489 research outputs found

    Il monastero romano di S. Maria Regina Coeli

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    Il saggio analizza attraverso nuovi documenti la storia del monastero femminile di S. Maria Regina Coeli alla Lungara, fondato nel 1643 da Anna Colonna Barberini per dare seguito al voto fatto alla Vergine in occasione della sua terza gravidanza. Terminato nella sua veste decorativa solamente nel 1661, il complesso si avvalse di maestranze, artigiani ed artisti della famiglia del suo sposo Maffeo Barberini, annoverando tra le sue fila personalità del calibro di Giovan Francesco Romanelli, Francesco Contini e Fabrizio Chiari. Inoltre, grazie alla scoperta di piante e misurazioni di terreni, è ora possibile ricostruire l'intricato tessuto con cui la famiglia pontificia ed Anna Colonna estesero la loro influenza sull'area urbana della Lungara, facendone un'enclave di potere politico e religioso

    Centuriazioni e organizzazione del territorio in età romana: oltre il paradigma del “Romano bonificatore”

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    Prendendo avvio dalla valutazione dell’impatto di una crisi economico-demografica sul paesaggio, il contributo descrive gli aspetti salienti della centuriazione, la pratica di pianificazione territoriale utilizzata dai Romani per dividere i terreni e assegnarli in proprietà privata. Vengono presi in considerazione l’utilizzo della groma per orientare e tracciare le linee centuriali, le modalità di partizione del territorio in quattro regiones, la delimitazione delle centurie tramite blocchi di pietra e, infine, la mappatura a fi ni catastali dell’agro centuriato. L’autore, inoltre, riflette sulla presenza (e sull’importan- za) dell’incolto e delle zone umide all’interno delle aree centuriate e sulla necessità di superare il paradigma del “Romano bonificatore”. Infine, presenta alcuni casi studio che dimostrano l’importanza, per una lettura efficace della centuriazione, di un ap- proccio diacronico che tenga conto delle dinamiche di trasformazione/trasmissione dell’originario disegno agrario nel corso dei secoli

    Non solo Augustae: le donne degli imperatori nei disegni di Jacopo Strada

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    Rimasti sinora poco studiati, i busti femminili disegnati da Jacopo Strada nei codici di Vienna e di Dresda forniscono utili informazioni sulla conoscenza, poco dopo la metà del Cinquecento, della ritrattistica imperiale femminile. Rispetto all’Illustrium Imagines di Andrea Fulvio e, soprattutto, alle Imagini delle donne Auguste, di Enea Vico, i disegni di Strada cercano, per la prima volta, di sostituire alle tradizionali immagini numismatiche dei veri e propri busti in marmo. Questo studio propone l’identificazione di alcuni modelli copiati nei disegni di Jacopo Strada: accanto ai busti di alcune Augustae, è stato possibile dimostrare che, nel Cinquecento, i busti di Atena/Attis e di Demetra, già nelle collezioni Cesi e Ludovisi e oggi nel Museo Nazionale Romano di Palazzo Altemps, erano interpretati come ritratti di Cleopatra e di Eunoe, regina di Mauretania. I disegni di Strada hanno poi permesso di dimostrare che alcuni busti presentavano, all’epoca, una diversa combinazione tra testa e petto. So far poorly studied, the series of female busts drawn by Jacopo Strada in the Vienna and Dresden codices provides us with useful information on the knowledge of imperial female portraiture soon after the mid-16th century. In comparison to Andrea Fulvio's Illustrium Imagines and, above all, Enea Vico's Imagini delle Donne Auguste, Strada's drawings seek, for the first time, to replace the traditional numismatic images with ancient Roman busts. This study proposes the identification of ancient models for some Jacopo Strada's drawings: in addition to the marble busts of some Augustae, it was possible to demonstrate that, during the 16th century, the busts of Athena/Attis and Demeter, from the Cesi-Ludovisi collection and now in the National Roman Museum (Palazzo Altemps) were interpreted as portraits of Cleopatra and Eunoe, queen of Mauretania. Strada's drawings also allow us to confirm that some busts used to have different combinations of head and chest

    Il monastero romano di Regina Coeli. Dalla fabbrica di Anna Colonna Barberini alla Casa Circondariale di Roma

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    Il volume prende in esame, attraverso una inedita documentazione, la storia del monastero di Regina Coeli fondato da Anna Colonna Barberini nel 1643 e quella dell'attiguo monastero della Visitazione di S. Maria voluto da Clemente IX con il concorso del nipote Giacomo Rospigliosi. Nuove indagini archivistiche hanno inoltre consentito di ripercorrere le vicende che portarono alla demolizione del primo dei due complessi religiosi e alla conseguente edificazione dell'attuale Casa Circondariale di Roma

    “Il mio sommario dunque è tutto qui?” Per Franco Fortini

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    Il poster esamina l’approccio adottato dal Centro di ricerca Franco Fortini nello sviluppo di progetti digitali dedicati allo scrittore, che fu docente all’Università di Siena dal 1971 al 1989. L’aspetto centrale delle iniziative riguarda il contributo scientifico nella gestione e valorizzazione del suo archivio ibrido, conservato presso la Biblioteca Umanistica dell’ateneo. In questa prospettiva, il poster si focalizza su alcuni progetti chiave, e in particolare la pubblicazione di un catalogo semantico che integri la bibliografia di e su Fortini alle descrizioni dei materiali archivistici, nonché l’impiego di tecniche forensi per lo studio dei materiali digitali. La ricerca mostra come questi interventi integrati favoriscano nuove modalità di interazione con il corpus fortiniano, stimolando ulteriori indagini sulle tecniche compositive e sulla complessa storia editoriale delle sue opere. Il progetto intende offrire uno spunto di riflessione sull’importanza del dialogo nterdisciplinare, portando un esempio concreto di collaborazione e sinergia tra studiose e studiosi del Centro afferenti a diverse discipline

    Authorship and resistance: Carolina Maria Jesus in discourse

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    A partir dos fundamentos da Análise de Discurso francesa, construída por Michel Pêcheux, esta pesquisa objetivou investigar o modo como Carolina Maria de Jesus na posição de sujeito autor, por meio da sua primeira obra, Quarto de Despejo: diário de uma favelada (2014), publicada em 1960, e também da obra, Diário de Bitita (2016) relacionou-se com a escrita e se constituiu autor de literatura. Especificamente, buscou-se investigar, nas marcas de autoria desse sujeito, os efeitos de sentidos de resistência que fazem com que essa produção literária possa ser reconhecida como literatura de enfrentamento social, que joga o jogo da política literária, contribuindo, por fim, para a reflexão da ausência de autoras negras na escola e em outras instituições, apontando, portanto, alguns questionamentos acerca desse silenciamento. Para isso, foram selecionados recortes que pudessem trazer marcas linguísticas da relação do sujeito-autor com a escrita, de modo que fosse possível analisar o processo de autoria desse autor pela via da resistência. As análises apontam que a escrita de Carolina Maria de Jesus é um ato de resistência porque rompe com uma formação imaginária de autor (branco, classe média, com alto grau de escolaridade, intelectual), assim como faz ranger a política literária que funciona canonizando determinadas autoras e autores e suas obras e interditando outros. O sujeito-autor ao discursivizar sobre a fome da escrita e a escrita da fome pela tessitura do poético, provoca a formação de uma literatura de enfrentamento social. Além do mais, ao materializar sentidos sobre a escola em sua obra e também trabalhar uma literatura-filosófica, por meio de uma escrita-indagadora, esse sujeito-autor trabalha o interdiscurso no intradiscurso a fim de construir o seu projeto artístico literário, trazendo outras geografias literárias a partir do seu não-lugar na historiografia da literatura brasileiraFrom the foundations of the French Discourse Analysis, built by Michel Pêcheux, this research aimed to investigate the way Carolina Maria de Jesus, in the position of subject-to-author, through her first work, Room of Eviction: diary of a favelada (2014), published in 1960, and also of the work, Diário de Bitita (2016), was related to writing and is the author of literature. Specifically, we sought to investigate, in the authorship marks of this subject, the effects of senses of resistance that make this literary production can be recognized as social coping literature, which plays the game of literary politics, Finally, contributing to the reflection of the absence of black authors in school and other institutions, pointing out, therefore, some questions about this silencing. For this, we selected clippings that could bring linguistic marks of the subject-author\'s relationship with writing, so that it was possible to analyze the author\'s process of authorship through resistance. The analyzes point out that the writing of Carolina Maria de Jesus is an act of resistance because it breaks with an imaginary formation of author (white, middle class, with a high level of education, intellectual), as well as creaks the literary politics that works. canonizing certain authors and their works and interdicting others. The subject-to-author to discursivize about the hunger of writing and the writing of hunger by the poetic textures, causes the formation of a literature of social coping. Moreover, by materializing meanings about the school in his work and also working a philosophical lit-erature, by means of a research-writing, this subject-author works the interdiscourse in the intradiscourse in order to build his literary artistic project, bringing other literary geographies from their non-place in the historiography of Brazilian literatur

    Valutazione di un sistema integrato di prevenzione delle infezioni da alert organism in ospedale

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    Il fenomeno dell’antibioticoresistenza (AR) è crescente in Italia, dovuto in parte ad un utilizzo eccessivo ed inappropriato di antibiotici, soprattutto ad ampio spettro, e al protrarsi di profilassi pre-operatorie, in parte al carente sviluppo di nuove molecole antimicrobiche e alla scorretta applicazione di norme e precauzioni igieniche. L’attuale presenza di microrganismi multiresistenti agli antibiotici isolati in pazienti degenti risulta essere un problema per il carico ulteriore di malattia che comporta sui pazienti più fragili, per la difficoltà di trovare terapie efficaci, per la difficoltà di riduzione di circolazione in ambiente ospedaliero ed infine per l’eventuale apertura di contenzioso verso le strutture di ricovero e cura. Nelle strutture sanitarie la gestione di pazienti con positività microbiologica ad un alert organism richiede necessariamente l’adozione di specifici comportamenti assistenziali atti a ridurre, quanto più possibile, la circolazione e la trasmissione di tali microrganismi che sono conseguenza di notevoli rischi quali: • aumento della probabilità di fallimento terapeutico; • aumento del rischio di morbilità e mortalità; • aumento della durata della degenza ospedaliera. Gli obiettivi della presente tesi di dottorato di ricerca sono di valutare l’efficacia di un sistema di sorveglianza integrata di alert organism in un ospedale universitario romano. Sarebbe necessario che ogni operatore sanitario fosse sensibilizzato al tema e a considerare di conseguenza ogni infezione contratta in ospedale come un evento avverso non tollerabile mettendo in atto misure per la prevenzione di tutte le infezioni. Valutare colonizzazioni e isolamenti di alert organism consente di prevenire o identificare precocemente eventi epidemici. Attivare rapidamente le misure di contenimento garantisce una migliore gestione delle risorse strutturali organizzative ed economiche relative a questi microrganismi, favorendo la cultura della cura di pazienti fragili a rischio infettivo. I risultati presentano una valutazione del sistema di sorveglianza integrata: l'epidemiologia e il profilo di AR degli isolati microbiologici ospedalieri, i consumi di antibiotici e lo svolgimento di audit valutativi per verificare l'applicazione delle procedure d’isolamento dei pazienti colonizzati o infetti

    BIZANTINISMI ED ALTRI ARCAISMI NELLA PITTURA RELIGIOSA DI JACOPO TINTORETTO

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    Nella storia dell’arte Jacopo Tintoretto è spesso rappresentato come un artista innovatore, importatore del canone tosco-romano nell’arte veneziana del Cinquecento. La presente tesi capovolge l’immagine canonica di Jacopo Robusti, restituendogli il legame con la tradizione arcaica di Venezia. Vista la mancanza, nella città lagunare, dell’eredità classica, abbondantemente compensata dai manufatti della maniera greca, sia trasportati da Bisanzio che prodotti in loco, il lavoro si concentra sul rapporto della produzione tintorettiana con l’arte bizantina, lasciando spazio anche ad altri elementi retrospettivi nella sua pittura religiosa, che rientrano nella categoria degli arcaismi. Prendendo in considerazione la relativa marginalità del problema dei bizantinismi ed arcaismi di Tintoretto, si mira innanzitutto a ricostruire la storiografia di tali elementi nei suoi dipinti. L’indagine storiografica rileva due linee interpretative riguardo agli elementi retrospettivi negli studi tintorettiani. La prima tende a scoprire delle imitazioni stilistiche nell’arte del Robusti, che però non trovano quasi mai un’argomentazione storico-artistica che la legittimi; la seconda, che ci sembra invece produttiva, vede nei bizantinismi e arcaismi tintorettiani delle allusioni al tipo iconografico. La necessità degli artisti e dei committenti di ricorrere all’arte del sacro passato si giustifica attraverso le specifiche esigenze dettate dall’età tridentina e post-tridentina. La seconda parte del primo capitolo raccoglie le testimonianze cinquecentesche che definiscono lo status dei manufatti bizantini nella Venezia dell’epoca. La ricezione cinquecentesca rivela un atteggiamento negativo verso lo stile bizantino, contrastato però dallo status cultuale dei manufatti stessi. Inoltre, l’arte bizantina a Venezia, anche se definita come della maniera greca, viene tuttavia spesso contaminata con l’arte gotica medievale, e ciò rende la categoria degli elementi bizantini dinamica, definibile in termini cronologici più che stilistici. Il riferimento ad un manufatto bizantino all’interno di un nuovo dipinto va quindi interpretato come allusione al sacro passato, collegato alla storia mitica dell’origine dello Stato Veneto. Nel secondo capitolo si esplora il “pattern” che crea la relazione con l’arte del passato all’interno di un dipinto narrativo di Tintoretto. La Discesa al Limbo di San Cassiano costruisce un legame con il passato mitico veneziano presentando dei paralleli iconografici diretti con l'omonimo mosaico marciano e con l'icona bizantina quattro- o cinquecentesca di ugual soggetto. Il moderno dipinto di Tintoretto non solo si appropria del loro valore cultuale e ideologico (l’autoidentificazione di Venezia era in gran parte costruita sull’appropriazione dell’eredità bizantina), ma coglie anche l’occasione per adempiere le nuove richieste poste dalla Riforma Cattolica. La Discesa al Limbo tintorettiana si rifà ai dipinti veneziani del culto in quanto ritenuti documenti visivi dell’ortodossia cattolica originaria, e ciò al fine di ripristinare il valore dogmatico del purgatorio e della preghiera per i morti, duramente messo sotto accusa dai protestanti. Sullo sfondo di complesse composizioni dinamiche, tipiche della sua maniera, Tintoretto elabora costruzioni figurative intenzionalmente semplificate, che sembrano portatrici di un ii significato particolare. La Madonna con il Bambino adorata dai ss. Marco e Luca costituisce un buon esempio di tale estrema semplificazione formale: la Madonna appare sotto forma di visione celeste, priva della dimensione terrestre. Il paragone con le immagini medievali della Madonna dell’Umiltà che, in seguito al nuovo culto, erano state riproposte nel Cinquecento non più in versione “terrena” bensì elevate verso il cielo, fa della Madonna di Tintoretto una nuova icona mimetica postridentina. Ulteriori esempi di relazione con le immagini medievali della Madonna rivelano come esse possano essere integrate in diversi modi nei dipinti moderni. Il mosaico con la Madonna con il Bambino in gloria con tutti i santi, realizzato sul cartone della bottega tintorettiana, rappresenta, sotto forma di apparizione, una sacra immagine veneziana di Maria Vergine; ciò ricollega la cappella Lando, per la quale fu commissionata la decorazione musiva, alla Basilica di San Marco, dove si trovava l’icona originaria, e così anche al corpo dello Stato Veneto e al suo mito di origine. L’indagine condotta rivela quindi il ruolo determinante delle immagini sacre medievali per la comprensione dell’arte religiosa di Jacopo Robusti. La tensione tra iconografia arcaica e stile espressivamente moderno creava, all’interno di un dipinto, un forte contrasto temporale, voluto dai committenti e recepito dal pubblico coevo, visto lo status cultuale delle immagini-fonti di Tintoretto. I pattern della riflessione artistica di Tintoretto sulle immagini arcaiche religiose contribuiscono a capovolgere l’immagine lineare evoluzionistica dell’arte cinquecentesca: essi rendono un dipinto sacro una sorta di “costellazione dei vettori temporali”, proiettandolo simultaneamente nel passato sacro e nel futuro, e confermando così il suo valore sacrale e la sua ortodossia.In the history of art, Jacopo Tintoretto was always seen as an innovator, who incorporated Tosco-Roman Canon in the Venetian Cinquecento art. My dissertation aims to update the established image of Jacopo Robusti and repristinate his connection to the archaic Venetian tradition. First of all, my thesis reconstructs the historiography of Tintoretto’s byzantine and archaic elements. The historiographic research reveals two main interpretative lines, concerning the retrospective elements in the studies of Tintoretto’s art. I argue that his presumed stylistic imitation of byzantine style was never confirmed by substantial evidence, whereas the iconographic citations of byzantine and archaic paintings were justified by the specific requirements of the tridentine and post-tridentine era. The second part of the first chapter defines the reception of the byzantine and archaic art in the 16th century Venice. The inquiry shows that both categories never had strict borders, but instead were dynamic, thus allowing us to analyze them not stylistically, but chronologically as belonging to the sacred past. The second chapter explores the pattern of the relationship of Tintoretto’s art to the past, focusing on one of his narrative pictures. I argue that the Descent into hell constructed its connection to the past through iconographic citations from the byzantine icon, present in Venice at the time, as well as from St. Marc’s mosaic on the same subject. The modern Tintoretto’s painting appropriated the sacral and ideological value of the archaic images in order to fulfill the requirements of the Tridentine Reform. The archaic images, considered by the beholder as visual documents of the sacred subjects they represented, when incorporated in the new paintings reaffirmed the catholic dogmas, threatened at the time by the Protestant Reform. The third chapter is dedicated to Tintoretto’s representation of Virgin Mary and Child and its traditional elements. Madonna contemplated by St. Marc and Luke was created as a vision, deprived from the terrestrial dimension and thus resulting particularly simple in form as compared to painter’s other images of the Marian subject. As opposed to the medieval representations of Madonna on the crescent moon, which were “transported” from earth to heaven during the Cinquecento renovation, the Berlin Madonna shows how Tintoretto managed to create a new mimetic post-tridentine icon. Further examples of the relation of Tintoretto’s paintings to the medieval images explicate how the old images were incorporated in the new form. The mosaic of the Madonna in Glory with All Saints, created from the Tintoretto’s workshop cartone, represented in the form of vision the sacred old venetian image of the Madonna. It connected the new mosaic to the St. Marc’s Basilica, where the icon was preserved as well as to the body of Venetian State and its mythical origin. The research reveals that the sacred old imagery of Venice played a determinative role in Tintoretto’s art. The contrast between old iconography and his pronouncedly modern style created the tension of time in the painting, recognized by the public in the context of the cult status of Tintoretto’s sources. The patterns of Tintoretto’s artistic reflection on the old sacred images contributed to the transformation of the linear evolutionistic paradigm of the Cinquecento art as they allowed to see the Tintoretto’s images as a constellation of different time vectors, which simultaneously projected them in the sacred past and future, confirming their sacred value and their orthodoxy
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