723 research outputs found

    Strumenti e tecniche dell’epidemiologia

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    Tra le discipline della sanità pubblica, l’epidemiologia ha il ruolo di misurare con metodo osservazionale quantitativo l’insorgenza delle malattie e il verificarsi degli infortuni fornendo contemporaneamente la chiave di interpretazione rispetto a possibili relazioni causa-effetto. I primi strumenti di lavoro dell’epidemiologo sono le misure di frequenza, di associazione e di impatto. Queste possono derivare da disegni di studio anche molto diversi a seconda delle caratteristiche della storia naturale degli eventi sanitari e della capacità di valutare l’esposizione, le modificazioni dello stato di salute e gli esiti nei momenti in cui questi si verificano oppure retrospettivamente. Strumenti e tecniche diverse sono utilizzate nel caso le informazioni relative a esposizione e condizione di salute siano acquisite a livello di individuo piuttosto che di gruppo determinando la scelta del metodo tra l’epidemiologia analitica e quella di valenza ecologica. In particolare nell’epidemiologia occupazionale, sostanziali differenze di approccio sono necessarie in funzione della lunghezza del periodo che intercorre tra inizio dell’esposizione, insorgenza biologica della malattia o infortunio, diagnosi e esito

    Umberto Barbaro e il "realismo" della letteratura

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    Con "L'essenza del can barbone" Umberto Barbaro dà corso a quella forma di realismo di tipo sperimentale che costituì negli anni Trenta la più vera matrice del neorealismo, parola, quest'ultima usata fra i primi proprio dall?autore e critico siciliano in ambito cinematografico. La raccolta di novelle è un importante esempio di impegno letterario di tipo anti rondista, ma debitore alla tradizione di una ricerca linguistica e formale molto accorta

    Principi dell’epidemiologia occupazionale

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    L’epidemiologia occupazionale appartiene alle scienze mediche osservazionali e indaga sulla storia naturale delle malattie e infortuni di origine lavorativa. Si occupa specificatamente del nesso causale tra agenti e attività propri degli ambienti di lavoro e rischio di malattia e infortunio. Il metodo di indagine confronta gruppi di lavoratori esposti con i non esposti, in genere la popolazione generale o altri lavoratori non esposti. La moderna epidemiologia occupazionale per competere con la validità delle scienze sperimentali affronta e può risolvere rilevanti argomenti metodologici quali: la completezza e capacità di collegamento delle fonti di dati, l’adeguatezza della valutazione dell’esposizione, l’identificabilità di eventi sanitari rilevanti oltre e prima dei tradizionali dati di mortalità, il controllo del confondimento da fattori extra-lavorativi, l’analisi dell’interazione e la latenza. Per produrre valide misure epidemiologiche di frequenza, associazione e impatto, la sanità pubblica deve essere consapevole che questi metodi dovranno adattarsi ad un mondo del lavoro e a dei lavoratori che cambiano

    Consumo di caffé e bevande contenenti caffeina durante la gravidanza ed effetti sulla sfera riproduttiva

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    Obiettivi: Valutare l’associazione tra il consumo materno di caffeina durante la gravidanza e il basso peso alla nascita e la nascita pretermine.Metodi: E’ stato condotto uno studio epidemiologico di tipo caso – controllo nel periodo ottobre 1999 – settembre 2000 in nove città italiane (Genova, Udine, Modena, Parma, Siena, Roma, L’Aquila, Napoli e Catania).Sono stati identificati come casi 364 bambini nati sottopeso (neonati a termine ma con peso < al 10° P) e 229 bambini nati pretermine (26ma – 37ma settimana di gravidanza). Sono stati arruolati come controlli 855 bambini nati a termine normopeso.Il consumo di caffè durante la gravidanza è stato valutato mediante la somministrazione di un questionario autocompilato, in cui erano contenute domande sul consumo quotidiano di caffè, cappuccini, ed altre bevande a base di caffeina. Inoltre, sono state raccolte informazioni su altri fattori quali l’età materna, scolarità, stato coniugale, parità, precedenti figli di basso peso alla nascita o parti pretermine, diabete ed ipertensione, e abitudini personali quali il fumo e il consumo di alcolici.Risultati: Dai risultati dell’analisi univariata è emerso una associazione tra basso peso alla nascita nei bambini le cui madri avevano bevuto caffè durante l’ultimo trimestre di gravidanza (OR: 1,36, 95% CI; 1,05 – 1,76). Questo dato è stato confermato anche dalla analisi della regressione logistica multipla: dopo aver controllato per numero di sigarette fumate, età, diabete ed ipertensione si è osservato un OR di 1,32 (95% CI: 0,99 – 1,74). Nessuna associazione è stata evidenziata con la nascita pretermine.Conclusioni: In base a questi risultati si osserva un’associazione, anche se debole, tra consumo di caffè e bevande contenenti caffeina e la presenza di basso peso alla nascita a termine

    Sulla presenza di composti alogenati organici in acque potabili italiane

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    Numerose indagini hanno documentato la presenza nelle acque potabili di composti alogenati organici come conseguenza di fenomeni di inquinamento ambientale o di trattamenti di disinfezione (DBPs). Trialometani (THMs), cloriti e clorati sono i DBPs più diffusi: la loro presenza è associata ad un aumentato rischio di tumori, soprattutto della vescica e del colon, e di effetti tossici sulla gravidanza. Tricloroetilene e tetracloroetilene sono legati a fenomeni di inquinamento e rappresentano un rischio per la salute umana di tipo prevalentemente tossico. Scopo di questa indagine è stato quello di indagare sulla presenza dei principali composti alogenati organici nelle acque potabili distribuite in 9 città italiane (Udine, Genova, Parma, Modena, Siena, Roma, L’Aquila, Napoli e Catania). Complessivamente sono stati analizzati 1199 campioni provenienti da 72 reti idriche. THMs, tricloroetilene e tetracloroetilene sono stati indagati mediante gascromatografia in spazio di testa statico, (detection limit: 0.1μg/l); cloriti e clorati mediante cromatografia a scambio ionico (detection limit: 20μg/l).Per quanto riguarda i DBPs, THMs sono stati ritrovati in 874 (73%) campioni (valore mediano: 1.2μg/l; range:0.1-55μg/l) e solo 7 campioni hanno presentato valori superiori a 30μg/l, limite di legge italiano. Cloriti e clorati, rilevabili nel 45% e 34% dei campioni esaminati presentano un valore mediano rispettivamente di 221μg/l e 76.0μg/l. I valori di cloriti sono risultati superiori al limite di 200μg/l in vigore dal 2007 in 213 campioni (24%). Tricloroetilene e tetracloroetilene, rilevati nel 19.3% e 18.1% dei campioni, presentano concentrazioni sempre inferiori ai limiti di legge (valori massimi osservati 6μg/l e 9μg/l, rispettivamente). I ridotti livelli di THMs, tricloroetilene e tetracloroetilene rilevati depongono per l’assenza di preoccupazioni di tipo sanitario per le popolazioni che utilizzano queste acque a scopo potabile. Tuttavia la presenza, in qualche occasione, di cloriti in concentrazioni elevate indica la necessità di ulteriori approfondimenti e controlli

    Hierarchical scaling of biodiversity in lagoon ecosystems

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    1 - Lagoons are habitat islands in the coastal landscapes characterised by both among ecosystems heterogeneity, due to different terrestrial-freshwater, freshwater-marine interfaces, and within ecosystem heterogeneity, due patchy spatial and temporal distribution of biotic and abiotic components. 2 - Here, we investigate to what extent biodiversity in lagoon ecosystems is affected by these different sources of heterogeneity and which are the implication of the different sources for biodiversity management at the local scale of each single lagoon. 3 - To this aim, we focused on benthic macro-invertebrates using two sources of data: literature data on a sample of 26 Italian lagoons, and synoptically collected data on a sample of 10 lagoons in Eastern Mediterranean and Black Sea. The first data set allowed inference on the among ecosystem heterogeneity and the second on the within ecosystem heterogeneity at the scale of habitat type. Therefore, a hierarchical scaling of biodiversity in lagoon ecosystem is globally addressed. 4 - Results show that the largest component of biodiversity in lagoon ecosystems is due to the differences among ecosystems. Dissimilarity among the taxonomic composition of macro-invertebrate guilds of the Italian lagoons was close to 90%. Difference in habitat type within lagoon ecosystems also affect biodiversity but less than among ecosystem differences; average dissimilarity among habitat types at the ecosystem level was 66.4±10.6 and within habitat types 49.67±6.0. 5 - The analysis suggest that most of biodiversity on benthic macro-invertebrate guilds in the Mediterranean and Black Sea is maintained at the Ecoregional scale, being realised only at a small extent at every local ecosystems. This finding stress the importance of a transnational governance of coastal ecosystem health in order to preserve biodiversity at any local scale within the EcoRegion. 6 - A role of land use management in lagoon watersheds was also emphasised and scaled up with respect to biological interactions acting at the very local scale
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