettivi. Questo studio intende acquisire le modalità di ap- proccio e d’uso delle SV, la diffusione e la reale percezione dei comportamenti a rischio espressi dagli adolescenti al fine di programmare e attuare interventi in grado di modificare co- noscenze e comportamenti scorretti e promuovere uno stile di vita salubre. Metodi. Nel 2011 abbiamo proposto, in classe nel corso di una normale mattinata scolastica, a 592 studenti (M: 53.5%; F: 46.5%) scolarizzati, fra i 14 e i 23 anni (età media 16.3) la compilazione di una scheda questionario anonima, autosom- ministrata, semistrutturata in grado di raccogliere informazioni sugli stili di vita, gli atteggiamenti e il background culturale nei confronti delle SV. Risultati. Al momento l’81.1% degli adolescenti coinvolti nella ricerca ha già assaggiato gli alcolici (M: 79.5%; F: 82.9%) e il 56.3% ha provato a fumare (M: 53.3%; F: 59.6%). Mediamente l’alcolizzazione degli studenti è avvenuta a 13.1 anni (M: 11.8; F: 13.7), l’iniziazione tabagica a 13.5 anni (M: 13.2; F: 13.8). Il 70.8% degli sperimentatori ha assaggiato gli alcolici prima dei 16 anni (M: 81.7%; F: 68.4%), periodo nel quale l’88% degli sperimentatori colloca la propria iniziazione tabagica (M: 88.2%; F: 87.8%) . Afferma di bere alcolici il 58.6% della popolazione studentesca (M: 58.4%; F: 58.9%) e il 27.7% dichiara di fumare (M: 27.8%; F: 27.6%). Gli studenti bevitori hanno fra i 14 e i 23anni (M: 14-23; F: 14-20), in me- dia 16.6 anni (M: 16.5; F:16.8), mentre l’età dei fumatori è compresa fra i 14 e i 20 anni (M: 14-20; F: 14-20) e in media è pari a 16.9 anni (M: 16.4; F: 17.0). Nello specifico, il 41.2% dei bevitori (M: 46.1%; F: 33.3%), così come il 14.6% dei fu- matori ha meno di 16 anni (M: 20.5%; F: 7.9%, p <0.025), vale a dire un’età in cui la legge italiana proibisce la vendita de- gli alcolici e dei prodotti del tabacco. I bevitori consumano me- diamente a 6.5 g die di alcol anidro, i maschi bevono più delle femmine (M: 8.2; F: 4.5, p <0.0008), la popolazione maschile consuma alcolici prevalentemente pasteggiando (53.5% della dieta alcolica media - DAM), mentre quella femminile prefe- risce bere alcolici fuori pasto (69.5% DAM). Per quanto riguarda i consumi tabagici, stimiamo che gli stu- denti fumatori consumino in media 6.7 sigarette die (M: 7.8; F: 5.4), fumano meno di 1.0 sigarette die il 7.1% degli stu- denti, mentre dichiara consumi >1.0 sigarette die il 20.3% dei loro compagni (M: 20.8%; F:19.6%). A proposito di comportamenti a rischio, rileviamo che l’uso abituale di alcolici (>5.0g die) coinvolge il 22.1% della popo- lazione scolastica (M: 26.8%; F: 16.7%, p<0.005) e che l’in- tossicazione acuta da alcol (IAA) è stata vissuta con diversa fre- quenza nel corso degli ultimi dodici mesi dal 40% degli studenti (M: 40%; F: 40.1%). La prevalenza dei bevitori abituali e quella degli studenti che hanno vissuto nell’ultimo anno l’IAA aumentano con il pro- cedere della carriera scolastica e coinvolgono rispettivamente il 39.1% (M: 47.6%; F: 34.9%) e il 64.1% (M: 66.7%; F: 62.8%) dei diplomandi. Fermo restando che qualsiasi consumo tabagico è da ritenere a rischio per la salute, rileviamo che i fumatori abituali (>1 si- garette die) ammontano al 25.6% delle ragazze prossime alla maturità e al 25.9% dei ragazzi delle terze classi. Infine, il 47.1% degli studenti triestini convive con famigliari fumatori (M: 50.2%; F: 43.6%). Conclusioni. La sperimentazione precoce e diffusa, la preva- lenza dei bevitori, dei fumatori e degli studenti a rischio, la scarsa sensibilità e la complicità dell’ambiente familiare, testi- moniano quanto sia scarsa la consapevolezza dei rischi associati al vivere quotidiano

    I giovani di fronte all'abuso: abbiamo bisogno di unanime sostegno

    No full text
    Pensare alla prevenzione dell’abuso sui minori richiede in primo luogo una valutazione della percezione del fenomeno da parte di questi ultimi che consenta di realizzare, se e come, metterli in grado di percepire le eventuali situazioni di cui possono essere vittime In quest’ottica, al fine di definire le conoscenze ed il vissuto dei minori nei confronti delle molestie e dell’abuso è stata proposta a 2775 studenti della Scuola Secondaria di 1° grado (M:52.8%; F:47.2%) – età compresa fra i 10 ed i 18 anni (M:10-16aa; F:10-18aa), età media di 12,3 anni -, la compilazione di una scheda questionario anonima, autosomministrata, semistrutturata in grado di raccogliere le informazioni d’interesse Al momento il 66.9% degli studenti affermava di non essere mai venuto a conoscenza di un caso di molestie o di abuso (M:65.8%; F:68.2%), decisamente meno numerosi (Si vs No: p<0,0005) e pari al 21.2% erano i coetanei al corrente di un simile evento (M: 21.3%; F:21.1%) e l’11.9% non forniva informazione in proposito (M: 12.9%; F:10.7%) Non dichiarava la tipologia dell’evento il 12.4% degli studenti al corrente di un abuso (M:13.9%; F:10.7%), il 19.5% affermava di non saperlo definire (M:16.2%; F:23.2%), mentre il 68.2% degli coetanei informati (Si vs NR: p<0,0005; Si vs NS: p<0,0005) specificava la tipologia dell’evento (M:69.9%; F:66.0%). Per il 58.1% si era trattato di un abuso sessuale (M:58.9%; F:57.1%), per il 4.6% l’abuso era fisico (M:3.9%; F:5.4%), per il 3.1% psicologico (M:3.9%; F:2.1%) e per il 2.4% di sostanze (M:3.2%; F:1.4%) Il 34.8% degli studenti informati non indicava da cosa avevano capito che si trattava di un caso di abuso (M:39.8%; F:29.3%), il 10.5% identificava nei media –TV, giornali...- la fonte dell’informazione (M:9.1%; F:12.1%), per il 10.4% si era trattato di una deduzione personale (M:9.7%; F:11.1%), per il 9.3% di una testimonianza indiretta (M:8.1%; F:10.7%), il 9.5% era stato testimone dell’evento (M:11.3%; F:7.5%), mentre il 14.8% affermava “non so” o non specificava la fonte (M:13.9%; F:15.7%) Non esprimeva le proprie sensazioni nei confronti di un caso di abuso il 36.2% degli studenti a conoscenza dell’evento (M:39.5%; F:32.5%), il 12.7% rispondeva “non so”(M:12.0%; F:13.6%) e l’8.1% dichiara di non aver avuto alcuna reazione (M:10.4%; F:5.7%). Per contro l’8.8% degli studenti aveva provato “fastidio/rabbia”(M:8.4%; F:9.3%), il 6.6% “orrore” (M:4.9%; F:8.6%) ed il 5.9% “paura”(M:3.2%; F:8.9%). Ancora, il 3.6% affermava di aver avuto una reazione “negativa” (M:4.2%; F:2.9%), “stupita” il 2.0% (M:1.9%; F:2.1%), aveva “reagito attivamente” il 9.0% (M:9.7%; F:8.2%), mentre il 2.7% si dichiarava “divertito/favorevole” all’evento (M:2.6%; F:2.9%) La scarsa conoscenza dell’evento, l’esigua informazione in merito alla tipologia degli abusi e la genericità delle fonti di informazione inducono a pensare che le agenzie educative – scuola e famiglia...- non propongano adeguati ed efficaci interventi di prevenzione del fenomeno abuso

    “Far da sé”: una proposta per progettare l’autonomia abitativa della persona con disabilità psichica

    No full text
    L’autonomia abitativa della persona affetta da disabilità psichica è uno degli obiettivi a cui sempre più spesso si cerca di dare risposta. Nei percorsi già in atto è generalmente percepita la necessità di fornire delle competenze di base – ai diversamente abili ed agli educatori di riferimento - in modo tale che l’autonomia diventi effettiva. La Coop. Sociale Lybra e l’Opera Villaggio del Fanciullo di Trieste, con la supervisione del GRES*, hanno predisposto il progetto “Far da sé” con l’intento di analizzare quali fossero le competenze e le conoscenze delle persone affette da disabilità psichica (PDP) in merito alle cinque macro aree d’interesse: la gestione del denaro, la conoscenza e la conservazione degli alimenti, la pulizia e la gestione della casa, la percezione dei rischi associati all’ambiente domestico e l’utilizzo dei servizi cittadini. Lo strumento d’indagine era composto da due schede questionario – una per gli utenti in formazione (UIF) e l’altra per gli educatori ed i caregiver (EdR) – la cui compilazione è stata proposta ad entrambe le popolazioni prima del corso di formazione ed a distanza di tre mesi dal suo completamento. Durante il corso è stata compiuta un’analisi di processo tramite il monitoraggio in itinere delle conoscenze e del grado di soddisfazione dei partecipanti. Il percorso formativo, si è avvalso di due metodologie, una frontale e l’altra pratica, per un totale di 24 incontri distribuiti nell’arco di otto settimane. Il progetto prevedeva di avvalersi anche di un supporto psicologico che veniva fornito singolarmente ai partecipanti (EdR e UIF) La partecipazione, lo spirito critico, il coinvolgimento, l’attenzione e la motivazione manifestate dagli UIF sono state talune volte sorprendenti, molto elevate ed in grado di arricchire la riflessione comune (UIF e EdR), il percorso e la qualità dell’offerta formativa. Per quanto sia difficile generalizzare, alcuni componenti del gruppo PDP hanno manifestato chiaramente dei miglioramenti in merito alle conoscenze, a taluni comportamenti ed in genere hanno dimostrato e manifestato un generale gradimento nei confronti dell’attività svolta. Le criticità più importanti riscontrate sono riconducibili alla limitata adesione e collaborazione degli EdR che, solo in parte si sono rivelati disponibili a collaborare attivamente ed a rispondere alle richieste del progetto. Questo progetto, per sua natura sperimentale, così come consigliato dal Piano Nazionale della Prevenzione, ha consentito di: a) fare una accurata analisi dei bisogni dei PDP ed una valutazione obiettiva e puntuale degli stessi; b) identificare delle buone pratiche in grado di dare risposte alle esigenze espresse dai PDP; c) stimolare il coinvolgimento attivo delle EdR che nel vivere quotidiano affiancano e supportano le persone affette da disabilità psichica; d)predisporre ed ottimizzare dei canali comunicativi e pedagogici che favoriscano una relazione empatica e costruttiva fra i PDP ed i EdR

    Riflessioni a proposito della formazione degli adulti significativi coinvolti nella promozione della salute del singolo e della comunità in ambito sportivo

    No full text
    È presente nella Letteratura Scientifica ed in alcuni contributi proposti in questo volume, che il ruolo dei tecnici dello sport e degli insegnanti non deve dedicare il suo interesse esclusivamente alla “preparazione fisica”, finalizzata al miglioramento delle performance ed al mantenimento ed al potenziamento del benessere fisiologico dell'atleta, ma dovrebbe rivolgere l’attenzione e concentrarsi anche nei confronti degli aspetti educativi della sua attività di formazione-educazione finalizzata ad un più ampio benessere della persona. L’educazione nella sua più ampia accezione si propone di favorire l’emancipazione critica e responsabile dell’individuo e più precisamente si prefigge di consentire a quest’ultimo il più alto grado sviluppo compatibile con le proprie risorse economiche ed intellettuali e con il contesto sociale di appartenenza. Lo scopo dell'educazione è dunque quello di favorire il benessere della persona e renderla partecipe ed attiva nel proprio progetto di vita. La persona, oltre che aver diritto ad un ambiente che ne tuteli e sviluppi le potenzialità e le risorse, deve essere messa in grado di poter scegliere, di essere parte attiva e coinvolta del proprio sviluppo e di quello della comunita di appartenenza per il raggiungimento del più alto grado di salute possibile. A tal proposito il concetto che descrive al meglio questo pensiero, che è allo stesso momento sia un intento che uno strumento della Promozione della Salute, è quello di empowerment
    corecore