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Introduzione
Lo scandalo del corpo potrebbe non essere un titolo adatto a un volume di scritti sul teatro. Eppure, a coloro che lo hanno immaginato, è sembrato sintetizzare in modo pertinente l’eccentrica, ma coerente ricerca di Claudio Bernardi sul significato del teatro per l’uomo e sul ruolo del teatro entro la vita comunitaria degli uomini. Una ricerca che si è occupata non del teatro come spettacolo da guardare, ma del teatro da fare e al quale partecipare in quanto attori di relazioni comunitarie, religiose, sociali, politiche.
Un teatro come arte del corpo, o meglio dei corpi: il termine corpo usato nel titolo indica l’uomo, l’umanità. La struttura del libro è quella drammaturgica in tre atti, più un prologo e un epilogo: Il prologo (Prologhi ad personam) è come un carnevale, in cui trionfa la libertà di linguaggi e forme; i tre atti sono dedicati ai principali filoni che Claudio Bernardi ha costantemente coltivato, spesso anche intrecciandoli tra loro: la festa, la drammaturgia del sacro, il teatro sociale e di comunità; l’epilogo (‘Oltre’ il corpo) rappresenta il terzo tempo del rito, la Pasqua, e raccoglie gli scritti di tre compagni di viaggio che, con le loro intuizioni visionarie, continuano a rammentarci la necessità di andare oltre a quello che più comunemente appare, per cercare quel teatro della vita che restituisce l’essere umano alla sua umanità
Prologue
Il contibuto introduce e presenta il volume nell'ampio quadro degli studi internazionali sul teatro social
Performing Communities. Italian Experiences and Challenges
Carla Bino and Stefano Locatelli retrace the debates and history
of theatre as a form of political and social engagement in Italy, starting with
the foundation of the first public theatre in 1947, the Piccolo Teatro di Milano.
The heart of the problem was, and still is: what is there before, during
and after the performance? An indistinct audience? An anonymous crowd?
Or a community? But which community? Active, committed, responsible,
open to the future. A choir fighting for freedom
Il valore delle parole: intercultura esperibile
Il saggio si propone di descrivere un laboratorio di narrazione rivolto ai minori italiani e di origine straniera e italiani, utenti del Centro di Aggregazione Giovanile "Don Milani" di Leno (Brescia), condotto da un operatore di teatro sociale e un esperto dei processi interculturali. Il laboratorio è inserito nel progetto "IncontrArti. Arti performative e intercultura", finanziato dal Ministero dell’Interno, Dipartimento per le Libertà Civili e l’Immigrazione, in riferimento a quanto definito dal Consiglio dell’Unione Europea con l’istituzione nel giugno 2007 del Fondo Europeo per l’Integrazione di cittadini di Paesi terzi. Il progetto IncontrArti, promosso dalla Cooperativa Accoglienza Migranti di Brescia in collaborazione tra più partner, sia pubblici che del privato sociale, operanti sul territorio di Brescia e provincia - Parrocchia SS. Salvatore di Breno; ADL Zavidovici Onlus; Istituto Comprensivo di Esine; Istituto Comprensivo di Rovato; Istituto Superiore Capirola di Leno; Comune di Rovato; Centro Universitario Teatrale CUT dell’Università Cattolica di Brescia e Gruppo di Teatro Sociale Briganti di Brescia – affronta la sfida di innovare la dinamica interculturale, proponendo esperienze in cui, attraverso la pratica delle arti performative, si sviluppino momenti di co-creazione culturale, fortemente partecipativi e capaci di promuovere i soggetti, individuali e collettivi ed i loro bisogni di essere attori ed autori della cultura locale.
L’esperienza della performance, il linguaggio del corpo, la danza, la musica, il teatro sono stati usati per abbattere i muri comunicativi causati dalle distanze linguistiche e dalla diffidenza verso l’alterità, per promuovere il riconoscimento e la valorizzazione della diversità insita in ognuno noi e per sperimentare la possibilità di costruire arte e cultura attraverso l’incontro con l’altro
Comunità future, Comunità performative
Il proposito ambizioso del volume curato da Roberta Carpani e Giulia Innocenti Malini, per il numero monografico di «Comunicazioni sociali», si indirizza verso il profilo di un’«inclusione» che, come recita il titolo, pone metodologicamente le basi per un intervento non solo nel merito della questione cruciale delle migrazioni attuali, ma anche nel vivo di un metodo che cancelli la distanza “disciplinare” tra viewing and acting vista come contrapposizione equivoca. Ciò è senz’altro giusto no..
Legami in Spazi Aperti - Bond in Open Spaces
This paper examines Open spaces bonds, an on-going social theatre project started in 2009 in the Verziano
prison in Brescia. Its three characteristics will be analysed, relevant both within the framework of the most
common treatment policies of the Italian detention system, and in relation to the main practices of prison
theatre.
Firstly, Open spaces bonds is a workshop of intramural social theatre involving convicts and their families, a
unique example in Italy. The theatrical practices facilitate the development of strategies to cope with
parental and familial problems, the reconciliation with the indirect victims of crime and the implementation
of an educational approach careful of affective dynamics.
Secondly, it is a theatrical feast, mobilising artists, performative laboratories, associations, co-ops, public
administration, citizens and inhabitants to involve the local community in acting together artistic and
convivial performative practices.
Lastly, it is a joint venture among various social theatre laboratories, which has produced the collective
Extraordinario (Extra-ordinary). This has increased the profile and political and cultural engagement of
several groups and established a common agenda with the public administration and other local players to
transform the city into an artistic workshop for social inclusion.
Open spaces bonds reveals how the theatre, thanks to its being a bodily art, can go back to being a true,
deep experience of relationships, a place where prevailing narratives are renewed and grass root political
action is re-founded. How through these forms of direct and active participation, the performative practice
can forge community thinking and imagination capable to promote experiences of artistic and social coauthorship and co-actorality. And finally, how the performative arts and practices can (re)generate
symbolically and affectively the bonds holding together open communities
Introduction
The essay presents an introduction to the monographic issue of "Comunicazioni Sociali" entitled Playing Inclusion. The Performing Arts in the Time of Migrations: Thinking, Creating and Acting Inclusion. Starting from the structural dimension of migrations and the different integration models, the authors analyze the contemporary cultural and social processes, trying to highlight how the performing arts and practices can be resources in facilitating intercultural inclusion paths. The scenario emerging, while not exhaustive, is a provisional and open reply of the performative arts to the urgent social changes and political tensions. Its unifying trait lies perhaps specifically in the variety of ways experimented and in the exchanges between the theatre with artistic vocation and social theatre
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