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Conclusione. Ragionando sul futuro del CIPSAIMEGA
Ignazio Grattagliano: È stato un lungo percorso, quello che ha condotto alla creazione del CIPSAIMEGA, circa tre anni orsono. Tante telefonate tra noi, il gruppo di colleghi promotori, i funzionari del nostro Ateneo, lunghi e proficui scambi di opinioni, molte mail, numerosi incontri preparatori.
Molto lavoro, ma anche grande soddisfazione che nasce proprio dal contatto con tanti colleghi diversi ed appartenenti ad aree disciplinari e dipartimenti differenti che man mano hanno dato la loro convinta adesione al CIPSAIMEGA.
Tante le iniziative di studio, seminariali, di confronto e discussione promossi in questi anni, che hanno sempre rispecchiato l’anima fortemente interdisciplinare del nostro Centro Interdipartimentale, finalizzato a promuovere una Psicologia Applicata a vari contesti, come da statuto e documento istitutivo
La pubblicazione di questo volume, “Menti in Azione. Prospettive di Psicologia Applicata”, segna una tappa importante, consente di fare in punto della situazione e diviene anche occasione concreta per individuare e prefigurare prospettive future che rappresentano per tutti noi una serie di sfide innovative e difficili.
Giuseppe Mininni: Avendo, con te, avuto “cura” di questo volume, il mio primo desiderio è farci carico delle sue aspettative: poter circolare tra molte “menti in azione”, poter interagire con altri testi attraverso le loro interpretazioni e i loro commenti, ma soprattutto non rimanere solo, bensì avere molti altri testi prodotti nel CIPSAIMEGA con cui dialogare nel tempo. Nel prossimo testo, che farà compagnia a questo curato da noi, auspicherei anzitutto un salto di dialogicità: da interna a esterna. Qui quasi tutti i capitoli sono scritti da più “menti in azione”, essendo proposti come l’esito di una collaborazione “interna” a gruppi di ricerca già consolidatisi, ognuno nel proprio settore scientifico-disciplinare. Tuttavia, l’orizzonte istitutivo del CIPSAIMEGA postula la formazione di interessi di ricerca intersettoriali, perché ci sono livelli di problematicità psicologica che richiedono un approccio integrato tra diversi assetti teorico-metodologici. Sono fiducioso che il prossimo volume rivelerà non soltanto una compattezza-within, ma anche una fluidità-between i vari settori scientifico-disciplinari presenti nel CIPSAIMEGA. Naturalmente l’attesa di questo salto di qualità dialogica scaturisce dal principio generale che genera la conoscenza situata: la necessità dell’aderenza al contesto.
Ignazio Grattagliano: Tenendo conto di questo principio, quello che sta avvenendo intorno a noi (solo per citare alcune cose, pandemia, guerra, prossime elezioni politiche, prossimi cambiamenti dentro e fuori il contesto universitario), e che può condizionare pesantemente la nostra vita universitaria e la mission del nostro ruolo (didattica, ricerca, terza missione), legittima pienamente l’esistenza di un Centro Interdipartimentale come il CIPSAIMEGA, se chi vi aderisce saprà essere fedele a quanto previsto dal Manifesto Programmatico ovvero promuovere studi, ricerche, momenti e spazi di riflessione, progetti, finalizzati ad evitare la restrizione dei campi di ricerca scientifica e culturale in funzione di una immediatezza remunerativa di risultati (che privilegiano la ripetitività e la quantità, che imitano, sostituendola, la ricchezza di prospettive), a scapito della sorpresa e della qualità, in sintesi della capacità trasformativa della conoscenza. Io vorrei che non solo con enunciazioni di principio, ma con comportamenti, fatti, progetti e scelte concrete chi opera nel CIPSAIMEGA sappia cercare e perseguire “non solo ciò che è più utile, ma ciò che è giusto”, per citare un efficace passo del tuo intervento nella giornata celebrativa del “Ventennale di attivazione” (19 novembre 1999 – 2019) del Corso di Laurea in Psicologia presso l’Università degli Studi di Bari “Aldo Moro”.
Giuseppe Mininni: Ti ringrazio molto per aver voluto rievocare quell’iniziativa di “festa della memoria” di una decisione storica cui avevo dato il mio più convinto supporto, in un passato sempre più lontano dell’istituzione universitaria. Il futuro prevedibile ora per la Psicologia Applicata impegnerà auspicabilmente molte “menti in azione” a cercare soluzioni possibili per la problematicità della vita quotidiana percepita dalle persone e dalle comunità di pratiche nel loro tempo. Una testimonianza recente è data dalla svolta impressa alla ricerca scientifica dall’emergenza globale della pandemia da Covid-19. Ora, accanto ad ambiti di studio della vita quotidiana ad alta rilevanza psicologica, come ad esempio lo sviluppo atipico, l’invecchiamento o l’integrazione dei migranti, già si annunciano come molto impegnativi alcuni grandi interrogativi di ricerca relativi alle ripercussioni esistenziali dell’emergenza climatica, all’acuirsi della conflittualità sociale e culturale, alla dipendenza da tecnologie informazionali e relazionali sempre più potenti e invasive, con conseguente perdita del senso di intimità personale per effetto della gestione eteronoma dei Big Data.
Ignazio Grattagliano: La Psicologia Applicata ai vari campi della Formazione, Lavoro, Sanità, Giustizia, Politica, Economia, Ambiente, Media, Arti, Religione, come da statuto del CIPSAIMEGA e da documento programmatico, può e deve divenire una straordinaria opportunità per osservare, descrivere, valutare quanto avviene intorno a noi, confermando il ruolo e la finalità sociale e politico-culturale del nostro Centro Interdipartimentale.
Ma è necessario un “cambio di passo”. Il “passaggio” da una fase iniziale, “artigianale”, fondata sulle iniziative personali di singoli aderenti ed iscritti, ad una fase più progettuale, imprenditoriale, che sappia intercettare risorse per redistribuirle in termini di finanziamenti, per ricerche, borse di studio, assegni, che permettano un salto di qualità del Centro.
In altre parole serve una modalità che riesca a far esprimere pienamente il potenziale di ricerca e di studio presente nel Centro.
Giuseppe Mininni: Animato dal fervore che auspichi, il CIPSAIMEGA potrà fronteggiare le nuove sfide poste dal dilagare del mal-essere individuale e sociale e dall’incombere di nuove patologie del corpo e della mente (e del “corpo-mente”) e saprà valorizzare il potenziale di interazione tra le neuroscienze e le humanities, tradizionalmente coltivate nei territori dell’etica, del diritto e dell’estetica. Una speciale attenzione richiederà il compito di monitorare costantemente le dinamiche delle relazioni interpersonali e sociali all’interno di istituzioni complesse e determinanti la costruzione identitaria, come la scuola, il luogo di lavoro, l’ospedale, il tribunale o il carcere. In particolare ci si può attendere da chi opera nel CIPSAIMEGA una profonda sensibilità per progetti di ricerca sui percorsi di promozione delle virtù sociali (come la sincerità, la fiducia, la speranza, la gratitudine, la dedizione, il perdono), perché da esse dipende l’affievolirsi o l’intensificarsi del potenziale umanizzante che assegna dignità alla vita. Così il nostro Centro Interdipartimentale continuerà a dare il suo contributo alla “scienza [che] è in certo modo la nostra vera madre, la civiltà” (Anton Cechov, Lettera a un dotto vicino, 1880)
Introduzione al volume Menti in Azione. Prospettive di Psicologia Applicata
Ignazio Grattagliano, Giuseppe Mininni
Introduzione
Fin dalle sue origini più remote nel tardo ‘800, la psicologia scientifica ha esibito una forte tendenza a orientare le sue pratiche di indagine non soltanto verso una comprensione più approfondita della natura umana, ma anche verso l’impegno a consolidarne la dignità, mirando a sostenere le aspirazioni delle persone alla loro autorealizzazione in condizioni di benessere soggettivo e, possibilmente, collettivo.
In questa direzione sono orientati tutti i capitoli di questo libro che sono proposti da ricercatrici e ricercatori afferenti al Centro Interdipartimentale di Psicologia Applicata in Ambito Medico, Economico, Giuridico e Ambientale (CIPSAIMEGA). Si tratta di un’articolazione delle strutture di ricerca dell’Università degli studi di Bari “Aldo Moro” costituitasi nel 2019 per delibera congiunta del Dipartimento di Scienze della formazione, Psicologia, Comunicazione, del Dipartimento di Scienze politiche e del Dipartimento di Economia e finanza, ma nel tempo vi hanno aderito studiose e studiosi operanti anche in altri Dipartimenti.
Il CIPSAIMEGA valorizza la ricerca di senso come orizzonte costitutivo dell’esperienza psichica e sottolinea la capacità autorganizzativa dei prodotti della mente, cioè di qualsiasi “artefatto” in cui si svolga la vita delle persone. Di conseguenza promuove ricerche e studi volti a mettere in rilievo il potenziale di creatività emergente dalle relazioni tra le persone all’interno delle istituzioni che organizzano il senso della condizione umana nel nostro tempo: Formazione, Lavoro, Sanità, Giustizia, Religione, Media, Arti.
La dinamica culturale della mente opera da quadro di riferimento per identificare sia una comunità di pratiche sia un posizionamento personale rispetto a un sistema di conoscenze, di aspettative e di valori. L’esperienza sociale è animata dal respiro culturale che accomuna e insieme differenzia le persone, perché è capace di trarre slancio dalle risorse sia del pensiero convergente che del pensiero divergente. Di conseguenza, il CIPSAIMEGA riconosce sia i bisogni di coerenza identitaria che le aspirazioni all’apertura verso l’alterità produttrice di innovazioni che si intrecciano nell’esperienza quotidiana delle relazioni tra le persone e i loro contesti di vita.
L’azione della mente è inquadrata dalla ricerca di senso quale si realizza nell’inaggirabile interazione tra i (quasi) determinismi dell’organizzazione cerebrale e i dinamismi dei contesti storico-culturali, L’esperienza di sé che ogni persona elabora nella sua storia si configura come una serie di “forme di vita” possibili nei molteplici “ambienti” che segnano l’adesione del suo “cervello-mente” a una determinata organizzazione storico-sociale. La “mente in azione” sa riconoscere i vincoli e le opportunità di varie “istituzioni” che corrispondono a precise comunità di pratiche: dalla famiglia alla scuola, dai media alle tecniche sanitarie, dalle organizzazioni economiche alle procedure giuridiche, dalle credenze religiose ai canoni estetici.
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L’”ambito MEDICO” è qui aperto dal resoconto di Maria Fara De Caro... sulla dimensione psicologica rilevabile nella diagnosi di molte patologie organiche. L’interesse dell’Unità Operativa Sanitaria di Psicologia e Neuropsicologia clinica, attiva presso l’Università di Bari, si inserisce nel solco di una solidissima tradizione di psicologia medica, proiettandosi negli scenari disegnati dalle teorie e dalle metodiche oggi prevalenti delle neuroscienze, come risulta in chiara evidenza, seppure con diversa enfasi, dagli altri tre apporti a tale ambito della Psicologia applicata.
Infatti, Benedetta Matarelli, Mariangela Lippolis ed Elvira Brattico offrono un’ampia documentazione di ordine neurologico sul nesso tra la sfera dei significati musicali e l’esperienza del benessere personale e sociale.
Nel terzo capitolo Roberta Passiatore e Giulio Pergola mostrano la crescente convergenza di moltissime evidenze neurobiologiche verso la concezione che le differenze cognitive tra le persone siano riconducibili all’interazione tra la regolazione genetica delle dinamiche cerebrali e l’influenza di specifici determinanti ambientali.
Alessandra Raio e Linda A. Antonucci mettono in evidenza che le traiettorie evolutive tracciate dalla neuropatofisiologia del rischio psicotico possono essere monitorate con le tecnologie avanzate promosse dall’Intelligenza Artificiale...
La mente è in azione anche nell’’”ambito ECONOMICO”, come mostra il capitolo a cura di Maria Luisa Giancaspro, Emma Troccoli, Cataldo Giuliano Gemmano ed Amelia Manuti su una strategia di gestione delle risorse umane ispirata alla necessità di valorizzare la differenza di genere. Il potenziale di senso innescato dalla variabilità dei modi di essere “maschile” e “femminile” trova ampi spazi di esplicitazione nell’organizzazione sociale del lavoro. In questo contesto le persone possono sperimentare sia il peso di antichi pregiudizi discriminatori, tesi a perpetuare ingiustificabili asimmetrie di potere, sia lo slancio di innovazione derivante dal riconoscimento delle diverse sensibilità riconducibili alle identità di genere.
L’”ambito economico” è l’orizzonte di riferimento privilegiato (e, quindi, non esclusivo) dell’analisi proposta da Alessia Monaco, Raffaella Maria Ribatti e Tiziana Lanciano sul nuovissimo tema dell’influenza esercitata dai software dell’Apprendimento Automatico sulla “mente in azione” par excellence: i processi decisionali. Invero le procedure implementabili nell’Emotional Artificial Intelligence stanno radicalmente mutando lo scenario del “libero arbitrio”, esibendo un equilibrio instabile tra costi e benefici.
Il capitolo proposto da Pasquale Musso, Gabrielle Coppola, Fabiola Silletti, Cristina Semeraro, Alessandro Costantini e Rosalinda Cassibba occupa un ruolo centrale in questo testo non solo sotto il profilo della composizione dei contributi, ma perché offre un’altra interpretazione alla “E” dell’acronimo che etichetta il CIPSAIMEGA. Infatti, il tema indagato è di ordine “Evolutivo-Educativo” e individua un costrutto funzionale a tutti i “punti di svolta” che le persone devono fronteggiare nel loro ciclo di vita. Infatti, la resilienza è una risorsa...
Anche l’”ambito GIURIDICO” rappresenta una pista tradizionale per l’indagine sulla mente in azione. Fabiana Battista, Ivan Mangiulli e Antonietta Curci chiariscono alcune implicazioni derivanti dall’intreccio tra la falsa testimonianza e l’amnesia (reale e simulata) nel contesto forense. Di particolare interesse è la strategia dei “falsi dinieghi” per l’effetto di radicale alterazione che comporta nell’organizzazione della memoria autobiografica delle persone.
Ignazio Grattagliano, Valeria Affatati, Miriana Biancofiore, Lucia Prudente, Maria Grazia Violante e Guido Ancona perlustrano l’ampia gamma di connessioni tra la psicologia e la criminologia clinica, a partire dalla fase investigativa, dove è saliente l’attività peritale nella valutazione dell’imputabilità dei reati, fino agli interventi di supporto alla personalità del detenuto nel contesto penitenziario. Molto opportuna è l’enfasi posta sul fatto che, con le competenze acquisite nella loro formazione e nella loro pratica professionale, gli psicologi possano avvalorare le attese riposte in importanti ruoli istituzionali cui l’ordinamento dello Stato affida l’amministrazione della Giustizia, quali il Giudice Onorario del Tribunale per i Minorenni, il Consigliere Onorario della Corte di Appello e l’Esperto del Tribunale di Sorveglianza.
L’interazione “PERSONA-AMBIENTE” è l’inaggirabile cornice di base di qualsiasi indagine psicologica. A partire dalla seminale “teoria del campo” proposta quasi un secolo fa da Kurt Lewin, tutte le correnti di ricerca in psicologia condividono la consapevolezza che l’attività psichica è rilevabile nella trama di connessioni tra le persone e i loro contesti di vita. Nel loro capitolo, Andrea Bosco, Alessandro Caffò, Antonella Lopez e Giuseppina Spano mettono in evidenza la densità delle relazioni tra la capacità di orientamento e di mobilità nello spazio e le attese di benessere soggettivo delle persone. Di particolare interesse è il loro aver focalizzato l’attenzione sul costrutto di “esposoma”, cioè quella specie di bolla di esposizione ai fattori ambientali che avvolge ogni essere umano dal momento del concepimento fino alla morte. Tale costrutto consente di rilevare l’effetto protettivo prodotto dagli “spazi verdi e blu” non soltanto sul potenziale cognitivo, ma soprattutto sulla salute mentale delle persone.
Invero, soprattutto nella modernità, l’ambiente cui gli esseri umani sono esposti nell’intero ciclo della loro vita è marcato dalle tecnologie della comunicazione, che organizzano in profondità la loro esperienza del mondo attraverso procedure sempre più complesse e ambivalenti di attribuzione di senso. In questa direzione si colloca l’apporto di Francesca D’Errico e Rosa Scardigno che mettono in evidenza alcune modalità di influenza mediatica in due sfere estremamente rilevanti in cui opera la mente culturale dell’Homo Sapiens; la politica e la religione.
Prendendo in esame la valenza dell’azione simbolica svolta da Facebook, uno dei più potenti e diffusi tra i recenti “social media”, Altomare Enza Zagaria e Valentina Luccarelli vi rintracciano una risorsa utile a fronteggiare la difficile condizione delle persone che, soffrendo di “malattie rare”, sono esposti a gravi rischi di isolamento e di smarrimento del senso di sé. Pur nello status di legame debole, la relazione di “amicizia” sperimentabile nelle comunità virtuali induce ad aprirsi alla speranza.
Il volume si conclude con l’analisi storico-politica svolta da Giulia Gallotta sul complesso iter costitutivo dell’Unione Europea quale testimonianza unica dell’aspirazione a orientare l’azione della mente collettiva verso l’integrazione dei bisogni nel rispetto delle diversità.
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Elogio della mitezza. Un ricordo del Prof . Beppe Russillo, in Giuseppe Russillo. La vocazione politica della pedagogia. A cura di Marina De Nicolò
Ho accettato con grande piacere e con non poche emozioni, il cortese e dolce invito della collega Prof. Marina De Nicolò, moglie del Prof. Giuseppe Russillo, di fornire un mio contributo, al volume che intende ricordarlo.
Ho conosciuto il Prof Russillo, mentre ero ancora studente, negli anni ottanta e viaggiavo su e giù da Roma per formarmi come psicoterapeuta e contestualmente lavoravo, nel settore della riabilitazione psichiatrica e della deistituzionalizzazione dei malati di mente, per un ente del privato sociale. Successivamente, dopo essermi licenziato per contrasti, nella gestione delle strutture intermedie in psichiatria, con la dirigenza dell’ente del privato sociale, da cui ero stato assunto, iniziai a lavorare come “ esperto e consulente ex. Art. 80, presso alcuni Istituti Penitenziari della Regione Puglia.
Siamo nel periodo immediatamente successivo alla promulgazione della Legge 180 del 1978 e la nostra conoscenza e poi amicizia fu favorita da un altro importante intellettuale della nostra città e della nostra università, amico e collega di Beppe Russilo, e suo conterraneo, ( entrambi lucani), con cui ho avuto l’onore ed il piacere di collaborare negli anni,e con cui in quegli anni in particolare, collaboravo per alcune ricerche sul campo, e che è scomparso di recente, il Prof. Vincenzo Persichella, docente di sociologia all’Università di Bari.
Con entrambi, nonostante la differenza di età e di interessi scientifico-culturali, sono diventato ben presto amico, oltre che collega più giovane. Ho un debito enorme di riconoscenza, verso Beppe ed Enzo, mi hanno dato tanto dal punto di vista formativo e culturale, li ho frequentati spesso a cavallo degli anni 80 e 90, del secolo scorso. Di Beppe Russillo ricordo bene il senso mite, pacato, colto, raffinato, dello stare nel mondo ed in particolare nel difficile e complesso mondo universitario, la capacità di leggere e trasferire agli interlocutori il senso critico del reale, i bisogni sociali, educativi e formativi della gente, la difesa accanita e tenace dei diritti
Pandemic and right to university study in prison
L'inviolabilità del diritto allo studio è sancita dall'art. 34 della Costituzione italiana, che stabilisce che la scuola è aperta a
tutti, senza alcun riferimento alle condizioni personali dello studente che può quindi anche essere privato della libertà.
L'istruzione è essenziale perché la pena assolva alla sua funzione rieducativa: l'articolo 17 dell'ordinamento penitenziario
sancisce infatti la necessità della partecipazione della comunità esterna, e di soggetti pubblici e privati, per portare a compimento
l'azione rieducativa e risocializzante di detenuti e internati. Se in condizioni normali tali enunciazioni di principio
si scontrano spesso con le contraddizioni della realtà della condizione detentiva, la crisi sanitaria legata al covid-19 ha rischiato
di veder crollare conquiste che in tale ambito si erano raggiunte. A partire da riflessioni sul diritto allo studio in Carcere e
sulla storia dell’attenzione della Criminologia al trattamento dell’autore di reato e, quindi, allo studio nel settore dell’esecuzione
della pena, l’articolo presenta i dati di una ricognizione sullo stato dell’arte dello studio universitario effettuata dalla
Conferenza Nazionale del Delegati dei Rettori per i Poli Universitari Penitenziari, presso le strutture penitenziarie dove
esse sono istituite, durante la Pandemia da Coronavirus
Psicologia Applicata in Criminologia Clinica
I problemi relativi alla conoscenza, all’insegnamento e alla ricerca circa gli autori di reati, coloro che creano disagio sociale e i sistemi in cui sono inseriti, gli interventi di prevenzione, controllo e trattamento della criminalità, di supporto e sostegno alle vittime, ai loro famigliari e ai contesti di appartenenza interessano molti operatori e discipline. E’ un’area difficilmente definibile, attraversata da vincoli giuridici e istituzionali ancora poco conosciuti. La Criminologia Clinica si pone come scienza che offre molteplici strumenti di rilevazione e intervento per ampliare le conoscenze sulle caratteristiche psicologiche, relazionali e culturali dei singoli e dei gruppi, sui disturbi mentali e sulla loro incidenza su autori e vittime di reati, sulla responsabilità morale e sulla libertà dell’agire, nonché sui tanti fattori che correlano alle scelte di condotta nella vita sociale (Ponti, Merzagora, 2008). Intendere la criminalità come uno dei tanti modi di agire nella società di individui, gruppi e sistemi ci permette di dare senso ad azioni apparentemente incomprensibili. Per comprendere più profondamente delitti e delinquenti, è necessario conoscere la clinica, i fattori sociali, gli aspetti culturali, le dinamiche psicologiche e le interrelazioni tra individuo, gruppi e ambiente (Ponti, Merzagora, 2008). Il campo di indagine della Criminologia Clinica è ampio, perché non solo comprende i fatti criminosi in quanto tali, ma anche lo studio degli autori con le caratteristiche psicologiche o psicopatologiche, con molti punti di contatto con la psicologia culturale. La clinica, seppur sovrana per molti aspetti, non è in grado di spiegare e definire da sola la complessità del crimine e delle sue vittime. È importante esaminare oltre che autori, vittime ed i contesti di appartenenza, anche come e cosa pensano e come declinano scelte e comportamenti. In alcuni casi il mandato assegnato alla Criminologia Clinica è quello predittivo del comportamento, tenendo ben presenti tutti gli aspetti che contribuiscono alla criminalità. I fenomeni delittuosi si riflettono non solo sulle vittime, non lasciando indifferente nessuno, ciascuno si sente motivato a esprimere opinioni in merito (Ponti, Merzagora, 2008). La Criminologia Clinica è scienza multidisciplinare che integra conoscenze, approcci e metodi provenienti da campi diversi del sapere: richiede la sinergia di psicologi, psichiatri, sociologi, filosofi del diritto, della scienza e del linguaggio, antropologi, semiologi, pedagogisti, studiosi della devianza e della criminalità legati al pragmatismo e all’interazionismo simbolico (Salvini, 2006); si costituisce coma area disciplinare policentrica (De Leo, 1989), ciò da un lato pone problemi di autonomia e identità (Pisapia, 1983), dall’altro la rende un luogo di incontro e a tratti di conflitto tra saperi, linguaggi, paradigmi, discipline e modelli diversi. Due tra i tanti obiettivi importanti che vogliamo segnalare in premessa: riflettere su se stessa, sui propri criteri disciplinari, su ciò che si sta innovando, su come filtrare i cambiamenti e adottarli nella continuità e sottoporre a costante controllo e verifica scientifica i suoi paradigmi; trasmettere una formazione che non si identifica solo con la didattica (pur fondamentale), ma anche con stile e cultura di lavoro, pensiero e comportamento e comunicazione, valorizzando curricula formativi che includono partecipazione a lavori di gruppo, ricerche, sperimentazione di tecniche di discussione e di attivazione, esercitazioni e simulate
Death of a Doppelgänger: A Peculiar Case of Homicide Caterina Bosco, Lucia Tattoli; Cristiano Barbieri, Gabriele Rocca,Ignazio Grattagliano, Giancarlo Di Vella,
The Doppelgänger phenomenon involves the experience of a direct encounter with one’s self, characterized by: (1) the perception of a figure having
identical physical features with one’s self; or (2) the apprehension that the perceived figure shares the same personality and identity. The Doppelgänger
not only looks like the same person, it is his double. The perceptual element is usually a hallucination, though occasionally there is a false perception
of an actual figure that may be involved. This phenomenon has been described in individuals with overwhelming fear, severe anxiety or intoxication,
epilepsy, and in the transition between sleep and wakefulness.1 It has also been reported in major psychoses. The fear of imminent death often precedes
the Doppelganger experience.2
This report presents a case of a 30-year-old man, Mr. XY, who was stabbed to death at the gym by Mr. XY, his “double”. The aggressor and his victim,
although not related, shared both name and surname, same age, professional activity, and place of work. Moreover, they attended the same sport center
but barely knew each other.
A week before the homicide, the attacker, who had no history of psychiatric disturbance, had returned to live at home with his parents and sister,
appearing more introverted and socially isolated in the aftermath of the separation from his girlfriend. One night he began to rant nonsense things and
to be fixated on certain facts that happened on TV, mentioning international conspiracies. He revealed to his mother that he was afraid of being spied
on by neighbors and that his family was in danger. Furthermore, he had perceived as a sort of “intuition” that her sister “had got pregnant, following a
rape” perpetrated by the victim. His sister, while admitting having met him once through mutual friends, denied both a romantic relationship and the
alleged pregnancy. The family consulted a general practitioner, who identified only a “depressive state” and prescribed benzodiazepines. The day
before the agreed appointment with a psychiatrist, the murderer went to the gym and, as he crossed paths with the victim, killed him by stabbing him
in the chest with a 25cm-long diving knife. The subsequent psychiatric evaluations in prison were suggestive of a psychotic condition.
This case is very unique in the scientific literature. In the most serious psychotic forms, the theme of the “double” calls into question not only the
dissociative processes involved in the etiopathogenesis of the disorder, but also bio-psycho-social elements, as well as personal data that made the
victim and the aggressor “identical.”
In the context of such psychopathological functioning, the delusional mood (Wahnstimmung) that precedes the development of delirium is a sort of
gateway to an impending psychotic illness, referring to delusional awareness or mood (atmosphere). In psychosis, splitting is the main theme and this
influence was seen as an evil, foreign, apocalyptic, and unknown side that is no more recognized as belonging to itself also in the physical sense.3 In
such a situation, the only way to survive is the suppression of the one’s own double as a defense against the disorganization of the self
Menti In Azione. Prospettive di Psicologia Applicata
Una importante rivista internazionale –“Frontiers in psychology”-- affida la descrizione della sua mission al seguente slogan: “When scientists empower society. Creating solutions for healthy lives on a healthy planet”. Invero la psicologia scientifica lo ha fatto fin dalle sue origini più remote nel tardo ‘800, perché ha subito esibito una forte tendenza a orientare le sue pratiche di indagine non soltanto verso una comprensione più approfondita della natura umana, ma anche verso l’impegno ad avvalersi della conoscenza prodotta in modo da affrontare la problematicità posta alle persone dai contesti della loro vita quotidiana. Almeno a partire dalle seminale attività clinica di Sigmund Freud, la storia della psicologia è una testimonianza chiara del nesso imprescindibile che la destina a vivere nell’espressione “ricerca-azione”: ogni costrutto concettuale accenna a un possibile intervento.
Per quanto riguarda le radici della psicologia applicata, basterà qui menzionare due indizi laterali, diversissimi sia nel significato che nella rilevanza, ma entrambi di evidenza immediata nel rilevare l’attrazione del sapere psicologico per l’orizzonte pratico della vita quotidiana. A partire dal 1912, la “Rivista di Psicologia” rappresentò il quadro di riferimento dei primi studi di Psicologia in Italia, raccogliendo però il testimone di una precedente “Rivista di Psicologia Applicata alla Pedagogia e alla Psicopatologia”, fondata a Bologna da Giulio Cesare Ferrari nel 1905 (Luccio 1980). Uscendo dai confini nazionali, val la pena menzionare la risonanza del fatto che l’ispiratore del “Behaviourism”, John Broadus Watson, a un certo punto della sua vita abbia smesso gli abiti dell’accademico per indossare quelli (forse più redditizi) di Vicepresidente di un’agenzia pubblicitaria.
La “psicologia applicata” si è sviluppata in molteplici prospettive, delineate in base al livello di indagine (persona, gruppo, organizzazione, cultura) e all’ambito di operatività (consulenza, formazione, lavoro, salute, istituzioni). Invero alcuni interrogativi di “ricerca-azione” in psicologia appaiono più salienti di altri, come risulta dal fatto che in molte Università o Enti di ricerca e di formazione accademica sparsi nel mondo vengono organizzati, ad esempio, corsi di studi in “Psicologia applicata ai contesti della Salute, del Lavoro e Giuridico-Forensi”.
Evocando il significato originario della parola greca ‘ψυχή” (cioè “respiro”), la psicologia – sia di base che applicata-- si vuole come “discorso ragionevole” (λόγος) su un altro “respiro” che, intrecciandosi con quello biologico, tiene in vita gli esseri umani, giustificandone la dignità: il dialogo, il confronto tra le esperienze, l’impegno al reciproco riconoscimento delle interpretazioni del mondo, di sé e degli altri. Soltanto riconoscendo nel “διάλογος” il respiro psichico, i suoi studiosi possono mirare a sostenere le aspirazioni delle persone e delle comunità a far sì che la loro vita quotidiana possa svolgersi in quelle condizioni di benessere soggettivo (e, sperabilmente, collettivo) che possono essere funzionali alla loro autorealizzazione.
In questa direzione sono orientati tutti i capitoli di questo libro che sono proposti da ricercatrici e ricercatori che dialogano tra loro perché afferenti al “Centro Interdipartimentale di Psicologia Applicata in Ambito Medico, Economico, Giuridico e Ambientale” (CIPSAIMEGA). Si tratta di un’articolazione delle strutture di ricerca dell’Università degli studi di Bari “Aldo Moro”, costituitasi nel 2019 per delibera congiunta del Dipartimento di Scienze della formazione, Psicologia, Comunicazione, del Dipartimento di Scienze politiche e del Dipartimento di Economia e finanza, ma nel tempo vi hanno aderito studiose e studiosi provenienti anche da altri Dipartimenti.
Chi opera nel CIPSAIMEGA riconosce nella ricerca congiunta di senso il “respiro” costitutivo dell’esperienza psichica e valorizza la capacità autorganizzativa dei prodotti della mente, cioè di qualsiasi “artefatto” in cui si svolga la vita delle persone. L’esperienza umana della vita si configura nei ritmi del “respiro socio-culturale” che accomuna e insieme differenzia le persone e i sistemi di relazioni che le organizzano in “comunità di pratiche” (Wenger 1998). Radicata com’è nella funzionalità cerebrale e nella sensorialità corporea in generale, la dinamica culturale della mente può operare da quadro di riferimento per identificare come si posizionano le persone rispetto a un determinato sistema di conoscenze e di aspettative, di atteggiamenti e di valori che guidano le loro condotte all’interno della comunità di pratiche in cui di volta in volta si riconoscono.
Pertanto, il CIPSAIMEGA promuove ricerche e studi volti a mettere in rilievo la “mente in azione”, mirando a individuare il potenziale di creatività emergente dalle relazioni tra le persone all’interno delle principali “comunità di pratiche” che organizzano il senso della condizione umana nel nostro tempo (Formazione, Lavoro, Sanità, Giustizia, Religione, Media, Arti) e mostrando che la “mente in azione” è capace di trarre slancio dalle risorse sia del pensiero convergente che del pensiero divergente. Poiché il CIPSAIMEGA è intrinsecamente plurale per l’orizzonte interdisciplinare che lo costituisce, chi vi opera è già una “mente in azione” tesa a riconoscere sia i bisogni di coerenza identitaria delle persone e delle comunità che le aspirazioni all’apertura verso l’alterità produttrici di innovazioni, così come emergono dall’intrecciarsi, nell’esperienza quotidiana, delle relazioni tra le persone e i loro contesti di vita.
Anzitutto l’interesse per le “menti in azione” non può non essere inquadrata dalla ricerca di senso quale si realizza nell’inaggirabile interazione tra i (quasi) determinismi dell’organizzazione cerebrale e i vari dinamismi dei contesti storico-culturali. L’esperienza di sé che ogni persona elabora nella sua storia si configura come una serie di “forme di vita” possibili nei molteplici “ambienti” che segnano l’adesione del suo “cervello-mente” a una determinata organizzazione storico-sociale. Le “menti in azione” sanno riconoscere i vincoli e le opportunità di varie “comunità di pratiche” che corrispondono anche a precise “istituzioni”: dalla famiglia alla scuola, dai media alle tecniche sanitarie, dalle organizzazioni economiche alle procedure giuridiche, dalle credenze religiose ai canoni estetici. Le “prospettive di Psicologia Applicata” delineate dal Centro Interdipartimentale dell’università di Bari “Aldo Moro” hanno un profilo “MEGA”, certo non per la vanagloriosa prosopopea di chi vi opera, ma per la consapevolezza dei propri limiti, essendo rintracciate su alcune problematiche riscontrabili in ambito Medico, Economico, Giuridico e Ambientale.
Le prospettive di ricerca sulle “menti in azione” configurabili in ”ambito MEDICO” sono qui aperte dal resoconto di Maria Fara De Caro, Paolo Taurisano, Chiara Abbatantuono e Ilaria Pepe sulla dimensione psicologica rilevabile nella diagnosi di molte patologie organiche. L’interesse dell’Unità Operativa Sanitaria di Psicologia e Neuropsicologia clinica, attiva presso l’Università di Bari, si inserisce nel solco di una solidissima tradizione di psicologia medica, proiettandosi negli scenari disegnati dalle teorie e dalle metodiche oggi prevalenti delle neuroscienze, come risulta in chiara evidenza, seppure con diversa enfasi, anche dagli altri tre apporti a tale ambito della Psicologia Applicata.
In ampia consonanza con l’esperienza generale della musica, che molti ritengono una “lingua universale”, Benedetta Matarelli, Mariangela Lippolis ed Elvira Brattico offrono un’ampia documentazione di ordine neurologico sul nesso tra la sfera dei significati musicali e l’esperienza del benessere personale e sociale.
Nel terzo capitolo Roberta Passiatore e Giulio Pergola mostrano la crescente convergenza di moltissime evidenze neurobiologiche verso la concezione che le differenze cognitive tra le persone siano riconducibili all’interazione tra la regolazione genetica delle dinamiche cerebrali e l’influenza di specifici determinanti ambientali.
Alessandra Raio e Linda A. Antonucci mettono in evidenza che le traiettorie evolutive tracciate dalla neuropatofisiologia del rischio psicotico possono essere monitorate con le tecnologie avanzate identificabili nell’Intelligenza Artificiale.
Le menti sono in azione anche nell’”ambito ECONOMICO”, come mostra il capitolo a cura di Maria Luisa Giancaspro, Emma Troccoli, Cataldo Giuliano Gemmano ed Amelia Manuti su una strategia di gestione delle risorse umane ispirata alla necessità di valorizzare la differenza di genere. Il potenziale di senso innescato dalla variabilità dei modi di essere “maschile” e “femminile” trova ampi spazi di esplicitazione nell’organizzazione sociale del lavoro. In questo contesto le persone possono sperimentare sia il peso di antichi pregiudizi discriminatori, tesi a perpetuare ingiustificabili asimmetrie di potere, sia lo slancio di innovazione derivante dal riconoscimento delle diverse sensibilità riconducibili alle identità di genere.
L’”ambito economico” è l’orizzonte di riferimento privilegiato (e, quindi, non esclusivo) dell’analisi proposta da Alessia Monaco, Raffaella Maria Ribatti e Tiziana Lanciano sul nuovissimo tema dell’influenza esercitata dai software dell’Apprendimento Automatico sulla “mente in azione” par excellence: i processi decisionali. Invero le procedure implementabili nell’Emotional Artificial Intelligence stanno radicalmente mutando lo scenario interpretativo del “libero arbitrio”, esibendo un equilibrio instabile tra costi e benefici.
Il capitolo proposto da Pasquale Musso, Gabrielle Coppola, Fabiola Silletti, Cristina Semeraro, Alessandro Costantini e Rosalinda Cassibba occupa un ruolo centrale in questo testo non solo sotto il profilo della composizione dei contributi, ma perché offre un’altra interpretazione alla “E” dell’acronimo che etichetta il CIPSAIMEGA. Infatti, il tema indagato è di ordine “Evolutivo-Educativo” e individua un “respiro psichico” funzionale a tutti i “punti di svolta” che le persone devono fronteggiare nel loro ciclo di vita. Il costrutto indagato, la “resilienza”, è estremamente rilevante non tanto per l’aderenza che rivela al contesto storico-sociale attuale (come risulta dalla cifra PNRR, che ricorre così frequentemente nel discorso pubblico a indicare l’impegno politico a concretizzare un “Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza” per l’intera comunità), quanto per la focalità che occupa proprio nelle “Prospettive di Psicologia Applicata”. In effetti, tutti gli studiosi interessati ad “applicare” le conoscenze psicologiche condividono l’obiettivo di elaborare un più generale PNRR, cifra da intendere come Piano Naturale (e/o Normale) di Ripresa e Resilienza e da contestualizzare nelle varie “forme di vita” in cui le persone operano e nelle diverse tappe del loro ciclo di vita.
Invero l’”ambito GIURIDICO” rappresenta una pista tradizionale per l’indagine sulle “menti in azione”. Fabiana Battista, Ivan Mangiulli e Antonietta Curci chiariscono alcune implicazioni derivanti dall’intreccio tra la falsa testimonianza e l’amnesia (reale e simulata) nel contesto forense. Di particolare interesse è la strategia dei “falsi dinieghi” per l’effetto di radicale alterazione che comporta nell’organizzazione della memoria autobiografica delle persone.
Ignazio Grattagliano, Valeria Affatati, Miriana Biancofiore, Lucia Prudente, Maria Grazia Violante e Guido Ancona perlustrano l’ampia gamma di connessioni tra la psicologia e la criminologia clinica, a partire dalla fase investigativa, dove è saliente l’attività peritale nella valutazione dell’imputabilità dei reati, fino agli interventi di supporto alla personalità del detenuto nel contesto penitenziario. Molto opportuna è l’enfasi posta sul fatto che, con le competenze acquisite nella loro formazione e nella loro pratica professionale, gli psicologi possano avvalorare le attese riposte in importanti ruoli istituzionali cui l’ordinamento dello Stato affida l’amministrazione della Giustizia, quali il Giudice Onorario del Tribunale per i Minorenni, il Consigliere Onorario della Corte di Appello e l’Esperto del Tribunale di Sorveglianza.
La “A” di MEGA evoca l’interazione “PERSONA-AMBIENTE”, che è invero l’inaggirabile cornice di base di qualsiasi indagine psicologica. A partire dalla seminale “teoria del campo” proposta un secolo fa dai “gestaltisti” (Kohler 1920; Lewin 1963), tutte le correnti di ricerca in psicologia condividono la consapevolezza che l’attività psichica è rilevabile nella trama di connessioni tra le persone e i loro contesti di vita. Nel loro capitolo, Andrea Bosco, Alessandro Caffò, Antonella Lopez e Giuseppina Spano mettono in evidenza la densità delle relazioni tra la capacità di orientamento e di mobilità nello spazio e le attese di benessere soggettivo delle persone. Di particolare interesse è il loro aver focalizzato l’attenzione sul costrutto di “esposoma”, cioè quella specie di bolla di esposizione ai fattori ambientali che avvolge ogni essere umano dal momento del concepimento fino alla morte. Tale costrutto consente di rilevare l’effetto protettivo prodotto dagli “spazi verdi e blu” non soltanto sul potenziale cognitivo, ma soprattutto sulla salute mentale delle persone.
Invero, soprattutto nella modernità, l’ambiente cui gli esseri umani sono esposti nell’intero ciclo della loro vita è marcato dalle tecnologie della comunicazione, che organizzano in profondità la loro esperienza del mondo attraverso procedure sempre più complesse e ambivalenti di attribuzione di senso. In questa direzione si colloca l’apporto di Francesca D’Errico e Rosa Scardigno che mettono in evidenza alcune modalità di influenza mediatica in due sfere estremamente rilevanti in cui opera la “mente in azione” dell’Homo Sapiens: la politica e la religione.
Prendendo in esame la valenza dell’azione simbolica svolta da Facebook, uno dei più potenti e diffusi tra i recenti “social media”, Enza Altomare Zagaria e Valentina Luccarelli vi rintracciano una risorsa utile a fronteggiare la difficile condizione delle persone che, soffrendo di “malattie rare”, sono esposte a gravi rischi di isolamento e di smarrimento del senso di sé. Pur nello status di legame debole, la relazione di “amicizia” sperimentabile nelle comunità virtuali induce ad aprirsi alla virtù sociale della speranza.
Il volume si conclude con l’analisi svolta da una studiosa di dottrine politiche interessata anche alla loro valenza psicologica. Infatti Giulia Gallotta esplora il complesso iter costitutivo dell’Unione Europea (a livello sia teorico che storico) quale testimonianza unica dell’aspirazione a orientare l’azione della mente collettiva verso l’integrazione dei bisogni nel rispetto delle diversità.
Conviene, infine, rimarcare l’orizzonte di riflessività da cui questo testo trae la sua complessiva proposta di senso. Queste “prospettive di psicologia applicata” si inseriscono tra le tecniche di rassicurazione (dalla scienza in generale ai sistemi giuridici e politici, dalle arti alle religioni) che mirano a contrastare l’inquietudine dell’’”insecuritas” (Semerari 2005) che caratterizza la condizione umana. Invero essa si va sempre più accentuando in questa “epoca di passioni tristi” (Benasayag e Schmit 2003) per le numerose emergenze che incombono minacciose, quali le alterazioni climatiche, i rischi pandemici, l’assurdità di una “guerra mondiale a pezzi”, l’ampliarsi delle diseguaglianze, i gorghi infodemici e i dilemmi etici. Le relazioni tra le persone e tra le comunità, tra le istituzioni e tra le culture appaiono sempre più esposte a dinamiche di “social warming” (Mininni 2022). Nella condizione umana attuale la psicologia applicata richiede “menti in azione” capaci di esplorare i molteplici percorsi di attivazione del potenziale di “resilienza” di cui le persone e le comunità possono disporre nei vari ambiti della loro esperienza di vita quotidiana.
Le autrici e gli autori dei contributi che tracciano le “Prospettive di Psicologia Applicata” (così come vengono prefigurate nel CIPSAIMEGA dell’Università degli studi di Bari “Aldo Moro”) sono “menti in azione”, perché nei loro studi e nelle loro ricerche testimoniano l’impegno a far sì che i sistemi di conoscenze da esse/i prodotti mirino a indicare delle possibili risposte alle domande di senso insite nei bisogni delle persone e nelle attese delle comunità, oggi. L’orizzonte di riflessività si completa nell’auspicare che anche la lettrice e il lettore modello di questo libro siano “menti in azione”, attribuendo loro una spiccata sensibilità per tutte quelle pratiche di studio e di ricerca (di base o applicate) che si propongano di migliorare le abilità mentali di ogni essere umano non solo sul piano cognitivo (Borella e Carretti 2020), ma anche su quello “esistenziale” così da promuoverne il benessere e l’autonomia, la dignità e la cittadinanza planetaria.
Bibliografia
Benasayag M.; Schmit, G. (2003), L’epoca delle passioni tristi, Milano: Feltrinelli.
Borella, E.; Carretti, B. (2020), Migliorare le nostre abilità mentali, Bologna: Il Mulino
Köhler, W. (1920), Die physischen Gestalten in Ruhe und im stationären Zustand. Erlangen: Verlag der Philosophischen Akademie.
Lewin, K. (1963), Feldtheorie in den Sozialwissenschaften. Bern: Huber.
Luccio, R. (1980), Psicologia e pragmatismo in Italia. La nascita della "Rivista di psicologia". In Cimino, G. & Dazzi, N. (a cura di). Gli studi di psicologia in Italia: aspetti teorici, scientifici e ideologici (pp. 55-67). Pisa: Quaderni di storia e critica della scienza.
Mininni, G. (2022), “The Discursive Format of ‘Social Warming’”, in A. Contarello (ed.), Embracing Change. Knowledge, Continuity, and Social Representations (pp. 202 – 218), New York: Oxford University Press.
Semerari, G. (2005), Insecuritas. Tecniche e paradigmi della salvezza, Milano: Spirali
Going Beyond Counting First Authors in Author Co-citation Analysis
The present study examines one of the fundamental aspects of author co-citation analysis (ACA) - the way co-citation
counts are defined. Co-citation counting provides the data on which all subsequent statistical analyses and mappings
are based, and we compare ACA results based on two different types of co-citation counting - the traditional type that
only counts the first one among a cited work's authors on the one hand and a non-traditional type that takes into
account the first 5 authors of a cited work on the other hand. Results indicate that the picture produced through this non-traditional author co-citation counting contains more coherent author groups and is therefore considerably clearer. However, this picture represents fewer specialties in the research field being studied than that produced through the traditional first-author co-citation counting when the same number of top-ranked authors is selected and analyzed. Reasons for these effects are discussed
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