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    «Im tiefen Süden». Zu einem unbekannten Drehbuch von Alfred Andersch über Sizilien

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    Alfred und Gisela Anderschs Drehbuch "Im tiefen Süden" bietet neue intermediale Erkundungen und Einblicke in Anderschs 'Poetik der Beschreibung' durch den Versuch, das Sehen durch Bild, Fotografie und Wort auszudrücken ("Optische Notizen einer Malerin. Film von Gisela Andersch. Drehbuch von Alfred Andersch. Fotografie: Gisela Andersch" lauten Untertitel und zusätzliche Informationen), was aber im Text nur anhand des Kommentars des Drehbuchautors nachvollzogen werden kann, da das daraus geplante Radiostück nie produziert wurde. Die geographische Dimension, d.h. der Süden und die sizilianische Insel, die zu den Reisezielen des Künstlerpaars gehören, spielt dabei eine wichtige Rolle. Das Drehbuch zeugt in der Tat von einer distanzierten Rezeption aber auch von einer Aufmerksamkeit, die ein besonderes Interesse des Autors Andersch für dieses «Stückchen Abendland» zeigen würde

    Quadri verbali e ipertrofia della visione nel "Maler Nolten" di Eduard Moerike

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    Ridiscutendo i rapporti tra scrittura e visualità nel testo letterario, il saggio (contenuto nel volume Scritture dell’immagine, a cura di A. d’Amelia, F. de Giovanni e L. Perrone Capano) analizza la singolare e diversa configurazione che questi rapporti assumono nel romanzo di Eduard Mörike Maler Nolten (1832). Influenzata inevitabilmente dai suoi predecessori e dal modello goethiano, l’opera di Mörike fa del Bild, che connota il Bildungsroman nel termine stesso, l’elemento costitutivo e ipertrofico della sua complessa struttura, mettendo in atto particolari modalità di scrittura e lettura del visuale nel testo letterario. I quadri verbali, poetici, i “poetische Gemälde”, come li chiama Lessing, dischiudono possibilità di una narrazione visiva, svolgono nel romanzo una funzione di prefigurazione di situazioni che, a loro volta, vengono messe in immagini e presentate come quadri, per cui gli stessi personaggi sono “immagini generate descrittivamente”. Queste immagini sono però presenze ingombranti che, con il loro movimento di fuoriuscita dalla cornice, finiscono per invadere il contesto, oscillando sul bordo tra ciò che è e ciò che appare. Se il romanzo quindi raddoppia, moltiplica, deforma e alla fine distrugge le immagini e le figure, che producono profonde modificazioni nella dimensione narrativa, a loro volta i quadri diventano tali, diventano opere figurative, solo grazie alla verbalizzazione di un interprete, alla lettura e alla narrazione di uno sguardo, cosicché gli effetti di letteratura si trasformano in veri e propri effetti visivi. Il testo di Mörike ci mostra allora dapprima un certo funzionamento del visivo e la possibilità della sua traduzione nel verbale, in seguito trova e oppone a tale commensurabilità dei limiti e la caduta nel silenzio e nella morte finale

    La guerra vista da 'Wipers'. La stampa di trincea e le risorse dell'umorismo

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    Configurandosi come un dispositivo per gestire l’ansia collegata alle condizioni di vita inumane cui i soldati sono sottoposti, la stampa di trincea rappresenta un fenomeno molto comune, che interessa, durante la Prima Guerra Mondiale, tanto il fronte orientale che quello occidentale e che coinvolge le nazioni impegnate nel conflitto a vari livelli. Tra i giornali più noti e longevi vi è il britannico “The Wipers Times”, su cui si focalizza il presente saggio nell’intento di analizzare alcune delle caratteristiche delle pubblicazioni di questo tipo che, in buona misura tramite l’umorismo, cercano di dare voce al disagio diffuso, tentando una complessa mediazione tra più esigenze che sembrano escludersi vicendevolmente. Nati infatti per consentire alle truppe di raccontare la propria quotidianità in un modo più autentico di quanto non faccia la stampa ufficiale, tali giornali sono tuttavia sottoposti al doppio vincolo della censura e dell’autocensura, visto che raggiungono anche la popolazione civile, almeno parzialmente all’oscuro delle loro difficile quotidianità. Ma soprattutto negoziano continuamente il proprio diritto all’esistenza con le autorità civili e militari a cui non lesinano critiche, che pure non diventano mai esplicita rivolta. Sebbene il fenomeno non possa essere giudicato né apertamente sovversivo né un esempio di quella che viene solitamente definita “cultura della consolazione”, pure la stampa di trincea permette ai soldati di reinventare la propria immagine – un’immagine che si discosta dal mito falsificante dell’eroe diffuso dalla propaganda - e rinegoziare il consenso della società civile per la quale combattono

    "Raccontare seguendo l'ordine delle immagini". 'Die Kronenwaechter' di Ludwig Achim von Arnim

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    Die Kronenwächter (1817) di Ludwig Achim von Arnim si presenta come un romanzo storico di ambientazione cinquecentesca, ma intende piuttosto essere una riflessione sull’esistenza individuale nel mondo storico. Tra le strategie metanarrative adottate assume un rilievo decisivo l’elemento figurativo, inteso sia come tramite di straniamento (disposizione in tableaux degli episodi cruciali, “Bildbeschreibung”), sia come chiave residuale per mettere ordine almeno nello spazio, collocandovi scenari che chiedono di essere osservati con attenzione e ricostruiti prima ancora che di essere interpretati. La descrizione di arazzi e vetrate, che sostituisce la narrazione in due punti cruciali del romanzo, conferisce un’esemplarità atemporale e un’enigmatica evidenza alle situazioni rappresentate. Ma non solo: l’ordine della descrizione segue, passo dopo passo, le procedure artigianali di allestimento dei manufatti. Raccontare “seguendo l’ordine delle immagini” significa in questo romanzo giustapporre all’ordine cronologico della narrazione storica l’ordine mitico della saga, della leggenda, senza che né l’uno né l’altro vengano soppressi. Significa anche contrapporre implicitamente la scansione del “fare” alle dinamiche dell’azione. Se è vero che viene indebolito il senso della direzione e della finalità della narrazione, intatta resta la sua potenzialità di scansione, un ritmo che consente di integrare la visione del singolo, quella di una collettività storica e quella di ciò che nell’introduzione Arnim aveva definito “spirito” – l’istanza cioè che garantisce continuità all’accadere storico
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