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Herpesvirus linfotropici e infezione da HIV: modificazioni del sistema immunitario in corso di terapia antiretrovirale
Gli Herpesvirus umani linfotropici (CMV, EBV, HHV6, HHV7, HHV8) sono virus ubiquitari che dopo l’infezione primaria persistono nell’ospite in forma latente, causando generalmente manifestazioni cliniche benigne; nei soggetti immunocompromessi, invece, questi virus possono causare gravi forme morbose. Alcuni herpesvirus hanno la capacità di integrarsi nel genoma dell’ospite (es. EBV, HHV6), altri hanno proprietà trasformanti (es. EBV, HHV8) e pressocchè in tutti sono state individuate proteine con effetti immunomodulanti. È ormai noto, grazie ad alcuni studi riportati in letteratura, che l’infezione acuta e cronica da parte di alcuni virus erpetici, come CMV ed EBV, causa una condizione di immunoattivazione che nel caso di CMV ben si correla con la senescenza del sistema immunitario (entrambi fenomeni osservati anche in corso di infezione da HIV). Sappiamo inoltre che, nonostante la maggior parte dei pazienti HIV-positivi risponda alla terapia antiretrovirale con negativizzazione duratura della carica virale, esiste una particolare categoria di pazienti che presenta elevati livelli di immunoattivazione e uno scarso recupero immunologico (cosiddetti pazienti “discordanti”). Le cause di questo fenomeno sono ancora in via di definizione. L’immunoattivazione persistente sembra giocare un ruolo fondamentale nella patogenesi sia della sindrome AIDS sia dei disordini non AIDS-correlati, quali, ad esempio, l’osteoporosi, l’aumento del rischio cardiovascolare, il decadimento cognitivo, che sempre più vengono osservati in corso di infezione cronica da HIV, in una popolazione che grazie alla HAART ha visto enormemente prolungata la propria aspettativa di vita. I fattori causali dell’immunoattivazione sono molteplici e solo alcuni di essi sono stati ben caratterizzati, come ad esempio la traslocazione batterica dal compartimento gastrointestinale dovuta alla deplezione mucosale delle cellule T CD4+ (evento che avviene precocemente durante l’infezione da HIV), la persistente risposta immunitaria specifica anti-HIV che non riesce a debellare l’infezione, la produzione da parte di HIV di specifiche proteine con funzione immuno-attivatrice. Gli Herpesvirus umani linfotropici hanno un tropismo cellulare simile a quello di HIV e le riattivazioni di questi virus sono una delle possibili cause di immunoattivazione persistente nei pazienti discordanti. Pochi studi sono stati condotti sul grado di immunoattivazione causata da virus erpetici diversi da CMV ed EBV (come ad esempio HHV6, HHV7 ed HHV8) soprattutto nei pazienti HIV-positivi asintomatici per patologie herpes-correlate. Diversi studi suggeriscono inoltre che a livello del cavo orale HIV può interagire direttamente o indirettamente con i suddetti virus erpetici e che tali interazioni possono avere un’azione sinergica per la replicazione di entrambi e probabilmente per la trasmissione, considerato che lo shedding salivare è un’importante fonte di infezione per la maggior parte degli herpesvirus linfotropici.
Gli scopi del nostro studio sono di:
valutare la prevalenza di positività per la ricerca del DNA degli Herpesvirus umani linfotropici nel plasma e nella saliva di pazienti HIV-positivi in terapia antiretrovirale con soppressione della replicazione virale di HIV ed in un gruppo di controllo formato da donatori sani.
Valutare il grado di immunoattivazione, la senescenza e la distribuzione nelle varie forme maturative (naïve, central memory, effector memory, effettori) delle cellule del compartimento dei linfociti T, confrontando i risultati ottenuti nel gruppo dei soggetti con infezione da HIV con quelli del gruppo di controlli sani.
Correlare le alterazioni immunologiche con la presenza di virus erpetici linfotropici nei campioni di plasma e di saliva
Infermieristica di famiglia e di comunità. Nuovi scenari per il welfare della sanità territoriale nel XXI secolo
Introduzione: Con la pubblicazione del documento Health21 nel 1984, l'Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS) introduce la figura dell’Infermiere di Famiglia e di Comunità (IFeC) quale professionista in grado di garantire la continuità assistenziale rispondendo, in primo luogo, ai diritti e ai bisogni in evoluzione dei pazienti cronici e fragili. Lo studio condotto nel corso del programma dottorale ha avuto l’obiettivo di: i) approfondire i modelli concettuali ed organizzativi di riferimento dell’odierna Infermieristica di Famiglia e Comunità; ii) individuare le tecnologie di eHealth efficaci nel sostegno del self-care dei pazienti con patologia cronica e potenzialmente integrabili nella pratica dell’IFeC; iii) identificare i risultati di salute sensibili agli interventi degli infermieri erogati nei contesti di assistenza primaria; iv) valutare l’efficacia di un intervento multicomponente condotto dagli IFeC.
Metodi: La prima fase del progetto di ricerca ha previsto la conduzione di tre revisioni della letteratura: a) una scoping review per identificare i modelli di riferimento dell’IFeC al fine di guidarne gli interventi nel contesto nazionale; b) una overview of evidence per identificare gli interventi efficaci nella promozione del self-care dei pazienti cronici attraverso l’utilizzo della eHealth; c) una revisione sistematica con meta-analisi per identificare l’efficacia di interventi evidence-based guidati dagli infermieri nel contesto dell'assistenza sanitaria primaria su persone, famiglie o comunità nel miglioramento degli outcomes di salute sia soggettivi (Patient Reported Outcomes) che oggettivi (Observer Reported Outcomes).
Nella seconda fase del progetto, i risultati delle tre revisioni sono stati integrati nella strutturazione del protocollo di un RCT denominato ITACA (Information, Training, Accessibility, Caregivers, Assessment). L’obiettivo primario del trial è valutare l’efficacia dell’intervento ITACA nell’aumento dello score del self-care management valutato attraverso il questionario validato Patient Version Self-Care of Chronic Illness Inventory (PVSCI). Gli obiettivi secondari dello studio sono stati classificati in Patient-Reported Outcomes (PROs) e Observer-Reported Outcomes (OROs). Per l’erogazione del RCT sono stati arruolati 4 IFeC afferenti ai servizi di infermieristica di famiglia e comunità nel Lazio (ASL Roma 2 - 6). Gli IFeC arruolati sulla base della letteratura: i) avevano seguito un corso di formazione aziendale / Master ii) ricoprivano la posizione di IFeC da almeno 6 mesi in setting domiciliari. Gli IFeC hanno effettuato un periodo di formazione sulle tecniche di counseling motivazionale effettuato attraverso il reclutamento di un counsellor diplomato che ha co-progettato con Sapienza l’intervento. I risultati dell’overview (punteggio medio self-care management - PVSCI - 64.7, SD 16.3) e una ipotesi di differenza tra gruppi di 10 punti (errore alfa: 0,05, potenza 90%) ha permesso di stimare una numerosità campionaria di 110 partecipanti, allocazione 1:1. Considerando un drop out del 20%, la numerosità finale è di 138 con BPCO (22), diabete (58) e scompenso cardiaco (58). La tecnica di arruolamento ha previsto un arruolamento aperto, che continuerà nel tempo fino a saturazione del campione. L'intervento ha una durata di tre mesi e consiste in 5 attività: Information: accesso ad otto video-tutorial sulla gestione della patologia cronica realizzati con la collaborazione degli studenti di infermieristica. Training: intervento di counseling motivazionale di 60 minuti realizzato da IFeC su una specifica attività di self-care management risultata carente e/o migliorabile durante l’accertamento. Accessibility: utilizzo dell’app Itaca. Care-givers: intervento di counseling motivazionale di 30 minuti realizzato da IFeC rivolto al Caregiver. Assessment: valutazione dell’intervento mediante follow-up a 1, 3, 6 e 12 mesi.
Risultati: Fase I, a) la scoping review ha identificato il modello dell’OMS nella sua declinazione dell’International Family Nurses Association (IFNA) come modello organizzativo ideale per la definizione delle attività dell’IFeC a livello nazionale. Sono stati individuati un totale di 23 articoli: 12 modelli organizzativi, 6 programmi, 4 Statement e 1 modello teorico. I principali elementi emersi sono stati: attività rivolta ai pazienti cronici e alle loro famiglie, focus sulla prevenzione primarie e terziaria ed erogazione degli interventi a livello domiciliare. Tali caratteristiche sono state impiegate per la definizione del protocollo dell’intervento sperimentale; b) nell’overview of evidence sono state incluse otto revisioni sistematiche (6 meta-analisi), 282 RCT per un totale di 41.579 partecipanti. Gli interventi di eHealth sono stati classificati in tre sottogruppi: (i) promemoria tramite app di messaggistica, e-mail e applicazioni; (ii) telemonitoraggio e supporto operatore online; (iii) programmi educativi basati su internet e sul web. Sei revisioni sistematiche hanno dimostrato un miglioramento delle misure di self-care attraverso gli interventi di eHealth, che hanno portato anche a una migliore qualità della vita e degli esiti clinici (HbA1C, pressione arteriosa, ospedalizzazione, colesterolo, peso corporeo); i risultati di questa revisione sono stati utilizzati per selezionare una tecnologia che includesse i tre sottogruppi descritti: è stata dunque ideata e testata una’app per dispositivi mobili compatibile con sistema Android e con dispositivi wearable indossabili e attualmente certificati ed in commercio; c) sono stati inclusi un totale di 110 articoli pubblicati tra il 1985 e il 2020, 99 RCT, tre studi osservazionali e otto valutazioni economiche. La revisione sistematica ha dimostrato l'efficacia degli interventi infermieristici nel miglioramento degli outcomes di salute dei pazienti, incidendo positivamente sugli: i) OROs, nella riduzione dei livelli di colesterolo, di emoglobina glicata (HbA1c), diabete mellito tipo 2 (T2DM), mortalità e ospedalizzazione; ii) PROs, per il miglioramento della qualità di vita dei pazienti cronici e quelli relativi a sindrome depressiva. La meta-analisi ha inoltre evidenziato una riduzione statisticamente significativa di SBP (MD -4,00, 95% CI -6.34 a -1.67), e di DBP (MD -2,55, 95% CI -4.82 a -0.28), su 1375 pazienti. Mentre non ha evidenziato riduzioni significative dell’HbA1c nel gruppo dei pazienti con diabete mellito (MD – 0.04, 95% CI -0.36 a 0.29).
Fase II, a causa delle interruzioni e/o rimodulazione dei servizi ambulatoriali dovute alla pandemia non è stato possibile arruolare pazienti con le caratteristiche richieste dal RCT negli anni 2020 – 2022, pertanto il reclutamento è stato avviato alla fine del 2023 e lo studio è ancora in corso.
Discussione: Emerge l'importanza fondamentale dell'IFeC per migliorare la salute nella comunità, affrontando questioni legate alla prevenzione, promozione e accesso alle cure. Questi risultati si allineano agli obiettivi della missione sei del PNRR, il cui scopo è ridurre le disparità tra i sistemi sanitari attraverso l'implementazione di politiche innovative sulla salute. In conclusione, il programma dottorale fornisce diversi spunti che possono essere utilizzati come base per nuove ricerche, contribuendo così, anche grazie ai risultati che si otterranno dallo studio ITACA, ad arricchire il quadro di conoscenze sull’IFeC quale protagonista centrale dell’assistenza territoriale che vada incontro alle necessità di caring dei cittadini
Treatment delay of smear-positive pulmonary tuberculosis in Chad: a cross-sectional study
OBJECTIVES
Delay in diagnosis and treatment of smear positive pulmonary tuberculosis has been strongly associated with adverse clinical outcomes and the spread of tuberculosis. Improving case finding strategies is of paramount importance, in order to reduce tuberculosis burden in high endemic regions. Many studies have been published on delay in the diagnosis and treatment of tuberculosis, but none has been performed in Chad, one of the lowest income countries in Africa.
The primary aim of this study was to assess treatment delay in patients affected by smear-positive pulmonary tuberculosis in Chad. The secondary aim was to identify factors associated with treatment delay.
METHODS
This is a cross-sectional study of 58 adult patients treated for bacillary pulmonary tuberculosis in an urban hospital in N’Djamena, Chad. Data were collected retrospectively for a period of 1 year, since April 2011 to April 2012. Delay was classified as follow: Patient treatment delay (PTD); Health system treatment delay (HSTD); Total treatment delay (TTD). PTD was defined as the time from symptoms onset to first patient’s access to health care facilities. HSTD was defined as time from the first contact with a health care facility to the beginning of a complete anti-TB therapy. TTD was defined as the sum of PTD and HSTD. Data was analysed using the Mann-Whitney nonparametric statistical test for independent variables. The level of statistical significance was set at 5% (p<0.05).
RESULTS
Mean PTD was 45 days (range 0-176), mean HSTD was 17 days (0-270) and mean TTD was 68 days (5-270). These results were consistent with the data coming from previous publications concerning other Sub-Saharan Countries. The most frequent onset symptom was cough (83%). 26% of patients were coinfected with HIV. Tuberculosis was a new diagnosis in 83% of the cases, whereas the remaining 17% was considered as treatment failures or relapses. Subjects older than 30 years were significantly at higher risk of prolonged PTD (p<0.05).
CONCLUSION
There is a substantial delay between symptom onset and the commencement of treatment in patients with bacillary pulmonary tuberculosis in Chad, particularly in patient older than 30 years. More efficacious socio-sanitarian strategies are essential to reduce the treatment delay and, as a consequence, the transmission of tuberculosis in high endemic settings
Relationship between carotid arteria intima-media thickness, plasma osteoprotegerin/RANKL levels in HIV infected patients exposed to cART
Going Beyond Counting First Authors in Author Co-citation Analysis
The present study examines one of the fundamental aspects of author co-citation analysis (ACA) - the way co-citation
counts are defined. Co-citation counting provides the data on which all subsequent statistical analyses and mappings
are based, and we compare ACA results based on two different types of co-citation counting - the traditional type that
only counts the first one among a cited work's authors on the one hand and a non-traditional type that takes into
account the first 5 authors of a cited work on the other hand. Results indicate that the picture produced through this non-traditional author co-citation counting contains more coherent author groups and is therefore considerably clearer. However, this picture represents fewer specialties in the research field being studied than that produced through the traditional first-author co-citation counting when the same number of top-ranked authors is selected and analyzed. Reasons for these effects are discussed
Variations on the Author
“Variations on the Author” discusses two of Eduardo Coutinho’s recent films (Um Dia na Vida, from 2010, and Últimas Conversas, posthumously released in 2015) and their contribution to the general question of documentary authorship. The director’s filmography is characterized by a consistent yet self-effacing form of authorial self-inscription: Coutinho often features as an interviewer that rather than express opinions propels discourses; an interviewer that is good at listening. This mode of self-inscription characterizes him as an author who is not expressive but who is nonetheless markedly present on the screen. In Um Dia na Vida, however, Coutinho is completely absent form the image, while Últimas Conversas, on the contrary, includes a confessional prologue that moves the director from the margins to the center of his films. This article examines the ways in which these works stand out in the filmography of a director who offers new insights into the notion of cinematic authorship
Appropriate Similarity Measures for Author Cocitation Analysis
We provide a number of new insights into the methodological discussion about author cocitation analysis. We first argue that the use of the Pearson correlation for measuring the similarity between authors’ cocitation profiles is not very satisfactory. We then discuss what kind of similarity measures may be used as an alternative to the Pearson correlation. We consider three similarity measures in particular. One is the well-known cosine. The other two similarity measures have not been used before in the bibliometric literature. Finally, we show by means of an example that our findings have a high practical relevance.information science;Pearson correlation;cosine;similarity measure;author cocitation analysis
Dispelling the Myths Behind First-author Citation Counts
We conducted a full-scale evaluative citation analysis study of scholars in the XML research field to explore just how different from each other author rankings resulting from different citation counting methods actually are, and to demonstrate the capability of emerging data and tools on the Web in supporting more realistic citation counting methods. Our results contest some common arguments for the continued
use of first-author citation counts in the evaluation of scholars, such as high correlations between author rankings by first-author citation counts and other citation
counting methods, and high costs of using more realistic citation counting methods that are not well-supported by the ISI databases. It is argued that increasingly available digital full text research papers make it possible for citation analysis studies to go beyond what the ISI databases have directly supported and to employ more
sophisticated methods
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