1,721,192 research outputs found

    Going Beyond Counting First Authors in Author Co-citation Analysis

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    The present study examines one of the fundamental aspects of author co-citation analysis (ACA) - the way co-citation counts are defined. Co-citation counting provides the data on which all subsequent statistical analyses and mappings are based, and we compare ACA results based on two different types of co-citation counting - the traditional type that only counts the first one among a cited work's authors on the one hand and a non-traditional type that takes into account the first 5 authors of a cited work on the other hand. Results indicate that the picture produced through this non-traditional author co-citation counting contains more coherent author groups and is therefore considerably clearer. However, this picture represents fewer specialties in the research field being studied than that produced through the traditional first-author co-citation counting when the same number of top-ranked authors is selected and analyzed. Reasons for these effects are discussed

    Variations on the Author

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    “Variations on the Author” discusses two of Eduardo Coutinho’s recent films (Um Dia na Vida, from 2010, and Últimas Conversas, posthumously released in 2015) and their contribution to the general question of documentary authorship. The director’s filmography is characterized by a consistent yet self-effacing form of authorial self-inscription: Coutinho often features as an interviewer that rather than express opinions propels discourses; an interviewer that is good at listening. This mode of self-inscription characterizes him as an author who is not expressive but who is nonetheless markedly present on the screen. In Um Dia na Vida, however, Coutinho is completely absent form the image, while Últimas Conversas, on the contrary, includes a confessional prologue that moves the director from the margins to the center of his films. This article examines the ways in which these works stand out in the filmography of a director who offers new insights into the notion of cinematic authorship

    Appropriate Similarity Measures for Author Cocitation Analysis

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    We provide a number of new insights into the methodological discussion about author cocitation analysis. We first argue that the use of the Pearson correlation for measuring the similarity between authors’ cocitation profiles is not very satisfactory. We then discuss what kind of similarity measures may be used as an alternative to the Pearson correlation. We consider three similarity measures in particular. One is the well-known cosine. The other two similarity measures have not been used before in the bibliometric literature. Finally, we show by means of an example that our findings have a high practical relevance.information science;Pearson correlation;cosine;similarity measure;author cocitation analysis

    Dispelling the Myths Behind First-author Citation Counts

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    We conducted a full-scale evaluative citation analysis study of scholars in the XML research field to explore just how different from each other author rankings resulting from different citation counting methods actually are, and to demonstrate the capability of emerging data and tools on the Web in supporting more realistic citation counting methods. Our results contest some common arguments for the continued use of first-author citation counts in the evaluation of scholars, such as high correlations between author rankings by first-author citation counts and other citation counting methods, and high costs of using more realistic citation counting methods that are not well-supported by the ISI databases. It is argued that increasingly available digital full text research papers make it possible for citation analysis studies to go beyond what the ISI databases have directly supported and to employ more sophisticated methods

    Good nursing traits: a comparison of children’s views

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    Background Excepting Randall’s study (2008), literature about children’s feedback of nursing is poor and remarkably dated (Fleitas 1997, Bluebond-Langner 1978). Yet, interviewed children gave a very detailed account, which resulted deeply different from their parents’ or care assistants’ reports (Miller 2000, Scott 2000). Goal of the study We interviewed hospitalized children asking for the traits of good nursing. This qualitative study has a phenomenologic approach.Materials and Methods A qualitative interview was used to collect data: we interviewed 10 children admitted at Pediatria of the Azienda Ospedaliera-Universitaria Policlinico in Modena (Italy) in early 2009. Children were not selected according to probabilistic methods. Research was authorized by Unit Direction; we ensured anonymity to parents who gave written consent. The interviewer introduced himself to children explaining the aims of the research and asking them if they were in the mood for answering. Results Outcomes may be divided into 4 groups:1. natural-born qualities“A good nurse should be a special person in order to help children” 2. learning from aptitude“A good nurse should be cheerful with children who are afraid of cures”3. learning from experience“A good nurse should know and then remember: he should be experienced with children”4. Cognitive and psycho-physical learning“A good nurse should be qualified, I like nurses who explain what they are doing”Conclusion Children gave a very detailed account of the good nurse’s traits. Our results confirm Randall’s study (2008)

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    Nao informado

    Le qualità distintive del bravo Infermiere secondo i bambini ospedalizzati: uno studio fenomenologico

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    IntroduzioneL’aspirazione di essere un “bravo infermiere” è un imperativo etico di tutti i professionisti infermieri, pediatrici e non. Non sempre, però, è chiaro, quali siano le qualità distintive che un infermiere deve possedere per essere considerato “bravo” dal paziente. I codici deontologici dettagliano compiti e virtù del buon infermiere dalla prospettiva delle organizzazioni professionali (1). Ma, probabilmente, ancora più ricco di spunti significativi per la pratica professionale e formativa è il punto di vista del paziente e nel nostro caso, del piccolo degente e della sua famiglia.Obiettivi della ricercaLo scopo dello studio realizzato è quello di analizzare le percezioni dei bambini ospedalizzati e conoscere le loro opinioni riguardo le caratteristiche che un bravo infermiere, che opera in pediatria, deve possedere. Queste informazioni potranno meglio orientare il curriculum formativo dell’infermiere e dell’infermiere pediatrico. L’approccio di ricerca di questo studio qualitativo è stata la fenomenologia, la quale ha come oggetto le esperienze vissute e l’interpretazione che ne danno i soggetti direttamente coinvolti.Materiali e metodiLo studio si è svolto presso il Dipartimento di Pediatria dell’Azienda Ospedaliero-Universitaria Policlinico di Modena dal 15 Aprile al 31 Maggio 2009.Lo strumento utilizzato è stata l'intervista qualitativa, proprio perché lo scopo di tale metodo è quello di comprendere il punto di vista del partecipante-intervistato e la sua visione del mondo, in base alle proprie esperienze vissute (8). L'intervista semi-strutturata è uno strumento aperto e flessibile e la sua caratteristica principale è il fatto che l'intervistatore è guidato da una traccia o guida (interview guide), che include una lista di domande o di aree tematiche da esplorare, per le quali abbiamo chiesto prima della somministrazione una verifica alla psicologa del reparto.Il campione scelto era composto da 10 bambini ospedalizzati con un’età compresa tra i 9 e i13 anni, ospedalizzati da almeno 3 giorni e con patologie acute. Costituiva un criterio di esclusione la presenza di patologie neurologiche e condizioni patologiche croniche.L’indagine sul campo si è svolta in due fasi. Nella prima fase è stata condotta e registrata l’intervista ai bambini in un ambiente silenzioso e senza la presenza di particolari distrazioni. Alle interviste erano presenti i rispettivi genitori per far si che i bambini si sentissero a proprio agio.Nella seconda fase al termine di ogni intervista il ricercatore ha compilato una scheda dove annotava com'era andata l'intervista, se c'erano state interruzioni, come era apparso l'intervistato e qualsiasi cosa fosse utile ricordare.Subito dopo iniziava la trascrizione integrale dell'intervista.Raccolta e analisi dei datiL'analisi qualitativa della ricerca mira a dare un senso a enormi quantità di dati, riducendo il volume delle informazioni. Il nucleo di questa analisi viene estrapolato nel modo in cui categorizziamo i dati e stabiliamo delle connessioni tra di essi.Il sistema di analisi utilizzato è il seguente:•subito dopo la fine di ogni intervista il ricercatore iniziava la trascrizione;•poi la leggeva per vedere se alcuni concetti espressi dai bambini non fossero chiari;•durante una seconda lettura dell'intervista completa, sottolineava le cose che apparivano più interessanti, i temi che emergevano dal racconto;•durante la terza lettura, per ogni tema emerso, ha stabilito un codice colore, un colore diverso per ogni tema;•ha quindi esaminato i testi di tutte le interviste per cercare ciascuno dei temi ed ha formulato un elenco di tutti i temi emersi ed esaminato le relazioni reciproche;•per ogni codice colore è stato creato un file al computer;•infine sono state assemblate tutte le parti di testo che riguardavo uno stesso codice colore, ripetendo la procedura per tutte le interviste, in questo modo tutti i pezzi di testo che riguardavano un codice sono stati riuniti nello stesso file per permettere di rilevare pattern o relazioni tra concetti.I dati raccolti sono stati suddivisi in 4 categorie di analisi:Qualità innatePer questa categoria è emerso che le qualità innate che un bravo infermiere ha o dovrebbe avere sono quelle di essere una persona calma, che non mette agitazione, affettuosa, sempre solare e rispettosa verso i bambini.Apprendimento attitudinaleMolte delle caratteristiche identificate in questa categoria potrebbero essere considerate qualità innate, tuttavia pensiamo che possano essere sviluppate con un’adeguata preparazione o training formativi supportati da infermieri pediatrici più esperti.Apprendimento dall’esperienzaIn questa categoria emergono le caratteristiche di un infermiere esperto nella pratica ed in quello che fa.Dalle risposte si evince l’importanza che ha per i bambini il fatto che gli infermieri passino più tempo con loro e siano disponibili.Apprendimento cognitivo e psicomotorioSicuramente gli aspetti attitudinali sono le prime cose che i bambini guardano e mettono in evidenza, ma non solo quelli.Secondo loro un bravo infermiere deve saper capire lo stato di salute del bambino, conoscere le malattie ed avere un’ottima padronanza delle tecniche infermieristiche.DiscussioneCiò che sembra emergere dall’analisi dei dati è che un bravo infermiere si nasce e si diventa, che si ha bisogno di una formazione specifica, ma anche di alcune caratteristiche personali. Il bravo infermiere è un professionista calmo, allegro, paziente, capace di dialogare e portare rispetto, preparato, competente nelle tecniche infermieristiche ed esperto nel prendersi cura del bambino. Lo studio seppur realizzato su un piccolo campione mette in evidenzia la profondità e l’accuratezza delle opinioni espresse dai bambini.Le qualità distintive del bravo infermiere che i piccoli degenti italiani identificano, sono pressoché sovrapponibili alle caratteristiche riportate negli studi di Randall et al. e Brady.In particolare, le seguenti:ogli aspetti empatici e comunicativi che devono caratterizzare il professionista infermiere (calmo, rilassato, carino, con un bel tono di voce, affettuoso, simpatico, divertente, allegro, che sa ascoltare e dialogare) (1,4,9);ola disponibilità e la presenza (stare a contatto con i bambini ed essere sempre disponibile, passare più tempo con i bambini) (1,4);oil rispetto (a me piace molto l’infermiere che mi dice quello che sta per fare) (1,4,10);ola competenza professionale (bravo a fare le cose, deve saper fare bene le punture, che sia bravo nella pratica) (1,4);ola sicurezza nell’agire professionale (essere istruiti e preparati per bene, così non creano danni magari, portare la medicina giusta al momento giusto) (1).Limiti dello studioI dati sono stati raccolti in un periodo di tempo relativamente limitato. Un durata maggiore della ricerca avrebbe consentito di ottenere un numero maggiore di dati, seppure alcuni dei temi tendevano già a ripetersi. ConclusioniLa presente indagine, pur su piccola scala, ha mostrato che i bambini sanno quali sono gli elementi che servono per formare un bravo infermiere. I piccoli degenti hanno fornito una visione dettagliata dell’infermiere e di ciò che si aspettano da lui, come persona e come professionista

    Le caratteristiche di un bravo infermiere: opinioni dei bambini a confronto

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    BACKGROUND: la letteratura che analizza la visione che il bambino ha dell’infermiere è molto carente e se non fosse per un contributo del 2008 (Randall D et al.), anche notevolmente datata (Fleitas JD 1997, Bluebond-Langner 1978). Eppure quando i bambini sono stati consultati hanno dato opinioni dettagliate, accurate e profondamente diverse da quelle dei loro genitori ed assistenti (Miller S 2000, Scott J 2000). OBIETTIVO dello STUDIO: conoscere le opinioni dei bambini ospedalizzati rispetto alle caratteristiche che un bravo infermiere deve possedere. DISEGNO: nello studio qualitativo è stato utilizzato l’approccio fenomenologico per descrivere l’esperienza vissuta dai bambini e scoprire i significati che essi assegnano alla figura infermieristica. DISCUSSIONE e CONCLUSIONI: ciò che sembra emergere dall’analisi dei dati è che un bravo infermiere si nasce e si diventa, che si ha bisogno di una formazione specifica, ma anche di alcune caratteristiche personali. Il bravo infermiere è un professionista calmo, allegro, paziente, capace di dialogare e portare rispetto, preparato, competente nelle tecniche infermieristiche ed esperto nel prendersi cura del bambino. Lo studio seppur realizzato su un piccolo campione mette in evidenzia la profondità e l’accuratezza delle opinioni espresse dai bambini
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