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La riorganizzazione della statistica pubblica: il Sistema statistico nazionale
Il contributo tratta dei profili giuridici del Sistema statistico nazionale, istituito con il d.lgs. 322/1989, su delega della legge di riforma della Presidenza del Consiglio, la l. 400/1988, con l’obiettivo d’integrazione funzionale delle diverse fonti produttrici di informazione statistica in un servizio nazionale a rete. L’analisi prende le mosse dai profili di rilevanza giuridica dell’informazione statistica e dai princìpi della statistica pubblica, per poi soffermarsi sulle soluzioni adottate in sede di riforma con riguardo ad aspetti dell’ordinamento della statistica pubblica storicamente contrassegnati da tensioni antagonistiche, quali, sotto il profilo organizzativo, la tensione tra ricerca di autonomia e rapporti con il potere politico, tra accentramento e policentrismo, il rapporto tra informazione statistica ufficiale e informazione statistica priva di tale qualificazione e quali, sotto il profilo funzionale, la tensione tra obiettivi di garanzia e, rispettivamente, di efficienza nella disciplina del trattamento dei dati
E-government e sistema informativo pubblico. Profili giuridici dell’accesso interamministrativo telematico
Il contributo monografico tratta del problema della circolazione delle informazioni nel sistema amministrativo, con peculiare attenzione alla tematica dell’accesso interamministrativo telematico, previsto nel testo unico sulla documentazione amministrativa, senza che tale normativa ne dia, tuttavia, una disciplina sistematica, né una definizione espressa. Nella prima parte, ci si sofferma sulle principali direttrici del progetto di e-government, che delineano un contesto intrinsecamente favorevole all’effettivo sviluppo di tale figura. Si richiama in primo luogo l’obiettivo della collaborazione tra le amministrazioni per la riqualificazione dei servizi ai cittadini e quello, a esso strettamente funzionale, dell’integrazione dei back office delle amministrazioni stesse, attraverso la predisposizione di un’idonea infrastruttura di rete e l’attuazione del sistema pubblico di connettività per consentire la necessaria interconnessione e interoperabilità dei loro sistemi informatici. Vi si affiancano obiettivi meno chiaramente enunciati, ma in misura più meno sviluppata anch’essi contenuti nel progetto complessivo di innovazione tecnologica e di riforma amministrativa riconducibile all’e-government, quali la trasformazione del procedimento amministrativo in procedimento smaterializzato e telematico, ad esito della compiuta attuazione delle riforme già varate in tema di protocollo informatico e di gestione informatica dei documenti, e lo sviluppo del modello reticolare di amministrazione, con il connesso potenziamento, non solo sul piano culturale, ma anche su quello infrastrutturale, procedurale e di gestione documentale, della disponibilità al colloquio e alla concertazione tra amministrazioni diverse e dislocate su diversi livelli di governo. La seconda parte del contributo procede all’analisi delle disposizioni del testo unico sulla documentazione amministrativa dedicate all’accertamento d’ufficio in via telematica e di quelle in materia di gestione informatica dei flussi documentali tra amministrazioni, prospettando la ricostruzione dell’accesso interamministrativo telematico come distinta figura organizzativa di comunicazione telematica tra le amministrazioni pubbliche, dalle interessanti peculiarità nella prospettiva della semplificazione amministrativa, e delineandone il regime giuridico enucleabile da tale normativa, con attenzione anche al profilo della garanzia della riservatezza dei dati personali
Funzione conoscitiva e pubblici poteri
Il lavoro monografico, sulla base di una ricerca che ha inteso coniugare analisi teorica e analisi istituzionale, enuclea una specifica funzione conoscitiva dei poteri pubblici, nell’ampio contesto della riforma amministrativa.Nella prima parte della monografia, l’analisi è incentrata sui presupposti teorici di tale funzione, prendendo le mosse dall’individuazione delle ragioni storiche e culturali dell’estraneità, rispetto al modello dell’amministrazione di diritto, del problema dell’attività conoscitiva, per ricostruire poi gli snodi dell’evoluzione dell’amministrazione e della cultura amministrativa che hanno contribuito a farlo emergere. Sullo sfondo, la profonda trasformazione che, dallo Stato ottocentesco ad oggi, ha investito l’organizzazione pubblica, sia sul piano dei rapporti tra istituzioni e cittadini, sia sul piano della sua articolazione interna, da sistema uniforme e accentrato, a sistema policentrico e profondamente diversificato.Una seconda parte della monografia ricostruisce l’emergere dell’attività conoscitiva come attività doverosa, in rapporto al nuovo ruolo istituzionale dell’amministrazione nello Stato costituzionale contemporaneo, e l’affermarsi, attraverso l’elaborazione dottrinale e giurisprudenziale, di una sua disciplina, incentrata sui principi regolatori del rapporto tra rappresentazione del fatto e interessi nell’istruttoria procedimentale, alla luce dei fondamenti costituzionali di imparzialità e buon andamento. La terza e ultima parte ripercorre l’evoluzione normativa che, da un’iniziale intensificazione dell’attenzione prestata dal legislatore ad apparati e flussi conoscitivi di settore, è sfociata nell’introduzione, ad opera delle riforme amministrative degli anni novanta, di un embrionale “statuto” dell’informazione nell’amministrazione e per la funzione amministrativa, quale nucleo di principi e regole appositamente destinati alla sua disciplina, trasversalmente rispetto alle sue distinte espressioni organizzative e procedurali, portando così a compimento il processo di autonomizzazione di una vera e propria funzione conoscitiva dei pubblici poteri
Dalla spending review a un “sistema” del public procurement? La qualificazione delle stazioni appaltanti tra centralizzazione e policentrismo
Il "nuovo sistema di qualificazione delle stazioni appaltanti" introdotto dalla riforma dei contratti pubblici (d.lgs. n. 50/2016) è analizzato in questo contributo nel quadro dell'esigenza di razionalizzazione e riqualificazione dei "soggetti" del public procurement, particolarmente pressante nell'ambito dell'amministrazione locale, e degli obiettivi ispiratori delle direttive europee del 2014 sugli appalti pubblici e sull'aggiudicazione dei contratti di concessione, recepite dalla riforma stessa. Riforma che non si limita al recepimento delle direttive ma opera, al tempo stesso, un complessivo riordino della materia, di cui l'anzidetto sistema di qualificazione è rilevante espressione. L'introduzione di tale progetto di razionalizzazione e riqualificazione delle stazioni appaltanti e l'investitura dell'Anac quale suo centro di riferimento tecnico autorevole e munito di significativi poteri appaiono delineare, nel disegno della riforma, un passaggio dalle politiche di (mera) revisione della spesa pubblica a un più ambizioso obiettivo di costruzione di un vero e proprio "sistema" del public procurement. Lo studio si chiude identificando alcuni aspetti chiave per la riuscita del progetto, tra cui centrale, considerato l'intrinseco legame della riforma con la professionalizzazione degli apparati, la messa in campo di politiche idonee per la formazione dei pubblici dipendenti
Il problema delle IPAB dopo la sentenza 31 luglio 1981 della Corte costituzionale
Si tratta di un commento alla sentenza della Corte costituzionale n. 173 del 1981, sull’illegittimità costituzionale della norma, approvata con la legislazione sul decentramento amministrativo nella fase della c.d. seconda regionalizzazione, in ordine all’assetto istituzionale dell’attività assistenziale in ambito locale, di trasferire, con solo limitate eccezioni, ai Comuni le funzioni, il patrimonio e il personale delle istituzioni pubbliche di assistenza e beneficenza (IPAB), enti di origine privatistica divenuti pubblici per scelta legislativa adottata verso la fine dell’ottocento, con la famosa legge Crispi n. 6972 del 1890
La disciplina del personale negli Enti Locali, tra testo unico e riforma del tit. V della Costituzione
Il contributo ha per oggetto l’ordinamento del personale degli Enti locali, che viene riconsiderato alla luce dei cambiamenti introdotti dalla riforma del titolo V della Costituzione, al fine di saggiarne la compatibilità con la nuova disciplina costituzionale. Nella prima parte del lavoro, dopo aver richiamato gli obiettivi ispiratori e le fasi essenziali della lunga evoluzione che, in particolare nell’arco del decennio 1990-2000, ha portato all’assetto poi recepito nel testo unico degli Enti locali (Tuel), si analizzano specificamente il sistema delle fonti di regolamentazione e le diverse figure in cui si articola l’ordinamento del personale. Nella parte successiva, ci si sofferma sui principali problemi interpretativi posti dalla riforma del titolo V, a fronte della non univocità del riformulato quadro costituzionale del riparto delle competenze legislative tra Stato e Regione e delle nuove disposizioni costituzionali sui poteri normativi di Comuni, Province e Città metropolitane, a partire dal quesito circa l’esistenza o meno di una riserva di statuto sull’organizzazione amministrativa dell’ente e dalla difficoltà di determinare l’estensione dell’intervento legislativo, statale o regionale, ammissibile senza incorrere nella violazione della nuova competenza statutaria costituzionalmente tutelata, tenendo comunque ferma la necessità d’interrogarsi sul grado di differenziazione accettabile nell’universo degli Enti Locali senza entrare in conflitto con il principio unitario
La costituzione dei Consigli scientifici nazionali e dell’Assemblea della scienza e della tecnologia: note di commento
Si tratta di un commento al D.P.R. n. 444/1999 emanato su previsione del d.lgs n. 204/1998 per regolamentare la costituzione dei Consigli scientifici nazionali e dell’Assemblea della scienza e della tecnologia, nel quadro di un più ampio obiettivo di razionalizzazione del settore della ricerca scientifica e tecnologica e di riordino degli organi consultivi, prefigurato dalla legge di delega, n. 59/1997
Politiche di contrasto alla povertà: il cammino intrapreso
Nonostante la crescita sempre più preoccupante della povertà, l’Italia è l’unico paese europeo in cui manchino misure efficaci per contrastarla. Una svolta importante si è avuta nel 2013 con l’elaborazione di un programma nazionale e universale di lotta all’indigenza denominato Sostegno all’inclusione attiva (SIA). Nonostante gli elementi di criticità emersi e le difficoltà di messa a punto delle procedure, i risultati della sperimentazione avviata sono incoraggianti e suggeriscono di non abbandonare il percorso intrapreso
FEDERALISMO FISCALE: QUALE FINANZIAMENTO PER QUALI FUNZIONI
In questo lavoro si discute dell’attuazione del “federalismo fiscale” nel nostro paese, concentrando l’attenzione sul legame che deve esistere fra la tipologia delle funzioni, legislative e amministrative, attribuite agli enti decentrati, le modalità di finanziamento che ne permettano l’esercizio, il disegno della perequazione. Su questo argomento si confrontano visioni diverse circa la solidarietà tra cittadini, l’autonomia degli enti territoriali e la loro responsabilizzazione, dietro alle quali emerge il conflitto redistributivo fra il Nord e il Sud del paese. Prendendo ad esempio le problematiche relative alla definizione e al finanziamento dei livelli essenziali delle prestazioni, si mostra come i nodi principali non riguardano tanto la predisposizione di una legge delega, rispetto alla quale ci si sta orientando su principi direttivi generali, spesso aperti a interpretazioni diverse, quanto l’individuazione delle modalità effettive della sua attuazione
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