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L'Araba fenice. Sopravvivenze della confisca dei beni nel diritto penale italiano dalla Restaurazione al fascismo
Il volume ripercorre le vicende della riapparizione della confisca dei beni nel diritto penale italiano tra Otto e Novecento. Tale sanzione, che ha attraversato indenne la storia del diritto penale europeo dall'epoca del diritto romano, è infatti sopravvissuta all'affermazione della "formula codificata del diritto" e del principio della personalità della pena, ed anzi ha continuato a dimostrare fino ai nostri giorni, sia pure in forme e in contesti differenziati, una irredimibile vitalità
Spigolature intorno alla disciplina dell ignorantia legis nella codificazione penale ticinese (1816-1873)
Il saggio, che prende spunto dalle norme dei codici penali ticinesi del 1816 e del 1873 che regolano le conseguenze dell’ignorantia legis in criminalibus, si propone di tracciare un sintetico quadro delle principali differenze intercorrenti, in tale materia, tra la tradizione di diritto comune – qui analizzata nelle sue tarde propaggini sette-ottocentesche – e la nuova prospettiva del diritto codificato. È infatti con l’affermarsi della nuova forma normativa che prende corpo, in contrapposizione con le più articolate soluzioni proprie dello ius commune, una radicale semplificazione della disciplina in quest’ambito, con l’esclusione di ogni effetto esimente dell’ignoranza incolpevole delle disposizioni incriminatrici. Tale rigoroso approdo, che è conseguenza della fiducia illuministica nella possibilità di delineazione di un diritto penale ispirato alla più assoluta certezza e che appare a ben vedere come il contraltare statualistico delle garanzie connesse alla fissazione del principio di legalità, sarà tuttavia messo progressivamente in discussione in epoca recente, con il riaffiorare di soluzioni – elaborate a livello sia legislativo che giurisdizionale – tese a recuperare la almeno in parte la complessità sottesa alle riflessioni elaborate, in tale campo, dalla criminalistica della tradizione pre-codificatoria
«Il convitato di pietra». I delitti di adulterio e di concubinato nella codificazione penale italiana : dalla repressione alla depenalizzazione (1889-1969)
Il saggio tenta una ricostruzione delle vicende della repressione dei delitti di adulterio e concubinato nei codici del 1889 e del 1930: qui, più che la questione dell’utilità e dell’opportunità della punizione degli atti di infedeltà coniugale – questione peraltro manifestatasi con sempre maggiore evidenza fin dalla riflessione illuministica –, a venire in considerazione è stato il ruolo svolto, al riguardo, dall’opinione pubblica, forza tipica della modernità che, per dirla col Filangieri, «le leggi non devono mai urtare, e contro la quale sono sempre impotenti» e che ha finito per influenzare anche le scelte di codificatori operanti in contesti non propriamente democratici. Circostanza, questa, che costituisce un ulteriore elemento di riflessione circa gli inevitabili fattori di condizionamento con i quali il legislatore penale è necessariamente chiamato a confrontarsi (e che possono talora determinare, bon gré mal gré, anche alcune sue scelte di fondo)
IL GIUOCO DELLA TOMBOLA. LA COMPLICITÀ CORRISPETTIVA: UNA POLEMICA PENALISTICA DI FINE OTTOCENTO
Il saggio ricostruisce la polemica dottrinale relativa a una disposizione del Codice Zanardelli (art. 378) che disciplina una particolare forma di compartecipazione criminosa: la complicità corrispettiva. Apparentemente classificabile come l’ennesimo episodio della contesa scientifica che ha diviso i penalisti di orientamento liberale (ispiratori del codice) e gli esponenti del nuovo approccio positivistico al diritto penale, la vicenda presenta alcuni aspetti di originalità: da un lato, infatti, anche alcuni giuristi direttamente impegnati nell’opera di codificazione condividono le perplessità intorno alla norma; d’altro canto, le critiche rivolte da un giovane esponente del positivismo penale, Scipio Sighele, non sono formulate secondo i precetti del proprio schieramento scientifico, ma sono ispirate ai principii di garanzia che avrebbero dovuto guidare l’opera del legislatore. Nonostante questo singolare incrocio, l’“inutile e ingiusto” art. 378 resterà infine nell’ordinamento, ma darà origine a non poche difficoltà interpretative, che impegneranno i giuristi lungo tutta la vigenza del codice.The essay reconstructs the doctrinal controversy relating to a rule of the Zanardelli Code (art. 378) which regulates a particular form of criminal participation: the “complicità corrispettiva” (corresponding complicity). Apparently classifiable as yet another episode of the scientific dispute that has divided criminal lawyers with an orientation of protection of civil rights (inspirators of the code) and the exponents of the new social-defense-oriented positivistic approach to criminal law, the case presents some aspects of originality: on the one hand, in fact, even some jurists directly involved in the codification work share the perplexities surrounding the rule; on the other hand, the criticisms addressed by a young exponent of penal positivism, Scipio Sighele, are not formulated according to the precepts of his own scientific field, but are inspired by the same principles of guarantee proclaimed by the legislator.Despite this singular intersection, the “useless and unjust” art. 378 will ultimately remain in the legal system, but will give rise to many interpretative difficulties, which will engage the jurists throughout the life of the code
Il patto quotalizio fra liberalizzazione e divieti: spigolature storico-giuridiche
I tentativi di rimuovere il divieto del patto di quota lite dall'ordinamento italiano hanno paradossalmente determinato il ritorno al divieto abolito. Questa breve riflessione sulle ragioni e la portata della proibizione, nella particolare prospettiva della storia giuridica, ha il fine di contribuire all'odierno dibattito sugli effettivi interessi in gioco e sulle soluzioni potenzialmente praticabili
Crimen in itinere. Profili della disciplina del tentativo dal diritto comune alle codificazioni penali
Nel volume si ripercorrono i momenti di sviluppo dell’istituto del reato tentato dal rinascimento giuridico fino all’‘attualità giuridica’, costituita, nel caso di specie, dalla disciplina del Codice Rocco, rivissuta nelle sue applicazioni giurisprudenziali e nell’interpretazione scientifica elaborata nei decenni successivi all’entrata in vigore del codice. Il percorso si articola, nella sua ideazione, in quattro tronconi, l’uno dedicato a «L’edificio in costruzione. La dottrina medievale e postmedievale (secoli XII-XVI)», a sua volta articolato in più capitoli per la definizione e fissazione dei principi ispiratori della disciplina (come Cogitationis poenam nemo patitur e Aliquis actus est necessarius e, sul versante propriamente sanzionatorio, Conatus punitur eadem lege, non eadem poena), l’altro a «Un’epoca di transizione. La dottrina del maturo diritto comune e la riflessione giusnaturalistica ed illuministica (secoli XVII e XVIII)», diviso a sua volta nell’analisi della dottrina ultramontana e di quella giusnaturalistica e illuministica, sino al contributo della criminalistica italiana post-beccariana; il terzo incentrato sulle «Origini della codificazione penale: il tentativo nel diritto penale codificato tra Sette e Ottocento», suddiviso in tre capitoli, rispettivamente rivolti a ricostruire «gli archetipi asburgici», «il diritto penale rivoluzionario e napoleonico», con i suoi elementi di rottura di schemi quasi consolidati in Italia, e i progetti italo-lombardi di codice penale, con la loro ‘sorprendente’ modernità rispetto ai modelli stranieri; il quarto infine, una sorta di epilogo, per ricongiungere la storia trascorsa dell’istituto all’attualità giuridica, segnata dall’iter dei lavori preparatori del codice Rocco e dalle interpretazioni dottrinali e giurisprudenziali che gradualmente prendono corpo
Tra autorità e libertà. Saggi di storia delle codificazioni penali.
Il volume è stato ispirato dalla volontà di verificare se e in che modo, nell’ambito della moderna «formula codificata del diritto», gli obiettivi di una efficace difesa sociale sottesi ad ogni sistema repressivo si siano coniugati con le altrettanto cogenti istanze di mantenimento e di tutela di un nucleo minimo di garanzie individuali.
L’esigenza che ha mosso la ricerca è stata insomma quella di individuare, attraverso la griglia concettuale fondata sulla contrapposizione garantismo/ statualismo (qui costantemente impiegata madi origine e di utilizzo più risalenti e più autorevoli), quello che potrebbe essere definito il ‘tono’ che ciascun codice, nello specchio di alcuni significativi istituti e figure, è venuto storicamente ad assumere
La confisca tra passato e futuro
Negli ultimi decenni, la confisca ha conosciuto un largo impiego all'interno dell'ordinamento penale italiano, anche in forme che ricordano la publicatio bonorum d'antico regime. Il presente saggio si propone di mettere in luce gli aspetti più rilevanti dell'evoluzione di tale sanzione nell'ambito della storia giuridica continentale, soprattutto al fine di valutare la 'tenuta' delle recenti scelte del legislatore rispetto a principi di garanzia che oggi appaiono messi pericolosamente in discussione.In recent decades, confiscation has been widely used in the Italian criminal law, even in forms that recall the publicatio bonorum of the ancient regime. This essay aims to highlight the most important aspects of evolution of this sanction in the context of continental legal history, especially in order to evaluate the consistency of the recent legislator's choices compared to some protective principles that today appear to be dangerously questioned
Il progetto sostituito di codice penale per il Regno d'Italia di G.D. Romagnosi (1806). Prima trascrizione
Il saggio offre una prima provvisoria trascrizione del “Progetto sostituito” di codice penale elaborato nel 1806 da Gian Domenico Romagnosi, in risposta alla richiesta del ministro Giuseppe Luosi di formulare un parere sul progetto dei “Travagli”, elaborato nello stesso anno da una Commissione ministeriale istituita a Milano. Essa è preceduta da alcune pagine introduttive orientate a riconnettere le scelte legislative di Romagnosi alle sue vedute scientifiche e, più in generale, alla riflessione illuministica sul diritto di punire, e cerca di mettere a fuoco gli effetti scaturenti dalla peculiare teoria dello ius puniendi elaborata dal giurista emiliano, incentrata sulla difesa sociale, in prospettiva statualistica, la quale finisce per produrre il risultato di attenuare la funzione garantistica della legge penale
Nocito Pietro
La voce ricostruisce vita e opere di Pietro Nocito, a lungo deputato e professore di diritto e procedura penale all'Università degli Studi di Roma La Sapienza
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