2,241 research outputs found

    Intervista a Claudio Longhi

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    Claudio Longhi ha firmato la regia di un fortunato allestimento della 'Resistibile ascesa di Arturo Ui', prodotto dall'Ente Romagna Teatro e dal Teatro di Roma nel 2011. Lo spettacolo, che ha girato in tournée per tre stagioni consecutive, arrivando fino a Mosca, vede Umberto Orsini nel ruolo del protagonista e un cast di brillanti interpreti, tra cui spiccano Lino Guanciale e Luca Micheletti (Premio Ubu 2011 come miglior attore non protagonista). La conversazione con Valeria Merola è l'occasione, per il regista, sia di soffermarsi sull'articolata e complessa esperienza dell'allestimento dell''Arturo Ui' (da cui è poi scaturito il progetto 'Il Ratto d'Europa') sia di fare i conti, più in generale, con Brecht riflettendo sulla presenza e sul ruolo dell'eredità del drammaturgo tedesco, filtrata dalla lente benjaminiana, nel tracciato complessivo del suo personale lavoro teatrale

    Lo spazio tridimensionale della scrittura. Conversazione con Claudio Longhi a cura di Nicoletta Lupia

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    Nella conversazione con Nicoletta Lupia, Claudio Longhi parte dal suo personale coinvolgimento, in qualità di studioso e di regista, all’“Happening Jelinek”, costola del più vasto progetto “Festival Focus Jelinek” diretto da Elena Di Gioia, per presentare alcune brevi riflessioni sulle peculiarità della produzione drammaturgica dell’autrice austriaca. Dopo aver delineato le linee-guida del Convegno “(S)pettinare la realtà. Sulle scritture di Elfriede Jelinek”, che lo stesso Longhi coordina con Elena Di Gioia e che costituisce la prima parte dell’“Happening Jelinek”, ci si sofferma sulla scelta del copione di Jelinek “Die Schutzbefohlenen/I rifugiati coatti” quale testo da mettere in scena per l’esito laboratoriale (condotto sempre da Longhi) con cui si conclude la giornata di studi in oggetto. Proprio il riferimento a quest’opera, e alle dinamiche che la contraddistinguono, porta a interrogarsi sulla natura della scrittura teatrale del premio Nobel per la Letteratura nel 2004: una scrittura che, in estrema sintesi, si colloca a pieno titolo all’interno del panorama postdrammatico e coniuga «una assoluta superficialità» a una «fortissima tridimensionalità»

    Le risorse online per l'apprendimento delle lingue

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    Questo e-book raccoglie gli atti dei Seminari di Informatica Umanistica Serie 2010/2011, che hanno affiancato il Corso Editoria Digitale ed Informatica Umanistica. Raccoglie i contributi di Elisabetta Longhi, Nausicaa Elena Milani, Marco Moderato, Federico Monaco, Nicola Reggiani La pubblicazione si inserisce tra le attività del centro interdipartimentale di ricerca UniPR Co-Lab dell'Università di Parma. L'e-book è stato realizzato da Sara Valla (UniPR Co-Lab - Università degli Studi di Parma

    Barbarie

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    Del ciclo di cinque letture da testi classici (antichi e moderni) intitolato “Barbarie” – organizzato dal Centro Studi “La permanenza del Classico”, incentrato sulla categoria di barbaro colta in alcune sue diverse sfaccettature e organizzato in quattro serate con dialogo finale – Claudio Longhi ha curato la regia di quattro eventi (prima, terza, quarta serata e dialogo finale) rispettivamente dedicati a: 1) l’origine della civiltà, indagata attraverso il mito di Prometeo, 2) il disagio prodotto dall’evoluzione della civiltà, 3) la prospettiva della fine dei tempi, 4) l’attesa del barbaro tra filosofia, storia, giurisprudenza e filologia. Questo, in particolare, il programma dei quattro appuntamenti diretti da Longhi: A) giovedì 3 maggio 2012; “Furtum Promethei. All’origine della civiltà”; letture da: Eschilo, “Prometeo incatenato”; interprete: Toni Servillo; B) giovedì 17 maggio 2012; “Vulnera vitae. Il disagio della civiltà”; letture da: Lucrezio, “La natura delle cose”; interpreti: “Mitipretese” – Manuela Mandracchia, Alvia Reale, Sandra Toffolatti e Mariángeles Torres; C) giovedì 24 maggio 2012; “Peritura regna. Guardare la fine”; letture da: Antico Testamento, Virgilio, Seneca, Agostino, Orosio, Possidio, Isidoro di Kiev, Leonardo di Chio; interpreti: Laura Marinoni e Giulio Scarpati; D) giovedì 31 maggio 2012; “Aspettando i barbari”; letture da: Ralph Linton, François-René de Chateaubriand, Carl Schmitt, Konstantinos Kavafis; interpreti: Donatella Allegro e Simone Tangolo

    Festa per Claudio Meldolesi. Testimonianze e azioni teatrali

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    Nell’ambito del progetto “Giornata per Claudio Meldolesi” curato da Laura Mariani, patrocinato dall’Accademia Nazionale dei Lincei e organizzato dalla Soffitta (Centro di Ricerca applicata del Dipartimento delle Arti dell’Università di Bologna), il 18 marzo 2013 Claudio Longhi ha curato la regia di “Festa per Claudio Meldolesi. Testimonianze e azioni teatrali”. Nel quadro di una manifestazione tesa in generale a commemorare il prof. Meldolesi – punta di diamante della ricerca teatrale a cavallo tra XX e XXI secolo in Italia – e a riinterrogarne il pensiero critico per trarne nuovi stimoli per i futuri sviluppi dell’odierna teatrologia, la “Festa” suddetta si è sviluppata come evento di natura performativa, della durata di circa cinque ore, in cui gli studi di Meldolesi e la sua poetica scenica sono stati oggetto di una teatralizzazione attraverso le voci e le presenze di amici o allievi intellettuali e artisti che hanno frequentato Meldolesi durante i lunghi anni del suo magistero, intrecciati a proiezioni video e canti. La lunga performance è stata organizzata in forma composita su due spazi. Sul palcoscenico dell’Auditorium dei “Laboratori delle Arti” dell’Università di Bologna si sono avvicendati alcuni dei protagonisti della scena contemporanea – da Armando Punzo al Teatro delle Albe, dagli eredi di Leo de’ Berardinis (Le Belle Bandiere, Francesca Mazza...) a Sandro Lombardi –, alternandosi con studiosi di teatro quali Ferdinando Taviani e Mirella Schino, per offrire “omaggi teatrali” a Claudio Meldolesi. Parallelamente, nello Spazio Teatro dei Laboratori DAR, è stato riproposto ad intermittenza lo “Ziabaldone. Parole e immagini” per Claudio Meldolesi, interpreti Vanda Monaco Westerståhl e Marco Sgrosso. Fil rouge della maratona Oliviero Ponte di Pino e Massimo Marino in scena nelle vesti di “padroni di casa”. Nell’ambito della “Festa”, un’attenzione particolare è stata rivolta alla celebrazione del trentennale del debutto di “Negli spazi oltre la luna. Stramberie di Gustavo Modena”, spettacolo andato in scena nel 1983 presso la Soffitta, interpreti tra gli altri Renato Carpentieri e Marina Pitta. Di quello spettacolo Meldolesi era stato Dramaturg. Claudio Longhi ha curato la regia dell’intero evento

    Prometeo incatenato

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    "Prometeo incatenato" di Eschilo per la regia di Claudio Longhi ha debuttato al Teatro Greco di Siracusa il giorno 11 maggio 2012. La tragedia ha luogo in Scizia, oltre i confini del mondo, in una terra desolata. Potere, Forza ed Efesto hanno condotto lì il titano Prometeo per incatenarlo a una rupe: per ordine di Zeus deve essere così punito. La colpa di Prometeo è aver donato il fuoco ai mortali, contravvenendo a un ordine di Zeus stesso. Incatenato a una roccia Prometeo riceve la visita di numerose figure divine, giunte a consolarlo e consigliarlo: il Coro delle ninfe Oceanine e il titano Oceano. Unico essere mortale a fargli visita, involontariamente, è Io, una fanciulla amata da Zeus e tramutata in vacca da Era gelosa. A lei Prometeo preannuncia le future peregrinazioni, la sua liberazione e i destini della sua discendenza. La stirpe di Io, presagisce Prometeo, porterà Zeus alla rovina. Il signore degli dei invia così Ermes presso il titano imprigionato, per avere più chiarimenti riguardo alla profezia fatta da Prometeo a Io. Il titano rifiuta di parlare e così subisce nuovamente la collera di Zeus, che lo fa sprofondare, assieme alle Oceanine sue alleate, nel profondo della terra. La messa in scena della tragedia diretta da Claudio Longhi è stata concepita per sperimentare le possibilità di contaminazione da un lato tra il linguaggio teatrale e l’architettura e dall’altro tra il teatro di parola e la danza. L’organizzazione dello spazio scenico è stata infatti curata dal celebre architetto Rem Koolhaas e dal suo studio Oma*Amo, mentre del cast ha fatto parte un nucleo selezionato della “Martha Graham Dance Company” sotto la direzione artistica di Janet Eilber

    Cadastres et territoires : l'analyse des archives cadastrales pour l'interprétation du paysage et l'aménagement du territoire = Catasti e territori : l'analisi dei catasti storici per l'interpretazione del paesaggio e per il governo del territorio

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    Gli studi presentati nel volume raccolgono i quesiti, i metodi e gli esiti di un lavoro di ricerca transfrontaliero e interdisciplinare, relativo allo studio dell'insediamento alpino e pedemontano tra Savoia, Valle d'Aosta e Piemonte. Fonte principale di analisi sono i catasti storici che hanno coperto, secondo criteri omogenei, i diversi territori di studio: il catasto sabaudo dei primi decenni del Settecento, esperienza pilota della catastazione moderna in Europa, e il catasto di età napoleonica. Alla definizione di alcuni criteri condivisi per l'esegesi delle fonti storiche si accompagna la dimostrazione del fondamentale apporto delle fonti catastali storiche per lo studio delle relazioni tra architettura, territorio e paesaggio, con particolare attenzione alla valorizzazione del patrimonio storico e paesaggistico. Il gruppo di lavoro interdisciplinare è composto da storici dell'architettura e del territorio, geografi storici e fisici, pianificatori territoriali e paesaggistici, esperti in piattaforme GIS, archivisti. Il curatore, coordinatore della ricerca Andrea Longhi, è autore del saggio metodologico di sintesi "Interpréter les archives cadastrales : questions, méthodes, résultats" (pp. 16-29, bilingue) e del saggio storico-architettonico, apertura alla III parte del volume, su "L'analisi regressiva dei catasti sabaudi e francesi per lo studio dell'insediamento medievale" (pp. 236-253, con abstract francese

    Worship, Liturgical Space and Church Building

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    La sessione del 2° congresso internazionale dell'European Architectural Network (Brussels 2012) sul rapporto tra liturgia e architettura è stata coordinata da Andrea Longhi ed Esteban Fernandez-Cobian, con contributi di Jens Niebaum, Dirk De Meyer, Robert Proctor & Ambrose Gillick, Caroline Voet, David H. Pereyra. La sessione ha sviluppato un confronto metodologico tra i diversi approcci di ricerca allo studio dello spazio liturgico e della costruzione di edifici di culto, con uno spettro diacronico, geografico e interdisciplinare ampio, con particolare attenzione alla scelta e all'esegesi delle specifiche fonti documentarie e materiali necessarie per indagare il tema

    La stultitia in versi. Il Centifolium Stultorum di Abraham a Sancta Clara

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    Il “figlio dimenticato della letteratura tedesca”: così Elisabetta Longhi definisce il predicatore agostiniano Abraham a Sancta Clara, del quale cura in questa edizione la traduzione di parte di un’opera ancora troppo poco conosciuta, il Centifolium Stultorum. Utilizzando tutte le possibilità offerte dalla lingua del suo tempo – l’opera risale al 1707, appena due anni prima della morte del suo autore –, Abraham a Sancta Clara riesce a far ridere i suoi lettori di loro stessi: abile poeta, attraverso la descrizione dei “pazzi” (c’è il pazzo della donna, quello degli orologi, quello disperato e quello miscredente) descrive tutta l’umanità con la leggerezza di chi ha la consapevolezza di saper osservare i propri simili e, attraverso l’uso sapiente della parola, di portarli alla riflessione. Un autore da scoprire, quindi, che offre un ritratto di una società che sembra avere molte caratteristiche comuni a quella contemporanea. La fresca e abile traduzione della curatrice del volume permette di superare l’ostilità del tedesco settecentesco, qui riportato, per godere di una piacevole ed edificante lettura

    Una scena allo specchio, intervista a Claudio Longhi

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    Contributo teso a portare in luce in forma dialogica le principali direttrici interpretative sottese all’allestimento dell’edizione teatrale de “Lo zio / Der Onkel” di Franco Branciaroli, diretto da chi scrive per il Teatro Stabile di Torino e il Teatro de gli Incamminati, debuttato il 25 gennaio del 2005 presso il Teatro Gobetti di Torino. Il breve testo chiarisce come al fondo dello spettacolo citato stia un’analisi dei rapporti che si possono dare tra gli apparati (meta-)teatrali di ascendenza barocca e i meccanismi di rimozione della coscienza storica da cui sembra tentata certa cultura contemporanea (con attenzione specifica alla questione della negazione della shoah). Acclarato che il copione de “Lo zio” si dà come enciclopedia farsesca di generi – tragedia, dramma barocco, sacra rappresentazione, commedia di conversazione, spy story, dramma a chiave incentrato sulla vicenda di Eichmann, dramma borghese di ascendenza ibseniana –, lo scritto tenta di render conto di come alcuni emblemi della cultura barocca, dallo specchio alla serra passando per il topos del teatro come metafora del mondo, possano servire a riflettere scenicamente sul depotenziamento dell’idea di ‘realtà’ che caratterizza la cultura contemporanea e su come questo depotenziamento si presti a pericolose strumentalizzazioni ideologiche. Per questa via, la messa in scena torinese de “Lo zio” si offre come possibile modello per un teatro politico postmoderno, un teatro, cioè, che sappia coniugare l’engagement con la liquidazione delle ideologie ostentata da tanta cultura contemporanea
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