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    Decisioni in tema di accesso alle cure: dalla biopolitica delle catastrofi alla post-pandemia

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    Innovando l’ordine politico, sociale, economico e logico globale, la recente pandemia ha fatto riemergere la delicata questione della limitazione del diritto di accesso alle cure. Nell’infuriare dell’emergenza e nella prospettiva di un’estrema scarsità di risorse disponibili, si è prospettata infatti la manifestazione di un diverso volto della biopolitica di stampo foucaultiano. Da un lato, si è sperimentata una tangibile tanatocrazia basata sul triage, attraverso la proposta di prese di posizione fondate sul sacrificio degli individui più vulnerabili a favore di quelli ritenuti più appropriati e meritevoli di cura. Dall’altro, le misure adottate per contrastare il contagio hanno chiaramente rivelato una precedente e generale tendenza al riduzionismo biologico. Sebbene la virosi non abbia operato direttamente alcuna selezione di classe, origine, sesso ed età, ha contribuito a tale tendenza, indebolendo anche la realtà umana del morire di cui sono espressione alcuni elementi fondanti della civiltà, come l’accompagnamento alla morte e la ritualità del lutto. In tale prospettiva, come è mutata la narrazione intorno ai contesti della cura? E come è possibile proporre un ripensamento di questi ultimi in ottica post-pandemica

    The Obsolescence of Labour? Philosophical-Political Reflections on Contemporary Manifestations of Labour

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    The coordinates of contemporary labour are in continuous and rapid transformation. On the one hand, precariousness and flexibility are watchwords in today’s labour policies. On the other hand, the encroachment of working time into living time, as well as the accelerated platformisation and automation of workplaces, leads us to reflect on the issue of human dignity and freedom. Already in the middle of the last century, the philosopher of technique Günther Anders questioned whether the obsolescence of the human being does also concern the obsolescence of labour. In fact, he had already foreseen how contemporary workers are unfree not only because they are excluded from the ownership of “their” means of production or products, but because they do not overlook the whole of the production context in which they are integrated. At the same time, workers do not know the end product and its meaning - these remain “transcendent” issues. Against this background, we intend to discuss the extent to which the traditional concept of labour is obsolete through the analysis of its fundamental coordinates: space, time and relations. The main purpose will be to highlight risks and perplexities regarding the new dimension of labour. This will be done through the interpretative lens of political philosophy but without excluding transdisciplinary and intersectional insights

    Nuove metamorfosi del lavoro. Prospettive contemporanee di filosofia del lavoro e delle organizzazioni

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    If by the metamorphosis of labour, we literally mean the forms that labour has taken with changing times and contexts, we realise the difficulty of addressing it by definitions and the usefulness instead of a problematising approach, capable of identifying and discussing the problems it poses. It is here that the role of the philosophy of labour becomes central in order to make a conceptual excavation and also to overcome the disciplinary fragmentation with which it has traditionally been investigated. Following this line of enquiry, it is then pos- sible to think about the current metamorphoses considering the new questions raised by capitalist development and the microphysics that creeps in (starting with the consequences of flexibilisation and precariousness). What then are the modern prospects for a philosophy of labour that is aware of the renewed organisational contexts

    Discorsi di genere: perché il femminicidio di Giulia Cecchettin continua a mettere in discussione i confini tra violenza pubblica e privata contro le donne

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    L’articolo inquadra il tema della violenza maschile contro le donne come un momento di messa in discussione dei confini fra spazio privato e sfera pubblica, esaminando come caso studio il femminicidio di Giulia Cecchettin, avvenuto l’11 novembre 2023 per mano dell’ex fidanzato Filippo Turetta. La prima parte del contributo si concentra sulle strategie comunicative adottate dai media mainstream attraverso la teoria del framing episodico, che riconduce l’uccisione della studentessa a relazioni interpersonali violente, anziché interpretare la violenza come un problema strutturale. L’approccio metodologico utilizzato consiste in una duplice analisi della letteratura in materia e di fonti secondarie, come gli articoli pubblicati su varie testate giornalistiche di diverso orientamento politico e differente livello, sia locale che nazionale. Le seconda parte si focalizza sui cambiamenti che hanno fatto seguito a questo caso investigando prima la risposta fattuale (bottom-up) e la controreazione istituzionale (top- down) poi. Nel primo caso, si farà riferimento alla richiesta formulata nelle piazze fisiche e virtuali – di cui Elena Cecchettin, sorella di Giulia, è stata la portavoce più rilevante – che si è concentrata sull’adozione di un approccio preventivo al contrasto della violenza maschile contro le donne, come conseguenza della sua comprensione come fenomeno pubblico, collettivo e strutturale. Questo evento ha infatti permesso di svincolare il fenomeno dalla retorica dei soggetti vulnerabili e dalla rappresentazione dell’individuo insospettabile in quanto privilegiato, aprendo ad un’analisi più ampia e di respiro anche teorico-politico su questioni che ne costituiscono immanentemente le cause e le conseguenze. Nel secondo caso, invece, verrà posta attenzione sulla risposta politica che, oltre ad essere stata insufficiente e prevalentemente punitiva, haomesso di intervenire sulle radici del fenomeno, che affondano nell’etero patriarcato. Il patriarcato è una struttura complessa e vulnerante che amplifica le disuguaglianze e genera violenza, la quale rappresenta però solo il fanalino di coda di una questione più articolata

    METAMORPHOSES OF LABOUR IN THE TECHNO-NEOLIBERAL ERA. “CARE” AND “WELL-BEING” FROM AN INTERSECTIONAL PERSPECTIVE.

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    La presente tesi di dottorato esplora le trasformazioni delle dinamiche lavorative contemporanee nei contesti organizzativi tecno-neoliberali, integrando prospettive provenienti dalla filosofia, dalla politica e dagli studi intersezionali. L'analisi critica si concentra sul benessere organizzativo, sulla cura e sulla vulnerabilità, evidenziando come le strutture sistemiche influenzino le esperienze lavorative sia individuali che collettive. Attraverso un confronto approfondito con la letteratura di riferimento, la ricerca mette in discussione i paradigmi epistemici tradizionali, rilegge le interpretazioni biopolitiche e indaga la rinnovata politicizzazione del lavoro. Le realtà organizzative vengono così collocate all'interno di più ampie dinamiche sistemiche e strutturali, criticando la loro riduzione a meri indicatori di performance e mettendo in guardia dall'individualizzazione del malessere lavorativo, che rischia di occultare le radici collettive della vulnerabilità. Lo studio sottolinea come la depoliticizzazione e la frammentazione del lavoro richiedano nuove metodologie critiche per l'analisi di questi fenomeni ed esplora le microfisiche del lavoro contemporaneo, cercando di rivelarne le relazioni di potere, le cause profonde, le dinamiche patologiche e i processi invisibili. In questo contesto, diventa cruciale riflettere sui cambiamenti socio-politici, come l'iperconnessione e la disintermediazione, che plasmano le pratiche organizzative odierne. La ricerca propone il paradigma della cura come punto di osservazione privilegiato per esaminare i problemi sistemici che affliggono il lavoro contemporaneo, pur riconoscendone i rischi e le ambiguità. La politicizzazione della cura e del benessere sfida le strutture teoriche convenzionali del lavoro e apre a nuove esigenze e relazioni nei contesti organizzativi. Un approccio intersezionale consente, inoltre, un'analisi critica delle dinamiche di disumanizzazione, discriminazione e disuguaglianza nei luoghi di lavoro, interpretandole come manifestazioni di problematiche sovrastrutturali più ampie. Questa dissertazione esamina conseguentemente anche politiche e strumenti per il benessere organizzativo attraverso sempre una lente critica, analizzandone aspettative, complessità e contraddizioni. Riconsidera inoltre le prospettive femministe, della cura e intersezionali, superando assunzioni preconcette per un'indagine rigorosa. Un approfondimento etnografico condotto in ambito accademico arricchisce l'analisi, offrendo sia prospettive dall'alto che dal basso su diversità, inclusione e sui processi decisionali che guidano tali politiche. In conclusione, questo lavoro di tesi invita a una riconfigurazione delle coordinate e delle aspirazioni centrali del lavoro, intesa come una ricerca collettiva e continua. Si promuovono allora modelli lavorativi che bilancino autonomia individuale e cambiamento sistemico, consentendo alle organizzazioni di coltivare il benessere in modo collaborativo e di affrontare le sfide contemporanee attraverso politiche rigenerative e inclusive. La ricerca proposta non ambisce a fornire certamente risposte definitive o previsioni, ma intende dare voce a discorsi critici che richiedono un confronto collettivo e aperto.This dissertation investigates the transformations of contemporary labour dimensions within the framework of techno-neoliberal organisational environments, incorporating insights from philosophy, politics, and intersectional perspectives. The research rigorously analyses aspects of organisational well-being, care, and vulnerability, emphasising the influence of systemic structures on both individual and collective experiences of labour. By drawing upon foundational literature in this field, it deals with conventional epistemic paradigms by revisiting biopolitical interpretations and scrutinising a reinvigorated politicisation of labour. The research locates organisational premises in broader systemic and structural dynamics, critiquing their reduction to mere performance metrics. It flags individualising malaise as risky, obscuring the collective roots of workplace vulnerability. By emphasising depoliticisation and the fragmentation of labour, research brings forth the need for methodologies that critically analyse the articulation between these phenomena, giving light to the microphysics of contemporary labour – its power relations, causes, pathological characteristics, and often hidden processes. In this regard, it becomes clear that reflecting on such socio-political changes impelling hyper-connection and disintermediation in organisational practices is of utmost importance. Against this background, it has been argued that the paradigm of care offers an important vantage point from which to examine the systemic problems facing the contemporary labour dimensions, although the potential risks and ambiguities accompanying its application need to be highlighted. The politicisation of care and well-being can provide a useful lens to confront entrenched, rigid labour theory structures and recognise new needs and relationships within organisational contexts. Therefore, an intersectional approach allows for a nuanced critique of the dehumanisation, discrimination, and inequality prevalent in contemporary workplaces, revealing these as symptoms of broader pervasive issues. Furthermore, the investigation evaluates policies and instruments aimed at organisational well-being, adopting a critical stance to illuminate their expectations and complexities as well as their contradictions. Also, feminist, care and intersectional perspectives require a critical review, not based on assumptions but on rigorous investigation. An ethnographic case study in academic settings further explores this analysis by bringing both top-down and bottom-up views on diversity and inclusion and the way policies are formed. This dissertation concludes by calling for a re-conceptualisation of the central labour coordinates and aspirations as a continuous and collective search. It promotes labour frameworks that reconcile personal autonomy with systemic change, allowing organisations to collaboratively foster well-being and address contemporary challenges through regenerative and inclusive policies. The suggested analysis of the metamorphoses of labour is, therefore, framed as a continuous exploration that seeks not to provide conclusive answers or predictions but to give a strong voice to discourses that require a collective discussion
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