1,920 research outputs found
Processi di Lavorazione per Asportazione di truciolo – tecniche numeriche di simulazione e ottimizzazione
Le tecniche di simulazione numerica sono largamente utilizzate come strumento di supporto alla progettazione dei nuovi Prodotti e dei Processi Produttivi.
In particolare, è prassi comune utilizzare il metodo di calcolo agli elementi finiti in combinazione con tecniche numeriche di ottimizzazione per definire configurazioni ottimali di Prodotti e Processi per confronto con le condizioni al contorno definite ed in base alle variabili di design considerate. E’ altrettanto
noto come, le tecniche di simulazione, di cui quella ad elementi finiti è una delle tante possibili, siano considerate una concreta opportunità per la riduzione dei tempi e dei costi necessari per lo sviluppo di nuove soluzioni di Prodotti e Processi tecnologici. Pertanto, tali tecniche sono inconfuta-bilmente
ritenute una insostituibile opportunità per migliorare la competitività delle aziende manifatturiere.
Le lavorazioni per asportazione di truciolo rappresentano una parte significativa delle tecnologie tradizionali per la lavorazione dei materiali metallici e non ( ad es. compositi). Nel contesto industriale moderno che mette a confronto realtà produttive con diverse metriche di competitività è sempre più
indispensabile fare ricorso a soluzioni che consentono di aumentare la qualità del prodotto con un contestuale aumento della produttività. Tale strategia è perseguibile unicamente facendo ricorso alle tecniche numeriche di simulazione
ed ottimizzazione del processo produttivo.
Quanto appena affermato risulta essere ancor più vero nel caso di contesti operativi ad elevato contenuto tecnologico come ad esempio è quello dell’industria aerospaziale dove: per i materiali utilizzati e per le performance richieste ai componenti prodotti il contesto tecnologico è particolarmente
esasperato per la qualità richiesta e per il contestuale tentativo di ridurre i tempi e costi di produzione.
Questo testo può costituire un riferimento per i tecnologi e gli allievi dei corsi di ingegneria appartenenti alla Classe Industriale che intendono acquisire le necessarie nozioni per approcciare, da un punto di vista tecnologico prima e numerico poi, la simulazione e l’ottimizzazione delle lavorazioni per
asportazione di truciolo. Per tale motivo, si è deciso di focalizzare la trattazione sulle problematiche legate alla modellazione numerica dei processi di taglio dei metalli rimandando il lettore ad altri ben più autorevoli testi per la parte descrittiva delle tecnologie di taglio e dei modelli che le regolano. A tale proposito, si raccomanda, prima di affrontare la lettura di questo testo, che il lettore abbia acquisito delle buone conoscenze di tecnologia meccanica in generale e di tecniche di lavorazione per asportazione di truciolo in
particolare. Per quello che riguarda l’altro elemento concorrente alla definizione di questo testo ovvero: le tecniche numeriche di simulazione e gli algoritmi di ottimizzazione,
è ovvio che anche in questo caso la letteratura tecnico scientifica
sull’argomento è vastissima con tantissimi riferimenti di eccellenza. Proprio
per questo motivo si è cercato di fornire i necessari contributi nei capitoli che
costituiscono questo testo rimandando il lettore a testi specifici per i necessari
approfondimenti.
Nel caso particolare rappresentato dalle tecnologie di lavorazione per
asportazione di truciolo i contesti simulativi di riferimento sono due: quello del processo di taglio che è possibile grazie all’utilizzo di tecniche numeriche ad elementi finiti (CAE) e quello del percorso di taglio che è possibile grazie all’utilizzo di tecniche di simulazione dei percorsi utensile
Fast Collocation methods for Volterra Integral equations of convolution type
In this paper we present fast discrete collocation methods forVolterra integral equations of Hammerstein type, where the Laplace
transform of the kernel is known a priori. To compute the numerical solution over N time steps, the constructed methods require
O(N log(N )) operations, O(log(N )) memory and preserve the order of accuracy of the corresponding exact collocation methods.
The numerical experiments confirm the expected accuracy and the computational cost
Valutazione del microbioma polmonare nei pazienti affetti da polmonite da Pneumocystis jirovecii
La polmonite da Pneumocystis jirovecii (PJP) rappresenta una delle principali infezioni opportunistiche in pazienti immunocompromessi, in particolare quelli affetti dal virus dell’immunodeficienza umana, sottoposti a trapianto di organi o in trattamento con terapie immunosoppressive. Sebbene Pneumocystis jirovecii sia riconosciuto come l'agente eziologico primario della PJP, il ruolo del microbiota polmonare nella progressione e nella risposta all'infezione rimane poco compreso. Quando si parla di microbiota, ci si riferisce all’insieme dei microrganismi ⎼ batteri, funghi, archeobatteri, protozoi e virus ⎼ che colonizzano un ambiente specifico in un dato momento. Il microbiota umano è definito come “l’insieme dei microrganismi che, in modo fisiologico o talvolta patologico, vivono in simbiosi con il corpo umano”. Questa popolazione microbica è principalmente concentrata nell’intestino. Si stima che il corpo umano sia colonizzato da circa 38.000 miliardi di batteri. I phyla più abbondanti sono Firmicutes e Bacteroidetes. L’influenza del microbiota nella regolazione dell’attività metabolica è oggi riconosciuta con sempre più evidenze. Un’altra caratteristica del microbiota umano è il ruolo nello sviluppo del sistema immunitario durante l’infanzia e, di conseguenza, sullo stato di infiammazione del corpo. Il microbiota viene alterato da fattori esterni come la dieta, il tipo di parto o i microrganismi presenti nell’ambiente quotidiano. Da uno stato di equilibrio chiamato eubiosi si può passare alla condizione opposta di disbiosi. Quest’ultima è associata a un aumento di patologie metaboliche, cardiovascolari, infiammatorie, neurologiche, psichiche e oncologiche, note come “malattie del progresso”. Oggi è chiara l’importanza del microbiota nel mantenimento della salute umana. I microrganismi commensali supportano le funzioni del corpo umano come il metabolismo e il sistema immunitario, e contrastano la proliferazione dei patogeni. Per spiegare come il microbiota supporta l’organismo umano, è utile introdurre il concetto di microbioma. Il termine microbioma indica l’insieme del patrimonio genetico del microbiota, cioè i geni che esso è in grado di esprimere. Considerando il microbioma umano, questi geni codificano per molecole che il corpo non riesce a produrre autonomamente. I numeri sono sorprendenti: il 99% della nostra componente genetica deriva dai batteri, come se fosse un secondo genoma. Questo ci permette di considerare il microbiota come un organo endocrino aggiuntivo che fornisce numerosi composti fondamentali al funzionamento degli organi umani. I geni del microbiota sono complementari a quelli umani e aiutano a mantenere la salute prevenendo o trattando molte patologie e supportando funzioni come la digestione, lo sviluppo del sistema immunitario e la sintesi di composti essenziali. Come già accennato, il microbiota umano può trovarsi in due stati: eubiosi e disbiosi. Nel primo caso, si ha un equilibrio microbico in cui il microbioma produce metaboliti necessari al corpo umano e ha effetti positivi sulla salute. Nella condizione di disbiosi, non solo viene meno la produzione di molecole utili, ma vengono anche metabolizzati composti dannosi da parte dei microrganismi patogeni, anch’essi parte del microbiota. Per questi motivi i cambiamenti del microbiota e, conseguentemente, del microbioma impattano sull’omeostasi del corpo. Se oggi possiamo studiare (sebbene solo per quanto riguarda la parte batterica) la composizione del microbiota lo dobbiamo alla metagenomica, la quale basa le proprie indagini sul microbioma. In particolare, l’esame in grado di indagare la popolazione batterica è il sequenziamento genomico del 16S rRNA, un gene dell’RNA specifico di ogni batterio che serve a produrre i ribosomi, responsabili della sintesi proteica. Identificarlo significa risalire alla singola specie batterica. Questa tesi si propone di esplorare e caratterizzare il microbioma polmonare nei pazienti affetti da PJP, con l'obiettivo di comprendere come le comunità microbiche associate possano influenzare la suscettibilità all'infezione, la gravità della malattia e la risposta al trattamento. Lo studio si basa sull'analisi di campioni di lavaggio bronco-alveolare raccolti da pazienti diagnosticati con PJP e da un gruppo di controllo costituito da pazienti in cui la ricerca di Pneumocystis jirovecii è risultata negativa. Utilizzando tecniche avanzate di sequenziamento del DNA e analisi bioinformatica, è stata effettuata una mappatura dettagliata del microbioma polmonare, identificando la composizione microbica, la diversità delle specie presenti e le possibili interazioni tra Pneumocystis jirovecii e altri microrganismi. I risultati ottenuti hanno permesso di delineare potenziali profili microbici associati alla malattia. La tesi discute inoltre le implicazioni cliniche dell’alterazione del microbiota polmonare, suggerendo nuove prospettive per la gestione terapeutica della polmonite da Pneumocystis jirovecii e per l'integrazione delle conoscenze sul microbioma polmonare nella pratica clinica. Infine, si esplorano le possibili direzioni future della ricerca, evidenziando la necessità di studi prospettici per valutare l'evoluzione del microbioma polmonare nel corso dell'infezione e la risposta ai trattamenti
XV Esposizione de' Fiori (21 - 23 maggio 2004): Spazi aperti all'Orto Botanico
Le attuali "Esposizioni de' Fiori" sono manifestazioni pubbliche, promosse dall'Università di Modena e Reggio Emilia e dal Comune di Modena coinvolgendo attori pubblici e privati, che riprendono nello spirito e nei contenuti manifestazioni analoghe di epoca ducale (nel 1843 a Modena venne organizzata nell'Orto Botanico la I Esposizione de' Fiori, con primato in Italia). La XV Esposizione (coordinamento generale E. Antonini) si è svolta dal 21 al 23 maggio 2004, affiancando attività di diffusione della cultura scientifica (Spazi aperti all'Orto Botanico, organizzati dal Dipartimento) alla Mostra mercato "Garden Show" (presso il Giardino Pubblico comunale, organizzata da imprese private) L'inaugurazione ha avuto luogo venerdì 21 alle 15:30 presso il Giardino Ducale (area Garden Show). A seguire è stato presentato il Libro, prodotto dal Dipartimento, “Racolta di varj Secreti si per far colori da miniare..." a cura di P. Di Pietro Lombardi (Responsabile Settore Manoscritti Antichi della Biblioteca Estense di Modena) e M. Bandini Mazzanti (Docente dell’Orto Botanico), in presenza dei Curatori del Libro: P. Baraldi, R. Baroni Fornasiero, E. Sgarbi. Sabato 22 maggio sono stati presentati i risultati dell' iniziativa "La spilla aerobiologica: controlliamo i pollini in aria” - esperienza didattica tra il laboratorio di Palinologia e le classi III D e III F del Liceo Scientifico Statale A. Tassoni, organizzata in occasione della XIV Settimana della Cultura Scientifica (22/28 marzo 2004).Nella stessa giornata si è svolto l’itinerario “piante, ambiente e clima: lo spettacolo vivente delle forme e dei colori - percorso tra gli adattamenti delle piante esemplificati nell’Orto Botanico, attraverso proiezioni in Aula Storica e visite ai settori espositivi, e ha avuto luogo la proiezione “fiori, forme e colori nelle piante grasse” a cura di I. Ansaloni, Università di Modena e Reggio Emilia – Socio del Gruppo Modenese Succulente).Nella giornata di domenica (Aula storica), si è svolto l'incontro sul tema "Conservazione delle foreste tropicali e debito di CO2 dei paesi industrializzati”, con D. Sonetti (Docente dell’Università di Modena e Reggio Emilia – G.E.V. della Provincia di Modena) .Negli spazi dell’Orto Botanico erano presenti le ESPOSIZIONI: L’Orto Botanico per il territorio. Mostra iconografica a cura di C. Del Prete - Sezione Botanica del Dipartimento. Un “Giardino” di Piante mai viste. Disegni di piante fossili di G. Leonardi, a cura della Sezione Paleontologica del Dipartimento. GEV: volontari per l'ambiente - "La salvaguardia della biodiversità" a cura del Corpo Guardie Giurate Ecologiche Volontarie (G.G.E.V) della Provincia di Modena. Canali, acqua e piante - a cura del Consorzio di Bonifica Burana, Leo, Scoltenna e Panaro, in collaborazione con l'Orto Botanico. Racconto. Mostra di pittura in due atti, ispirata a “Il racconto dell’Isola sconosciuta” di Josè Saramago. (Primo atto: Orto Botanico, 21-23 maggio ‘04; Secondo atto: Giardino di Villa Sorra, 14 luglio ’04). A cura dell’Associazione culturale SoloArte, Modena. “La Bancarella degli Ortaggi” a cura degli alunni Scuola Elementare Statale L. Palestrina di Modena - Presentazione dei risultati dell’iniziativa CHI SEMINA RACCOGLIE...NELL’ORTO DELLA SCUOLA (XIV Settimana della cultura scientifica). Ma lo sai che pianta bevi? Itinerario “alcolico” all’interno dell’Orto Botanico a cura di M. Monari e I. Cattaneo.Piante succulente. Mostra a cura del Gruppo Modenese Succulente (Polisportiva San Faustino - Modena).Nell’Orto Botanico, durante la Manifestazione è stata presentata la mostra di pittura “RACCONTO” (Evento in due atti – 21 maggio – 14 luglio 2004). Orto Botanico – Giardino di Villa Sorra. (Le opere, esposte nell’Orto, sono state poi trasferite nel Giardino Comunale di “Villa Sorra” - Castelfranco, MO- in occasione della giornata conclusiva della mostra, il 14 luglio 2004)Durante la manifestazione, a orari prestabiliti, si sono svolte visite guidate all’Orto Botanico
Effetti del Degrado Personale negli Anziani sui Consumi, le Finalità dello Shopping e il Livello di Materialismo
Germinazione asimbiotica in vitro di Orchidaceae spontanee dell'Italia centrale: un'esperienza di propagazione ex situ per la reintroduzione in situ
Germinazione asimbiotica in vitro di orchidee spontanee dell’Appennino tosco- emiliano.
L.Ronconi, C. Del Prete, E. Sgarbi
Dipartimento di Biologia A. - Sezione Orto Botanico, Università di Modena e Reggio Emilia
Nell’ambito di un progetto per la tutela e la salvaguardia di ambienti minacciati da un progressivo degrado è stata condotta una serie di prove per la messa a punto di protocolli metodologici per la germinazione asimbiotica in vitro di alcune specie di orchidee spontanee dell’Italia centro-settentrionale anche in vista di un futuro graduale inserimento in situ. I semi delle orchidee europee terrestri sono tra i più piccoli del regno vegetale, non presentano endosperma e la germinazione è fortemente vincolata, in natura, dalla presenza di un fungo simbionte che fornisce all’embrione le sostanze nutrienti necessarie allo sviluppo del protocormo e successivamente della plantula, fino al raggiungimento della fase autotrofa. La germinazione asimbiotica delle orchidee delle zone temperate avviene spesso lentamente e irregolarmente (1) e a volte le plantule muoiono durante i primi stadi di sviluppo. La ragione di queste difficoltà è sconosciuta e può dipendere da molti fattori, ambientali e/o più specificamente collegati alla simbiosi con il fungo. In questo lavoro sono state affrontate alcune problematiche riguardanti la germinazione in vitro: quando il materiale consisteva in semi maturi sono stati utilizzati soluzioni di ipoclorito e trattamenti di sterilizzazione/scarificazione differenziati a seconda delle specie: il tegumento esterno dei semi maturi risulta impermeabile all’acqua e questo rappresenta una forma di dormienza di tipo fisico che deve essere superata con prolungata permanenza in acqua o con la scarificazione (2); con frutti immaturi invece il trattamento è stato uniformato sia perchè i semi all’interno delle capsule intatte sono sterili, sia perchè i trattamenti di scarificazione sono inutili, mancando nel seme immaturo gli inibitori alla germinazione. I risultati migliori sono stati ottenuti con Orchis e Ophrys sp.,con Serapias vomeracea ssp. laxiflora e Barlia robertiana, con elevate percentuali di germinazione (80-90%) e il raggiungimento dello stadio di plantula, con radichette e foglioline verdi. Da semi immaturi di Serapias neglecta si è giunti rapidamente allo stadio di plantula e si è tentato con successo una graduale acclimatazione all’ambiente esterno. Su tutte queste specie sono inoltre stati testati alcuni substrati a diversa composizione di macro e micro elementi per saggiare l’influenza dei nutrienti sulla capacità di promuovere la germinazione e sostenere le successive critiche fasi di sviluppo. Oltre ai classici substrati per orchidee, la cui formulazione risale alla seconda metà degli anni ‘40, è stato utilizzato anche un substrato formulato da Van Waes più di recente che contiene azoto solamente in forma organica: molte orchidee vivono in suoli poveri di azoto (10-20 ppm) ma ricchi di humus (3). Semi di Barlia robertiana posti a germinare su questo terreno hanno mostrato percentuali di germinazione elevate e sviluppo di protocormi e differenziazione di primordi fogliari più rapida rispetto ad altri substrati. Analoghi risultati sono stati ottenuti con Orchis morio ssp. picta, Ophrys garganica ssp. garganica; prove effettuate con Himantoglossum adriaticum hanno messo in evidenza la capacità di questo terreno di sostenere le richieste nutritive nelle varie fasi di crescita, mentre con altri substrati i protocormi hanno arrestato la crescita senza che si notasse nemmeno l’emissione di rizoidi.
1) G. Fast (1982). Orchid Biology, Reviews and Perespectives. II. (J.Arditti ed.) pagg.309-326.
2) H.N. Rasmussen (1995). Terrestrial orchids - from seed to mycotrophic plant. Cambridge Univ. Press
Sviluppo di un sistema per il monitoraggio della qualità in linea di componenti stampati
Le tecnologie che sfruttano metodi di rilevamento senza contatto sono sempre più utilizzate per migliorare l’efficienza dell’ispezione qualità in ambito manifatturiero. E’ evidente come, i recenti progressi dei sistemi di scansione laser e di visualizzazione hanno fatto si che sia possibile migliorare anche l’efficienza del controllo statistico dei processi di produzione. In questo articolo, gli autori presentano un sistema messo a punto per fornire in modo rapido misure di interesse delle features geometriche, che normalmente caratterizzano gli imbutiti da lamiere piane, integrato ad un modulo software di elaborazione delle misure per automatizzare l’ispezione della qualità e il controllo statistico di processo. Il sistema è costituito da componenti hardware e software appositamente sviluppati per le finalità di utilizzo della macchina messa a punto. La parte hardware è costituita da un’apparecchiatura a scansione laser e dall’attrezzatura che consente di riferire opportunamente i componenti al sistema durante la fase di misurazione. La parte software ha la finalità di generare part program di scansione ottimizzati in funzione della geometria del componente. Ciascuna scansione viene registrata e va a fare parte di un database che opportunamente organizzato consente di fornire informazioni utili per il controllo della qualità e il monitoraggio del processo di produzione preso in esame. Il sistema realizzato è stato progettato per consentire il rilevamento dei componenti a bordo linea. In questo articolo, gli autori, oltre a descrivere nello specifico le principali caratteristiche del sistema di acquisizione messo a punto, riportano i risultati del suo utilizzo su di un caso pratico dato dall’analisi di un lotto di produzione di un componente automobilistico ottenuto per imbutitura di lamiera piana
Abitare la crisi. La 'professione' del prete in un tempo di transizione. I
Analisi sociologica della professione del prete oggi, in Italia
Prime riflessioni sulla finanza degli Enti territoriali di area vasta alla luce di alcune recenti pronunce della Corte costituzionale
Le grandi città (le cosiddette Big o Large Cities) e le aree metropolitane di tutto il mondo, unanimemente con-siderate come luoghi strategici per lo sviluppo economico – al punto da essere definite come il «catalizzatore» o il «motore dello sviluppo economico mondiale» – sono oggi sottoposte ad una forte pressione, determinata in massima parte dal verificarsi di tre fenomeni concomitanti: la crescita della popolazione, la frenetica ristrutturazione economica globale ed i crescenti rischi derivanti dal cambiamento climatico. Sono inoltre caratterizzate da una serie di specificità significative che riguardano il finanziamento e la gestione dei pubblici servizi, come il maggior uso delle risorse pubbliche, l’esigenza di una più consistente accumulazione delle risorse fisiche ed umane, lo scarto tra i fruitori del territorio (i cosiddetti city users) e la collettività dei cittadini residenti, la crescente necessità di reggere una competizione per le risorse che è sempre più agguerrita e che si svolge, ad un tempo, sia a livello nazionale che transnazionale. Esse rappresentano, pertanto, un fenomeno eterogeneo e complesso, che necessita di modelli di governance capaci di bilanciare in una dimensione ottimale le problematiche economiche con quelle sociali, ma anche di proporre soluzioni e scenari «sostenibili» per la collettività amministrata, nel rispetto dei principi di democrazia rappresentativa, partecipativa e di prossimità.
Questo lavoro si propone di analizzare i suddetti modelli di governance e le questioni relative al finanziamento delle Città metropolitane e degli Enti territoriali di area vasta dopo la promulgazione della Legge Delrio (legge 56/2014). Il caso italiano è infatti emblematico, perché il descritto processo di riforma, piuttosto che seguire i principi stabiliti nel 2012 dal Congresso dei poteri locali e regionali del Consiglio d’Europa, è stato guidato esclusivamente da un’ossessione ingiustificata di dover realizzare, ad ogni costo, una riduzione della spesa pubblica. Tale ossessione, come risulta dalle sentenze e dai dati commentati nel lavoro, rischia di compromettere la sostenibilità di tutto il progetto di riorganizzazione degli Enti territoriali di area vasta e la resilienza del sistema di finanziamento delle grandi città, un sistema che è esposto attualmente anche ai rischi derivanti da un ciclo economico sfavorevole e ai cambiamenti del regime di finanziamento stabiliti (con le più recenti Leggi di stabilità) dal governo centrale
- …
