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Architetti e ingegneri a Milano tra Quattrocento e Cinquecento
Nella Milano ducale e poi francese e spagnola le indagini archivistiche degli ultimi anni hanno documentato l’attività di numerosi ingegneri e architetti. Molti tra questi, sconosciuti ai repertori biografici, possono essere considerati a tutti gli effetti «architetti senza architetture» in quanto è possibile documentare la loro attività professionale unicamente attraverso stime e relazioni, senza poter loro attribuire con sicurezza il progetto di opere. Su queste figure, tranne qualche eccezione, la storiografia ha da tempo costruito l’immagine dell’ingegnere lombardo: un tecnico con competenze più vicine a quelle di un capomastro, al quale raramente è stata riconosciuta una capacità progettuale e grafica. Lo studio di alcuni di questi professionisti della Milano tra Quattrocento e Cinquecento ci offre una visione più ampia e allo stesso tempo dettagliata proprio sugli aspetti delle prassi del cantiere (tradizioni, lessico, materiali e tecniche), dello status della professione di architetto, oltre che sulle vicende costruttive di alcune fabbriche. Un ruolo, quello dell’ingegnere-architetto, che non muta per tutto il periodo preso in esame, semmai si trasforma a seconda della complessità degli incarichi
Martino Dell'Acqua e l'ars mensoria
Nella Milano ducale e poi francese e spagnola le indagini archivistiche degli ultimi anni hanno documentato l’attività di numerosi ingegneri e architetti. Molti tra questi, sconosciuti ai repertori biografici, possono essere considerati a tutti gli effetti «architetti senza architetture» in quanto è possibile documentare la loro attività professionale unicamente attraverso stime e relazioni, senza poter loro attribuire con sicurezza il progetto di opere. Su queste figure, tranne qualche eccezione, la storiografia ha da tempo costruito l’immagine dell’ingegnere lombardo: un tecnico con competenze più vicine a quelle di un capomastro, al quale raramente è stata riconosciuta una capacità progettuale e grafica. Lo studio di alcuni di questi professionisti della Milano tra Quattrocento e Cinquecento ci offre una visione più ampia e allo stesso tempo dettagliata proprio sugli aspetti delle prassi del cantiere (tradizioni, lessico, materiali e tecniche), dello status della professione di architetto, oltre che sulle vicende costruttive di alcune fabbriche. Un ruolo, quello dell’ingegnere-architetto, che non muta per tutto il periodo preso in esame, semmai si trasforma a seconda della complessità degli incarichi
Giovanni de Patriarchi da Argegno, pittore e architetto
Nella Milano ducale e poi francese e spagnola le indagini archivistiche degli ultimi anni hanno documentato l’attività di numerosi ingegneri e architetti. Molti tra questi, sconosciuti ai repertori biografici, possono essere considerati a tutti gli effetti «architetti senza architetture» in quanto è possibile documentare la loro attività professionale unicamente attraverso stime e relazioni, senza poter loro attribuire con sicurezza il progetto di opere. Su queste figure, tranne qualche eccezione, la storiografia ha da tempo costruito l’immagine dell’ingegnere lombardo: un tecnico con competenze più vicine a quelle di un capomastro, al quale raramente è stata riconosciuta una capacità progettuale e grafica. Lo studio di alcuni di questi professionisti della Milano tra Quattrocento e Cinquecento ci offre una visione più ampia e allo stesso tempo dettagliata proprio sugli aspetti delle prassi del cantiere (tradizioni, lessico, materiali e tecniche), dello status della professione di architetto, oltre che sulle vicende costruttive di alcune fabbriche. Un ruolo, quello dell’ingegnere-architetto, che non muta per tutto il periodo preso in esame, semmai si trasforma a seconda della complessità degli incarichi
Maffiolo da Giussano, architetto e notaio
Nella Milano ducale e poi francese e spagnola le indagini archivistiche degli ultimi anni hanno documentato l’attività di numerosi ingegneri e architetti. Molti tra questi, sconosciuti ai repertori biografici, possono essere considerati a tutti gli effetti «architetti senza architetture» in quanto è possibile documentare la loro attività professionale unicamente attraverso stime e relazioni, senza poter loro attribuire con sicurezza il progetto di opere. Su queste figure, tranne qualche eccezione, la storiografia ha da tempo costruito l’immagine dell’ingegnere lombardo: un tecnico con competenze più vicine a quelle di un capomastro, al quale raramente è stata riconosciuta una capacità progettuale e grafica. Lo studio di alcuni di questi professionisti della Milano tra Quattrocento e Cinquecento ci offre una visione più ampia e allo stesso tempo dettagliata proprio sugli aspetti delle prassi del cantiere (tradizioni, lessico, materiali e tecniche), dello status della professione di architetto, oltre che sulle vicende costruttive di alcune fabbriche. Un ruolo, quello dell’ingegnere-architetto, che non muta per tutto il periodo preso in esame, semmai si trasforma a seconda della complessità degli incarichi
Girolamo della Porta detto Novarino
Nella Milano ducale e poi francese e spagnola le indagini archivistiche degli ultimi anni hanno documentato l’attività di numerosi ingegneri e architetti. Molti tra questi, sconosciuti ai repertori biografici, possono essere considerati a tutti gli effetti «architetti senza architetture» in quanto è possibile documentare la loro attività professionale unicamente attraverso stime e relazioni, senza poter loro attribuire con sicurezza il progetto di opere. Su queste figure, tranne qualche eccezione, la storiografia ha da tempo costruito l’immagine dell’ingegnere lombardo: un tecnico con competenze più vicine a quelle di un capomastro, al quale raramente è stata riconosciuta una capacità progettuale e grafica. Lo studio di alcuni di questi professionisti della Milano tra Quattrocento e Cinquecento ci offre una visione più ampia e allo stesso tempo dettagliata proprio sugli aspetti delle prassi del cantiere (tradizioni, lessico, materiali e tecniche), dello status della professione di architetto, oltre che sulle vicende costruttive di alcune fabbriche. Un ruolo, quello dell’ingegnere-architetto, che non muta per tutto il periodo preso in esame, semmai si trasforma a seconda della complessità degli incarichi
Antonio Bodio da Lonate, magister a muro
Nella Milano ducale e poi francese e spagnola le indagini archivistiche degli ultimi anni hanno documentato l’attività di numerosi ingegneri e architetti. Molti tra questi, sconosciuti ai repertori biografici, possono essere considerati a tutti gli effetti «architetti senza architetture» in quanto è possibile documentare la loro attività professionale unicamente attraverso stime e relazioni, senza poter loro attribuire con sicurezza il progetto di opere. Su queste figure, tranne qualche eccezione, la storiografia ha da tempo costruito l’immagine dell’ingegnere lombardo: un tecnico con competenze più vicine a quelle di un capomastro, al quale raramente è stata riconosciuta una capacità progettuale e grafica. Lo studio di alcuni di questi professionisti della Milano tra Quattrocento e Cinquecento ci offre una visione più ampia e allo stesso tempo dettagliata proprio sugli aspetti delle prassi del cantiere (tradizioni, lessico, materiali e tecniche), dello status della professione di architetto, oltre che sulle vicende costruttive di alcune fabbriche. Un ruolo, quello dell’ingegnere-architetto, che non muta per tutto il periodo preso in esame, semmai si trasforma a seconda della complessità degli incarichi
Going Beyond Counting First Authors in Author Co-citation Analysis
The present study examines one of the fundamental aspects of author co-citation analysis (ACA) - the way co-citation
counts are defined. Co-citation counting provides the data on which all subsequent statistical analyses and mappings
are based, and we compare ACA results based on two different types of co-citation counting - the traditional type that
only counts the first one among a cited work's authors on the one hand and a non-traditional type that takes into
account the first 5 authors of a cited work on the other hand. Results indicate that the picture produced through this non-traditional author co-citation counting contains more coherent author groups and is therefore considerably clearer. However, this picture represents fewer specialties in the research field being studied than that produced through the traditional first-author co-citation counting when the same number of top-ranked authors is selected and analyzed. Reasons for these effects are discussed
Variations on the Author
“Variations on the Author” discusses two of Eduardo Coutinho’s recent films (Um Dia na Vida, from 2010, and Últimas Conversas, posthumously released in 2015) and their contribution to the general question of documentary authorship. The director’s filmography is characterized by a consistent yet self-effacing form of authorial self-inscription: Coutinho often features as an interviewer that rather than express opinions propels discourses; an interviewer that is good at listening. This mode of self-inscription characterizes him as an author who is not expressive but who is nonetheless markedly present on the screen. In Um Dia na Vida, however, Coutinho is completely absent form the image, while Últimas Conversas, on the contrary, includes a confessional prologue that moves the director from the margins to the center of his films. This article examines the ways in which these works stand out in the filmography of a director who offers new insights into the notion of cinematic authorship
Appropriate Similarity Measures for Author Cocitation Analysis
We provide a number of new insights into the methodological discussion about author cocitation analysis. We first argue that the use of the Pearson correlation for measuring the similarity between authors’ cocitation profiles is not very satisfactory. We then discuss what kind of similarity measures may be used as an alternative to the Pearson correlation. We consider three similarity measures in particular. One is the well-known cosine. The other two similarity measures have not been used before in the bibliometric literature. Finally, we show by means of an example that our findings have a high practical relevance.information science;Pearson correlation;cosine;similarity measure;author cocitation analysis
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