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    Correlazione fra amalgama dentale e patologie sistemiche: analisi della letteratura.

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    RIASSUNTO RAGIONI: L’uomo è esposto a due distinte forme di mercurio: il metilmercurio (CH3Hg) e l’etilmercurio (CH3CH2Hg+). Questo articolo riporta, attraverso l’analisi della letteratura, i possibili effetti sistemici causati dal mercurio proveniente dall’amalgama dentale. MATERIALI E METODI: Attraverso l’analisi della letteratura si evince che il mercurio liberato dalle otturazioni in amalgama può determinare seri problemi neurologici. RISULTATI: Tra i bersagli preferenziali del deposito di questo metallo si annoverano il sistema nervoso centrale e il rene. CONCLUSIONI: I primi effetti dell’esposizione a lungo termine a vapori di mercurio sono non specifici; i sintomi possono iniziare pochi giorni dopo l’esposizione o possono passare molti anni dall’esposizione iniziale affinchè gli effetti tossici si manifestino. Tra i danni neurologici più citati è stata riportata una correlazione fra amalgama presente nel cavo orale e patologie neurologiche degenerative. ABSTRACT BACKGROUND: The mercury pass along the food chain and, eventually, to man as methilmercury (CH3Hg) or ethilmercury (CH3CH2Hg+). This article addresses the possibility that dental materials, specifically those including mercury, may be an important factor systemic diseases. MATERIAL AND METHODS: dental amalgam mercury exposure results in neurologic disorders. RESULTS: Human exposure to mercury results in neurologic and kidney disorder. CONCLUSION:Several investigations have shown that elemental mercury vapour can be released from hardened dental amalgam, and it is directly related to the number of filling surfaces and may contribuite to neurologic disease

    Trattamento di recessioni gengivali mediante chirurgia plastica mucogengivale in lesioni cariose di V classe.

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    Questo studio è diretto a valutare i risultati conseguibili mediante l’impiego di moderni criteri di previsione di rigenerazione tissutale che potrebbero permettere di anticipare efficientemente la fase conservativa su quella parodontale chirurgica. Materiali e Metodi: Sono stati selezionati dei pazienti che presentavano recessioni di Miller di I e II classe associate a carie cervicale. La lesione cariosa è stata trattata mediante ricostruzione conservativa di V classe con l’utilizzo di compositi nanoriempiti previa valutazione del livello più fisiologicamente corretto di posizionamento della CEJ in previsione del futuro trattamento di chirurgia plastica mucogengivale. Due settimane dopo la terapia conservativa è stato trattata la recessione mediante terapia chirurgica plastica mucogengivale mediante tecnica bilaminare costituita da coronally advanced flap con innesto connettivale come precedentemente descritto. Il paziente è stato richiamato per sedute di controllo post-chirurgico a 1, 2, 3 e 4 settimane. Le misurazioni cliniche sono state eseguite a T0 (baseline) e a T1 (12 mesi); Risultati: Sono stati inclusi nello studio complessivamente 6 pazienti, di età compresa tra i 20 ed i 44 anni costituito da 3 individui di sesso femminile e 3 di sesso maschile. In particolare il confronto longitudinale tra i dati raccolti aT1 (baseline) e a T2 (12 mesi) presentava una rilevanza statistica di risoluzione clinica per i parametri Rec depth, Rec width, Rec thickness, CAL e presenza di gradino. Conclusioni: La sola terapia conservativa così come quella parodontale non riescono a risolvere separatamente completamente il problema estetico in un elemento che presenta recessione e di conseguenza una corona clinica eccessivamente lunga. Per questo motivo è necessario utilizzare una tecnica combinata chirurgico-conservativa. Il nostro studio longitudinale dimostra che l’esecuzione conservativa anticipatamente alla fase chirurgica permette di poter agire in modo meno traumatico sui tessuti rigenerati e di aver a disposizione maggiori spazi per eseguire un restauro più preciso in rapporto al rispetto dei margini dente/materiale ed anche in correlazione ai parametri estetici del restauro stesso. Per converso un errore nella impostazione della fase conservative (soprattutto nella definizione corretta della CEJ) potrebbe portare ad una facile sottostima del problema recessorio e quindi ad una serie di facili quanto incongruenti “falsi” successi terapeutici

    Going Beyond Counting First Authors in Author Co-citation Analysis

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    The present study examines one of the fundamental aspects of author co-citation analysis (ACA) - the way co-citation counts are defined. Co-citation counting provides the data on which all subsequent statistical analyses and mappings are based, and we compare ACA results based on two different types of co-citation counting - the traditional type that only counts the first one among a cited work's authors on the one hand and a non-traditional type that takes into account the first 5 authors of a cited work on the other hand. Results indicate that the picture produced through this non-traditional author co-citation counting contains more coherent author groups and is therefore considerably clearer. However, this picture represents fewer specialties in the research field being studied than that produced through the traditional first-author co-citation counting when the same number of top-ranked authors is selected and analyzed. Reasons for these effects are discussed
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