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    Note sulle fonti della ricerca in danza. Lo strano caso della stampa italiana di epoca fascista

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    The article contains the bibliography of primary sources at the basis of the Giulia Taddeo Ph.D dissertation titled All’opera ha fatto seguito il ballo: danza e stampa nell’Italia fascista,discussed at the Department of Arts of the University of Bologna in June 2015. The introductory essay aims to show some essential features of Italian journalistic discourse on dance both in linguistic, stylistic and aesthetical terms

    Luoghi di danza

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    Writer, journalist, theater and film critic, Marco Ramperti is one of the few that deals with dance in the Italian press of the fascist period. For the newspaper «La Stampa», between 1926 and 1928, he edits the column Luoghi di danza (dance venues), dedicated to ballroom and modern dances. The article investigates the performative nature of Ramperti’s writing, dominated by “staging” devices of the subject matter, as well as by an intrusive presence of the body, first of all that of the author. What emerges is an unprecedented image of the dance in the Twenties, at the same time catalysing the most alienating - and Pirandellian - aspects of modernity, but also a place where genuinely experiencing themselves and the others

    Prove di critica: la danza in "Comoedia" tra illustrazione e approfondimento

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    L'articolo analizza gli articoli e gli apparati iconografici dedicati alla danza e pubblicati sul periodico "Comoedia" tra gli anni Venti e Trenta

    Magnetica. La composizione coreografca di Cindy Van Acker

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    Recensione al volume di Enrico Pitozzi "Magnetica. La composizione coreografca di Cindy Van Acker", Quodlibet, Macerata, 2016

    Il progetto della storia: le riviste come laboratorio di una storiografia italiana della danza,

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    Quelli che si è soliti annoverare fra i primi, consistenti esperimenti di storiografia della danza risalgono, in Italia, alla seconda metà del Novecento e trovano radicamento nel terreno della critica militante. Certamente fra i pochi, nel panorama culturale coevo, a investire conoscenze e competenze in favore di un argomento irreparabilmente poco serio come la danza («serio spettacolo non serio», scrisse in proposito Alberto Savinio), oltre che i soli, forse, desiderosi di sistematizzare, nobilitandolo, il progressivo stratificarsi di visioni, memorie e convincimenti estetici, molti critici, specie a partire dagli Anni Sessanta, danno alle stampe delle vere e proprie “storie della danza”. L’intersezione disciplinare sottesa a questo fenomeno, nonché riverberata dall’esperienza eccezionale dell’Enciclopedia dello Spettacolo (autentica “palestra” per alcune delle più note firme della critica di danza italiana, sotto la guida illuminata di Fedele D’Amico), non è stata finora oggetto di studi specifici che ne esplicitassero debitamente contesti e dinamiche costitutive. Una simile lacuna si lega certamente all’assenza di contributi che, a loro volta, indaghino i processi in virtù dei quali, ben prima della comparsa delle cosiddette “storie”, la danza diviene oggetto di un discorso critico costante e continuativo, vale a dire da quando, negli Anni Trenta, alcune riviste di argomento teatrale (senza contare il discorso, certo diverso, sulla stampa quotidiana) iniziano a riservarvi uno spazio fisso. Di volta in volta campi di battaglia per opposte fazioni artistiche, casse di risonanza per l’operato di agguerriti intellettuali e uomini di teatro, sismografi dei mutamenti più profondi, e, specie nel Dopoguerra, incubatrici di una proto-storiografia della danza, le riviste di settore convocano l’attitudine del critico militante e quella dello storico, innescando una complessa reazione fra sguardi, tempi e progettualità diversi. Abbracciando un arco temporale che, dal periodo fra le due guerre mondiali, si protende fino agli Anni Cinquanta, l'articolo – campionando e contestualizzando alcune modalità di discorsivizzazione del fenomeno coreico sia all’interno di riviste teatrali come «Comoedia», «Scenario» e «Sipario», sia nelle prime, battagliere e sovente isolate pubblicazioni esclusivamente dedicate alla danza (come «Balletto», pubblicata fra il 1955 e il 1960) – mostra come i periodici di settore siano nel tempo divenuti terreno germinativo per processi molteplici e talvolta contraddittori, ma, nel complesso, tendenti allo sviluppo di un discorso sulla danza che, certamente connotato dall’aggancio alla dimensione delle pratiche, si aggruma altresì attorno alla definizione, in sede critico-teorica, di una possibile identità della danza italiana, e, non secondariamente, di un linguaggio attraverso il quale, seppur tra prestiti e sbavature, riuscire (letteralmente) a dire la danza stessa

    La perfezione di un supremo artificio. La fotografia di Serge Lido al Festival Internazionale del Balletto di Nervi

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    The essay aims to outline the political and cultural purposes of the first editions (1955-1958) of the “Festival Internazionale del Balletto” in Genova-Nervi, which has been the first Italian festival entirely devoted to dance. To this end, I will analyse the photographic production of the official photographer at the festival, Serge Lido, and I will show how his ideas on dance and his working method can be compared to those of the founder of the festival, Mario Porcile

    Sguardi dal Novecento: il mito dell’antiregolista Salvatore Viganò negli scritti sulla danza di Anton Giulio Bragaglia

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    Nell’ampio e variegato panorama degli scritti che Anton Giulio Bragaglia ha dedicato alle arti della scena in generale e alla danza in particolare, un posto di primo piano è senza dubbio riservato alla figura, stimata ed esaltata senza riserve, di Salvatore Viganò. Artista esemplare sotto molteplici aspetti, il “gigante Viganò” è, agli occhi di Bragaglia, degno della più alta considerazione, soprattutto perché il suo percorso artistico sembra costituire la prova di come, attraverso il movimento danzato, il corpo umano possa diventare protagonista di un’azione scenica talmente potente, efficace ed espressiva, da riuscire a parlare agli occhi dello spettatore senza il minimo ricorso alla parola. Quasi ossessionato dal problema dell’indipendenza del muto agire del corpo rispetto alla parola, vero e proprio basso continuo del suo pensiero, Bragaglia ravvisa nella parabola artistica di Viganò, evocato come “genio compositore” e “il più grande archimimo d’ogni tempo”, il tentativo perfettamente riuscito di fondere danza e pantomima, liberando la prima da ogni forma di virtuosismo fine a se stesso e rendendo la seconda aliena da qualunque tipo di convenzionalismo. Viganò aveva dunque portato a termine l’impresa, secondo Bragaglia mai pienamente compiuta nemmeno da artisti e teorici del calibro di Noverre, di dare vita a una modalità di gestione del corpo in scena non solo incredibilmente innovativa ma anche straordinariamente attuale: le azioni sceniche ideate da Viganò, infatti, si caratterizzano per un’autenticità e un’efficacia assolute, tali da rendere le danze viganoviane un modello che Bragaglia considera di indiscusso riferimento anche per danzatori e attori (teatrali e persino cinematografici) a lui contemporanei. A partire da queste premesse, e basandosi essenzialmente sulle argomentazioni contenute del volume Evoluzione del mimo (1930), il saggio illustra dapprima le modalità con cui Anton Giulio Bragaglia - facendo peraltro ampio ricorso a numerosi riferimenti bibliografici (a partire dai Commentari, definiti “magnifici”, di Carlo Ritorni) - ha ritratto la figura e l’arte di Salvatore Viganò, e, successivamente, mostra gli aspetti che, sempre secondo Bragaglia, conferiscono a Viganò un ruolo paradigmatico anche rispetto a numerosi percorsi della danza, del teatro e, forse sorprendentemente, finanche del cinema novecentesch

    Festivaliana. Festival, culture e politiche di danza al tempo del 'miracolo italiano'

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    Espressione di un Paese ormai in procinto di vivere il proprio miracolo economico, il Festival Internazionale del Balletto di Nervi e il Festival dei Due Mondi di Spoleto – nati rispettivamente nel 1955 e nel 1958 – assumono due posizioni diverse ma ugualmente importanti nel panorama italiano della danza, che ne ricava aperture internazionali e respiro artistico. Il volume tratteggia le politiche culturali che danno forma a queste due manifestazioni tra la fine degli anni Cinquanta e l’inizio dei Sessanta interrogandone l’impostazione complessiva, le forme di auto-narrazione e i criteri di composizione dei programmi, al contempo riflettendo sul tipo di accoglienza riservata agli artisti, specie quando provenienti dall’estero. Collocata nello scenario globale della Guerra fredda, la trattazione prende le mosse dalla dimensione organizzativa dell’evento-festival per poi aprirsi a questioni di più ampia portata nella storia (non solo italiana) della danza del Novecento: il nodo fra rappresentazione e politicizzazione delle identità nazionali, gli usi strumentali del concetto di “classico”, la sofferta rivendicazione di una italianità della danza del secolo scorso

    La critica di danza come oggetto di studio: note preliminari attorno al caso dell'Italia fascista,

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    Examiner la critique comme un domaine spécifique d’étude sur la danse implique la prise en charge de diverses exigences, liées non seulement aux caractéristiques primaires d’un tel objet de recherche, mais aussi aux différents moments historiques analysés. Dans le cadre de ma recherche, qui vise à reconstruire le panorama des discours journalistiques sur la danse parus dans la presse italienne durant le fascisme, il s’est avéré nécessaire de faire en sorte que quelques réflexions préliminaires, ayant trait à la nature même de l’acte critique (que, à travers l’hybridation entre historiographie et sémiotique de la culture, j’ai conçu essentiellement en termes de pratiques d’interprétation), puissent m’aider à mieux examiner mes sources de recherche. Cela étant dans le but de démontrer comment même dans un moment historique où il n’est pas possible de relever la présence des critiques professionnels de la danse, il est néanmoins possible d’identifier des discours journalistiques sur ce sujet non seulement dotés d’une forme spécifique de cohérence et d’organicité, mais aussi précurseurs d’idées pour les études relatives à la danse en général

    Cenerentola tra "classico" e "moderno"

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    Saggio su varie versioni del balletto "Cenerentola"
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