556 research outputs found

    Nel prisma della lingua

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    Secondo la celebre battuta del direttore di una delle riviste dell’esilio, la letteratura era «il solo tesoro tedesco portato al sicuro fuori dal Terzo Reich». Chi ha salvato la lingua dalla corruzione operata in modo sistematico quanto tenace nei dodici anni in cui entro i confini del Reich tedesco si parlava la lingua del potere e della morte sono stati gli autori costretti all’esilio. Il volume che consta, nell’ordine, dei contributi di Darko Suvin, Giulia Cantarutti, Hilde Spiel, Werner Helmich, Alexander Košenina, Manès Sperber, Paola Maria Filippi, Massimo Bonifazio, Eva-Maria Thüne, Navid Kermani è qualificato dalla peculiarità di presentare esempi della Exilliteratur storica ed esempi della cosiddetta Migrantenliteratur. L’idea di questo “dialogo” è suggerita in primo luogo dagli scrittori che oggi possono a buon diritto definirsi «tedeschi come Kafka», ovvero da scrittori non-tedeschi quali Emine Sevgi Özdamar

    La lingua salvata. Scritture tedesche dell'esilio e della migrazione

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    Secondo la celebre battuta del direttore di una delle riviste dell’esilio, la letteratura era «il solo tesoro tedesco portato al sicuro fuori dal Terzo Reich». Chi ha salvato la lingua dalla corruzione operata in modo sistematico quanto tenace nei dodici anni in cui entro i confini del Reich tedesco si parlava la lingua del potere e della morte sono stati gli autori costretti all’esilio. Alfred Döblin che cinque anni dopo la sua fuga da Berlino pubblica in Francia Die deutsche Literatur (im Ausland seit 1933), uno dei testi presi in esame in questo libro, esemplifica assai bene la cesura irreversibile che il 1933 segna sia per la letteratura tedesca in genere, sia in particolare per il genere letterario più libero, più aperto e per eccellenza critico: il saggio. Il saggio e il romanzo, forme entrambe di magmatica mobilità, sono all’avanguardia nell’innovazione linguistico-letteraria e stanno al centro di questa silloge di contributi, qualificata dalla peculiarità di riunire in un unico volume esempi della Exilliteratur storica ed esempi della cosiddetta Migrantenliteratur. L’idea di questo “dialogo” è suggerita in primo luogo dagli scrittori che oggi possono a buon diritto definirsi «tedeschi come Kafka», ovvero da scrittori non-tedeschi qui rappresentati da Emine Sevgi Özdamar e da Navid Kermani; la Exilliteratur è qui rappresentata invece, con due sole eccezioni, Döblin e Manès Sperber, da autori che fuggono da Vienna, autentica icona della realtà multiculturale contemporanea: Elias Canetti, Veza Canetti, Friedrich Torberg, Hilde Spiel,. Uno spazio a sé nel dialogo fra gli uni e gli altri è individuato da W.G. Sebald, che ha saputo dire parole straordinarie sul sentimento di colpa per essere sopravvissuti e sulla disgrazia dell’esilio, mentre la ricchezza di correlazioni fra coloro per i quali Heimat e lingua si identificano nella maniera più radicale è resa perspicua dal contributo di Navid Kermani: un autore di etnia iraniana capace di mettere a fuoco in poche pagine che cosa la letteratura di cui è esponente di vaglia (ancora sconosciuto in Italia) debba, fin dall’inizio della modernità, all’incontro con l’”altro da sé” – agli ebrei e ai Migranten. Il volume consta, nell’ordine, dei contributi di Darko Suvin, Giulia Cantarutti, Hilde Spiel, Werner Helmich, Alexander Košenina, Manès Sperber, Paola Maria Filippi, Massimo Bonifazio, Eva-Maria Thüne, Navid Kermani

    Impact of extreme warmth, excess of CO2 pressure abd carbon cycle perturbations on marine biota: planktic foraminiferal resilience to the early Eocene climatic optimum (EECO, 53-49 MA)

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    I foraminiferi planctonici sono protisti marini con gusci di carbonato di calcio. La loro abbondanza ed evoluzione sono correlate ai cambiamenti paleoceanografici e climatici, rendendoli importanti indicatori per la ricostruzione degli ambienti passati. L’ Early Eocene Climatic Optimum (EECO, ~53–49 Ma) è l’intervallo più caldo del Cenozoico. Durante l’EECO si sono verificati anche eventi di riscaldamento globale di breve durata (<200 kyr), noti come 'ipertermali'. Questo intervallo offre quindi l' opportunità di studiare la resilienza del biota marino al riscaldamento estremo, considerando una prospettiva sia a lungo che a breve termine. Studi recenti sui foraminiferi planctonici documentano che i due generi portatori di simbionti, Morozovella e Acarinina, predominanti nel mixed layer di oceani tropicali e subtropicali dell’inizio del Paleogene, hanno subito un cambiamento permanente in abbondanza e diversità negli oceani Atlantico e Tetide all’inizio dell’EECO (evento J). Inoltre, tutte le specie di Morozovella hanno modificato la direzione di avvolgimento del guscio (coiling) da destrorso a sinistrorso (specie criptiche) entro l’EECO, < 200 kyr dopo l’evento K/X. Un altro cambiamento significativo nell’ Atlantico è stata la quasi scomparsa del genere Chiloguembelina dall’evento K/X. Lo scopo di questa ricerca è di estendere l'analisi dei foraminiferi planctonici a contesti paleoceanografici al di fuori dell’Atlantico e della Tetide, concentrandosi sui sites 1209–1210 (Shatsky Rise, Pacifico), Hole 762C (Oceano Indiano) e Site U1510 (Mar di Tasmania). Dai risultati emerge che l’abbondanza di Morozovella è diminuita a 53.28 Ma, all’inizio dell’EECO, nel Pacifico subtropicale, confermando i dati atlantici. Nonostante le aspettative di una ridotta produzione di foraminiferi, la dimensione dei gusci nell’assemblage è leggermente aumentata. Lo species replacement all'interno delle comunità evidenzia la resilienza della produzione carbonatica pelagica, sottolineando il ruolo critico dei foraminiferi planctonici nella regolazione della rete alimentare marina e del ciclo globale del carbonio (Capitolo 1). Anche nel Pacifico subtropicale si è verificato lo switch nell’abbondanza relativa tra Morozovella e Acarinina. La dimensione dei gusci di Morozovella è inaspettatamente aumentata, mentre quella di Acarinina è diminuita. Valori minori di δ13C in Acarinina suggeriscono una sua migrazione in profondità per evitare le alte temperature superficiali. Tuttavia, la riduzione di luce potrebbe aver indebolito la simbiosi, limitando la dimensione delle taglie. Morozovella, rimanendo in superficie, ha mantenuto la simbiosi e una dimensione maggiore, ma con una flessibilità ecologica limitata (Capitolo 2). Alle alte latitudini meridionali (Oceano Indiano e Mar di Tasmania), Morozovella non è diminuita, indicando che condizioni più fredde potrebbero aver fornito rifugio. Tuttavia, Acarinina ha dominato globalmente, confermando la sua maggiore adattabilità. La scomparsa globale di Chiloguembelina dall’evento K/X suggerisce una risposta alla riduzione di nutrienti nel termoclino (Capitolo 3). Lo switch nel coiling di Morozovella da destrorso a sinistrorso, <200 kyr dopo l’evento K/X, è stato registrato in tutti i sites, mentre Acarinina non mostra una preferenza nell’avvolgimento. Il declino di Morozovella può essere interpretato come la diminuzione delle forme destrorse, che, con valori di δ13C minori, indicano un habitat più profondo e una simbiosi ridotta. Questa strategia ecologica, più accentuata in Acarinina, ha favorito questo genere durante l’EECO, con la sopravvivenza parziale di Morovella sinistrorse, sopravvissute ai morfotipi destrorsi, ma in piccole quantità (Capitolo 4). Questi risultati forniscono preziose informazioni sull'adattamento dei foraminiferi planctonici al caldo estremo, con implicazioni rilevanti per le proiezioni climatiche future.Planktic foraminifera are marine protists with calcium carbonate shells. Their abundance and evolution correlate with paleoceanographic and climatic changes, making them valuable environmental indicators. The Early Eocene Climatic Optimum (EECO, ~53–49 Ma) was the warmest long-term interval of the Cenozoic. In addition, several short-term (< 200 kyr) global warming events, the hyperthermals, occurred before and during this interval. The EECO provides indeed an exceptional opportunity to explore the marine biota resilience to extreme warmth through a long- and short-term perspective. Recent studies on planktic foraminiferal response to the EECO record that the two symbiont-bearing mixed layer genera Morozovella and Acarinina, dominating early Paleogene tropical and subtropical surface oceans, permanently switched their abundance and diversity in the Atlantic and Tethys oceans close to the EECO onset (J event). This change began at equatorial latitudes and gradually spread to tropical and temperate regions. In addition, at tropical, equatorial, and southern temperate Atlantic sites, all the Morozovella species modify their coiling direction from preferentially dextral to sinistral coiling (probably cryptic species) within the EECO, <200 kyr after the K/X event. Another major change from the Atlantic Ocean is the virtual disappearance of the genus Chiloguembelina from the K/X event. Expanding from previous works, this research aimed to extend the analysis of planktic foraminifera to other paleoceanographic settings outside the Atlantic Ocean and Tethys, focusing on Pacific ODP Sites 1209–1210 (Shatsky Rise), Hole 762C (Indian Ocean), and Site U1510 (Tasman Sea). Results show that Morozovella abundance in the subtropical Pacific declined at 53.28 Ma, EECO onset, coupled by Acarinina increase, confirming Atlantic findings. Despite expectations of reduced foraminiferal production, assemblage test size slightly increased. Species replacement within communities highlights the resilience of pelagic carbonate production, emphasizing the critical role of planktic foraminifera in regulating the marine food web and global carbon cycling (Chapter 1) The Morozovella/Acarinina abundance switch prompts investigation into environmental triggers. Unexpectedly, Morozovella test size increased, while Acarinina’s decreased. Lower δ13C values in Acarinina suggest this genus likely evaded the higher temperatures at the surface by migrating to deeper layers. However, reduced light likely weakened its symbiosis, limiting test size. In contrast, Morozovella remained shallower in the mixed layer, sustaining symbiosis and larger size but with limited ecological flexibility (Chapter 2). At southern high latitudes (Exmouth Plateau, Indian Ocean; Tasman Sea, Pacific), Morozovella did not decline, indicating cooler conditions may have provided refugia. Conversey, Acarinina dominated globally, confirming its ecological adaptability (Chapter 3). The global disappearance of Chiloguembelina from the K/X hyperthermal through the EECO suggests a response to food supply reduction and thermocline changes, including enhanced oxygenation (Chapters 1-3). Additionally, the switch in Morozovella coiling from dextral to sinistral <200 kyr after the K/X event was recorded at all sites whereas Acarinina lacks preferential coiling. This suggests that Morozovella decline can be read as dextral morphotypes drop. The survivors’ dextral forms show slightly lower δ13C values than dextrals, indicating a deeper habitat and reduced symbiosis. This ecological strategy, more pronounced in Acarinina, favoured this genus, allowing it to thrive during the EECO, and only partially the sinistral morozovellids forms, which survived with respect to dextral morphotypes but only in small abundance (Chapter 4). These findings provide critical insights into planktic foraminiferal adaptation to extreme warmth, relevant for future climate projections

    Planktic foraminiferal response to the Early Eocene Climatic Optimum (EECO) from southern mid-to-high latitudes

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    The Early Eocene Climatic Optimum (EECO; ~53–49 Ma) records the warmest long-term global average tem- perature and CO2 levels of the Cenozoic and is punctuated by multiple transient global warming events (hyperthermals), providing a significant opportunity to investigate the impact of extreme heat on planktic foraminifera, a key group of marine calcifiers highly sensitive to paleoenvironmental changes. Studies on Atlantic and Pacific Oceans documented a dramatic decline in abundance and diversity of the symbiont-bearing genus Morozovella close to the EECO onset (J event), and a corresponding permanent increase in the abundance of Acarinina. We extend the record to southern high-latitude locations on the Australia margin to provide a global perspective on planktic foraminiferal resilience to the EECO. We present planktic foraminiferal biostratigraphy, quantitative abundance and dissolution from Hole 762C (Exmouth Plateau, Indian Ocean) and Site U1510 (Tasman Sea, Pacific Ocean). Despite core breaks, these sites record multiple hyperthermals within the EECO. Our results suggest that cooler conditions at higher latitudes may have mitigated the decline of Morozovella observed at Atlantic and tropical Pacific sites. At Hole 762C and Site U1510, Acarinina dominates the assemblage, demonstrating the greatest ecological flexibility. The disappearance of the genus Chiloguembelina from the K/X hyperthermal through the EECO in the studied sites may represent a global event as it occurred at the same level in the Atlantic and tropical Pacific. This study from higher southern latitudes enhances our understanding of global planktic foraminiferal resilience to the EECO underlying similarities and differences constrained by the diverse geological settings

    Silvio Spaventa Filippi

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    The headword explains the biography and the contribution of the author Silvio Spaventa Filippi to the children's literatur

    sj-docx-1-msj-10.1177_13524585241231155 – Supplemental material for 2.5-Year changes of connectivity dynamism are relevant for physical and cognitive deterioration in multiple sclerosis

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    Supplemental material, sj-docx-1-msj-10.1177_13524585241231155 for 2.5-Year changes of connectivity dynamism are relevant for physical and cognitive deterioration in multiple sclerosis by Maria A Rocca, Giulia D’Amore, Paola Valsasina, Nicolò Tedone, Alessandro Meani and Massimo Filippi in Multiple Sclerosis Journal</p

    Urban Regeneration and Community Empowerment Through ICTs. A Focus on Digital Participatory Platforms (DPPs)

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    This book deals with the issue of Digital Participatory Platforms (DPPs) for urban governance. It explains the role and potential that ICTs play in the decision-making processes of the Public Administration and citizens' participation. The book also illustrates the main technologies that encourage innovation and social inclusion, with particular focus on use of DPPs in urban regeneration programs and projects. It presents international best practices from local to European level and it describes the process of creation, development and testing of a DPP project with reference to the Italian case

    Salute e spazi per la cura. Ripensare le strutture sanitarie in una prospettiva multiculturale

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    L’incremento esponenziale della popolazione immigrata e i profondi mutamenti demografici dell’Italia rendono urgente l’esigenza di adeguare i Servizi Sanitari, in modo tale che sia possibile assistere pazienti potenzialmente più vulnerabili e portatori di altri sistemi di valori e distinte percezioni del sintomo, della malattia e delle soluzioni terapeutiche. Il volume pone l’attenzione sulla necessità di ripensare i luoghi dedicati alla prevenzione e alla cura dal punto di vista organizzativo, gestionale e degli spazi, affrontando il problema della diversità e rivolgendo l’attenzione sia alle esigenze psico-fisiche che socio-culturali degli utenti. L’approccio è studiato per favorire la transizione da un modello operativo tradizionale di tipo biomedico (una malattia, una cura) a un modello più complesso e globale per inserire la gestione del paziente in una ritrovata centralità rispetto alla sua prospettiva di vita. Affinché il diritto alla salute e all’accesso ai Servizi Sanitari sia effettivo deve coniugarsi con risposte necessariamente plurali, capaci di adeguarsi alle differenti esigenze che nascono da società sempre più multiculturali
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