1,720,968 research outputs found

    Going Beyond Counting First Authors in Author Co-citation Analysis

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    The present study examines one of the fundamental aspects of author co-citation analysis (ACA) - the way co-citation counts are defined. Co-citation counting provides the data on which all subsequent statistical analyses and mappings are based, and we compare ACA results based on two different types of co-citation counting - the traditional type that only counts the first one among a cited work's authors on the one hand and a non-traditional type that takes into account the first 5 authors of a cited work on the other hand. Results indicate that the picture produced through this non-traditional author co-citation counting contains more coherent author groups and is therefore considerably clearer. However, this picture represents fewer specialties in the research field being studied than that produced through the traditional first-author co-citation counting when the same number of top-ranked authors is selected and analyzed. Reasons for these effects are discussed

    Risultati morfofunzionali nel trattamento delle anomalie vascolari cervico-cefaliche

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    Scopo del lavoro Le anomalie vascolari rappresentano un argomento in parte ancora da chiarire. Lo scopo di questo lavoro è quello di mostrare le tipologie di anomalie vascolari e i trattamenti di scelta per ciascuna. Gli autori presentano i propri risultati con particolare riferimento all’approccio e alle tecniche utilizzate. Materiali e metodi I pazienti presentati erano affetti da anomalie vascolari di diversa natura e sono stati sottoposti a trattamenti lesione-speficici: somministrazione di propranololo (emangiomi), sclerotizzazione mediante doxiciclina (malformazioni linfatiche non chirurgiche) o sodio tetradecilsolfato (malformazioni venose non chirurgiche), exeresi chirurgica (malformazioni venose e linfatiche chirurgiche e malformazioni ad alto flusso). Discussione Nel 1996 la classificazione ISSVA ha distinto le anomalie vascolari, definite come patologie interessanti l’endotelio, in tumori e malformazioni. I primi sono caratterizzati da proliferazione endoteliale, le seconde invece rappresentano anomalie dello sviluppo vascolare con turnover stabile. Dati clinici e strumentali sono fondamentali per la diagnostica di queste lesioni che si fonda sull’utilizzo di ecocolordoppler, angioTC, angioRM e, nelle forme ad alto flusso, l’angiografia che consente di embolizzare i vasi afferenti. Tra le forme tumorali, l’emangioma è la più frequente e il trattamento di scelta è medico, affidato al propranololo che consente il raggiungimento di ottimi risultati, mentre si riserva la chirurgia a lesioni così estese da determinare impedimenti funzionali, ulcerazioni, sanguinamenti o ai casi che non responsivi al trattamento con propranololo. Le forme malformative vengono ulteriormente distinte in malformazioni a basso flusso, quali quelle capillari, venose e linfatiche e malformazioni ad alto flusso che comprendono le fistole arteriose e le malformazioni artero-venose. Le forme capillari, ad esempio la Sindrome di Sturge-Weber, generalmente non richiedono trattamento chirurgico. Le malformazioni venose e linfatiche comprendono forme non chirurgiche, che vengono trattate con laser, radiofrequenza o sostanze sclerosanti (doxiciclina per le forme linfatiche, sodio tetradecilsolfato per quelle venose) e varianti chirurgiche che vengono trattate in maniera conservativa (le lesioni più estese per preservare strutture nobili quali il nervo facciale) o radicale (le forme localizzate). Le malformazioni ad alto flusso presentano un comportamento analogo a quello neoplastico, con tendenza alla crescita e all’invasione delle strutture circostanti e hanno elevato rischio di sanguinamento. Per questi motivi vengono trattate in maniera radicale mediante exeresi chirurgica, preceduta nella maggioranza dei casi da embolizzazione. Il capitolo delle anomalie vascolari include dunque condizioni cliniche differenti che richiedono approcci diversi, tra queste le malformazioni a basso flusso di gestione poco complessa e le forme ad alto flusso che richiedono un approccio multidisciplinare con un planning preoperatorio estremamente accurato

    Variations on the Author

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    “Variations on the Author” discusses two of Eduardo Coutinho’s recent films (Um Dia na Vida, from 2010, and Últimas Conversas, posthumously released in 2015) and their contribution to the general question of documentary authorship. The director’s filmography is characterized by a consistent yet self-effacing form of authorial self-inscription: Coutinho often features as an interviewer that rather than express opinions propels discourses; an interviewer that is good at listening. This mode of self-inscription characterizes him as an author who is not expressive but who is nonetheless markedly present on the screen. In Um Dia na Vida, however, Coutinho is completely absent form the image, while Últimas Conversas, on the contrary, includes a confessional prologue that moves the director from the margins to the center of his films. This article examines the ways in which these works stand out in the filmography of a director who offers new insights into the notion of cinematic authorship

    Appropriate Similarity Measures for Author Cocitation Analysis

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    We provide a number of new insights into the methodological discussion about author cocitation analysis. We first argue that the use of the Pearson correlation for measuring the similarity between authors’ cocitation profiles is not very satisfactory. We then discuss what kind of similarity measures may be used as an alternative to the Pearson correlation. We consider three similarity measures in particular. One is the well-known cosine. The other two similarity measures have not been used before in the bibliometric literature. Finally, we show by means of an example that our findings have a high practical relevance.information science;Pearson correlation;cosine;similarity measure;author cocitation analysis

    La placca sovraplatismatica: una nuova soluzione nel trattamento delle fratture mandibolari da difosfonati

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    La necrosi dei mascellari in seguito a trattamento con difosfonati è oramai divenuta una situazione clinica di frequente riscontro. Spesso i pazienti affetti presentano scadenti condizioni generali e pertanto il loro trattamento è di tipo conservativo, che nelle prime fasi è limitato alla rimozione del sequestro osseo. Negli stadi avanzati della malattia la necrosi può portare alla formazione di fistole cutanee ed alla frattura mandibolare, con conseguente deterioramento delle condizioni di vita dei pazienti. Presentiamo un’utile soluzione tecnica per la stabilizzazione delle fratture mandibolari causate dalla necrosi ossea nei pazienti che assumono difosfonati ,al fine di ridurre il dolore e consentire la ripresa dell’alimentazione. Previa cervicotomia, su un piano superficiale al muscolo platisma, una placca mandibolare ricostruttiva autobloccante dello spessore di 2,4 mm viene modellata e successivamente posizionata, con l’impiego di viti corticali posizionate lontano dalla frattura. Il sito di frattura è invece approcciato per via endorale, e la chirurgia è limitata al courettage, con la rimozione di un eventuale sequestro osseo presente ed al lavaggio abbondante con soluzione fisiologica. I vantaggi di lavorare su un piano extraplatismatico sono molteplici. Si tratta di un piano sicuro nei confronti del n. marginalis mandibulae che si trova profondamente. Non essendoci interruzione del periostio, l’apporto ematico ai monconi residui della mandibola non viene compromesso. Inoltre questa tecnica consente di evitare il contatto diretto tra il sito di frattura spesso infetto e la placca ricostruttiva. Sebbene la guarigione della frattura non venga ottenuta , la fissazione della placca con questa tecnica è stabile nel tempo, i pazienti non hanno più dolore e possono riprendere ad alimentarsi, con un conseguente grande miglioramento della loro qualità di vita. Riteniamo che questa tecnica sia veloce, semplice ed efficace, in grado di offrire ai pazienti un lungo periodo libero da malattia

    Risultati morfologici e funzionali dopo trattamento delle anomalie vascolari cervico-cefaliche

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    La classificazione ISSVA del 1996 suddivide le anomalie vascolari in tumori, caratterizzati da proliferazione endoteliale, e malformazioni, determinate da alterazioni dello sviluppo vascolare con un turnover endoteliale stabile. Dati clinici e strumentali sono fondamentali per la diagnostica di tali patologie e consentono di distinguere ulteriormente le malformazioni in forme a basso flusso (capillari, linfatiche e venose) e forme ad alto flusso ( fistole arteriore e malformazioni artero-venose). Per la fase diagnostica sono fondamentali l’ecocolordoppler, l’angioTC o l’angioRM; inoltre nelle forme ad alto flusso, in fase preoperatoria, è necessaria l’angiografia per embolizzare i vasi afferenti. La forma tumorale più frequente è l’emangioma, il cui trattamento si basa oggi quasi esclusivamente sulla somministrazione di propranololo, con eccellenti risultati. Rara è la necessità di ricorrere al trattamento chirurgico, che viene riservato a casi di grandi dimensioni con impedimenti funzionali o ulcerazioni e rischio di emorragie o a casi che non hanno risposto al trattamento medico. Le malformazioni interessanti i capillari generalmente non richiedono chirurgia, quelle venose e linfatiche vengono trattate con laser, radiofrequenze o sostanze sclerosanti o mediante invece l’intervento chirurgico, radicale (nelle forme localizzate che consentono un ottimo risultato estetico) o conservativo (le forme più estese richiedono un approccio attentamente bilanciato tra la radicalità dell’exeresi e la preservazione di strutture funzionalmente fondamentali, quali il nervo facciale o il contenuto endorbitario). Le malformazioni ad alto flusso vengono sempre trattate chirurgicamente, generalmente previa embolizzazione della lesione; esse hanno infatti un comportamento analogo a quello di una neoplasia, con tendenza a crescere e a invadere i tessuti circostanti e presentano elevato rischio emorragico. Vengono qui presentati i risultati ottenuti nella chirurgia delle anomalie vascolari, ponendo particolare attenzione alle tecniche utilizzate per ottenere i migliori risultati da un punto di vista estetico e funzionale

    Il trattamento delle anomalie vascolari cervico-cefaliche: risultati morfofunzionali

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    Scopo del lavoro Le anomalie vascolari rappresentano un argomento in parte ancora da chiarire. Lo scopo di questo lavoro è quello di mostrare le tipologie di anomalie vascolari e i trattamenti di scelta per ciascuna. Gli autori presentano i propri risultati con particolare riferimento all’approccio e alle tecniche utilizzate. Materiali e metodi I pazienti presentati erano affetti da anomalie vascolari di diversa natura e sono stati sottoposti a trattamenti lesione-speficici: somministrazione di propranololo (emangiomi), sclerotizzazione mediante doxiciclina (malformazioni linfatiche non chirurgiche) o sodio tetradecilsolfato (malformazioni venose non chirurgiche), exeresi chirurgica (malformazioni venose e linfatiche chirurgiche e malformazioni ad alto flusso). Discussione Nel 1996 la classificazione ISSVA ha distinto le anomalie vascolari, definite come patologie interessanti l’endotelio, in tumori e malformazioni. I primi sono caratterizzati da proliferazione endoteliale, le seconde invece rappresentano anomalie dello sviluppo vascolare con turnover stabile. Dati clinici e strumentali sono fondamentali per la diagnostica di queste lesioni che si fonda sull’utilizzo di ecocolordoppler, angioTC, angioRM e, nelle forme ad alto flusso, l’angiografia che consente di embolizzare i vasi afferenti. Tra le forme tumorali, l’emangioma è la più frequente e il trattamento di scelta è medico, affidato al propranololo che consente il raggiungimento di ottimi risultati, mentre si riserva la chirurgia a lesioni così estese da determinare impedimenti funzionali, ulcerazioni, sanguinamenti o ai casi che non responsivi al trattamento con propranololo. Le forme malformative vengono ulteriormente distinte in malformazioni a basso flusso, quali quelle capillari, venose e linfatiche e malformazioni ad alto flusso che comprendono le fistole arteriose e le malformazioni artero-venose. Le forme capillari, ad esempio la Sindrome di Sturge-Weber, generalmente non richiedono trattamento chirurgico. Le malformazioni venose e linfatiche comprendono forme non chirurgiche, che vengono trattate con laser, radiofrequenza o sostanze sclerosanti (doxiciclina per le forme linfatiche, sodio tetradecilsolfato per quelle venose) e varianti chirurgiche che vengono trattate in maniera conservativa (le lesioni più estese per preservare strutture nobili quali il nervo facciale) o radicale (le forme localizzate). Le malformazioni ad alto flusso presentano un comportamento analogo a quello neoplastico, con tendenza alla crescita e all’invasione delle strutture circostanti e hanno elevato rischio di sanguinamento. Per questi motivi vengono trattate in maniera radicale mediante exeresi chirurgica, preceduta nella maggioranza dei casi da embolizzazione. Il capitolo delle anomalie vascolari include dunque condizioni cliniche differenti che richiedono approcci diversi, tra queste le malformazioni a basso flusso di gestione poco complessa e le forme ad alto flusso che richiedono un approccio multidisciplinare con un planning preoperatorio estremamente accurato

    Dispelling the Myths Behind First-author Citation Counts

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    We conducted a full-scale evaluative citation analysis study of scholars in the XML research field to explore just how different from each other author rankings resulting from different citation counting methods actually are, and to demonstrate the capability of emerging data and tools on the Web in supporting more realistic citation counting methods. Our results contest some common arguments for the continued use of first-author citation counts in the evaluation of scholars, such as high correlations between author rankings by first-author citation counts and other citation counting methods, and high costs of using more realistic citation counting methods that are not well-supported by the ISI databases. It is argued that increasingly available digital full text research papers make it possible for citation analysis studies to go beyond what the ISI databases have directly supported and to employ more sophisticated methods

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