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    I meccanismi figurali in Salvatore Quasimodo: tecnica, critica, ideologia

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    L'accesso critico all'opera di Salvatore Quasimodo, nonostante la relativa vastità bibliografica e le dimensioni piuttosto ridotte della produzione poetica, rimane tuttʼoggi estremamente problematico. Le ragioni sono diverse e vanno soprattutto cercate nella complessa vicenda della ricezione critica e nelle peculiarità della poetica, divisa tra obscurisme e concretezza. La prospettiva adottata nell'articolo per analizzare e interpretare la produzione poetica di Quasimodo è quella della costruzione figurale. Il problema dellʼimmagine sembra essere particolarmente adatto al suo stile, sia dal punto di vista della selezione sia da quello del montaggio. Per dimostrare e articolare la teoria di un Quasimodo “poeta visivo” abbiamo analizzato i meccanismi di combinazione e creazione delle immagini, giungendo a formulare tre categorie fondamentali: alta definizione, espressionismo cromatico e montaggio figurale. Queste strategie stilistiche sono collegate a problemi ideologici e di posizionamento all'interno del canone, e possono essere intese come il corrispettivo "tecnico" di tipi storiografici: tra il mito del poeta puro e quello del vate civile e resistenziale si riscontra una paradossale continuità ideologica

    Una combinazione tra risorse grafiche, scrittura, meccanica di gioco

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    Final Fantasy VII è un famoso videogioco di ruolo giapponese pubblicato da Square nel 1997. Sebbene sia inserito in una lunga e fortunata serie, Final Fantasy VII detiene diversi primati. È il primo capitolo della serie associato alla console playstation e concepito in grafica 3D. Detiene inoltre il record di vendite all’interno della saga: è stato per questo definito “il gioco che vendette la playstation”. Il successo strepitoso di Final Fantasy VII si deve a una combinazione perfetta tra risorse tecnico-grafiche, scrittura e cura dei dettagli. Una notevole giocabilità contribuisce inoltre a potenziare l’efficacia della costruzione del mondo finzionale in cui si svolge l’azione – e l’avventura del fruitore. Nonostante la libertà di movimento concessa al giocatore – tipica dei videogame di ruolo – la storia si svolge in modo prevalentemente univoco-lineare: questa caratteristica rende il gioco simile a prodotti di genere meno “interattivi”, come il fumetto o il cinema sci-fi, potenziandone però significativamente l’effetto mimetico. La linearità non ostacola però la costruzione di un intreccio estremamente complesso, in cui l’uso della focalizzazione, spesso legato a flashback e a plot paralleli, produce un potente effetto di suspense associato a un continuo scavo psicologico dei personaggi. I temi vanno inquadrati anche nel panorama della letteratura di genere giapponese: una fascinazione oscura per la tecnica, che è insieme idealizzata ed esorcizzata; il ruolo della tradizioni antiche, che sopravvivono attraverso contaminazioni e insorgenze carsiche nei nuovi mondi distopici; una società allo stesso tempo rigida e piena di contraddizioni, rappresentata nel gioco attraverso una grande varietà di posizioni e di intenzioni. Oltre a prendere in considerazione il versante tematico, l’articolo cerca di evidenziare il rapporto tra dispositivi narrativi classici e i protocolli legati all’interfaccia di gioco, insieme alle altre peculiarità legate al prodotto videogame

    Da Contini a Montale e "ritorno": complicità critiche e problemi metodologici nel saggio sulle Occasioni

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    Il sodalizio tra Gianfranco Contini e Eugenio Montale dura dal 1933 al 1981, coprendo gran parte delle loro biografie intellettuali. La diacronia non è l’unico elemento notevole: sotto diversi aspetti è possibile parlare di una prossimità culturale, che ha reso possibile una sorta di maturazione condivisa. Contini, rispetto a Montale, ha incarnato la figura del critico davvero “militante”, capace di fiutare la grandezza artistica, di promuoverla, di stimolarne la crescita. Il poeta, da parte sua, rimane ammirato dall’acume del critico, e lo ripaga fin dagli anni Trenta con una straordinaria apertura di credito. La confidenza instauratasi tra i due ha permesso il rapido avvio di varie forme di collaborazione, che spaziano dalla consulenza privata sui testi poetici al “patronato” editoriale, dall’esegesi critica alla promozione sul mercato estero. Il momento più alto di questa “complicità” critico-artistica coincide con la genesi delle Occasioni, a cui Contini collabora sia concretamente sia dal punto di vista “ermeneutico”. Lo stesso Montale, già nel ’33, chiedeva a un giovanissimo Contini di chiarirgli «certi sviluppi» della sua «parabola» poetica. Luigi Blasucci ha recentemente parlato di una «collaborazione di secondo grado», in cui il ruolo di Contini si rivela determinante grazie «al suo stesso modo di porre il problema critico di Montale». Per certi versi si trattò di una speciale forma di coautorialità: il documento principale di questo sodalizio tra letteratura e critica è senza dubbio la recensione ante-litteram alle Occasioni, intitolata Eugenio Montale e pubblicata su «Letteratura» nell’ottobre del ’38 (successivamente ripubblicata col titolo Dagli «Ossi» alle «Occasioni»). Il saggio presenta numerose implicazioni teoriche: viene composto in absentia di un oggetto-libro di riferimento, che a quell’altezza esisteva solo a uno stadio progettuale. "Eugenio Montale" ha inoltre una struttura completamente diversa da quella recensoria: non si riferisce a un testo, anche inteso come oggetto ideale, ancora in costruzione, ma alla correlazione di due testi, o, più precisamente, di due maniere poetiche. La prosa di Contini è fortemente “dimostrativa”: fin dalla dispositio sembra basarsi più sulla deduzione che sul metodo induttivo. Il critico formula le sue chiavi esegetiche e poi le applica con rigore, costruendo un meccanismo estremamente chiuso, in cui l’estro interpretativo si combina alla lucidità teorica. Lo scavo nell’argomentazione critica permette di estrarre i più importanti topoi dell’ermeneutica montaliana di Contini: la memoria come evocazione performativa, la lettura “di parte” tesa a dimostrare la superiorità del nuovo Montale, il metodo differenziale di derivazione crociana, la visione pseudo-teologica della poesia come un’ascesi che ha per oggetto la grazia. L’aggressione metodologica del testo montaliano rivela una combinazione di spinte diversissime, dal crocianesimo alla critica testuale, dalla sensibilità filologico-linguistica fino alla teologia rosminiana. Una ricognizione strutturale e teorica permette anche di valutare la portata di “ipotesi genetiche” basate su fenomeni come la coautorialità e il “commercio” delle interpretazioni, arrivando a classificare la “recensione” di Contini come un vero e proprio “epitesto allografo”

    DAL LACANISMO ALL'ESEMPLIFICAZIONE TESTUALE: RIPENSARE L'OLTRANZA POETICA DI ANDREA ZANZOTTO

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    Andrea Zanzotto’s poetic career can be regarded as an endless pursuit of linguistic experimentation. This concerns not only surface-level stylistic features, but also the innermost core of semantics. Over the decades, critics have been both attracted and challenged by the metalinguistic inclination of his verse, shaping an interpretation myth which laid the basis for an extremely positive evaluation of Zanzotto’s poetry and the precocious canonization that followed. According to such myth, Zanzotto forced the boundaries of poetic language by dismantling the dichotomy signifier/signified in accordance with structuralist and Lacanian theories. Even though this interpretation is in line with Zanzotto’s openly declared positions, it could prove not completely adequate to explain his poetry, not least because it may be too dependent on the self-assessment strategies embedded in his poetics. Furthermore, it is necessary to question and historicize Lacanian approaches to Zanzotto’s work, and decouple critical interpretations from the high-density poetics of the author, which was deeply influenced by the most cutting-edge innovations in the Human Sciences. My thesis advocates the need for a paradigm shift, based on the concept of Textual Exemplification developed by the literary theorist Franco Brioschi: Zanzotto’s stylistic options can be regarded as an intensive and radical strengthening of traditional literary devices, such as iterative chains and etymological proliferation. More than aiming to render the pure signifier, poetry seems to be an ingenious attempt to stretch literary language to the limit. In the first chapter, I examine the iterative structures within the syntax of Dietro il paesaggio (1951), Zanzotto’s first poetry collection. By means of a thorough investigation and cataloguing of iterative phenomena, it can be demonstrated that Zanzotto’s style heavily relies on reiteration, which results in the creation of an uninterrupted, seamless syntactic flux, while the meter tends, on the contrary, to establish a centripetal force. The second chapter deals with the figural syntax of Dietro il paesaggio, and contains an in-depth analysis of the of the major phenomena which involve the construction of poems as a series of images. Thus, the collection of poems of Dietro il paesaggio is shown to be built by means of a visual style; the poems call for a visual, non-linear reading with a parallel weakening of the ordinary reading mode. In the third chapter I discuss the theoretical core of my thesis: drawing on Pierre Bourdieu’s sociology of art, I describe Zanzotto’s position-taking in the literary field and the main features of his interactions with critics. I then analyse two essays by Stefano Agosti, the champion of the Lacanian interpretation, and I move on to show how Brioschi’s textual exemplification can be applied to the case of Zanzotto. Lastly, in the fourth chapter I exemplify the interpretive potential of the paradigm shift advocated in the previous part of thesis, by means of an in-depth analysis of Pasqua di maggio, a poem included in the collection Pasque (1973), which belongs to Zanzotto’s experimental period. Using methods taken from Text Linguistics, I show that Zanzotto stretches cohesive structures to breaking point, while building, at the same time, a supplementary coherence via iterative syntactic structures

    La Roma di ALessandro VII: le strade, le piazze, l'arredo urbano

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    volume a cura di L. Cardilli e M. Fagiol

    Going Beyond Counting First Authors in Author Co-citation Analysis

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    The present study examines one of the fundamental aspects of author co-citation analysis (ACA) - the way co-citation counts are defined. Co-citation counting provides the data on which all subsequent statistical analyses and mappings are based, and we compare ACA results based on two different types of co-citation counting - the traditional type that only counts the first one among a cited work's authors on the one hand and a non-traditional type that takes into account the first 5 authors of a cited work on the other hand. Results indicate that the picture produced through this non-traditional author co-citation counting contains more coherent author groups and is therefore considerably clearer. However, this picture represents fewer specialties in the research field being studied than that produced through the traditional first-author co-citation counting when the same number of top-ranked authors is selected and analyzed. Reasons for these effects are discussed

    Variations on the Author

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    “Variations on the Author” discusses two of Eduardo Coutinho’s recent films (Um Dia na Vida, from 2010, and Últimas Conversas, posthumously released in 2015) and their contribution to the general question of documentary authorship. The director’s filmography is characterized by a consistent yet self-effacing form of authorial self-inscription: Coutinho often features as an interviewer that rather than express opinions propels discourses; an interviewer that is good at listening. This mode of self-inscription characterizes him as an author who is not expressive but who is nonetheless markedly present on the screen. In Um Dia na Vida, however, Coutinho is completely absent form the image, while Últimas Conversas, on the contrary, includes a confessional prologue that moves the director from the margins to the center of his films. This article examines the ways in which these works stand out in the filmography of a director who offers new insights into the notion of cinematic authorship

    Genius loci: la sacralità della fonte e degli alberi

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    volume a cura di L. Cardilli e M. Fagiol

    Appropriate Similarity Measures for Author Cocitation Analysis

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    We provide a number of new insights into the methodological discussion about author cocitation analysis. We first argue that the use of the Pearson correlation for measuring the similarity between authors’ cocitation profiles is not very satisfactory. We then discuss what kind of similarity measures may be used as an alternative to the Pearson correlation. We consider three similarity measures in particular. One is the well-known cosine. The other two similarity measures have not been used before in the bibliometric literature. Finally, we show by means of an example that our findings have a high practical relevance.information science;Pearson correlation;cosine;similarity measure;author cocitation analysis
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