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    Zern, Gregory P.

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    Formal Shot of Gregory P. Zer

    Gregory P Perreault's Quick Files

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    The Quick Files feature was discontinued and it’s files were migrated into this Project on March 11, 2022. The file URL’s will still resolve properly, and the Quick Files logs are available in the Project’s Recent Activity

    Gregory P Perreault's Quick Files

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    Introduzione. Realismo, antirealismo, postmodernismo: letture interpretative.

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    L'introduzione al volume, che raccoglie gli Atti del Convegno "Nuovo Realismo / Postmodernismo. Dibattito aperto fra architettura e filosofia" a cura di P. Gregory (coordinatore scientifico) svoltosi presso la Facoltà di Arhitettura della Sapienza Università di Roma (28-29 Ottobre 2014), si è incentrata su due questioni che appaiono preliminari al dibattito sviluppatosi nel mondo dell'architettura dopo la pubblicazione del libro di M. Ferraris "Manifesto del Nuovo Realismo": i rapporti realismo/antirealismo e realismo-razionalismo. La 1° questione è se la contrapposizione dei nuovi tipi di realismo rispetto al postmodernismo possa coincidere con l'alternativa realismo-antirealismo, ovvero se il postmodernismo coincida (sempre) con una posizione antirealista. Dopo una breve disgressione storica in cui si è sottolineato come, almeno in origine, il postmodernismo abbia inteso rappresentare una condizione e forma di 'realismo' più immediata, la relazione ha evidenziato come l'antirealismo con cui si è voluto identiicare il postmodernismo non sia di tipo ontologico, bensì metodologico, da intendersi cioé come negazione della tesi d'indipendenza, ovvero della tesi che "esistono fatti indipendenti dai nostri strumenti conoscitivi, o dalle menti, o dai linguaggi, o dai contesti, o dalle forme culturali". A questa "de-oggettivazione della realtà", che nella tesi di Ferraris porta a una pericolosa coincidenza fra ontologia ed epistemologia, corrisponde nel postmodernismo un primato ermeneutico dell'interpretazione che esalta, nell'architettura, una prospettiva relazionale capace di operare nel senso di un de-isolamento e di una comunicazione continuamente trans-attiva fra soggetto e oggetto. Piuttosto che cosa in sé, l'architettura innesta relazioni e "produce effetti", ovvero esiste come parte inscindibile dell'esperienza e della storia. A questa "storicizzazione" deve, secondo noi, riportarsi anche la seconda questione: il rapporto realismo-razionalismo con cui si è teso, in alcuni ambiti di ricerca italiani, declinare il realismo in architettura. Secondo queste tesi l'architettura è la "messa in opera" della "ragione degli edifici" che appartiene alla realtà esterna (Monestiroli). Ritrovare le ragioni di fondo dell'architettura, attraverso "forme semplici e chiare", significa cioé ritrovare principi razionali e trasmissibili che sono propri dell'architettura classica (antica e moderna), identificata con l'architettura realista. Il riferimento, a volte esplicito, è a Lukács, il cui concetto di "tipico" implica conoscenza e rispecchiamento (estetico) della realtà; implica un progressivo processo di riduzione dell'esperienza al necessario, all'atemporale, all'unico. Il tipico, infatti, in quanto superamento nell'opera di ogni individuale e universale, esalta i contenuti comuni, condivisibili perché già accertati (e accettati) e l'aspirazione a una poetica che dovrebbe essere quella della "pura ragione" nella volontà di capovolgere alcuni degli esiti dell'architettura più recente: la spettacolarizzazione che deriverebbe da risposte puntuali alle logiche di mercato, la de-regolazione della città diffusa, priva di strutture e di elementi riconoscibili. Tuttavia quanto i due concetti di realismo e (neo)razionalismo siano assimilabili e se quest'ultimo nella sua astrazione possa fungere da metodo per un’architettura realistica è una questione dibattuta con esiti molto controversi. Oggi declinazioni diverse di realismo e postmodernismo si confrontano e oppongono fra loro, a volte indicando sovrapposizioni e interferenze difficilmente definibili in una supposta (e inemendabile) alterità

    Going Beyond Counting First Authors in Author Co-citation Analysis

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    The present study examines one of the fundamental aspects of author co-citation analysis (ACA) - the way co-citation counts are defined. Co-citation counting provides the data on which all subsequent statistical analyses and mappings are based, and we compare ACA results based on two different types of co-citation counting - the traditional type that only counts the first one among a cited work's authors on the one hand and a non-traditional type that takes into account the first 5 authors of a cited work on the other hand. Results indicate that the picture produced through this non-traditional author co-citation counting contains more coherent author groups and is therefore considerably clearer. However, this picture represents fewer specialties in the research field being studied than that produced through the traditional first-author co-citation counting when the same number of top-ranked authors is selected and analyzed. Reasons for these effects are discussed
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