89,458 research outputs found

    Preface

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    Artificial Languages : Themes in Linguistics and Philosophy

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    The collection aims at proposing a contribution to the academic discussion of themes related to planned and artificial languages, including both logical-linguistical analyses of morphosyntactical structures and lexicon generation, as well as from a thought-historical perspective, focusing on their underlying epistemological and ontological assumptions. The collection is opened by the mainly philosophical contribution by Paolo Valore. It's a known fact that planning an artificial language means that, also and mainly, in a laboratory for abstract research. In its pseudo-manifesto, Paolo Valore starts from another perspective, completely personal, arguing that abstract research, when it's not only descriptive, consists, also and mainly, in the creation of artificial languages. Valore briefly explains his argument through the example of translating the ordinary language in an artificial logic language fit for ontological research. Wim Jansen gives a slightly update version of his invited talk, which he had the 4th of September 2009 while he became special professor of Interlinguistics and Esperanto Studies at the University of Amsterdam, clarifying the Esperanto project, its spontaneous evolution as a sign of liveness and the meaning of artificiality of this language. Federico Gobbo treats interlinguistics as a science which can be related to the philosophical and scientific research of Leibniz. Gobbo shows how the research direction in mathematization of the linguistic knowledge has an important cognitive value which became explicit through the formalism of adpositional grammars. Following Alan Reed Libert, it is possible to classify artificial and natural languages under three types, depending on the form of comparative adjectives. Artificial languages can form comparatives using only synthetic forms, only analytic forms, or both depending on cases. Artificial languages which use only synthetic strategies can be further classified by the rules for choosing one or the other strategy. There is some evidence of the fact that mostly artificial languages have both analytic and synthetic comparatives, as some natural languages. The formation of comparatives is an interesting area of morphology, in which it is possible to choose, even in the case of artificial languages

    Etnografia e intercultura

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    Stato della ricerca sul rapporto fra etnografia e intercultura a livello nazionale e non

    Percezione di benessere e malessere in adulti e bambini: la rilevanza dell’esperienza dipende dalla frequenza?

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    Introduzione. Dal punto di vista della psicologia dello sviluppo e dell’educazione, acquista particolare importanza comprendere quale sia la risonanza interna di eventi di esperienza quotidiana vissuti da bambini di diversa età. Recenti ricerche hanno indagato alcuni aspetti della percezione di benessere e malessere nei bambini (Bornstein, Davidson, Keyes, e Moore, 2003; Fivush, 1998; Fivush, Hazzard, McDermott Sales, Sarfati, e Brown, 2003; Siegal e Peterson, 1999), quali ricordo di eventi emotivi, concetto di malattia e salute, distinzione tra i due domini (Bibace, Wiehe, e Leeman, 2001; Carey, 1995; Fivush et al., 2003; Schmidt e Fröhling, 2000; Wellman e Gelman, 1992). Nonostante ciò indichi un crescente interesse nei confronti di tali tematiche, tuttavia ancora poco si conosce in merito a come vari la rappresentazione del bambino di diversi tipi di stati interni, a seconda che derivino da esperienze positive o negative, e che riguardino la sfera fisica o psicologica. Solo di recente, ricerche sulla narrazione di eventi personali e sulla percezione della loro gravità hanno rivelato una non corrispondenza fra la percezione di bambini di 9 anni e quella loro attribuita dalle proprie madri (Gobbo, Zanon, Raccanello, e Tornatora, 2009). Tuttavia, tali lavori si sono limitati a rilevare la percezione della gravità di eventi negativi di vita quotidiana. Lo scopo principale del presente contributo è stato quindi approfondire il ruolo di alcune variabili sulla percezione dell’impatto dell’evento. Pertanto si è inteso indagare (a) se la percezione dell’intensità emotiva e il giudizio d’importanza delle proprie esperienze si diversifichino a seconda della valenza positiva o negativa e/o del dominio fisico o psicologico. Si è anche esaminato (b) il ruolo dell’età ipotizzando che con essa aumenti la capacità di discriminare l’impatto emotivo e la rilevanza di vari tipi di stati. Si è inoltre osservato (c) se il grado di importanza in bambini e adulti fosse legato alla frequenza con cui hanno esperito i diversi tipi di stati. Infine, si è controllato il ruolo giocato dalle differenze di genere, tenendo conto della presenza di dati discordanti in letteratura. Metodo. A 90 bambini (5, 7 e 9 anni) e 30 adulti è stato proposto (oralmente per i bambini di 5 anni e per iscritto agli altri) un questionario su alcune dimensioni relative a stati di benessere di dominio fisico (BF; es., essere in forma) e psicologico (BP; es., essere felici), e di malessere fisico (MF; es., avere mal di testa) e psicologico (MP; es., essere tristi). Per ogni stato (5 per tipologia) si è chiesto di valutare, con apposite scale Likert a 5 livelli, le seguenti dimensioni: rilevanza, frequenza e impatto emotivo. Risultati. Tramite MANOVA a misure ripetute (con età e genere come fattori tra i soggetti e stato come fattore entro i soggetti) sui punteggi di rilevanza, frequenza e impatto emotivo, sono emersi come significativi l’età (F(9,336)=2.69, p=.005), lo stato (F(9,104)=133.17, p<.001) e l’interazione tra età e stato (F(27,318)=1.72, p=.016), moderata dall’interazione tra età, stato e genere (F(27,318)=1.57, p=.039). Si sono quindi condotte 3 ANOVA separate, una per ciascuna dimensione. In merito alla rilevanza (stato: F(3,336)=132.12, p=.001; età x stato: F(9,336)=3.11, p=.001), gli stati di benessere sono considerati più rilevanti di quelli di malessere; per gli stati di malessere fisico non ci sono differenze tra i bambini delle tre età, ma essi sono più rilevanti per i bambini di 7 e 9 anni rispetto agli adulti. Per quanto riguarda la frequenza (stato: F(3,336)=103.32, p=.001; età: F(3,112)=5.10, p=.002; età x stato x genere: F(9,336)=3.01, p=.002), in generale è considerata più elevata dai bambini di 9 anni, ed è più alta per il benessere rispetto al malessere. Inoltre, a 9 anni i bambini considerano più frequenti gli stati di benessere fisico rispetto alle bambine. In riferimento all’impatto emotivo (stato: F(3,336)=594.23, p=.001; età x stato: F(9,336)=3.92, p=.001; età x stato x genere: F(9,336)=2.42, p=.011), il grado di risonanza di stati fisici di benessere è simile a quello di stati psicologici, mentre il malessere fisico è valutato come più negativo rispetto a quello psicologico, ma solo per le bambine di età minore. Infine, valutazioni di rilevanza e frequenza erano correlate positivamente per ognuna delle 4 tipologie di stati (BF: r=.53; p<.001; BP: r=.47; p<.001; MF: r=.38; p<.001; MP: r=.46; p<.001). In conclusione, i risultati illustrano sia come la percezione di stati diversi per valenza e/o dominio si modifichi con lo sviluppo sia lo stretto legame esistente tra valutazione di importanza nella vita quotidiana e frequenza dell’esperienza personale. Ciò sollecita ulteriori approfondimenti anche in vista di future applicazioni, da un punto di vista psico-educativo, per aiutare genitori e insegnanti a relazionarsi con i bambini in modo più consapevole, alla luce delle conoscenze sulla rappresentazione da loro posseduta
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