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Cile: tra retaggi autoritari e democrazia incompleta
The constituent process in which Chile is currently engaged has opened a new phase in the history of the Latin American nation. On the table, in fact, there is not “only” the adoption of a new constitution, but a fundamental pillar of the dictatorial legacy. Legacy that calls into question the profound lacerations produced by the extremely complex civic-military regime, which guided the country from 1973 to 1990, as well as the limits, contradictions and complicities of the period of democratic governments.The constituent process in which Chile is currently engaged has opened a new phase in the history of the Latin American nation. On the table, in fact, there is not “only” the adoption of a new constitution, but a fundamental pillar of the dictatorial legacy. Legacy that calls into question the profound lacerations produced by the extremely complex civic-military regime, which guided the country from 1973 to 1990, as well as the limits, contradictions and complicities of the period of democratic governments
La Lezione del Cile. Da Unidad popular al golpe del 1973 nella stampa italiana di sinistra
L’ascesa di Salvador Allende in Cile nel 1970 rappresentò un evento di portata storica. L’obiettivo di realizzare il socialismo per via parlamentare, in maniera pacifica e nel rispetto della legalità, delle istituzioni e delle libertà politiche, fece della "via cilena" un qualcosa di assolutamente inedito, che suscitò grande attenzione in tutto il mondo. In Italia, le vicende cilene occuparono un posto di assoluto rilievo nel dibattito politico, nella stampa e nella produzione editoriale. In questo libro si analizza il modo attraverso il quale i principali organi di stampa appartenenti al mondo della sinistra italiana percepirono e rappresentarono gli avvenimenti che accompagnarono l’esperienza di governo di Unidad popular. Ciò che emerge è una narrazione puntuale e dettagliata della “questione cilena”, nella quale la cronaca degli avvenimenti si accompagnò a costanti contributi in termini di riflessione e di analisi che non avrebbero mancato di condizionare la politica e il dibattito pubblico dell’Italia del tempo
Percepción y representación de la contrarrevolución chilena en la prensa italiana de izquierda.
The essay analyzes the perception and representation of the Salvator Allende’s government experience as it appears from the most representative Italian parliamentary and extra-parliamentary left newspapers, in the period between January 1972 and September 1973. The newspapers Avanti!, Lotta Continua, l’Unità, and the magazine of political analysis Rinascitawere characterized by a precise and detailed narrative of all phases of the Counter-revolutionary process culminated in the coup d’état of 11 September 1973. Highly differentiated were the perspectives from which each newspaper observed the “Chilean situation” as well as very differentiated were, in many cases, judgments, political evaluations, and the real field choices made by each newspaper. The chronicle of all events was accompanied by constant contributions in terms of reflection and analysis, with strong influence on the political debate inside the multifaceted world of the Italian left.El presente ensayo intenta analizar cómo algunos órganos de prensa de la izquierda parlamentaria y extraparlamentaria italiana percibieron y representaron los acontecimientos que caracterizaron el gobierno de Allende en el período comprendido entre enero de 1972 y septiembre de 1973. Los diarios Avanti!, IlManifesto, Lotta Continua, l’Unità, y la revista de análisis político Rinascitase distinguieron por hacer una narración puntual y detallada de todas las fases del proceso contrarrevolucionario que condujeron al golpe del 11 de septiembre de 1973. Los periódicos observaron la situación chilena desde perspectivas muy diferentes que dieron lugar a evaluaciones políticas y posturas desiguales, cuyos constantes aportes en términos de reflexión y de análisis condicionarían el debate político interno del abigarrado mundo de la izquierda italiana
Il "nuovo" Cile dei militari. Dottrina della sicurezza nazionale, guerra psicologica e propaganda, 1973-1975
Quando si pensa a dittature come quella che si affermò in Cile dopo il colpo di Stato che rovesciò Salvador Allende l’11 settembre del 1973, la prima cosa che viene in mente è, nella stragrande maggioranza dei casi, e comprensibilmente, la violenza. L’associazione con le uccisioni, le sparizioni, i campi di detenzione e le torture poste in essere da militari senza scrupoli risulta quasi immediata.
In realtà, quello cileno fu sì un regime del terrore dedito a pratiche di sterminio, ma fu tanto altro ancora, e questo invita a un approccio più problematico alla questione e, allo stesso tempo, amplia la portata delle ferite così come il campo delle responsabilità concrete di queste lacerazioni. Sul fronte interno, infatti, la popolazione venne letteralmente conquistata anche attraverso una manipolazione che fu implacabile, permanente e che venne condotta attraverso tutti i mezzi disponibili. La guerra psicologica del regime si fondò sul lavoro di esperti della comunicazione, tecnici dell’influenza, psicologi, sociologi, e su analisi di tipo scientifico. Sul fronte esterno, quella messa in campo dalla dittatura cilena fu, probabilmente, una delle più grandi e dispendiose campagne di propaganda del periodo della Guerra fredda, dopo, naturalmente, quelle realizzate da Stati Uniti e Unione Sovietica. Il tutto si produsse nel quadro di una versione specifica e originale dell’“ideologia della sicurezza nazionale”, accanto alla quale iniziò a farsi largo, nella seconda metà degli anni Settanta, l’“ideologia del mercato”, che avrebbe a sua volta contribuito al disciplinamento della società
La via cilena al socialismo nella stampa italiana di sinistra (1970-73)
All'interno del presente lavoro si analizzano la percezione e la rappresentazione dell’esperienza di governo di Salvador Allende da parte dei principali organi di stampa appartenenti al mondo della sinistra parlamentare ed extraparlamentare italiana, in un arco temporale compreso fra il gennaio del 1970 e il settembre del 1973. Sono presi in esame gli organi ufficiali del Partito comunista italiano (Pci) – il quotidiano l’Unità e le riviste di analisi politica Rinascita e Critica Marxista – l’Avanti!, quotidiano del Partito socialista italiano (Psi), Paese Sera, testata all’epoca “collaterale” al Partito comunista italiano, e alcuni dei principali organi di riferimento della sinistra extraparlamentare italiana post-sessantottina, Il Manifesto e Lotta Continua. Dalla consultazione completa e sistematica di tutti gli articoli pubblicati nell’arco di tempo sopra menzionato, emerge una narrazione puntuale e dettagliata della “questione cilena”, nella quale la cronaca degli avvenimenti si accompagnò a costanti contributi in termini di riflessione e di analisi, che non avrebbero mancato di condizionare il dibattito politico interno al variegato mondo della sinistra italiana
All'ombra degli Stati Uniti: le relazioni tra Cile ed Israele fra armi e diplomazia (1973-80)
Il saggio si propone di descrivere e analizzare i legami che si produssero tra Israele e il Cile della Giunta militare che si costituì dopo il colpo di Stato del 1973, in un arco temporale compreso tra l’anno in questione e il 1980. L’obiettivo è quello di far luce non solo sul complesso rapporto che intercorse tra le due nazioni, ma anche, più in generale, sul sistema di relazioni in cui i vari Stati latinoamericani andarono a collocarsi negli spazi lasciati “aperti” dagli Stati Uniti nella regione. Il lavoro si basa principalmente sull’utilizzo di fonti primarie, come, ad esempio, la documentazione diplomatica cilena, i documenti declassificati della Central Intelligence Agency (CIA), la documentazione del Foreign Relations of the United States (FRUS) e altro materiale custodito nel National Security Archive. Si è fatto ricorso, tuttavia, anche a fonti secondarie, come i rapporti annuali sulle spedizioni militari e sulla vendita di armamenti realizzati dallo Stockholm International Peace Research Institute (SIPRI) o dalla United States Arms Control and Disarmament Agency (USACDA), e la limitata produzione scientifica esistente sul tema.The essay aims to describe and analyze the ties that were produced between Israel and Chile of the Military Junta that was established after the 1973 coup, between the year in question and 1980. The objective it is to shed light not only on the complex relationship that existed between the nations in question, but also, more generally, on the system of relations in which various Latin American states were placed in the spaces left ‘open’ by the United States in the region.
The work is mainly based on the use of primary sources; such as, for example, the Chilean diplomatic documentation, the declassified documents of the Central Intelligence Agency (CIA), the collection of US documents Foreign Relations of the United States (FRUS) and other material kept in the National Security Archive. However, secondary sources are also used, such as the annual reports on military expeditions and the sale of arms produced by the Stockholm International Peace Research Institute (SIPRI) and the United States Arms Control and Disarmament Agency (USACDA), as well as the limited scientific production on this issue
Donald Trump and Latin America
Beyond the rhetoric and the very deep contradictions that seem to characterize the Trump administration, events seem to suggest that US continental politics will be characterized by the attempt to abandon or, at least, supersede some of the pillars of US foreign policy in Latin America since the post-Cold War. Security threats remain essentially the same, as is the tendency to establish privileged relationships with key partners in the region. What seems to have changed is trust in multilateral institutions and agreements, in the promotion of democracy, and, more generally, in that combination of hard and soft power which, since the end of the 1980s, was considered by US policy makers as the main way to preserve the ‘liberal hegemony’. These things have been abandoned in favor not of a withdrawal from the continental scenario, but of a definitively unilateral and aggressive approach. It is difficult to predict what the effects of all this will be on the Latin American countries. The Trump administration’s choices could even open paths unthinkable until now.</ol
Propaganda, diplomazia culturale e guerra psicologica nel Cile di Augusto Pinochet (1973-1976)
È possibile sostenere che nessuno dei colpi di Stato che si produssero in America Latina nel corso degli anni Sessanta e Settanta del Novecento ricevette così tanta attenzione internazionale come il golpe in Cile dell’11 settembre del 1973. A questo seguì non solo l’immediata reazione di grandissima parte dei governi, dei partiti, e, più in generale, dell’opinione pubblica internazionale, che contribuirono a tenere accesi i riflettori su quella che sarebbe divenuta ben presto la ‘questione cilena’; ma ad esso corrispose anche la risposta di importanti organizzazioni per la protezione dei diritti umani, che iniziarono a raccogliere prove dei crimini realizzati in Cile e a richiedere l’intervento della comunità internazionale. La paura dell’isolamento, politico e diplomatico e, conseguentemente, economico, fece sì che, già a partire dalle ore immediatamente successive al golpe, la ‘difesa dell’immagine’ del paese divenisse una delle principali preoccupazioni della Giunta militare cilena. L’obiettivo di questo lavoro è quello di mostrare in che modo, con quali strumenti, con che tipo di messaggio, sulla base di quali modelli di riferimento ed attraverso quali reti privilegiate il governo militare cileno cercò di migliorare la propria immagine a livello internazionale.None of the coups d’état that took place in Latin America during the 1960s and 1970s attracted as much international attention as the Chilean golpe of 11 September 1973. The fear of political and diplomatic isolation, as well as concerns for its economic impact, led the Chilean military Junta to actively engage in the defense of the country’s image abroad. The aim of this article is to assess the tools, messages, models and networks that were used by the military government to protect and improve its political reputation on the international stage
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