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Lorenzo Natali e la politica comunitaria : L'"altra" Italia in Europa (1977-1988)
Alla vigilia della caduta del Muro, la Comunità europea è una realtà matura e in piena evoluzione, già in grado di competere sul piano commerciale con gli Stati Uniti, e alle prese con la complessa progettazione del grande mercato unico. Ha al contempo sviluppato ambizioni di natura politica, con le prime forme di coordinamento della politica estera tra Stati membri, e l’avvio del lungo percorso verso l’Unione economica e monetaria.
Lorenzo Natali (1922-1989) è un protagonista tra i meno conosciuti di questa storia. Presente sin dall’atto di nascita delle Comunità, nei trent’anni seguenti accompagna con il suo percorso politico i passaggi fondamentali della costruzione europea, dapprima come ministro e dai tardi anni Settanta come commissario italiano a Bruxelles, il più longevo per durata d’incarico. A lui si devono in particolare alcuni dei traguardi più importanti di quella stagione, dalla realizzazione del grande allargamento a Sud all’implementazione della prima politica ambientale della Ce, fino al consolidamento di un dialogo paritario allacciato tra l’Europa e il Sud globale. Questo libro intende restituire un primo squarcio di luce sulla sua figura e la sua azione politica
Il dibattito sull'allargamento della Comunità
La politica estera è stata spesso al centro del dibattito interno alla Democrazia Cristiana, sin dagli anni degasperiani. Tuttavia, non si può affermare lo stesso delle politiche più strettamente comunitarie, che, una volta trascorsa la fase fondativa, interessano in modo più episodico la dirigenza di Piazza del Gesù e i suoi organi periferici. Un quadro che si conferma e che tuttavia si fa al contempo più sfaccettato, anche nella documentazione di partito, in occasione dei primi due allargamenti della Comunità europea, rispettivamente realizzatisi nel 1973 e nel 1981/1986
The Italian Giunta and the ICHS World Congresses. A research proposal
The Central Committee for Historical Studies - the “Giunta”- can be considered, as we know, the highest and most eminent cultural institution for historical research in Italy. During the last years, and mainly after the Eightieth anniversary of 2014, some scholars renewed their attention on this institution and, in particular, over the wide plurality of functions and purposes it has pursued in its long history, primarily from a national point of view.
At the same time, between 2015 and 2017 the Committee decided for a huge reorganization and inventory of its archives, which were also partially provided in a digitalized form.
Yet, despite this background, a complete history of the Central Committee still has not been told, as President Giardina noted some years ago1. My research project aims, of course, not to carry out this very ambitious task, but at least to partially explore some of the issues that have not been much enlightened from historiographical studies up to nowadays. My project has therefore these several purposes. Primarily the first challenge of my research is to clarify methods, problems, scientific and organizational issues appeared in the relations between the Italian Central Committee and ICHS Bureau during the second half of XX century. I also would like to enlighten dynamics among ICHS, the Giunta and other academic institutions, starting from the case study of the Commission of History of International Relations, which was founded in mid-1980’s at the Stuttgart Congress and based at the University of Milan by prof. Brunello Vigezzi, who managed it for over twenty years
Nicola del Corno, Italia reazionaria. Uomini e idee dell’antirisorgimento, Milano, Bruno Mondadori, 2017, 227 p.
La Chiesa e i cattolici nella Resistenza, 1943-1945
Nella vasta produzione pubblicistica e storiografica sulla Resistenza italiana per moltissimo tempo sono stati privilegiati i movimenti di sinistra, comunisti, socialisti e azionisti, come se l’apporto di altri gruppi fosse stato poco significativo o del tutto trascurabile. Questo tipo di narrazione della Resistenza l’ha esposta al rischio di venire travolta dal crollo del comunismo alla fine del XX secolo, facendo perdere valore a un periodo della storia d’Italia che ha avuto invece una importanza, soprattutto etica, di grande rilievo per un paese che cercava di riscattarsi dal ventennio della dittatura fascista e da una guerra devastante. Il modo tradizionale di raccontare la Resistenza, non solo nella pubblicistica, ma anche nella storiografia, ha finito dunque per mettere in secondo piano l’apporto della Chiesa e dei cattolici, se non addirittura di trascurarlo del tutto, provocando talvolta una risposta cattolica agiografica e in qualche caso di non grande valore. In questo senso, l’ampia e accurata ricerca promossa nel cinquantenario della fine della Seconda guerra mondiale dall’Istituto Luigi Sturzo di Roma su cattolici, Chiesa e Resistenza ha avuto il grande pregio di mettere finalmente in luce il ruolo importante ricoperto dall’episcopato, dal clero, dai religiosi e dal laicato cattolico nel drammatico periodo tra il 1943 e il 1945, ma ha rilevato anche notevoli diversità di comportamento e non poche contraddizioni e lacerazioni interne
The European Communities between Cold War and Great Decolonisation. From Strasbourg Plan to Lomé Treaties
Un "altro" Martino in Europa : Il percorso di Edoardo Martino tra Roma e Bruxelles (1957-1967)
E’ oramai noto da tempo il contributo dato dalla diplomazia e dal governo italiani al
cammino che dopo il fallimento della CED e della Comunità politica europea ad essa legata
avrebbe condotto, via Messina, alla firma dei trattati fondativi di Cee ed Euratom del 25 marzo
1957. Si può invece parlare di un quadro rimasto molto meno conosciuto, almeno fino a pochi anni
fa, quando si affrontino i profili e l’attività politica della seconda generazione dei costruttori
dell’Europa unita, che proprio a partire da quell’evento dovettero con difficoltà raccogliere la pe-
sante eredità ideale dei padri fondatori. Il politico democratico cristiano Edoardo Martino (Ales-
sandria, 1910-1999) fu tra i protagonisti di quella stagione. Formatosi nell’esperienza della guerra
e della Resistenza nelle file delle formazioni cattoliche, eletto deputato alla Camera sin dall’aprile
1948, dopo i primi incarichi governativi gli fu affidato dal governo Zoli il compito di farsi relatore
in Parlamento dei contenuti finali dei trattati in vista della loro ratifica. In quest’attività poté così
distinguersi come uno dei più ferventi sostenitori dell’ideale europeo all’interno del suo partito e
dell’intero panorama politico nazionale. Un contributo che lo portò sin dal 1958 alla designazione
come membro della rappresentanza italiana all’Assemblea parlamentare comune, di cui arriverà a
ricoprire, tra il 1964 e il 1967, la presidenza della più prestigiosa e rilevante commissione interna,
quella politica. Di qui arriverà poi, proprio nel decennale dei trattati fondativi, il coronamento
della sua carriera nelle istituzioni comunitarie con la nomina a commissario dell’ “esecutivo” co-
mune guidato da Jean Rey, con delega alle Relazioni esterne.Da questa posizione di grande presti-
gio, ma al contempo dai margini d’azione forzatamente limitati, Martino avrà così modo di agire
cercando di affermare e consolidare la presenza dei Sei sulla scena internazionale
Going Beyond Counting First Authors in Author Co-citation Analysis
The present study examines one of the fundamental aspects of author co-citation analysis (ACA) - the way co-citation
counts are defined. Co-citation counting provides the data on which all subsequent statistical analyses and mappings
are based, and we compare ACA results based on two different types of co-citation counting - the traditional type that
only counts the first one among a cited work's authors on the one hand and a non-traditional type that takes into
account the first 5 authors of a cited work on the other hand. Results indicate that the picture produced through this non-traditional author co-citation counting contains more coherent author groups and is therefore considerably clearer. However, this picture represents fewer specialties in the research field being studied than that produced through the traditional first-author co-citation counting when the same number of top-ranked authors is selected and analyzed. Reasons for these effects are discussed
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