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La scuola nel labirinto: incidenza dei fattori contestuali sul malessere dei docenti / School in the labyrinth: contextual factors incidence on teachers’ malaise
Il lavoro di ricerca presentato ha l’obiettivo di esplorare alcuni aspetti che caratterizzano la condizione dei docenti nella scuola ipermoderna: ci si è interrogati sulla possibilità di utilizzare il concetto ampio di «malessere» (Kaës, 2012), che comprende quello di burnout, e di studiare le componenti contestuali, relazionali e organizzative associate al fenomeno. Si è partiti dall’utilizzare il mito del Minotauro per provare a rappresentare le condizioni in cui si trova la scuola oggi, immersa in un labirinto che produce dispersione, che coinvolge non solo gli alunni ma i docenti stessi.
La metodologia scelta per indagare il fenomeno è stata quali-quantitativa al fine di coglierne le diverse sfumature.
Sono stati condotti quattro studi.
Il primo, “Gli ingredienti del malessere: la parola gli insegnanti”, è stato sviluppato attraverso interviste narrative volte a esplorare le rappresentazioni dei docenti rispetto alla loro condizione lavorativa e alla specificità della professione che rivestono. L’obiettivo del primo studio è stato quello di mettere a fuoco le dimensioni salienti, evidenziate nel discorso dei docenti, da andare ad indagare ulteriormente attraverso strumenti standardizzati nelle fasi successive della ricerca. I costrutti così individuati sono stati quelli di: supporto sociale, risorse del territorio in cui si trova la scuola, percezione degli studenti del burnout dei docenti e identificazione organizzativa.
Con il secondo studio, “Burnout docenti tra risorse del territorio e supporto sociale”, si è voluto esplorare l’impatto che fattori relazionali e contestuali possono avere sul burnout dei docenti di scuola secondaria di primo e secondo grado.
Nel terzo studio sono stati coinvolti anche gli studenti in quanto testimoni privilegiati della condizione di salute dei loro docenti. A questo scopo è stato loro somministrato Il Maslach Burnout Inventory (MBI) (Maslach & Jackson, 1986; Taddei, 1988), in una versione adattata, per raccogliere le percezioni degli alunni rispetto ai livelli di burnout dei docenti. I singoli item della scala sono stati per questo motivo rovesciati (Tatar & Yahav, 1999; Evers, Tomic, & Brouwers, 2004) e ne è stata verificata la struttura fattoriale.
Con il quarto studio “Scuola e Burnout: il ruolo dell’identificazione organizzativa, un confronto tra docenti italiani e svizzeri” si è scelto di confrontare due popolazioni appartenenti a realtà socio-culturali diverse, nello specifico italiani e svizzeri di scuola dell’infanzia e primaria. Obiettivo specifico è stato quello di valutare il peso dei fattori relazionali e organizzativi sullo stato di salute professionale dei docenti.
Se le ipotesi di relazione tra burnout e fattori contestuali, relazionali e organizzativi sono state confermate, va segnalato anche che dalle analisi risulta che i valori del burnout sono sempre nella media. Questi risultati da un lato sembrano essere più incoraggianti rispetto a quelli emersi dalle interviste e da certa letteratura di riferimento (Lodolo D’Oria, 2010), dall’altro invitano ad andare in futuro nella direzione dell’utilizzo di costrutti di maggiore complessità.
In questo lavoro si è scelto il costrutto di malessere (Kaës, 2012) che comprende quello di burnout ma lo supera: c’è bisogno di nuove definizioni per dare conto della condizione che vivono i docenti
La dimensione riflessiva nel lavoro socio-educativo dei maestri di strada alla prova della pandemia / How the reflexive dimension in the socio-educational work of “maestri di strada” faced the challenge of the pandemic
Nel lavoro socio-educativo il sé professionale non è una risorsa illimitata e necessita di spazi di supporto psicologico. La riflessività di gruppo è un importante strumento organizzativo per la tutela del benessere dei professionisti di questo ambito. L'Associazione onlus Maestri di Strada (MdS) svolge attività di ricerca-azione per il contrasto alla dispersione scolastica nella periferia est di Napoli. Lo strumento principale che utilizza per proteggere il benessere dei suoi operatori è il Gruppo Multivisione (GM), un gruppo di riflessività guidata ispirato al gruppo Balint. Nel marzo 2020, il team MdS è stato investito, sul piano personale e professionale, dalle conseguenze della pandemia da COVID-19. È stato necessario fronteggiare le ansie del contagio, rinnovare rapidamente le modalità di lavoro a causa dei continui lockdown e per la prima volta i GM si sono tenuti anche online. Questo studio qualitativo e longitudinale ha l’obiettivo di valutare l’efficacia del GM, in presenza e online, come strumento riflessivo in contesti e situazioni sfidanti.
Sono stati presi in considerazione i GM di due diversi periodi di tempo: pre-pandemia (T1) e pandemia (T2). Durante il T1 (anno scolastico 2018-19), il team MdS si è incontrato in presenza 18 volte, durante il T2 (da marzo a dicembre 2020) 28 volte, in gran parte attraverso una piattaforma online, sempre sotto la guida di uno psicoterapeuta. Sia nel T1 che nel T2 era presente agli incontri un osservatore silenzioso che stilava successivamente un resoconto narrativo. I corpora testuali costituiti dalla raccolta dei resoconti sono stati sottoposti ad Analisi Tematica dei Contesti Elementari attraverso T-Lab Plus, per esplorare i principali contenuti del discorso del gruppo. I risultati (5 cluster in T1 e 5 in T2) indicano che il gruppo si sofferma sempre su contesto, attori e strumenti di lavoro, ma nel T2 tutti i temi sono “toccati” dalla pandemia: come la Scuola e gli insegnanti affrontano l’emergenza (T2.2), quale narrazione – oltre quella terrificante dei media – può aiutare a sentirsi vicini (T2.3) e a lavorare (T2.5), in che modo è possibile tollerare il senso di impotenza (T2.1) e contrastare operativamente l’isolamento (T2.4). Sulla base di questi risultati, è possibile affermare che il GM ha probabilmente contribuito a fare di MdS una "comunità resiliente", in grado di assorbire lo shock della pandemia dando vita ad una rapida risposta di recupero
GIOVANI PER I GIOVANI: SPERIMENTAZIONI NELLA PERIFERIA EST DI NAPOLI
Da molti anni l’Associazione onlus Maestri di Strada realizza, progetti sperimentali educativi ed inclusivi per adolescenti e giovani della periferia est di Napoli.
Nell’a.s. 2015-16 è stato attivato, tra gli altri, il progetto biennale Giovani per i Giovani finanziato dalla Direzione Generale per la Gioventù e rivolto a in school drop out e neet; gli operatori impiegati sono circa 20 giovani adulti, tra educatori, esperti di laboratori e psicologi.
L’obiettivo è di riattivare il desiderio di apprendere e di crescere in adolescenti convinti di non avere risorse e di essere predestinati alla ripetizione di copioni fallimentari, puntando sull’offerta di modelli positivi, sulla cura delle relazioni, sulla valorizzazione delle risorse informali e non formali, supportando l’autostima, l’esplorazione e l’impegno.
Dopo una fase conoscitiva di focus, colloqui individuali e incontri con le famiglie, che ha coinvolto circa 100 giovani, sono stati creati 3 gruppi tutoriali in base ai territori di provenienza (Barra, San Giovanni, Ponticelli). Le ore di attività educative e inclusive sul campo sono state 2400, quelle di progettazione, coordinamento e riflessività degli operatori circa 500. Ogni gruppo ha effettuato: ‘passeggiate’, focus group e circle time; laboratori delle arti (teatro, batteria, rap, trucco, agricoltura, web, fotografia), laboratori didattici; tirocini formativi professionalizzanti. Gli operatori hanno partecipato ad incontri settimanali di gruppo multivisione, ispirati alla metodologia di Balint.
I giovani che hanno partecipato assiduamente alle attività di questo primo anno sono circa 50. Il 60% ha ripreso a frequentare la scuola con risultati in corso di valutazione; il 40% ha mostrato una capacità di impegno importante e mantiene il legame con l’Associazione
Giovani per i giovani: sperimentazioni nella periferia est di Napoli
L’Associazione onlus Maestri di Strada (MdS) e il Dipartimento
di Studi Umanistici (DSU) dell’Università ‘Federico II’ realizzano
dal 2009 progetti sperimentali educativi ed inclusivi per adolescenti e
giovani della periferia est di Napoli, contesto ad alto tasso di disagio
sociale e criminalità. Nell’anno scolastico 2015-2016 è stato attivato, tra gli altri, il progetto
biennale Giovani per i giovani finanziato dalla Direzione generale per
la Gioventù, rivolto a in school drop out, drop out e NEET. L’obiettivo è di riattivare il desiderio di
apprendere e di crescere in adolescenti convinti di non avere risorse e
di essere predestinati alla ripetizione di copioni fallimentari, puntando
sull’offerta di modelli positivi e sulla cura delle relazioni per supportare
le dimensioni identitarie dell’autostima, dell’esplorazione e dell’impegno
Nella fase operativa iniziale le ore di attività educative e inclusive sul campo sono state 2400; quelle di progettazione,
coordinamento e riflessività degli operatori circa 500.
Sono stati coinvolti assiduamente nelle attività di questo primo anno 52 giovani con un’età media di 15,08 anni: equamente divisi fra maschi e
femmine. Il 5% dei ragazzi coinvolti frequentava la III media inferiore, il
70% il I anno di scuola superiore di istituti tecnici e professionali, mentre
il 25% è ascrivibile alla categoria NEET. All’interno delle attività proposte
dall’Associazione, i NEET hanno mostrato una capacità di impegno importante,
frequentando con regolarità e interesse laboratori, tirocini formativi
professionalizzanti e prendendo parte alle manifestazioni finali.
L’efficacia degli interventi è valutata, per i giovani che frequentano
la scuola, misurando diminuzione di assenze e provvedimenti disciplinari,
miglioramento del rendimento, percezione del cambiamento del clima
educativo, superamento ‘dignitoso’ delle prove finali (vs ‘promozioni
apparenti’) . Più difficile è la valutazione del percorso di
crescita dei NEET. Per questo motivo si attinge anche ai dati qualitativi: resoconti di osservazione
delle attività sul campo e degli spazi gruppali di riflessività, note
di campo e relazioni finali degli operatori, interviste narrative realizzate
con alcuni giovani alla fine dell’anno scolastico
Storie di adolescenti dispersi fuori e dentro la scuola: la relazione con gli adulti in contesti ad alto rischio evolutivo
Dal 2009 l’Università Federico II e l’Associazione Maestri di Strada sperimentano strategie educative per sostenere gli adolescenti delle periferie di Napoli. L’ipotesi è che malessere e dispersione scolastica siano connessi sia alla crisi della funzione adulta, alla svalutazione sociale della scuola, alla sfiducia nel futuro, che al contesto segnato da degrado urbano, violenza criminale e assenza di interventi istituzionali (Melazzini, 2011; Bottani, 2013; Parrello, 2014; Moreno et al., 2014).
La metodologia, ispirata a principi di psicologia culturale e psicoanalisi, si fonda sulla cura delle relazioni inter e intragenerazionali, sull’integrazione fra saperi formali e informali, sull’utilizzo del gruppo di pensiero (Parrello, Moreno, 2015). Le ore di attività sul campo sono quasi 4000, quelle di progettazione, coordinamento e riflessività circa 1250. L’obiettivo è riattivare il desiderio di apprendere e di crescere in adolescenti convinti di essere predestinati alla sconfitta, costruendo legami autentici, supportando l’esplorazione e l’impegno per la riscrittura di storie personali che sembravano scontate. L’efficacia degli interventi è valutata misurando diminuzione di assenze e provvedimenti disciplinari, miglioramento del rendimento, superamento delle prove finali, percezione del cambiamento del clima educativo.
Le molteplici attività educative sul campo e quelle a sostegno della riflessività degli operatori (gruppi multivisione) sono sistematicamente oggetto di vari tipi di osservazione.
Nell’a.s. 2015-16 sono stati attivati i Progetti di ricerca-intervento E-vai (al suo VI anno) e GiovanixiGiovani. I destinatari sono 300 adolescenti in età dell’obbligo che hanno abbandonato la scuola o la frequentano senza usarla come reale occasione di crescita; gli operatori impiegati circa 50Nel corso degli incontri di gruppo multivisione (Pergola, 2010) ogni operatore contribuisce a ricostruire alcune storie di adolescenti, raccontando il proprio incontro con loro, con le famiglie, con gli insegnanti e il gruppo classe. Ne deriva la possibilità di conoscere vari aspetti della loro realtà e di elaborare i propri vissuti di adulti coinvolti in relazioni educative dalle forti implicazioni emotive.
In questo contributo si presentano i risultati dell’analisi categoriale, effettuata tramite Nudist, del materiale testuale costituito da 70 resoconti narrativi di osservazione non partecipante degli incontri di gruppo multivisione realizzati nell’a.s.
Fra le categorie emerse vi sono quelle relative ai fattori del malessere degli adolescenti riconducibili alla relazione con adulti in difficoltà, sia in famiglia che a scuola e quelle relative al ruolo e al vissuto degli operatori stessi, impegnati da un lato a guadagnarsi una posizione di adulti credibili, dall’altro preoccupati della propria tenuta personale e professionale quando il coinvolgimento emotivo rischia di bloccare il pensiero: indicazione preziosa per la manutenzione di interventi efficaci e duraturi
Resources of the territory and social support as protective factors of teachers burnout
This study is part of a broader research which refers to systematic projects of educational intervention realised in marginal backgrounds of the city of Naples. The objective of the research is to explore the complexity of the phenomenon of malaise in schools in order to improve the offer of the interventions that the Association MdS plans with our department. The research is composed of a qualitative part still underway (interviews to teachers, observations in scholastic contexts, observations of meetings of reflexivity) and by a quantitative part on which we will focus in this paper.
The hypothesis is that the malaise of the teachers can be read in terms of burn-out by widening the perspective and inserting school in a system of micro and macro-contexts. That is why the aim was to investigate the joined impact on the burn-out phenomenon of factors of protection both contextual and relational: in particular, the perception that the teachers have of the resources of the territory and the perception of the social support available in and outside their school.
270 teachers of the region Campania have been contacted; 35.6% of them teach in middle school, 64.4% in high school. They are predominantly female (74.7%) and are mostly between 41 and 60 years old (74.3%); 87.7% of them have been tenured teachers for 14.3 years (DS = 10.0), while 12.3% of them have been temporary employees for 7.10 years (DS = 5.89). Moreover, 89.7% carry out curricular activities, while 10.3% are special needs teaching assistants.
The study used a self-report questionnaire composed of a form for socio-demographic data collection (gender, age, years of tenured teaching, years of temporary job, kind of school etc.) and other tools, briefly illustrated below: The Maslach Burnout Inventory (Maslach and Jackson, 1986; Taddei, 1988), teachers version; The Scale of Perception of Resources of the Territory (Petrillo and Donizzetti, 2008); The Social Support Questionnaire (Doudin, Cuchord, 2009; Albanese et. Al, 2010)
Dal malessere professionale al burnout nella scuola ipermoderna: la parola agli insegnanti
Introduzione. Il burnout è una malattia professionale che colpisce le professioni d’aiuto e logora le risorse psicofisiche con conseguente calo nelle prestazioni lavorative. La letteratura mette in luce la specificità del burnout degli insegnanti, che ha portato alla costruzione di strumenti quantitativi ad hoc (Taddei, 1988). Il fenomeno è tuttavia così complesso che è opportuno sia ricollocarlo in una dimensione più ampia di malessere legato alla società ipermoderna (Kaes, 2014) sia approfondirlo con strumenti qualitativi per cogliere le tante variabili in gioco. All’interno di un progetto di ricerca-intervento contro la dispersione scolastica, realizzato dall’università con il terzo settore (Moreno et al., 2012), si è realizzato uno studio esplorativo con lo scopo di indagare il fenomeno a partire dalle narrazioni degli insegnanti e dal modo in cui essi stessi affrontano il problema. L’ipotesi è che vivano una condizione di malessere dovuta a crisi della funzione adulta e svalutazione sociale della scuola (Recalcati, 2014; Bottani, 2013), il tutto in una condizione di solitudine e competizione.
Metodo. Lo strumento scelto è l’intervista narrativa quale mezzo privilegiato per accedere alle modalità di significazione personale dell’esperienza (Bruner, 1990). Sono stati intervistati, nel giugno 2015, 18 docenti di scuola media (12) e superiore (5); 3 sono docenti di sostegno, 9 insegnano materie umanistiche, 5 materie scientifiche; 5 docenti sono precari, 5 non lo sono mai stati e 7 lo sono stati in media 8 anni; 12 sono di ruolo, con una media di 17 anni di insegnamento. Le interviste audio-registrate e sbobinate avevano come domanda generativa: “In base alla sua esperienza professionale cosa pensa del malessere che colpisce la categoria docenti?”.
Risultati. Al momento sono state analizzate 10 interviste attraverso il software Alceste (Reinert, 1986), strumento di analisi statistica di testi linguistici che ne ricerca l’organizzazione interna individuando co-occorrenze (presenza concomitante di più parole piene) che formano cluster stabili, corrispondenti a universi lessicali con specifici vocabolari e strutture linguistiche. Il corpus è di 48547 occorrenze, 5994 forme distinte e indice di stabilità 63%. 3 i cluster emersi:
1. L’insegnante senza poteri e il contesto (25.25% u.c.e.): le cause del malessere sono connesse alla svalutazione sociale della professione e alla complessità dei contesti di lavoro.
2. Cosa mi fa andare avanti (49.51% u.c.e.): racconti di gratificazioni personali.
3. Relazioni difficili (25.25% u.c.e.): racconti di disagio nel rapporto con gli adolescenti.
Conclusioni. I risultati indicano che le cause del malessere sono attribuite al piano sociale (svalutazione professionale, contesti a rischio) ma le risorse per evitarlo sembrano essere solo individuali (motivazione, tenuta psichica e fisica). Si segnala che questo studio fa parte di una più ampia ricerca che indaga anche quantitativamente burnout, risorse del territorio e supporto sociale
NEET-TEEN and NEET in Campania: from statistics to stories
Aim. The NEET (Not engaged in Education, Employment, or Training) phenomenon represents one of the most problematic issues with regard to young people in Italy (Neet-rate:31,6%, Eurostat, 2016). Specifically, Campania, region of Southern Italy, is heavily affected (Neet-rate:41,5%, Istat, 2016). The scientific literature highlights the need to provide distinctions between different “types” of Neet, as the category is ample and heterogeneous. Currently, the covered ages range from 15 to 34 years, thus including adolescents, young adults and adults. The aim of the present study is to explore the Neet phenomenon beyond the available official statistics, focusing on the qualitative analysis of individual stories.
Methods. The study is composed by an initial explorative phase based on analysis of data collected by Multipurpose Investigation Istat “Aspects of daily life” (2016), which investigated the characteristics of Neet in Campania respect to students and employed, and the characteristics of 3 Neet categories (ages:15-19/20-24/25-34). In the second phase, narrative interviews (n=6) were used to investigate their life paths.
Results. Multiple Correspondence Analysis was carried out using SPAD. The results show that the Neet condition negatively affects aspects of daily life: respect to students and employed, the Neets do not participate in social and cultural activities and report lower levels of well-being; within Neet category, the 20-24 group is maximally at risk for a higher level of inactivity and lower well-being. Qualitative analysis was performed using Alceste software. The results refer to specific thematic macro-areas: problematic relational contexts (family, school) and personal perspective on the future (projects, desires).
Conclusions. The research is a first attempt to find differences within such a heterogeneous group, whose boundaries are not well defined. Integrating quantitative data and narrations allows the identification of critical areas for intervention and the design of projects based on age and specific individual and contextual characteristics
Adolescents' dreams under COVID-19 isolation
Based on the continuity hypothesis of dreaming, we have studied the effects of quarantine/isolation on the
dreams of Italian adolescents during the time of the COVID-19 pandemic. A sample of 235 subjects (73.2% girls; ages
12-18 years, M = 16.08, SD = 1.7) was involved. Participants were asked to complete part of the MADRE Questionnaire,
as well as to report their Most Recent Dream by responding to specifi c questions related to this dream content
(e.g., positive vs. negative emotions, realism/bizarreness, and presence of sensory impressions). Results indicated that
participants most strongly affected by the COVID-19 pandemic reported the strongest effects on their dreams, as well
as longest dreams. Results also indicated that girls recall dreams more often than boys, in addition to reporting higher
emotional intensity, predominantly negative emotions, and more nightmares, including recurrent ones. Finally, the most
recent dreams were set in both indoor and outdoor settings, with many family members and friends present. They were
marked by strong negative emotions, especially related to dangerous, violent, and frustrating situations. In sum, the fi ndings
of this study indicate that the method of quali-quantitative dream content analysis is a very informative approach for
studying the effects of signifi cant contextual and catastrophic events on people’s inner lives
Il gruppo multivisione come strumento riflessivo nei contesti educativi
Il counselling scolastico si configura attualmente come un contenitore ampio e variegato, nel quale si collocano approcci molto diversi fra loro, ma che mirano sostanzialmente a favorire una cultura della prevenzione (Di Fabio, 2003) basata su relazioni di fiducia (Esposito, Freda & Servillo, 2013). La British Association of Counselling (BAC) suggerisce che il counselling può variare a seconda dei bisogni del contesto, ma riguarda comunque i compiti evolutivi volti a fronteggiare i momenti di crisi, sostenendo l’insight personale tramite una migliore conoscenza di sé e l’elaborazione dei sentimenti connessi alle dimensioni conflittuali (BAC, 1989; 1992). La nostra proposta riguarda un tipo di counselling fondato sul reflexive co-work o condivisione riflessiva dell’esperienza scolastica: i maestri di strada – educatori, genitori sociali , esperti delle discipline – lavorano in aula insieme ai docenti e, grazie alla costante partecipazione a dispositivi riflessivi, contribuiscono di fatto a fornire consulenza e sostegno all’attività didattica quotidiana realizzata in situazioni particolarmente difficili e di rischio. Il dispositivo riflessivo scelto è il gruppo, considerato attivatore delle risorse personali e luogo e tempo in cui si apprende dall’esperienza (Bion, 1962), in particolare il gruppo multivisione (GM), ispirato alla metodologia di Balint (1957). Esso viene utilizzato sistematicamente con gli operatori dell’associazione Maestri di Strada e viene proposto nella scuola ai docenti quando si creano le condizioni per la sua accettazione (Ancona, 2004). Una ricerca-intervento (Moreno, 2009) sull’uso del GM con gli insegnanti è stata realizzata durante un corso nazionale di formazione volto a diffondere le metodologie usate dai maestri di strada. In questo scritto si discutono alcuni esiti di entrambe le applicazioni del GM
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