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Il libro e la televisione. Storia di un rapporto difficie
La ricerca tenta di ricostruire la storia delle trasmissioni televisive che si sono occupate di libri: accanto al disegno storico sono state rintracciate e segnalate in maniera più approfondita le principali modalità espressive attraverso cui i libri sono stati presentati in video dagli anni '5
La tv del sommerso
Qualche anno fa le tv locali sembravano destinate a scomparire. Schiacciate dai grandi network - spietati nell'acquisizione delle frequenze - e affamate da introiti pubblicitari scarsi, faticavano a far fronte a costi di gestione sempre più onerosi. L'avvento del satellite avrebbe dovuto dargli il colpo di grazia. Invece è successo l'imprevisto: l'emittenza locale, nel giro di un decennio, è rifiorita, ha più che raddoppiato il fatturato pubblicitario, ha lanciato nell'etere curiose e nuove proposte, ha creato vere e proprie comunità virtuali, mentre è la tv generalista che ora vive una fase di stagnazione.
In questa mappa di mille e una notte passate davanti al video - pubblicata nel 2004 con il titolo Il Bel Paese della tv e ora riveduta e ampliata - Aldo Grasso cartografa l'Italia minore delle tv locali e la descrive con lo stile ironico e graffiante dei suoi editoriali. Ma parla, come sempre, anche d'altro: racconta del nostro Paese dopo l'avvento della tv privata e ci restituisce la nostra immagine riflessa in un video. Con una sorpresa: forse quella buona televisione di cui lamentiamo da un quindicennio la mancanza esiste, persa tra i palinsesti delle tv locali
Buona Maestra
Uno dei luoghi comuni più radicati e diffusi, fra intellettuali e non, vuole che la televisione sia una 'cattiva maestra', ricettacolo dei peggiori modelli di comportamento e condensato di tutto ciò che di brutto ed esteticamente riprovevole circola nella nostra cultura. La televisione trasuda trash, non c'è dubbio, ed è piena di discorsi stupidi e insensati ma, a furia di parlarne male, non ci siamo quasi accorti dell'esistenza di forme di racconto intelligente che, lungi dal raffigurare la deriva morale della nostra società, si rivelano invece utili strumenti di comprensione. Questa forma di televisione 'buona' è rappresentata dai telefilm. Le opere seriali provenienti dagli Stati Uniti sono diventate oggi un'offerta d'eccellenza non solo nel ristretto ambito televisivo. Adesso che i telefilm si studiano nelle più prestigiose università del mondo diventa più facile sostenere che la buona televisione, la tanto ricercata 'televisione di qualità', esiste da tempo. Anzi, non c'è mai stata una televisione tanto vitale, intelligente, ricca di risonanze metaforiche e letterarie come l'attuale. Sembra quasi un paradosso, ma spesso si fa fatica a trovare un romanzo moderno o un film che sia più interessante di un buon telefilm. Opere quali "Lost", "Sex and the City", "X-Files", "C.S.I.", "Desperate Housewives" e "Doctor House" sono capaci, meglio delle forme espressive tradizionali, di deformare la realtà quotidiana fino a renderla finalmente riconoscibile. Aldo Grasso, il più autorevole studioso di televisione del nostro paese, ci dimostra come, lungo il percorso che va da Alfred Hitchcock presenta e "Ai confini della realtà" fino ai più recenti "E.R." o "I Simpson", sia progressivamente venuto a consolidarsi un genere spettacolare capace di produrre vere e proprie opere d'arte. Un genere che dietro la presunta superficialità della produzione in serie e sotto l'apparente facilità della scrittura 'industriale' nasconde le stesse strutture narrative, le stesse tecniche figurative, gli stessi procedimenti stilistici rintracciabili nei grandi capolavori della cultura cosiddetta alta. II telefilm, quasi con discrezione, esalta le regole dell'intrattenimento, traccia percorsi passionali. E, giorno dopo giorno, prende per mano lo spettatore e lo trasferisce d'incanto in quella dimensione emotiva che lo risarcisce dell'aridità della vita quotidian
Il dissodatore appassionato
Il saggio, di carattere introduttivo, spiega come la televisione sia diventata oggetto di studio in ambito accademico e ne descrive alcuni momenti di svolta chiamando in causa tre programmi rappresentativi: Lascia o raddoppia?, Portobello e Grande Fratello
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