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    PREMESSA. Il disegno tra sguardo e pensiero

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    Volume curato da Barbara Messina e Maria Ines Pascariello; il titolo, con i verbi che lo compongono, evoca le motivazioni poste alla base dell’iniziativa che, in forma di workshop, ho avviato nell’anno accademico 2013-2014, con la collaborazione di alcuni colleghi del settore, e che nel corso degli anni è stata riproposta, con esiti anche pubblicati, come esemplifica il volume in presentazione

    Ines Jacoby Collection 1839-1939

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    Deed of sale (1839), 2 letters (1884, 1889), and an identity card (1939).Ines JacobyProcessed for digitizationSent for digitizationReturned from digitizationSent to Internet Archive New Jersey for rescanningReturned from digitizationLinked to online manifestationdigitize

    Naissance d'une nouvelle discipline : l'IPSOLOGIE© par Ines Orchani

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    Inventing IPSOLOGY© by Ines Orchan

    Presentazione di Ines Testoni

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    La Death Education è una realtà che, negli Stati Uniti, nell’Europa settentrionale ed in Israele, ha già assunto una consistenza significativa, e, che, da qualche tempo, si sta diffondendo anche in Italia. Se nel secolo scorso i temi inerenti al morire venivano rubricati – come sottolineava in un celebre articolo Geoffrey Gorer del 1955 “The pornography of death” – tra gli argomenti osceni, con il nuovo millennio sembra che stia lentamente tramontando la volontà di occultare l’evidenza della morte e la sua inevitabilità. Possiamo infatti annoverare un numero sempre crescente di iniziative artistiche e di occasioni scientifiche che discutono di questo per promuoverne la presa di coscienza individuale e collettiva, alla ricerca dei linguaggi da adottare e dei contenuti su cui soffermarsi per descrivere la finitudine umana e i vissuti di perdita che la caratterizzano. L’allungamento del lifespan garantito dallo sviluppo della medicina ha prodotto un ulteriore effetto consistente nel prolungamento delle fasi finali e terminali della vita e della malattia, esponendo quindi le persone a dover fare i conti con l’evidenza del dover morire. La linea culturale, sviluppata a partire dal secondo dopoguerra caratterizzata da censura e negazionismo rispetto a questa necessità, ha prodotto infatti un esito fortemente disfunzionale che oggi richiede di essere gestito e risolto, perché ha reso intere generazioni abituate all’agio, al benessere, alla ricchezza e alla pace, a non sapere come gestire il momento più difficile ma anche forse più importante della vita: quello del congedo dal mondo. L’attuale mancanza di linguaggi appropriati per comunicare con chi muore e con i dolenti, come pure l’assenza di una cultura che illustri i significati che hanno caratterizzato la storia dell’umanità per affrontare la prova esistenziale più difficile è l’esito appunto di mezzo secolo di scotomizzazioni sistematiche che non possono più essere ammesse, data l’istanza diffusa di riconquistare categorie in grado di farci assumere la morte come elemento essenziale del significare la vita

    Andrée Chedid ou la prophétie au féminin par Ines Horchani

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    Ines Horchani, "Andrée Chedid", Dictionnaire de La Bible dans les littératures du monde, éditions du Cerf, 2016 ISBN 978220411388

    Can Deliberative Minipublics Influence Public Opinion? Theory and Experimental Evidence

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    This replication package replicates the findings reported in Sean Ingham and Ines Levin, “Can Deliberative Minipublics Influence Public Opinion? Theory and Experimental Evidence.” Forthcoming in Political Research Quarterly

    Can Deliberative Minipublics Influence Public Opinion? Theory and Experimental Evidence

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    This replication package replicates the findings reported in Sean Ingham and Ines Levin, “Can Deliberative Minipublics Influence Public Opinion? Theory and Experimental Evidence.” Forthcoming in Political Research Quarterly

    Il disegno tra sguardo e pensiero

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    GUARDARE, VEDERE, CAPIRE, DISEGNARE Ho voluto dare un titolo alla mia presentazione del volume curato da Barbara Messina e Maria Ines Pascariello, perché tale titolo, con i verbi che lo compongono, evoca le motivazioni poste alla base dell’iniziativa che, in forma di workshop, ho avviato nell’anno accademico 2013-2014, con la collaborazione di alcuni colleghi del settore, e che nel corso degli anni è stata riproposta, con esiti anche pubblicati, come esemplifica il volume in presentazione. Le motivazioni sono due. La prima è relativa alla necessità di intraprendere azioni che possano coinvolgere gli studenti di Ingegneria per aiutarli ad acquistare dimestichezza con una fondamentale modalità espressiva – il disegno dal vero – propria di chi deve confrontarsi con lo spazio concreto, comprendendolo. È un dato di fatto che per le generazioni attuali le immagini, spesso preconfezionate, e l’uso delle tecnologie atte alla loro creazione e/o manipolazione, spesso oscurano l'importanza formativa di alcuni tipi di disegno, particolarmente utili per la lettura dell'architettura e dell'ambiente. Inoltre non è consueto che in un percorso di ingegneria edile, civile o ambientale, si pratichi il disegno dal vero, sacrificato in base all’esigenza, ritenuta prioritaria, di acquisire le pur necessarie competenze digitali. Tuttavia chi si confronta con le procedure e la valutazione dei modelli didattici sa bene che conoscenze e competenze devono essere strettamente correlate, come già in uso nel percorso formativo dell’ottocentesca Scuola di Applicazioni di Ponti e Strade, nella quale le attività didattiche di primo anno prevedevano l’acquisizione dei fondamenti logico-matematici, geometrici, di fisica e di disegno, unitamente ad attività svolte sul campo, dal vero. Perché ciò accadeva? La risposta risiede proprio nei verbi che compongono il titolo: guardare, vedere, capire, disegnare. Colui che vede non guarda semplicemente, ma si spinge oltre, ponendosi in modo consapevole di fronte al mondo visibile. Il verbo vedere implica un coinvolgimento non solamente percettivo di chi guarda un artefatto; in lui si sviluppa una presa di coscienza che onsente di comprendere ciò che è visto, utilizzando la propria sensibilità e la propria cultura. Prendendo in prestito una frase di Galileo Galilei, «Non basta guardare, occorre guardare con occhi che vogliono vedere, che credono in quello che vedono»

    Entrevista com Ines Pasic

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    The interview with Ines Pasic, a Bosnian-born artist based in Peru, delves into her journey in the world of animation theater and music. Initially a pianist, Pasic discovered a new form of expression in pantomime and object manipulation, often combining these arts with music in her performances. She discusses the influence of her travels and experiences in different cultures on her musical and theatrical creations. Her shows frequently explore personal themes and are marked by physical expressiveness and the integration of music as a narrative and atmospheric element.La entrevista con Ines Pasic, artista de origen bosnio radicada en Perú, aborda su trayectoria en el mundo del teatro de animación y la música. Inicialmente pianista, Pasic encontró en la pantomima y la manipulación de objetos una nueva forma de expresión, combinando frecuentemente estas artes con la música en sus actuaciones. Ella discute la influencia de sus viajes y vivencias en diferentes culturas en sus creaciones musicales y teatrales. Sus espectáculos frecuentemente exploran temas personales y están marcados por la expresividad corporal y la integración de la música como elemento narrativo y atmosférico.L'entretien avec Ines Pasic, artiste d'origine bosnienne basée au Pérou, explore son parcours dans le monde du théâtre d'animation et de la musique. Initialement pianiste, Pasic a trouvé dans la pantomime et la manipulation d'objets une nouvelle forme d'expression, combinant souvent ces arts avec la musique dans ses performances. Elle aborde l'influence de ses voyages et de ses expériences dans différentes cultures sur ses créations musicales et théâtrales. Ses spectacles explorent fréquemment des thèmes personnels et sont marqués par l'expressivité corporelle et l'intégration de la musique comme élément narratif et atmosphériqueA entrevista com Ines Pasic, artista de origem bósnia radicada no Peru, aborda sua trajetória no mundo do teatro de animação e da música. Inicialmente pianista, Pasic encontrou na pantomima e na manipulação de objetos uma nova forma de expressão, frequentemente combinando essas artes com a música em suas performances. Ela discute a influência de suas viagens e vivências em diferentes culturas em suas criações musicais e teatrais. Seus espetáculos frequentemente exploram temas pessoais e são marcados pela expressividade corporal e pela integração da música como elemento narrativo e atmosférico
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