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    Gli ordini religiosi: insediamenti monastici e manoscritti

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    Il saggio prende in considerazione la presenza monastica nella civitas e nel discrictus di Narni. Si sottolinea la matrice farfense della più parte degli insediamenti monastici alloggiati nel territorio di riferimento e si scorre la produzione libraria che presso di essi venne realizzata. Viene presentata un abbondante insieme di frammenti di manoscritti (databili ai secoli X-XII) che perfezionano il profilo della civiltà culturale e grafica di questa importante propaggine settentrionale del monachesimo farfense

    Gli ordini mendicanti e la vita religiosa

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    A cura di L. Andreani, L. Ermini Pani, E. Menesto

    Il contributo dell'archeologia stratigrafica alla conoscenza di Cimitile

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    1) Il contributo dell’archeologia stratigrafica alla conoscenza di Cimitile, in Cimitile e Paolino di Nola, la tomba di S. Felice e il centro di pellegrinaggio: trent’anni di ricerche. Atti della giornata tematica dei Seminari di Archeologia Cristiana (École française de Rome, 9 marzo 2000), a cura di H. BRANDENBURG – L. ERMINI PANI, Città del Vaticano, febbraio 2003, pp. 281-294

    Preghiera e spazio monastico in Occidente da San Benedetto a Cluny (secc. VI-X)

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    Il saggio analizza le funzioni della preghiera nel monachesimo occidentale dell'alto Medioevo, in connessione col definirsi di un ceto di "oratores". Esso illustra il progressivo emergere, in particolare dall'età carolingia, di luoghi specificamente finalizzati alla preghiera della comunità monastica (l'oratorio ma altresì il chiostro, il refettorio e persino il dormitorio) ed i ritmi della preghiera, nonché il rapporto non univoco tra preghiera corale e spazi di preghiera personale, ed il prevalere della preghiera liturgica corale nel monachesimo cluniacense. Vengono infine illustrate le modalità della preghiera dei monaci in viaggio o impegnati nel lavoro

    Papato e Impero

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    Spazi funerari nei monasteri: fonti scritte, evidenze archeologiche, problemi di metodo

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    L’articolo analizza il tema degli spazi funerari nei monasteri, ancora poco indagato a livello di contributi di sintesi nella storiografia italiana. Il contributo intende riportare l'attenzione su di esso, poiché si tratta in realtà di un aspetto centrale per la comprensione della topografia del 'claustrum', delle funzioni e usi degli spazi dei complessi monastici. Il cimitero destinato ai religiosi, in particolare, è un tema di primaria importanza, perché sancisce l’unità della comunità stessa, anche in morte, ed è al contempo simbolo di 'stabilitas'. La sua identificazione, tuttavia, non è sempre agevole: l'archeologia fornisce un contributo essenziale, ma l'interpretazione dei dati apre differenti prospettive, che l'articolo affronta, mettendo innanzitutto in evidenza aspetti di metodo, attraverso una rilettura critica di casi di recente o più lontana pubblicazione, di cui si offrono nuove piste intepretative. Nelle situazioni meglio inquadrabili, la posizione del cimitero monastico è spesso strettamente associata al settore absidale della chiesa abbaziale – in stretta prossimità alle reliquie, con un rimando tra spazio, liturgia e ideologia dai noti e complessi risvolti – ma diversi altri luoghi del monastero sono interessati da sepolture di religiosi, primo fra tutto il chiostro. Il tema dello spazio si innesta su quello della gerarchia di funzioni in seno alla comunità: gli abati sono spesso sepolti nella chiesa principale, ma non mancano attestazioni di sepolture anche in altri edifici, come la sala capitolare o eventuali cappelle esterne al nucleo claustrale. La presenza funeraria entro il complesso monastico, inoltre, è un terreno su cui si giocano anche i rapporti tra la comunità e il mondo esterno, con articolate sfaccettature che la critica non ha ancora adeguatamente sviscerato, soprattutto per quanto riguarda l'altomedioevo. Il monastero accoglie infatti anche sepolture di laici, appartenenti alla 'familia' (con particolare riguardo ai benefattori) o abitanti delle aree circostanti e le scelte in matera funeraria forniscono un'opportunità di rilievo per mettere in evidenza anche quella complessa rete di rapporti con un territorio più o meno vasto che un monastero riesce ad intessere. Il contributo rivolge puntuale attenzione a casi italiani, ma è al tempo stesso aperto ad uno sguardo europeo, mettendo in luce consonanze e specificità, su un piano sincronico e diacronico, abbracciando un orizzonte temporale che spazia tra primi secoli e secoli centrali del medioevo, giungendo sino agli apporti fortemente innovativi impressi, anche in ambito funerario, dal mondo cluniacense. The paper aims at studying the funerary spaces in the monasteries, a topic which is still rather unfamiliar in Italian historiography, but fundamental in order to understand the topography of the claustrum. Particularly the monk cemetery is significantly important, bearing witness of the community’s unit, also after earthly life, as well as being a strong symbol of stabilitas. Its position is often strictly associated to the apse(s) of the abbatial church – very close to the relics – but several other places in the monastery can be home to religious graves, notably the cloister. The abbots are often buried in the main church as well as in other buildings, like the chapter house or chapels outside the cloister. Furthermore, the monastery is home to laymen’s graves, belonging to the familia or dwelling in the neighbourhoods of the religious centre. The essay focuses on Italian cases, but at the same time it is open to a European view, highlighting common issues and specificities, on a synchronic and diachronic level, embracing the first centuries to the central centuries of the Middle Ages, and including the highly innovative contributions made, also in the funerary field, by the Cluniac world
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